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I Lounge Lizards emersero dalla stessa scena intellettuale di Manhattan
da cui spunto` la "no wave", ma rappresentavano un'ideologia meno estremista.
Soprattutto, rappresentavano il ponte verso la comunita` delle "loft" di
free-jazz. Li distingueva anche un forte senso dello humour.
E, fatto non trascurabile, sapevano davvero suonare, a differenza
di Mars, DNA e
Teenage Jesus. Spiritualmente, appartenevano anzi
al progressive-rock, anche se l'era fece loro assimilare un piglio quasi
punk e toni quasi dissonanti.
Il loro sound fini` per essere un incrocio particolarmente nevrotico fra
bebop, punk-rock e new wave. Il combo era capitanato dal
sassofonista John Lurie, anche compositore e cineasta off, e contava
sul tastierista
Evan Lurie, sul bassista Steve Piccolo,
sul batterista
Anton Fier (ex Feelies) e sul chitarrista
Arto Lindsay (DNA).
Il sound di Lounge Lizards` (EG, 1981)
oscilla fra i due poli dinamici del complesso, una sezione ritmica
squisitamente jazz e una sezione armonica (piano-chitarra) dissonante,
che si straniano l'un l'altra con l'effetto di contrappuntarsi a vicenda,
come in un gioco di specchi che si rimandino all'infinito l'immagine del
sax goliardico-lunare di John Lurie.
Nostalgia e demenza permeano gli incalzanti crescendo di
Incident On South Street, il formicolio a perdifiato di Wangling,
la sarabanda concitata di I Remember Coney Island Baby, sempre in
bilico fra l'isteria minimalista (Do The Wrong Thing) e
solenni fanfare dell'assurdo (Au Contraire Arto
o la cantilena ubriaca di Demented, nonsense
popolaresco degno dell'Ayler piu' sguaiato).
I brani di Lurie sono aggregati sintatticamente corretti di riff, break,
assoli, stacchetti, ma deformati in modo clownesco da atonalita', cacofonie,
black out armonici, e riprese a tutta velocita'.
Persi Piccolo,
autore di uno splendido Domestic Exiles (MASO, 1982),
e Lindsay, ma con il trombonista Peter Zummo e il
chitarrista Marc Ribot, Live From The Drunken Boat (Europa, 1983)
abbandona la sperimentazione, rinunciando al timbro nevrotico e alle atmosfere
alienate; ma non al clima notturno, e un po' amatoriale, dei contorti assoli
bop di Lurie, qui dispensati soprattutto nelle lunghe Rangers In Paradise
e Loons, in particolare nel mantra percussivo del secondo.
Se nella fusion sinfonica di Fusion (Europa, 1984)
il jazz psicotico di Lurie viene normalizzato con scarsa fantasia,
Big Heart In Tokyo (Island, 1986), con il comico Punch And Judy Tango, la sarabanda
di They Were Insane e il dixieland acido di Fat House,
e il successivo No Pain For Cakes (Island, 1987)
virano verso un formalismo piu'
disciplinato: i pezzi sono ora brevi, ben strutturati, poco improvvisati e
suonati collettivamente, con il complesso salito a otto unita'
(Roy Nathanson ai fiati, Curtis Fowlkes al trombone, Marc Ribot alla chitarra,
Evan Lurie al piano) alla luce di un'ispirazione che
e' piu' vicina al bandismo di New Orleans che alle dissonanze del free jazz
(il salsa My Trip To Ireland, detonato dalle solite atonalita` "buffe").
La title-track sfoggia un lamento accorato ripetuto dal sassofono di Nathanson
e dal violino di Jill Jaffe su una sorta di tango minimalista con il tempo
tenuto dal pianoforte e piccoli accordi della chitarra classica. Ipnotica e
surreale, questa sonata da camera apre un nuovo filone di sperimentazione
per i Lounge Lizards."
Quel lirico bop noir fatto di arpeggi modali, stomp di classic blues,
pattern minimalisti e squittii stonati conserva la sua coerenza cinematica
anche in Voice Of Chunk (Lagarto, 1989), in particolare nella frenetica
title-track, che li fa paragonare ai combo di Tim Berne e Vinny Golia,
e nelle lunghe One Big Yess e A Paper Bag and the Sun.
Persi tutti i Lizards, Lurie rimettera' insieme una big band e tornera'
ad eseguire hard-bop con stasi orientaleggianti e modalita' alla Coltrane.
Eccellenti nei panni dei contrabbandieri di jazz adulterato
(Lurie lo battezza "fake jazz") che spacciano i
tango devianti di Evan Lurie (nell'accezione di Carla Bley) e le ballate
notturne di John Lurie (nella tradizione di Monk), i Lounge Lizards
Lizard testimoniano del riflusso verso l'esistenzialismo metropolitano degli
anni Cinquanta, di cui il be bop fu la colonna sonora.
Lurie, che ha composto anche musiche per i film di Jim Jarmusch in cui compare,
Stranger Than Paradise (Crammed, 1986) e
Down By Law (Materiali Sonori, 1988),
nonche' per il film Get Shorty,
e per il balletto Resurrection Of Albert Ayler (1986), e'
il piu' accanito cultore della civilta' dei beatnik.
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John Lurie's Lounge Lizards were
a super-group that toyed with all-instrumental "fake jazz".
The witty and amateurish approach of Lounge Lizards (1981),
featuring John Lurie on sax, Arto Lindsay on guitar, Evan Lurie on keyboards,
Steve Piccolo on bass and Anton Fier on drums, whose aim was both
demented and nostalgic, soon mutated into a more serious endeavour into
neurotic and mildly dissonant jazz, specializing in convoluted be-bop solos
and alienated, nocturnal atmospheres.
Voice Of Chunk (1989), featuring the impressive cast of
John and Evan Lurie, Roy Nathanson on sax, Erik Sanko on bass,
Curtis Fowlkes on trombone and Marc Ribot on guitar, was typical of their
"adult" phase.
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