Tom Petty


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Tom Petty & The Heartbreakers , 7.5/10
You're Gonna Get It , 7/10
Damn The Torpedoes , 7.5/10
Hard Promises, 6/10
Long After Dark, 6/10
Southern Accents, 6.5/10
Let Me Up, 6/10
Full Moon Fever, 7/10
Into The Great Wide Open , 6/10
Wildflowers , 6/10
She's The One, 6/10
Echo , 5/10
Highway Companion (2006), 5/10
Mojo (2010), 4/10
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The classy retro` sound of Tom Petty linked the Sixties revival with a populist stance and, therefore, with the mood of ordinary, adult Americans. The songs on Tom Petty & The Heartbreakers (1976) and You're Gonna Get It (1978) mimic faithfully the Byrds, the Who and the Rolling Stones. Each of them could have been on an original album of those Sixties heroes. Petty's nasal, Dylan-ian whine gave the revival movement its spokesman. The crystal-clear production emphasized the impeccable skills of the band, in contrast with the sloppiness of much punk-rock of the era. Petty reached his melodic and atmospheric apex on Damn The Torpedoes (1979), whose songs are powerful mini-dramas, and then ventured into the collective subconscious of America on albums such as Southern Accents (1985) and Full Moon Fever (1989) that reflected the mood of quiet despair of the working-class and vented heart-felt pessimism. Petty joined Springsteen and Mellencamp as a chronicler of inner struggles and defeats, and as an emblem of redemption.
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Personaggio di una moralita` esemplare, legato a valori tradizionali di onesta`, correttezza e fedelta`, Tom Petty ha espresso nella sua musica la sua tormentata co-esistenza con una civilta` che quei valori li dissacra tutti i giorni per televisione, al cinema e a Wall Street. Tom Petty e` sempre sembrato adulto, anche quando aveva poco piu` di vent'anni.
Ultimo grande rocker proletario, Petty erige impeccabili strutture formali per esprimere quella maschia nostalgia che e` uno dei sentimenti piu` cari al popolo statunitense.

Cresciuto a Gainesville, nelle paludi della Florida, ovvero nel profondo Sud, Petty fece gavetta a Tulsa (Oklahoma) alla corte del veterano Leon Russell, prima di stabilirsi a Hollywood nel 1974 e formare gli Heartbreakers.

Per il suo primo album, Tom Petty & The Heartbreakers (Shelter, 1976), uscito mentre imperversava la new wave, il chitarrista e cantante attinse a tutta la tradizione del rock. Le dieci canzoni sono tutte composte da Petty, ma le si potrebbe scambiare facilmente per brani d'epoca. Il suo forte non e` l'innovazione, ma la conservazione, non e` il genio, ma il buon gusto. Rifiutando il punk anarchico che dilaga in Inghilterra, l'isteria colta della new wave di New York e il suono della disumanizzazione che incalza nei cabaret elettronici, Petty manda a memoria la storia del rock e, come un consumato entertainer, ricicla tanti dei suoi stereotipi: le ballate dei Byrds in American Girl, gli anthem degli Who in Rocking Around e in Anything That's Rock And Roll, e i lenti dei Rolling Stones in Breakdown e Strangered In The Rain. La vocazione piu` autentica del chitarrista si scopre in due brani come Luna e Fooled Again, nei quali Petty abbozza un'atmosfera meno linda e piu` tenebrosa, all'insegna di una maledizione psichedelica venata di languida disperazione. Il primo chitarrista del gruppo e` comunque Mike Campbell.

Tom Petty sfrutta fino in fondo cliche' di provata presa sul pubblico: il lamento nasale alla McGuinn/Dylan, le chitarre scampanellanti alla Byrds, le storie affrante di anti-eroi perdenti e solitari; ma lo fa con sincerita`, in sintonia con il personale travaglio psicologico, che da un lato presenta incontenibili slanci idealisti e populisti (vedi le battaglie legali per far abbassare i prezzi dei suoi dischi) e dall'altro lo incupisce in una sorta di quieta disperazione.

Il disco successivo, You're Gonna Get It (Shelter, 1978), si mantiene in linea con lo stile cristallino del precedente, anche se risulta piu` eclettico ed elettrico. A farla da padrone e` ancora un rock beneducato, piacevole e rilassante, un concentrato di "good times"-sound, che non mira a rivoluzionare il concetto di musica, ma semplicemente a proporre delle intelligenti variazioni sui temi gia` noti: ancora Byrds suadenti in When The Time Comes, Magnolia, Listen To Her Heart; e rock and roll mozzafiato come Too Much Ain't Enough e I Need To Know (il piu` dinamitardo in assoluto della sua carriera). I meriti e i limiti di Petty sono riassunti in questa moderata "intelligenza" musicale che gli consente di ottenere piccoli gioielli senza bisogno di sconquassi o scoperte avveniristiche.

Entrato ormai fra i divi da classifica per quel suono calligrafico che e` cosi` in rotta con le avanguardie, Tom Petty tocca l'apice del suo personale revival col terzo Damn The Torpedoes (Backstreet, 1979), che finisce addirittura al primo posto delle classifiche di vendita. Se da un lato il gusto tende a una maturazione che lima implacabilmente ogni punta di isteria e si esprime con maniere piu` complete e piu` curate, con una evidente simpatia per il compromesso inaugurato da Luna, dall'altro lo stile, elegantissimo, si pone ormai come un classico, al punto che non ha piu` senso considerare Petty un figlio degli anni Sessanta, perche' egli e` diventato ad honorem l'estremo rappresentante di quella generazione. Il rock and roll di Century City, la ballata melodrammatica Refugee, il boogie epilettico di What Are You Doing In My Life e il folk-rock struggente di Even The Losers fanno da cornice ai due capolavori del disco: la sognante, dylaniana serenata-monologo Here Comes My Girl e la delicata, nostalgica ballata country Louisiana Rain, degne apologie di "cuori infranti".

Petty entra negli anni '80 forte di un seguito, di una popolarita` e di una reputazione che sono secondi soltanto a quelli di Springsteen.

Ma Hard Promises (MCA, 1981) segna un passo indietro: ripudiato l'impeto passionale dei primi dischi, Petty opta per un seducente abbellimento del piu` canonico jingle-jangle (The Waiting), della serenata languida (Letting You Go) e del piu` lezioso AOR (A Woman In Love), sfoderando la grinta di un tempo soltanto in A Thing About You e Kings Road.
Il dualismo Byrds/Stones si trascina da troppo tempo e Petty finisce per essere retrocesso fra gli epigoni di se stesso.
Intanto Stevie Nicks porta al successo Stop Draggin' My Heart.

Se Long After Dark (MCA, 1982) lo riporta in cima al mainstream del rock Americano, con i ficcanti successi di One Story Town e Change Of Heart, Petty rimane il poeta di struggenti ballate come Straight To Darkness e You Got Lucky.

Southern Accents (MCA, 1985) e` una sequenza di monologhi in forma drammatica di un giovane della classe lavoratrice il cui spirito ribelle accomuna il tradizionale orgoglio sudista a uno sfrenato istinto di auto-distruzione. Con toni quasi "Faulkneriani", Petty da` un ritratto intenso ed atmosferico del Nuovo Sud, dall'inno di Rebels alla ballata barocca Don't Come Around Here No More, da It Ain't Nothing To Me alla lunga malinconica storia che da` titolo al disco.

I successi non mancano, anche quando la vena sembra inaridita. E anzi la popolarita` aumenta ancora, per effetto dell'alleanza con Dylan, di cui Petty aveva sempre imitato il canto nasale e l'arrangiamento folk-blues-rock: l'apocalittica e cinica Jamming Me, da Let Me Up (MCA, 1987) lo riporta ancora una volta in classifica.

Nel 1987 la sua casa viene bruciata da un vandalo.

Petty recupera la forma migliore su Full Moon Fever (MCA, 1989), album ricchissimo di storie e di umori dal solito fascino fatalista. Le sue epopee di falliti (il proclama orgoglioso di I Won't Back Down, la marziale danza di guerra di Love Is A Long Road, continuano a tenere col fiato sospeso l'America. Le dolenti elegie di Free Fallin' e A Face In The Crowd, che segnano con tono funereo il percorso morale dei tanti "loser" e "loner" della provincia, sono bilanciate dalla la filastrocca scanzonata Yer So Bad (una delle melodie piu` memorabili della sua carriera) e dal boogie bruciante di Runnin' Down A Dream (uno dei suoi rock and roll piu` epidermici).
Le liriche sono sempre da manuale dei poeti americani (lunghi viaggi attraverso la prateria, sogni che si frantumano, donne cattive e tragedie domestiche). Petty e` ormai il piu` grande in questo genere che ha ereditato da Dylan e da Springsteen. E` una bandiera vivente del proletariato, una raccolta vivente di storie archetipiche della piccola borghesia. Il sound cristallino e pulito (merito anche del produttore Jeff Lynne) esalta ancor piu` le cronache drammatiche di Petty.
Questo disco lo ha imposto come non c'erano riusciti neppure i primi tre, perfetti, album.

Il successivo Into The Great Wide Open (MCA, 1991) segna il ritorno degli Heartbreakers e brilla dell'onesta` tipica del personaggio, ma non e` uno dei suoi album migliori: canzoni come Learning To Fly e Built To Last sono tecnicamente perfette, ma non hanno cuore (e meno ancora Two Gunslingers e Into the Great Wide Open).

Il disco solista Wildflowers (Warner Bros, 1994), orfano cioe` degli Heartbreakers, e` addirittura doppio (e si vocifera che decine di canzoni siano rimaste inedite). La produzione passa da Jeff Lynne a Rick Rubin, il quale abbandona gli accompagnamenti sintetici e preferisce concentrarsi sugli strumenti "organici", ovvero dai suoni un po' arcaici, come il mellotron e l'harmonium, forse a rievocare i Beach Boys di Pet Sounds. Petty indulge forse eccessivamente nei toni piu` intimisti del suo canzoniere. Si passa tutto il tempo ad aspettare che Petty imiti Petty (come in You Wreck Me). E` un disco che affonda nell'amarezza della mezza eta` (You Don't Know How It Feels, Don't Fade On Me).

Il sound di She's The One (Warner Bros, 1996), colonna sonora di un film, ritorna alle origini smilze e radiose dei primi due album, con gli Heartbreakers in eccellente forma. Le canzoni accentuano la schizofrenia di Full Moon Fever: da un lato l'artigiano pop di Walls, capace di accoppiare jingle jangle e organetto surf, che scodella anche l'orecchiabile California e l'ipnotica, trasognata Hung Up And Overdue (cadenza di pianoforte, contrappunti di fisarmonica, violoncello e flauto, e un pizzico dei Beatles di Magical Mystery Tour); dall'altro il menestrello della ballata acustica Angel Dream e della lunga e funerea Supernatural Radio. Tom Petty il rocker e` relegato a una minore Climb That Hill, sfregiata dalla nevrosi di Neil Young, e alla felicemente sinistra Zero From Outer Space, con sferragliante passo di boogie e armonica alla Bob Dylan.

Echo (Warner Bros, 1999) is the first letdown of Petty's career. The sleak production prevails over contents and vibrations, leaving Room At The Top as the only open-heart confession to overcome the stereotyped revivalist sound of the collection. Petty sounds like a modern juke-box in a renovated Florida joint.

Like its predecessor, Highway Companion (2006) lacked good songs (Saving Grace being the most charming) and did not compensate for that deficit with a valid concept or a rich sonic palette (despite the arrangements by the Electric Light Orchestra's Jeff Lynne).

Petty then reformed his first band, Mudcrutch, with guitarist Tom Leadon and drummer Randall Marsh as well as the Heartbreakers' keyboardist Benmont Tench and guitarist Mike Campbell. Mudcrutch (2008) is unadulterated nostalgia rock.

The four-disc set Live Anthology (2009) collects live recordings from 1978-2007.

Mojo (2010) was Petty's most relaxed album yet, almost a tribute to Eagles' mellow country-rock of the 1970s.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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