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I Joy Division furono uno dei complessi britannici che, subito dopo il boom
del punk-rock, spostarono l'enfasi sulle atmosfere invece che sulla semplice
rabbia.
Il loro sound metteva in musica la desolazione della civilta` industriale.
L'elemento "gotico" (o, meglio, esistenziale) era tutto sommato il meno interessante.
Assorbendo un minimo di elettronica e conferendo piu` enfasi alla timbrica
degli strumenti,
i Joy Division di fatto abbandonarono l'ethos del punk e funsero da ponte
con il synth-pop che sarebbe esploso pochi mesi dopo. Nei Joy Division
questi semi sono ancora a livello di tragedia espressionista, non ancora
di consumo di massa.
I Joy Division (nome preso dalle baracche femminili dei campi di concentramento
nazisti) emersero nel 1979 dalla citta` di Manchester, la stessa che aveva
dato i natali ad altre esperienze anticipatrici come il punk-pop dei
Buzzcocks e il punk dissonante dei Fall. Meno violenti
dei primi e meno eretici dei secondi, Ian Curtis e compagni adottarono un
look catacombale (evocativo di buio, squallore, gelo, solitudine) che riusci`
facilmente a suggestionare la generazione post-punk dedita ad overdose
di apocalissi.
I loro brividi intellettuali, annunciati dalle melodie androidi
She's Lost Control (un ballabile tecnologico alla Kraftwerk)
e Transmission (un boogie in crescendo),
furono i primi sintomi di un nuovo, piu` acuto stato confusionale della
blank generation, nel quale
confluivano i riff subsonici dei Black Sabbath e i lieder visionari
dei Doors.
Il canto avvilito e la ritmica pesante creavano una tensione nervosa di
ascendenza "Morrison-iana" e "Reed-iana", ma con ammiccamenti a certo dark-sound
fine Sixties e un abuso morboso di rumori di sottofondo da film dell'orrore.
Come Siouxsie, ma piu` quieti e ordinati (la limpida fiamma della follia), i Joy
Division insistevano sui toni macabri, alludendo tra le righe
a scontate profezie catastrofiche.
I loro due album ricalcano per molti versi il cerimoniale dei Doors.
Unknown Pleasures (Factory, 1979)
si spalanca sul grido sconnesso di Disorder
e sulla visione tenebrosa di Day Of The Lords, e, sospinto nel baratro
dalla marziale estasi allucinogena di New Dawn Fades, scende la china
verso l'ineluttabile tormento e catalessi emotiva di I Remember Nothing,
la loro metafisica The End, snocciolando lungo il calvario anche
l'incalzante hard-rock di Interzone, il vibrante melodramma di
Shadow Play, il voodoobilly di Wilderness.
Il rosario e` completato dai 45 giri:
la toccante Atmosphere, avvolta in riff d'organo celestiali, e l'epica
Dead Souls, con crescendo strumentale da brivido.
La stessa prassi del collasso emotivo, su Closer (Factory, 1980), porta
dalla
spettrale declamazione di Heart And Soul alla torbida stasi mantrica e
lisergica di Eternal, dal ritornello tecno-pop di Isolation
alla ballata funerea Passover, da A Means To An End, solenne
hard-rock distorto e psichedelico, all'apoteosi di Decades
(recitato morbido, mellotron liturgico, organo cosmico, passo di cha cha).
Il suicidio del ventitreenne leader (nel maggio del 1980), poco prima
dell'uscita di Love Will Tear Us Apart, forse il loro capolavoro, una
melodia ariosa e cadenzata cantata con tono da chansonnier fatalista,
chiuse in modo coerente la loro apologia della depressione psichica dopo due
soli anni di attivita`, consacrandoli al culto dei kid.
Gli altri proseguiranno il discorso cambiando nome in
New Order.
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The two albums cut by Joy Division,
Unknown Pleasures (1979) and Closer (1980), before
vocalist Ian Curtis committed suicide and the band evolved into New Order,
coined a new kind of gothic, decadent, futuristic and psychedelic rock,
and offered an unlikely mixture of Doors, Kraftwerk and Black Sabbath.
Eerie melodies, funereal tempos, electronic arrangements and otherworldly
dissonances interpreted the industrial wasteland as a personal nightmare.
Their career ended with Love Will Tear Us Apart (1980), which was
the beginning of a new genre: synth-pop.
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