Joy Division
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Unknown Pleasures (1979), 7.5/10
Closer (1980), 7/10
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I Joy Division furono uno dei complessi britannici che, subito dopo il boom del punk-rock, spostarono l'enfasi sulle atmosfere invece che sulla semplice rabbia. Il loro sound metteva in musica la desolazione della civilta` industriale. L'elemento "gotico" (o, meglio, esistenziale) era tutto sommato il meno interessante. Assorbendo un minimo di elettronica e conferendo piu` enfasi alla timbrica degli strumenti, i Joy Division di fatto abbandonarono l'ethos del punk e funsero da ponte con il synth-pop che sarebbe esploso pochi mesi dopo. Nei Joy Division questi semi sono ancora a livello di tragedia espressionista, non ancora di consumo di massa.

I Joy Division (nome preso dalle baracche femminili dei campi di concentramento nazisti) emersero nel 1979 dalla citta` di Manchester, la stessa che aveva dato i natali ad altre esperienze anticipatrici come il punk-pop dei Buzzcocks e il punk dissonante dei Fall. Meno violenti dei primi e meno eretici dei secondi, Ian Curtis e compagni adottarono un look catacombale (evocativo di buio, squallore, gelo, solitudine) che riusci` facilmente a suggestionare la generazione post-punk dedita ad overdose di apocalissi.

I loro brividi intellettuali, annunciati dalle melodie androidi She's Lost Control (un ballabile tecnologico alla Kraftwerk) e Transmission (un boogie in crescendo), furono i primi sintomi di un nuovo, piu` acuto stato confusionale della blank generation, nel quale confluivano i riff subsonici dei Black Sabbath e i lieder visionari dei Doors. Il canto avvilito e la ritmica pesante creavano una tensione nervosa di ascendenza "Morrison-iana" e "Reed-iana", ma con ammiccamenti a certo dark-sound fine Sixties e un abuso morboso di rumori di sottofondo da film dell'orrore. Come Siouxsie, ma piu` quieti e ordinati (la limpida fiamma della follia), i Joy Division insistevano sui toni macabri, alludendo tra le righe a scontate profezie catastrofiche.

I loro due album ricalcano per molti versi il cerimoniale dei Doors. Unknown Pleasures (Factory, 1979) si spalanca sul grido sconnesso di Disorder e sulla visione tenebrosa di Day Of The Lords, e, sospinto nel baratro dalla marziale estasi allucinogena di New Dawn Fades, scende la china verso l'ineluttabile tormento e catalessi emotiva di I Remember Nothing, la loro metafisica The End, snocciolando lungo il calvario anche l'incalzante hard-rock di Interzone, il vibrante melodramma di Shadow Play, il voodoobilly di Wilderness. Il rosario e` completato dai 45 giri: la toccante Atmosphere, avvolta in riff d'organo celestiali, e l'epica Dead Souls, con crescendo strumentale da brivido.

La stessa prassi del collasso emotivo, su Closer (Factory, 1980), porta dalla spettrale declamazione di Heart And Soul alla torbida stasi mantrica e lisergica di Eternal, dal ritornello tecno-pop di Isolation alla ballata funerea Passover, da A Means To An End, solenne hard-rock distorto e psichedelico, all'apoteosi di Decades (recitato morbido, mellotron liturgico, organo cosmico, passo di cha cha).

Il suicidio del ventitreenne leader (nel maggio del 1980), poco prima dell'uscita di Love Will Tear Us Apart, forse il loro capolavoro, una melodia ariosa e cadenzata cantata con tono da chansonnier fatalista, chiuse in modo coerente la loro apologia della depressione psichica dopo due soli anni di attivita`, consacrandoli al culto dei kid.

Gli altri proseguiranno il discorso cambiando nome in New Order.

The two albums cut by Joy Division, Unknown Pleasures (1979) and Closer (1980), before vocalist Ian Curtis committed suicide and the band evolved into New Order, coined a new kind of gothic, decadent, futuristic and psychedelic rock, and offered an unlikely mixture of Doors, Kraftwerk and Black Sabbath. Eerie melodies, funereal tempos, electronic arrangements and otherworldly dissonances interpreted the industrial wasteland as a personal nightmare. Their career ended with Love Will Tear Us Apart (1980), which was the beginning of a new genre: synth-pop.
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