Metallica


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Kill 'Em All (1983) , 8/10
Ride The Lightning (1984) , 7.5/10
Master Of Puppets (1986) , 8/10
And Justice For All (1988) , 7/10
Metallica (Black Album) (1991) , 7/10
Load (1996), 6/10
Reload, 5/10
Garage Inc , 4/10
San Francisco Symphony , 4/10
St Anger (2003), 4/10
Death Magnetic (2008), 6/10
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Expanding on an intuition by the humble hardcore band D.R.I., "speed-metal" was invented by Metallica. They began under the auspices of punk desperation, which they vented with the epileptic fits of Kill 'Em All (1983). The jugular shrieks (James Hetfield), the aerial raids by the guitars (Kirk Hammett, who had replaced original member Dave Mustaine, and Hetfield's rhythm guitar), the relentless rhythm (Danish-born drummer Lars Ulrich, bassist Cliff Burton) created a sense of suffocation that simply got worse as the album proceeded from Hit The Lights to Metal Militia. However, there were countless stylistic tours de force mimetized concealed in songs such as Pulling Teeth and Seek & Destroy, and the anthemic Four Horsemen already belonged to another age. That age was officially inaugurated by Ride The Lightning (1984), a work that documented the metamorphosis of "thrash-metal" (in which all instruments were "thrashed" with no attention for detail or for harmony) into "speed-metal" (in which melody, guitar solos, tempo shifts and song dynamics began to prevail). Suddenly, the lengthy and intricate pieces of Master Of Puppets (1986) exhibited an elegant, glossy sound that was more appropriate for classical music than for rock'n'roll. The balance between supersonic instrumental prowess, narrative ingenuity and romantic urgency had only a few precedents in the realm of progressive-rock. The band's constant evolution led to the pretentious and austere And Justice For All (1988) and to the classy pop-metal of Metallica (1991), a pensive work that introduced mid-tempo ballads and chamber strings, and that crowned their quest for the gravest atmosphere with Enter Sandman.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
Inventori dello speed metal, i Metallica del batterista danese Lars Ulrich e dei chitarristi James Hetfield e Kirk Hammett riportarano l'heavy metal, che stava diventando un genere "mainstream", alla sua natura originaria di musica eversiva. Incorporando la frenesia e il nichilismo del punkrock, il loro heavy metal reagi` al "glamour" falsamente volgare che dominava la scena, e divenne la colonna sonora della generazione X, cosi` come il rock and roll degli Who (che immetteva altrettanta violenza nel Merseybeat della "Swinging London") lo era stato della generazione mod.

Il gruppo, formatosi a Los Angeles, porto` alle estreme conseguenze le intuizioni di trent'anni di rock violento. Nel momento in cui l'heavy metal stava diventando uno dei generi di maggior successo commerciale, e l'attrazione fissa della MTV, i Metallica si misero alla testa dell'opposizione, recuperando al genere la sua aura di musica anti-establishment in termini mediati dal punk rock piu` hardcore. Fu il nastro No Life 'Til Leather (1982) a renderli un fenomeno da culto presso gli headbanger dell'Hollywood Strip, grazie alla carica selvaggia di Jump In The Fire e Seek And Destroy. Pochi mesi prima dell'uscita del primo album Hammett (ex Exodus) subentro` al chitarrista originario Dave Mustaine (andato nel frattempo a formare i Megadeth).

Fanno epoca sull'album Kill 'Em All (Megaforce, 1983 - Elektra, 1987) il sound scuro e disperato e il tono squillante delle chitarre a guidare l'assalto sonoro. Hit The Lights definisce lo standard: battito epilettico della batteria, foga ossessiva del cantante, assoli vertiginosi che esasperano il rock and roll, e continue scariche abrasive di basso e chitarre.
L'anthem Four Horsemen ha accenti piu` solenni: il ritmo rallenta e il ritornello s'impenna in una vera melodia, mentre le chitarre animano il racconto con continui cambi di tema e con assoli sempre piu` spumeggianti.
Le mitragliate di Whiplash riportano al clima incendiario di Hit The Lights, ma reso ancor piu` violento ed essenziale. La quadriglia selvaggia di Phantom Lord tiene alta la tensione mentre il canto delira gotico e psicotico. No Remorse rallenta in una poderosa cadenza da panzer, ma il cantante continua la sua predica altisonante. Le chitarre dilagano incontrollabili. Metal Militia infligge l'ultimo colpo con un'altra elettrizzante scossa di chitarre.
Motorbreath (tutta a passo di carica e chiusa da un assolo supersonico) e la forsennata Seek & Destroy (un riff zoppicante alla Hendrix che coagula in uno staccato ossessivo) danno anche la misura delle qualita` tecniche del gruppo. Pulling Teeth, aperta da due minuti di distorsione melodica del basso di Cliff Burton, si lancia in una serie di distorsioni galattiche su un incalzante rock and roll della batteria.
Questi brani maestosi, che si reggono sul rombo marziale del basso di Cliff Burton, sul martellare frenetico di Ulrich e sulle sventagliate stridule di chitarra alla Richie Blackmore, alternate a trascinanti passi di carica, diedero il la` a tutto il movimento.

Piu' controllato e meditato, Ride The Lightning (Megaforce, 1984) fu musicalmente anche piu` vario e maturo, ricco da un lato delle solite galoppate mozzafiato di Hammett (Fight Fire e` forse il suo capolavoro) e dall'altro di ballate orrifiche piu` convenzionali (la melodica For Whom The Bells Toll, l'acustica Fade To Black), da un lato di slam-dance sempre vertiginose (Trapped Under Ice) e dall'altro di lunghe sarabande di caos assordante (i nove minuti dello strumentale Ktulu).
Reagendo alle sceneggiate volgari e borghesi del glam-metal che dominava la scena di Los Angeles, i Metallica avevano fuso il metallo melodico con la velocita`, l'impeto e le liriche apocalittiche del thrash-punk. Tre decenni di scienza del riff "duro", da Rumble a You Really Got Me, si sublimano nelle furibonde scorribande di Hammett e Ulrich.

L'album Master Of Puppets (Elektra, 1986), nonostante il boicottaggio metodico esercitato dai media nei loro confronti, divenne un best-seller, forte di testi piu` impegnativi, di una forma piu` articolata di canzone (tre brani superano gli otto minuti) e di un arrangiamento (per loro) quasi barocco, tanto negli anthem epilettici come Battery quanto nelle bordate cingolate di Leper Messiah e Thing That Should Not Be, tanto nella melodica ballad Welcome Home quanto nell'incandescente baccanale di Disposable Heroes. Protagonista assoluta e` la chitarra, vera "voce" del sound. Hetfield sfida la memoria di Page nei glissando romantici di Master Of Puppets e seppellisce Van Halen in tutta una serie di acrobazie incendiarie infilate un po' dappertutto come atti di terrorismo guerrigliero, anche se poi gigioneggia nel nuovo show strumentale di Orion.

And Justice For All (Elektra, 1988), con un nuovo bassista al posto di Burton (morto in un incidente stradale nel 1986), consacro` nell'Olimpo dell'heavy metal questo loro "art-metal" creativo che ignora le regole commerciali del genere e indulge invece in complesse architetture di stilemi free-form, anche se l'album in se` eccede in enfasi e truculenza (la title-track, Frayed Ends Of Sanity), in teatralita` e melodrammaticita` (One, praticamente un rifacimento di Fade To Black), in espedienti "narrativi" (i riff a singhiozzo, i ritmi marziali) replicati fino alla nausea, ritrovando pathos ed epos soltanto nello strumentale di turno, To Live Is To Die (ormai al limite dei dieci minuti).

Metal Militia, Four Horsemen, Fight Fire, For Whom The Bell Tolls, Battery, Master Of Puppets, Disposable Heroes, One, To Live Is To Die e gli altri capolavori dei primi dischi fanno dei Metallica una delle formazioni piu` importanti del decennio e di Master Of Puppets uno dei dischi piu` influenti.

Metallica (Elektra, 1991), l'album "nero", sfodera un altro dei loro capolavori, e uno dei piu` magniloquenti, Enter Sandman (cadenza panzer, progressione da manuale delle chitarre, ritornello grezzo e sfrontato, ponte strumentale che alimenta la tensione drammatica, ritornello, coda), e rovista ancora nei recessi piu` oscuri dell'animo umano (Of Wolf And Man, My Friend Of Misery), ma in generale segna l'inizio di una regressione verso un suono piu` umano: soltanto tre brani sono a ritmo "thrash".
Al tempo stesso il gruppo si prepara un futuro meno "nero" con la delicata ballata esistenziale The Unforgiven, orchestrata in maniera suggestiva dalle chitarre e consacrata da una melodia struggente, e la patetica Nothing Else Matters, chiaramente innestata sul corpo del folk britannico e arrangiata con una nurtrita sezione d'archi (fino a ricordare Nights In White Satin dei Moody Blues). I Metallica sono al limite del pop metal, ma con la classe di un'orchestra di musica classica.
Abbandonata la sperimentazione intellettuale del disco precedente, il gruppo sembra invece riscoprire il valore della melodia e le atmosfere gotiche: l'imbonitore metafisico di Sad But True fanno leva su un sound psicologico invece che su pallottole arroventate. Dietro le truci schitarrate di Don't Tread On Me si celano addirittura le arie del vaudeville, del Gran Guignol, dei musical di Broadway. Cosi` anche The God That Failed. Affiorano persino tracce di raga nel "dirge" esistenziale di Wherever I May Roam (e ancora una volta l'asse portante e` un riff monumentale ma non epilettico)
The Struggle Within chiude su toni militari e con un ritorno alle scudisciate di Kill 'Em All.
E' il lavoro meno spettacolare della loro carriera: la tremenda macchina sonora dei Metallica sembra trattenuta, fatta funzionare sotto giri.

Mettendo ordine nel caos, dando un senso all'insensato, i Metallica perdono la loro forza maggiore: quel riflettere sonicamente sulle origini, la struttura e il fine ultimo del Dolore. La loro estetica del Male e` sempre stata piu` profonda della media, affidata in gran parte a una sottile percezione della frattura fra il bisogno e il rifiuto, fra la promessa e la delusione, fra l'attesa e la consapevolezza; della condizione umana di "dismisura", di aberrante, di parossistico; ma quell'ansia aveva le sue radici proprio nel caos (morale prima ancora che musicale), nel rapporto complesso fra tensioni fortissime e irrazionali. La capacita` di identificarsi con l'"io" della massa di adolescenti alienati e abusati adesso viene meno proprio perche' quelle tensioni sono state livellate e, alla fine, negate.

Load (Elektra, 1996), the first studio album in five years (and 79 minutes of it!), is quintessential Metallica, to the point that heavy metal's most revolutionary band becomes an ultra-conservative act when it comes to its own style. Each album is different in details, but very similar in overall scope. Here the melodic style of Metallica (the ethereal and atmospheric Until It Sleeps, the mid-tempo elegy Hero The Day, the country-rocker Mama Said) keeps the sound accessible to the masses, while only the 10-minute The Outlaw Torn delves into progressive-metal.
Between the lines, one hears more of a southern boogie accent in Ain't My Bitch, perhaps the most radio-friendly of the batch (and relatively light by Metallica's standards), the slow-burning blues 2x4, Poor Twisted Me, a shuffle in the manner of Norman Greenbaum's Spirit In The Sky, and in the Rolling Stones-ian blues Ronnie) that may simply indicate the advancing age of the members. Worse: the Deep Purple-ian, syncopated King Nothing, the lengthy, anthemic Bleeding Me, the solemn, gothic The House Jack Built pack a bunch of cliches with the imagination of a third-rate Metallica imitaror. Metallica's music has evolved subtly, from a ponderous tank to a slim submarine. But this album is mainly disappointing: a lot of filler to embellish a few melodic ideas, while the power of previous albums seems to have been reduced to a repertory of derivative moves.

Reload (Vertigo, 1997) collects songs that did not make it to the previous album. All of Metallica stereotypes are present and... overly familiar (Slither and Bad Seed quote past Metallica classics). On the other hand, the leftovers highlight the quiet side of Metallica, sliding from the blues-rock of Fuel to the mid tempo of The Memory Remains, from the power-ballad Where The Wild Things Are to the folk-rock of My Eyes.

Metallica seem to have reached a point of saturation. After that album of leftovers, they released an album of covers, Garage Inc (Vertigo, 1998), and a live with the San Francisco Symphony (Vertigo, 1999).

St Anger (Elektra, 2003) was their worst record yet.

Death Magnetic (2008), the first to feature Robert Trujillo on bass, was a decent product of a band that at least spent some time figuring out what to play, but most songs were annoyingly reminiscent of previous items of their catalog, with only a few generating excitement beyond competence. That Was Just Your Life opens the album with an elegantly varied guitar workout, from syncopated to panzer-like. The End Of The Line is a guitar and bass showcase, recapitulating their technique of smooth transitions and high drama. A bit rougher, The Judas Kiss indulges in a complex narrative format with frequent changes. The power ballads is where experience helps the most: The Day That Never Comes (blessed with another galactic guitar-bass coda) and especially The Unforgiven III, that shows the three stage to Metallica's take off: piano and violin, repetitive bluesy guitar, power riff. The emotional journey from the visceral shout of All Nightmare Long (with the guitar that alternates syncopated and galloping styles) to the final hysterical roar of My Apocalypse feels light-weight despite the profusion of technical prowess (or precisely because of it). Broken Beat & Scarred is the song that sticks closer to the Metallica canon (but also the most predictable). It is almost refreshing to hear the influence of post-rock on the ten-minute instrumental Suicide and Redemption (pomp built via fractured guitar melody, manic repetitions and breathless crescendoes) but it comes a decade after dozens of metal bands had incoporated post-rock in their routines. Lengthy songs of great instrumental sophistication, but little substance.

(Translation by/ Tradotto da Gualtiero Sbandi)

Load (Elektra, 1996), il primo album in studio dopo 5 anni (e 79 minuti di durata!) e' un concentrato dei Metallica, al punto che la piu' revoluzionaria band heavy-metal diventa un gruppo ultra-conservatore quando approda al proprio stesso stile. Ciascun album e' differente nei dettagli, ma molto simile nella prospettiva d'insieme. Qui lo stile melodico dei Metallica (l'eterea e d'atmosfera Until It Sleeps, l'elegia mid-tempo di Hero Of The Day, il country-rock di Mama Said) rende il sound accessibile alle masse, mentre solo i 10 minuti di The Outlaw Torn frugano nel progressive-metal. Fra le righe, si ascolta piu' di un accento boogie sudista in Ain't My Bitch, forse la piu' radiofonica del lotto (e relativamente leggera per i standard dei Metallica), il blues a fuoco basso di 2x4, Poor Twisted Me, un artificio alla maniera della Spirit In The Sky di Norman Greebaum, e Ronnie, blues alla Rolling Stones. Tutti segni dell'eta' avanzante dei membri. Peggio: la Deep Purple-iana, sincopata King Nothing , il lunghissimo inno Bleeding Me, la solenne, gotica The House Jack Built impacchettano un coacervo di cliche' con la fantasia di un imitatore dei Metallica di serie C. La musica dei Metallica si e' evoluta sottilmente, da un pesante carro armato a un leggero sottomarino. Ma quest'album e' nel complesso deludente: molto stucco per decorare poche idee melodiche, mentre la potenza degli album precedenti sembra essersi ridotta a un repertorio di mosse derivate.

Reload (Vertigo, 1997) raccoglie le canzoni che non sono finite sul precedente album. Tutti i stereotipi dei Metallica sono presenti... e troppo familiari ( Slither e Bad Seed citano vecchi classici dei Metallica). Dall'altro lato, i scarti mettono in evidenza la facciata piu' tranquilla dei Metallica, scivolando dal blues-rock di Fuel al mid tempo di The Memory Remains, dalla power-ballad Where The Wild Things Are al folk-rock di My Eyes.

I Metallica sembrano essere giunti al punto di saturazione. Dopo quell'album di scarti, hanno pubblicato un album di cover, Garage Inc (Vertigo, 1998), e un live con la San Francisco Symphony (Vertigo, 1999).

Lulu (Warner, 2011) was a failed collaboration between Lou Reed and Metallica. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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