The Pop Group was the quintessential experimental (and agit-prop)
combo, integrating elements of jazz, funk, rock, dub and classical music. Their
music was revolutionary in word and in spirit.
Y (1979), one of the most intense, touching and vibrant albums in the
history of rock music, was the outcome of the Pop Group's quest for
a catastrophic balance between primitivism and futurism: the new wave's
futuristic ambitions got transformed into a regression to prehistoric
barbarism. At the same time, the band's furious stylistic fusion led to a
a nuclear magma of violent funk syncopation, monster dub lines,
savage African rhythms (Bruce Smith), dissonant saxophone (Gareth Sager), and
visceral shouts and cries (Mark Stewart).
The lyrics celebrated the unlikely wedding of punk nihilism and
militant slogans. Both the method and the medium were permeated by an
anarchic and subversive spirit. In fact, Stewart's declamation was closer to
Brecht's theater than to "singing".
Another dose of lava-like anger was poured into the funk-rock foundations
by the anthemic rants of
For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (1980).
Both albums sounded like assortments of mental disorders.
A sound so revolutionary (in both senses of the word) had not been heard since
the heydays of the Canterbury school.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
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Pop Group fu uno dei complessi piu` radicali, originali, importanti e
influenti degli anni '80. Le tinte jazz delle armonie e l'impegno politico
dei testi lo facevano avvicinare alla scuola di Canterbury degli anni '70,
ma la ferocia dell'esecuzione era inequivocabilmente punk.
L'assimilazione di idiomi come il funk e il dub tradivano anche lo spirito
della new wave.
Due tratti li separano nettamente dai loro coetanei: l'ideologia e il
primitivismo. I Pop Group
ripudiano il nichilismo dei punk per abbracciare nobili cause umanitarie.
I Pop Group trasformano l'anetico futurista di gran parte della new wave
a favore di una regressione alla barbarie preistorica. I Pop Group sembrano
un branco di cannibali che sfilano a un corteo di protesta.
Il complesso, capitanato dal cantante Mark Stewart, si formo` a Bristol nel 1977
sull'onda dell'esplosione punk ed esordi`
con il primo 45 giri, She Is Beyond Good And Evil/ 3.38 (1978).
L'album Y (Radar, 1979 - WEA, 2002) fu uno degli eventi di quella stagione.
La militanza del gruppo era plateale, esibita tanto dal vivo quanto negli
inserti dell'album.
La loro musica era scomposta, violenta, anarchica.
Procedeva per sussulti di ritmo,
grandinate di accordi, folate di urla. La funk music piu` commerciale veniva
scorticata, dilaniata e poi immolata all'altare della rivoluzione.
I brani si svolgevano all'insegna di un'audace sintesi di primitivismo africano
e musica colta urbana. Erano ballate barbare di esseri rozzi e primitivi che
conoscono soltanto due forme di espressione: la danza e l'urlo;
e un unico tema: la lotta per la sopravvivenza. Implicitamente erano anche
la colonna sonora ideale per l'umanita` del duemila.
L'album contiene una sequenza di scene spaventose e sanguinarie, presentate in un
magma nucleare di ritmi e accordi, mentre una forsennata tensione psichica
ne alimenta le vibrazioni. Schifo e terrore il tono dell'accusa,
furibondo e maciullante il piglio della musica. Lo stile e` un caos di
stili, attinge a piene mani dall'avanguardia, dal jazz e dal folk africano.
Sperimentazione, improvvisazione e tribalismo si scoprono facce della stessa
eversione in musica.
I testi sono naif e metafisici, pagani e politici. I brani chiave,
Thief Of Fire e We Are Time, i funk piu` corposi ed aggressivi,
modellati sulla gamma prodigiosa di possibilita` della voce del leader,
ora etereo Buckley ora feroce Beefheart, sono reboanti ballate di vita,
ambientate in desolati paesaggi preistorici (richiami di corno, martellare
di percussioni, solfeggi di sax, distorsioni di chitarra),
incubi terribili che sposano gli istinti piu` selvaggi e violenti della natura
umana alla colonna sonora di oscuri cerimoniali primitivi.
Altri brani ricordano gli sketch di un cabaret d'avanguardia, come il funk
maliardo con filastrocca kitsch alla Zappa e accompagnamento jazz dissonante
di Snow Girl o il classicismo per piano, canto ubriaco e corno funereo di
Savage Sea.
L'involucro sonoro e` estremamente denso, per quanto disordinato; ricco di
appunti e di ricami, per quanto grezzi e veementi; lirico e appassionato, per
quanto barbaro.
Mentre la sezione ritmica martella con un funk indiavolato, gli altri strumenti
incalzano furenti e scordati. Il canto vibra, disperato e atterrito,
teso con urla spasmodiche sul magma della vita, e si propaga ad echi concentrici
in quella arcana e tenebrosa "waste land".
Equilibrismi vocali (Stewart), sax dissonante (Gareth Sager), basso funky
(Simon Underwood), chitarre al napalm (John Waddington) e un percussivismo
incessante (Bruce Smith) imperversano senza pieta` lungo brani-conversazione
che assomigliano piu` a delle jam di free jazz che a delle canzoni rock.
Il tessuto armonico e` orrendamente deturpato in Blood Money, sul cui
ritmo da discoteca si accaniscono urla demenziali e ogni sorta di eventi
sonori dissonanti; in Words Disobey Me, un delirio vocale che si sdipana
in un un groviglio di chitarrismi allucinogeni e di dissonanze casuali;
in Don't Call Me Pain, aperto dai barriti ipnotici e nevrotici del
sax di Sager che guida Stewart in un dedalo di cantilene paranoiche.
Il vertice epilettico del loro tribalismo assatanato e`
The Boys From Brazil, che sputa versi della jungla quotidiana in riverberi
di disperazione esistenziale dentro un caos lancinante di distorsioni
supersoniche.
Don't Sell Your Dreams e` lo slogan finale, un sottovoce onirico
squarciato all'improvviso da un lungo urlo di dolore.
Il mondo evocato da questa musica cruda ed ermetica
e` un mondo di rovine abitato da selvaggi antropofagi, che puo` essere
interpretato come una visione sia dell'umanita` dopo la catastrofe finale
sia dell'umanita` attuale, altrettanto barbara e feroce nelle metropoli
capitaliste.
Straordinario incrocio fra seduta psicanalitica, viaggio psichedelico,
messa pagana e reportage di musica-verita`, il sound del Pop Group riflette le ansie e le turpitudini
della societa` moderna.
Il secondo 45 giri del gruppo, We Are All Prostitutes, e`
un declamato "brechtiano" su sfondo free-form.
For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (Rough Trade, 1980)
si rifa` piu` massicciamente
al funk, costruendo solidi tappeti ritmici su cui possono distendersi
e contorcersi la rabbia dirompente del canto e le pennellate d'isteria
dei fiati.
Le ballate-anthem Forces Of Oppression e soprattutto l'ipnotica
Feed The Hungry ne sono l'archetipo.
Il solito torrente di baccano e male parole gronda da Blind Faith,
dalla title-track, dal reggae There Are No Spectators, dalle fanfare
criminali di Communicate e di Rob A Bank,
con gran spreco di fiati e percussioni, con l'ostinato di basso ripetuto
dall'inizio alla fine e le tastiere scardinate. E' una musica fatta piu` che
mai di sincopi, urla e rumori, un collasso sonoro falciato da
scariche di alta tensione.
Rocco Stilo scrive della ristampa su CD di
For How Much Longer:
L'interesse della ristampa risiede nel fatto che il CD recupera del
prezioso materiale inedito del gruppo, a suo tempo lanciato come
«promo LP» a tiratura limitatissima, nel 1980 dalla Rough
Trade. Ora, se due dei dieci pezzi li conosciamo già (We Are Time e Thief Of Fire), per quanto allora
si debba rilevare che fu appunto nel promo
la loro collocazione iniziale, gli altri otto non vennero mai
pubblicati sui dischi ufficiali del gruppo. E non si tratta affatto di
materiale di scarto, bensì di brani validi, che rendono
particolarmente appetibile questa ristampa (che sotto la sua più
recente edizione, risalente a quest'anno a cura della Progressive Line,
recupera One Out Of Many,
assente dalla prima CD edition del 1996, a cura della TDK; mentre la
ristampa di Y recupera invece
il singolo She is Beyond Good and
Evil). Gli otto brani recuperati dal promo LP sono: Trap (4:17), vulcanico e
indiavolato rock'n'roll imbastito sui riffs ossessivi della ritmica,
col finale lasciato alla chitarra, che spazia in un anelito
liberatorio; Genius Or Lunatic
(3:51), con Waddington che sorprende nella sua propensione ad indulgere
in un tema melodico; Colour Blind
(4:05), forse il tema più riuscito, l'impasto più sobrio
del canto e delle chitarre su climi un po’ meno funk, ma sempre inclini
all'improvvisazione; Spanish
Inguisition (3:21), coacervo di distorsioni chitarristiche,
strepiti al sax e urla maniacali, in linea con le tematiche più
congeniali del gruppo; Kiss The Book
(2:48), in chiave leggermente più convenzionale; Amnesty Report (2:41), testo
tragico di una denuncia di Amnesty International, urlato e spasmodico; Springer (1:09), brevissimo,
bislacco e dadaistico esercizio duettato fra il sax e i vocalizzi, al
limite del nonsense; e Sense Of
Purpose (4:24), un testo denuncia del carattere disumano della
scienza moderna, introdotto dal pianoforte e poi sviluppato sui
continui ricambi degli strumenti che si alternano in primo piano.
Nel giro di tre anni il complesso si era gia` esaurito, ma dal suo scioglimento
trassero origine quattro formazioni che se ne spartirono l'eredita`:
Rip Rig & Panic,
Maximum Joy, Pig Bag, e quella di Mark Stewart.
I Pig Bag del bassista Simon Underwood indulgevano in fanfare e marce strumentali per battito disco, chitarra funk, percussioni africane, clapping e sezione di fiati jazz (Papa's Got a Brand New Pigbag, 1982).
Maximum Joy were formed by vocalist Janine Rainforth and saxophonist Tony
Wrafter (of Glaxo Babies), and later
augmented with ex-Pop Group members John Waddington and Dan Catsis
(Stretch, 1981).
Attenti tanto alle avanguardie d'olte-oceano, in particolare al rock
nevrastenico dei Pere Ubu e al funk acido dei Contortions, quanto ai "mostri"
del passato (gli psicopatici, come Buckley, i licantropi, come Beefheart,
gli schizoidi, come Hendrix, gli arrabbiati, come Peel, e i guerriglieri,
come gli MC5), i Pop Group hanno dato vita a una sintesi allucinante
della musica d'assalto.
Il senso ultimo di questa mega-fusion esotica e primitiva e` l'affresco di
un'umanita` attanagliata da drammatiche contraddizioni e tesa verso un
progresso che sovente significa soltanto sterminio di massa.
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