Husker Du


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Land Speed Record, 6/10
Everything Falls Apart, 6/10 (mini)
Metal Circus , 7/10 (mini)
Zen Arcade , 9/10
New Day Rising , 8/10
Flip Your Wig , 7/10
Candy Apple Grey , 7/10
Warehouse , 7/10
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By making it simultanously more personal, more challenging and more accessible, Husker Du changed hardcore forever. Their two songwriters (guitarist Bob Mould and drummer Grant Hart) packed an unlikely combination into the narrow framework of their violent epileptic hardcore miniatures: loud guitar that was neither passive (as in most hardcore) nor obnoxious (as in most hard-rock) but rather emotional, and catchy melodies that came from the heart, despite all the noise. The mini-album Metal Circus (1983) upped the ante by focusing on introspection and releasing psychedelic perfumes, and the double album Zen Arcade (1984) took punks for a ride on a merry-go-round of fragile feelings and pensive moods. The cornucopia of poppy tunes dressed the galopping thrash foundation with both gentle and rude touches that ran the gamut from folk-rock to heavy-metal, while lulled by Hendrix-ian glissandos as well as by raga-like scales. Punk desperation was still ubiquitous, but it was no longer expressed in the form of primal wrath. It had become a lyrical state of the soul in a pathological state of the mind. New Day Rising (1985) added sonic perfection to the idea. An epic "wall of sound" and a slower, solemn pace removed the last traces of brainy rebellion, while at the same time emphasizing the personalized experience. In a sense, Husker Du were tweaking hardcore to stand as folk music and speak up the affections that punks had been reluctant to admit, thus healing the denial of a generation raised on confrontation, the equivalent of what R.E.M. was doing in a more straightforward folk format. Matured as a man, a musician and a composer, Mould became unstoppable: Flip Your Wig (1985), that betrayed his debt to the Sixties, Candy Apple Grey (1986), their least traumatic reportage, and Warehouse (1987) overflow with charming and penetrating punk-pop vignettes.
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Gli Husker Du furono uno dei gruppi piu` originali, importanti e influenti della musica rock degli anni '80. Con loro il punk-rock divenne qualcos'altro, qualcosa che appartiene piu` al genere dei cantautori che a quello dei giovani ribelli arrabbiati.

Il trio, composto dal chitarrista Bob Mould, dal bassista Greg Norton e dal batterista Grant Hart, si formo` in Minnesota nel 1978.

Mould, introverso e insicuro fin dall'adolescenza, arrivo` nel 1978 a St Paul (l'altra meta` di Minneapolis) per frequentare uno dei suoi college. Ben presto divenne il controverso disc-jockey della radio locale e mise su un complessino (originariamente era il suo compito per un corso di sociologia!). Quel complesso sarebbe diventato il piu` importante dei secondi anni '80 e avrebbe cambiato per sempre il corso della musica rock, imponendo nell'hardcore il lato privato, personale su quello pubblico, sociale.

Le prime esibizioni (30 marzo 1979 il debutto) e i primi singoli (Statues del gennaio 1981 e In A Free Land) presentarono un hardcore canonico, appena piu` melodico della media, ma il live Land Speed Record (New Alliance, 1981) chiari` i veri intenti. Se il formato era ancora quello ortodosso (leggi: miniaturizzato) dell'hardcore (17 brani in 26 minuti), il sound era si` violentissimo, arroventato e assordante, come da manuale punk, ma dirottato da un'ideologia tardo-hippie verso un misticismo schizoide e nobilitato da liriche profondamente personali. I brani rivelatori erano quelli meno ovvi, come Don'T Try To Call, Tired Of Doing Things, Let's Go Die e la "lunga" Data Control, nei quali si avvertiva l'influenza del rock psichedelico di Jimi Hendrix, tanto distorto quanto introspettivo.

Il gruppo divenne rapidamente una sensazione a Minneapolis, appunto perche' suonava e cantava qualcosa di completamente diverso dalle solite raffiche di adrenalina. Everything Falls Apart (Reflex, 1982), un mini-album di mezz'ora, li impose anche al di fuori del loro entourage. A far notizia furono soprattutto i ritornelli della title-track e i toni enfatici di Punch Drunk e Target, ma anche l'energia selvaggia di Signals From Above, Gravity e From The Gut. La vera novita`, capace di avvincere anche piu` delle loro progressioni melodiche e dei loro riff epidermici, erano i testi, quasi delicati per essere quelli di un gruppo punk.

Ancora un mini-album, Metal Circus (Reflex, 1983), continua la maturazione del gruppo. Per quanto gremito di martellanti epilessi hardcore (Real World, Lifeline), concede sempre piu` spazio alle ballate fataliste (il delirio omicida di Diane, scossa da brividi febbrili di chitarra e da una cupa figura dark punk del basso; It's Not Funny Anymore alla Mission Of Burma), e annovera qualche piece dissonante iper-lisergica (Out On A Limb). Gli eccessi strumentali del gruppo trasformavano un sound che era nato per essere terribile in un'esibizione demenziale. Il canto di Mould, che alterna grida vibranti a un parlato colloquiale, le distorsioni maniacali e i feedback fumanti della sua chitarra, che rintoccano all'impazzata come campane lisergiche, il batterismo incalzante e nevrastenico di Hart, costruiscono caotici e apocalittici scenari sonori su cui fioriscono canzoni sorprendentemente orecchiabili e trascinanti.

Gli Husker Du compiono un prodigioso balzo di qualita` con il doppio Zen Arcade (SST, 1984), un concept sull'iniziazione di un giovane alla vita indipendente. Il formato disperato e frenetico ma al tempo stesso melodico ed emotivo dei dischi precedenti da` luogo a una forma altamente suggestiva di punk-rock per adolescenti insicuri (una forma che verra` chiamata "pop-core"). Non che la violenza venga meno, pero`. Incalzanti hardcore da slam-dance, come Something I Learned Today e Masochism World (uno dei piu` grandi di tutti i tempi, da far impallidire Sex Pistols e Ramones), si alternano a caotici trip di distorsioni (Dreams Reoccurring e Hare Krsna); suadenti ballate elettriche, in particolare il trittico di capolavori Pink Turns To Blue, Whatever e Chartered Trips (che nell'insieme costituiscono uno dei massimi vertici del punk-pop), si alternano a riff "ramalama" disperati e rabbiosi, esagitati e sgolati, sostenuti da vibranti assoli chitarristici al limite dell'heavy metal piu` "headbang", come Pride, I'll Never Forget You e Broken Home Broken Heart; teneri spunti acustici come Never Talking To You Again si alternano a jingle-jangle quasi folk rock come Newest Industry o a sitarismi quasi raga-rock come Somewhere.
A questo, che e` il repertorio base della banda, si aggiungono incubi depressi dai toni horror (Beyond The Threshold, Standing By The Sea, Tooth Fairy), l'apocalittico, travolgente, iper-dissonante boogie pianistico di What's Going On, l'immane e tribale anthem di Turn On The News a ritmo galoppante e con sciabolate heavy metal, e l'estenuante jam strumentale Reoccurring Dreams, che ricicla all'infinito un tema psicotico a passo di carica nei labirinti di parossismo del glissando hendrixiano, crescendo selvaggio e orgasmico di tribalismo slam, il piu` sconnesso e devastante trip dell'era punk. In quest'opera il delirio allucinogeno e la demenza espressionista di Mould rappresentano senza mezzi termini l'inferno psichico dell'adolescente, e il batterista Grant Hart si rivela efficace autore di melodie da garage (sue Never Talking, What's Going On, Standing By The Sea, Pink Turns To Blue e soprattutto Turn On The News). L'anelito furibondo della banda si concretizza in un trip selvaggio e fulmineo, scosso da fremiti di cupa disperazione, attraverso gli orrori della condizione umana. Zen Arcade e` la "Divina Commedia" del punk.

New Day Rising (SST, 1985) porta a compimento gli esperimenti del doppio in un formato meno spaventoso. Il sound e` diventato quasi mainstream, grazie a un "wall of sound" chitarristico e a tempi meno ossessivi. L'album e` ancora spartito fra incubi dissonanti (How To Skin A Cat), scariche di alta tensione (la sfrenata, ossessiva, super-distorta, ronzante danza tribale di New Day Rising e il tornado di rumori chitarristici e urla di Plans I Make), ritornelli pop maniacali (The Girl Who Leaves On Heaven Hill in coro fino a sgolarsi, I Apologize, rock and roll alla Jam), concitatissimi spasimi di slam-dance (Folk Lore, con i leggendari versi "One thing I know for sure/ your hearoes always die", I Don't Know, Whatcha Drinkin'), honky-tonk arroventati (Books About UFO, con piano "rollicking" da bettola e superba melodia in levare) ed epiche ballate folk, stravolte da ritmo e distorsioni (il reel solenne di Terms Of Psychic Warfare, il tempo marziale di Celebrated Summer).
Dal punto di vista formale, e` forse il loro album piu` impeccabile. Senza sacrificar nulla dell'impeto selvaggio della banda, riesce a convogliarlo nelle strutture armonicamente "classiche" della forma-canzone, tributando un grande, seppur mimetizzato, omaggio al beat, al garage-rock, al surf. Il rumor bianco al vetriolo di Mould marchia a fuoco l'opera: le sventagliate di chitarra imprimono accelerazioni mostruose, deragliando la musica oltre ogni soglia dell'udibile.
E' Mould a concepire tutti i brani piu` violenti, in particolare la title-track e Plans, e a trasformare anche ballate passionali come I Apologize e Celebrated Summer in uragani sonori. Hart emerge invece come compositore delizioso di ritornelli ed armonie in Girl Who Leaves, Terms e Books About UFO.

Gli Husker Du acquistano convinzione e profondita` e cominciano a concentrarsi sul "songwriting" piuttosto che sulla ferocia. Flip Your Wig (SST, 1985) mette cosi` ordine nell'isterismo miasmatico del loro sound, portando il canto e la batteria in primo piano. Piu' che le formidabili accelerazioni di Divide And Conquer e Every Everything, ultimi sprazzi di hardcore, a stabilire la cadenza del disco sono la melodia psichedelica della title-track, la sua grintosa appendice Games (un brano "lungo" per gli standard dell'hardcore), la filastrocca di Makes No Sense At All (un ibrido di XTC e REM), la piu` spaziale e allucinogena Find Me e lo strumentale orientaleggiante Don't Know Yet. Se le armonie vocali tendono ad essere piu` pastoriali, le sventagliate di Mould si esprimono lungo uno spettro di stili sempre piu` ampio, con persino un sospetto di merseybeat e di rockabilly. La rivisitazione dei Sixties e` ancor piu` evidente nel pop cadenzato di Green Eyes, nel Merseybeat di Flexible Flyer e nel bubblegum di Hate Paper Doll.
Questo album, quello in cui gli Husker Du riconquistano il formato classico dell'album e della canzone rock, ovvero quello della canzone di tre minuti, e` anche l'opera in cui si separano esplicitamente le canzoni dell'uno da quelle dell'altro: Hart, responsabile di Every Everything, Flexible Flyer, e soprattutto Green Eyes, ha sempre meno a che vedere con l'isteria angosciata del compagno, che trionfa soprattutto nella title-track e in Hate Paper Doll.

Entrambi scrivono ballate esistenziali, ma in realta` hanno poco in comune, come dimostra il successivo Candy Apple Grey (Warner Bros, 1986). Mould e` il realista insicuro, Hart e` il sognatore spavaldo. Don't Want To Know, Dead Set On Destruction e Sorry Somehow sono le gemme melodiche e grintose di Hart che cesella anche il deliquio pianistico di No Promise Have I Made), mentre le piu` maniacali depressioni di Mould sono l'incalzante, feroce allucinazione rock and roll di Crystal, la lunga, acustica, ossessiva depressione di Hardly Getting Over It (uno dei suoi capolavori), l'altra triste ed acustica ballata Too Far Down, l'arringa ringhiosa di All This I'Ve Done For You, il power-pop effervescente di Eiffel Tower High.
Il sound ha ormai assimilato e amalgamato tutte le influenze dei primi dischi e riesce a comprimere in riff e melodie di pochi secondi quasi tutta la storia del rock, da Chuck Berry ai Sex Pistols, dagli Yardbirds ai Television, dagli Who ai Ramones, da Jerry Garcia ai REM, dai Byrds ai Black Flag. Le jam strumentali del power-rock sono sintetizzate in brevi, velocissimi, tumultuosi accordi. I ritornelli a cuore aperto sono compressi in poche linee melodiche a tempo sbrigliato, abbastanza, tuttavia, per conferire un'identita` ben precisa alla canzone.

Mascherando le divisioni interne, gli Husker Du scodellano un altro capolavoro dell'hardcore. Warehouse (Warner Bros, 1987) e` un altro doppio, ed e` un altro concept che copre l'intero spettro del collasso nervoso generazionale, della frustrazione e della claustrofobia dei kid del dopo-punk. Il tema (l'iniziazione alla vita) e` lo stesso di Zen Arcade, come identico e` il popolo di giovani annoiati e disillusi. Ma qui l'attenzione non e` rivolta, in verticale, alla evoluzione di un adolescente, ma piuttosto, in orizzontale, a una folla di macchiette.
Le canzoni sono facilmente classificabili: le ballate proletarie di Mould (l'anthemica These Important Years, l'ipnotica e commovente It's Not Peculiar, l'incalzante e amara Ice Cold Ice, la triste Standing In The Rain e Could You Be The One, che ripete l'atmosfera di Makes No Sense), l'orecchiabile garage-rock di Hart (il beat ruvido di Tell You Why, l'indiavolato rockabilly di Actual Condition, il trillante "wall of sound" alla Spector di Charity Chastity), gli inni flower-power di Mould (Up In The Air e Visionary), e le chicche psichedeliche di Hart (She Floated Away e You Can Live At Home, gran baraonda finale).
Lo stile e` ormai lontano dal thrash-punk sperimentale di Zen Arcade e vicino invece a un pop caustico, articolato ma sempre compatto, dove le intuizioni poliedriche ancora in embrione di Zen Arcade (in particolare il maelstrom di feedback e fuzz in perenne, funambolica rotazione) sono state amalgamate in uno spirito da tardi Sixties e in produzioni da pop-metal.
Il frivolo Sixties-sound di Hart funge sempre piu` da contraltare alla pedante ballata esistenziale di Mould: il contributo di Hart e` ormai paritario, e in questo disco la qualita` delle sue composizioni e` forse anche superiore.
Warehouse celebra il sound classico degli Husker Du come Exile On Main Street aveva celebrato quello degli Stones: con una cornucopia di brani gemelli, che non fanno altro che ripetere all'infinito lo stesso, impeccabile motivo, senza annoiare mai. Dalla scultura dell'antica Grecia ai thriller di Hitchcock e` questo il segno della classicita`.

La felice prolificita` del complesso e` rara nella storia del rock, con cinque album, di cui due doppi, nell'arco di quattro anni, e tutti eccellenti.

La decennale collaborazione fra i due leader mostra pero` la corda. Le canzoni d'amore di Hart (Books, Girl Who Lives, Green Eyes, Turn On The News, Don't Want To Know, Charity, Chastity, She Floated Away) e le ballate da "angry young man" di Mould (Makes No Sense, I Apologize, Chartered Trips, Hape Paper Doll, Crystal, These Important Years, Ice Cold Ice, Hardly Getting Over It) creano una dicotomia che viene paragonata a quelle di McCartney e Lennon, di Moulding e Partridge.

Sia Grant Hart sia soprattutto Bob Mould avrebbero poi dato vita a carriere soliste di grande rilievo.

Husker Du's bassist Greg Norton waited more than a decade before joining a new project, the Gang Font, a collaboration with Bad Plus' drummer Dave King, that debuted with Feat Interloper (Thirsty Ear, 2007).

Punto di raccordo fra Sixties e Eighties, laddove l'LSD incontra l'eroina e l'idealismo hippy sposa il cinismo punk, con classici come Diane e Turn On The News, gli Husker Du si sono posti alla testa del nuovo hardcore, che e` tanto prevaricante quanto melodico, mostruoso e umano al tempo stesso.

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