Pop Group
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Y , 9/10
For How Much Longer , 8/10
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The Pop Group was the quintessential experimental (and agit-prop) combo, integrating elements of jazz, funk, rock, dub and classical music. Their music was revolutionary in word and in spirit. Y (1979), one of the most intense, touching and vibrant albums in the history of rock music, was the outcome of the Pop Group's quest for a catastrophic balance between primitivism and futurism: the new wave's futuristic ambitions got transformed into a regression to prehistoric barbarism. At the same time, the band's furious stylistic fusion led to a a nuclear magma of violent funk syncopation, monster dub lines, savage African rhythms (Bruce Smith), dissonant saxophone (Gareth Sager), and visceral shouts and cries (Mark Stewart). The lyrics celebrated the unlikely wedding of punk nihilism and militant slogans. Both the method and the medium were permeated by an anarchic and subversive spirit. In fact, Stewart's declamation was closer to Brecht's theater than to "singing". Another dose of lava-like anger was poured into the funk-rock foundations by the anthemic rants of For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (1980). Both albums sounded like assortments of mental disorders. A sound so revolutionary (in both senses of the word) had not been heard since the heydays of the Canterbury school.
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Pop Group fu uno dei complessi piu` radicali, originali, importanti e influenti degli anni '80. Le tinte jazz delle armonie e l'impegno politico dei testi lo facevano avvicinare alla scuola di Canterbury degli anni '70, ma la ferocia dell'esecuzione era inequivocabilmente punk. L'assimilazione di idiomi come il funk e il dub tradivano anche lo spirito della new wave.

Due tratti li separano nettamente dai loro coetanei: l'ideologia e il primitivismo. I Pop Group ripudiano il nichilismo dei punk per abbracciare nobili cause umanitarie. I Pop Group trasformano l'anetico futurista di gran parte della new wave a favore di una regressione alla barbarie preistorica. I Pop Group sembrano un branco di cannibali che sfilano a un corteo di protesta.

Il complesso, capitanato dal cantante Mark Stewart, si formo` a Bristol nel 1977 sull'onda dell'esplosione punk ed esordi` con il primo 45 giri, She Is Beyond Good And Evil/ 3.38 (1978).

L'album Y (Radar, 1979 - WEA, 2002) fu uno degli eventi di quella stagione. La militanza del gruppo era plateale, esibita tanto dal vivo quanto negli inserti dell'album.
La loro musica era scomposta, violenta, anarchica. Procedeva per sussulti di ritmo, grandinate di accordi, folate di urla. La funk music piu` commerciale veniva scorticata, dilaniata e poi immolata all'altare della rivoluzione. I brani si svolgevano all'insegna di un'audace sintesi di primitivismo africano e musica colta urbana. Erano ballate barbare di esseri rozzi e primitivi che conoscono soltanto due forme di espressione: la danza e l'urlo; e un unico tema: la lotta per la sopravvivenza. Implicitamente erano anche la colonna sonora ideale per l'umanita` del duemila.
L'album contiene una sequenza di scene spaventose e sanguinarie, presentate in un magma nucleare di ritmi e accordi, mentre una forsennata tensione psichica ne alimenta le vibrazioni. Schifo e terrore il tono dell'accusa, furibondo e maciullante il piglio della musica. Lo stile e` un caos di stili, attinge a piene mani dall'avanguardia, dal jazz e dal folk africano. Sperimentazione, improvvisazione e tribalismo si scoprono facce della stessa eversione in musica. I testi sono naif e metafisici, pagani e politici. I brani chiave, Thief Of Fire e We Are Time, i funk piu` corposi ed aggressivi, modellati sulla gamma prodigiosa di possibilita` della voce del leader, ora etereo Buckley ora feroce Beefheart, sono reboanti ballate di vita, ambientate in desolati paesaggi preistorici (richiami di corno, martellare di percussioni, solfeggi di sax, distorsioni di chitarra), incubi terribili che sposano gli istinti piu` selvaggi e violenti della natura umana alla colonna sonora di oscuri cerimoniali primitivi.
Altri brani ricordano gli sketch di un cabaret d'avanguardia, come il funk maliardo con filastrocca kitsch alla Zappa e accompagnamento jazz dissonante di Snow Girl o il classicismo per piano, canto ubriaco e corno funereo di Savage Sea.
L'involucro sonoro e` estremamente denso, per quanto disordinato; ricco di appunti e di ricami, per quanto grezzi e veementi; lirico e appassionato, per quanto barbaro. Mentre la sezione ritmica martella con un funk indiavolato, gli altri strumenti incalzano furenti e scordati. Il canto vibra, disperato e atterrito, teso con urla spasmodiche sul magma della vita, e si propaga ad echi concentrici in quella arcana e tenebrosa "waste land". Equilibrismi vocali (Stewart), sax dissonante (Gareth Sager), basso funky (Simon Underwood), chitarre al napalm (John Waddington) e un percussivismo incessante (Bruce Smith) imperversano senza pieta` lungo brani-conversazione che assomigliano piu` a delle jam di free jazz che a delle canzoni rock. Il tessuto armonico e` orrendamente deturpato in Blood Money, sul cui ritmo da discoteca si accaniscono urla demenziali e ogni sorta di eventi sonori dissonanti; in Words Disobey Me, un delirio vocale che si sdipana in un un groviglio di chitarrismi allucinogeni e di dissonanze casuali; in Don't Call Me Pain, aperto dai barriti ipnotici e nevrotici del sax di Sager che guida Stewart in un dedalo di cantilene paranoiche. Il vertice epilettico del loro tribalismo assatanato e` The Boys From Brazil, che sputa versi della jungla quotidiana in riverberi di disperazione esistenziale dentro un caos lancinante di distorsioni supersoniche. Don't Sell Your Dreams e` lo slogan finale, un sottovoce onirico squarciato all'improvviso da un lungo urlo di dolore.
Il mondo evocato da questa musica cruda ed ermetica e` un mondo di rovine abitato da selvaggi antropofagi, che puo` essere interpretato come una visione sia dell'umanita` dopo la catastrofe finale sia dell'umanita` attuale, altrettanto barbara e feroce nelle metropoli capitaliste. Straordinario incrocio fra seduta psicanalitica, viaggio psichedelico, messa pagana e reportage di musica-verita`, il sound del Pop Group riflette le ansie e le turpitudini della societa` moderna.

Il secondo 45 giri del gruppo, We Are All Prostitutes, e` un declamato "brechtiano" su sfondo free-form. For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (Rough Trade, 1980) si rifa` piu` massicciamente al funk, costruendo solidi tappeti ritmici su cui possono distendersi e contorcersi la rabbia dirompente del canto e le pennellate d'isteria dei fiati. Le ballate-anthem Forces Of Oppression e soprattutto l'ipnotica Feed The Hungry ne sono l'archetipo. Il solito torrente di baccano e male parole gronda da Blind Faith, dalla title-track, dal reggae There Are No Spectators, dalle fanfare criminali di Communicate e di Rob A Bank, con gran spreco di fiati e percussioni, con l'ostinato di basso ripetuto dall'inizio alla fine e le tastiere scardinate. E' una musica fatta piu` che mai di sincopi, urla e rumori, un collasso sonoro falciato da scariche di alta tensione.

Rocco Stilo scrive della ristampa su CD di For How Much Longer:

L'interesse della ristampa risiede nel fatto che il CD recupera del prezioso materiale inedito del gruppo, a suo tempo lanciato come «promo LP» a tiratura limitatissima, nel 1980 dalla Rough Trade. Ora, se due dei dieci pezzi li conosciamo già (We Are Time e Thief Of Fire), per quanto allora si debba rilevare che fu appunto nel promo la loro collocazione iniziale, gli altri otto non vennero mai pubblicati sui dischi ufficiali del gruppo. E non si tratta affatto di materiale di scarto, bensì di brani validi, che rendono particolarmente appetibile questa ristampa (che sotto la sua più recente edizione, risalente a quest'anno a cura della Progressive Line, recupera One Out Of Many, assente dalla prima CD edition del 1996, a cura della TDK; mentre la ristampa di Y recupera invece il singolo She is Beyond Good and Evil). Gli otto brani recuperati dal promo LP sono: Trap (4:17), vulcanico e indiavolato rock'n'roll imbastito sui riffs ossessivi della ritmica, col finale lasciato alla chitarra, che spazia in un anelito liberatorio; Genius Or Lunatic (3:51), con Waddington che sorprende nella sua propensione ad indulgere in un tema melodico; Colour Blind (4:05), forse il tema più riuscito, l'impasto più sobrio del canto e delle chitarre su climi un po’ meno funk, ma sempre inclini all'improvvisazione; Spanish Inguisition (3:21), coacervo di distorsioni chitarristiche, strepiti al sax e urla maniacali, in linea con le tematiche più congeniali del gruppo; Kiss The Book (2:48), in chiave leggermente più convenzionale; Amnesty Report (2:41), testo tragico di una denuncia di Amnesty International, urlato e spasmodico; Springer (1:09), brevissimo, bislacco e dadaistico esercizio duettato fra il sax e i vocalizzi, al limite del nonsense; e Sense Of Purpose (4:24), un testo denuncia del carattere disumano della scienza moderna, introdotto dal pianoforte e poi sviluppato sui continui ricambi degli strumenti che si alternano in primo piano.

Nel giro di tre anni il complesso si era gia` esaurito, ma dal suo scioglimento trassero origine quattro formazioni che se ne spartirono l'eredita`: Rip Rig & Panic, Maximum Joy, Pig Bag, e quella di Mark Stewart. I Maximum Joy il funk ebbro e raffinato con cantante femminile di Stretch, 1981. I Pig Bag del bassista Simon Underwood i le fanfare e marce strumentali per battito disco, chitarra funk, percussioni africane, clapping e sezione di fiati jazz come Papa`s Got A Brand New Pigbag, 1981.

Attenti tanto alle avanguardie d'olte-oceano, in particolare al rock nevrastenico dei Pere Ubu e al funk acido dei Contortions, quanto ai "mostri" del passato (gli psicopatici, come Buckley, i licantropi, come Beefheart, gli schizoidi, come Hendrix, gli arrabbiati, come Peel, e i guerriglieri, come gli MC5), i Pop Group hanno dato vita a una sintesi allucinante della musica d'assalto.
Il senso ultimo di questa mega-fusion esotica e primitiva e` l'affresco di un'umanita` attanagliata da drammatiche contraddizioni e tesa verso un progresso che sovente significa soltanto sterminio di massa.

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