Queensryche
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
The Warning , 6.5/10
Rage For Order, 6.5/10
Operation: Mindcrime, 7.5/10
Empire, 6/10
Promised Land, 4/10
Hear In The Now Frontier, 4/10
Q2K, 4/10
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I Queensryche, formati a Seattle nel 1981, esordirono nel 1983 con un EP (per la 206 Records) che contiene quattro brani rivoluzionari: i toni reboanti e tenebrosi di Queen Of The Reich si inseriscono nella tradizione post-hardrock dei Blue Oyster Cult, ma profumata di aromi "progressivi"; nella folle galoppata di Nightrider si sfogano i loro istinti violenti e notturni; e il loro sound atmosferico si sublima nella maestosa armonia di The Lady Wore Black, avvolta in volute di metafisica angoscia.

L'oscuro simbolismo delle liriche mette subito i Queensryche al riparo dalle mode del tempo. Chris Degarmo, chitarrista e principale compositore, pone l'accento su strutture dinamiche, altamente drammatiche, mai sensazionaliste. I riff di Degarmo, in effetti, assomigliano piu` agli assoli spaziali di synth del techno-rock che alle sventagliate "macho" dell'heavymetal. E le armonie a due chitarre (Michael Wilton alla seconda) sono tutti fuorche' i duelli infuocati del genere. Geoff Tate, cantante dal registro acuto e dal fraseggio elastico, strilla invasato come si conviene, ma anche disperato come un reietto.

La potenza di quell'esordio viene modulata nei modi nervosi e futuribili dei Rush sul primo album, The Warning (EMI), del 1984. Viene alla luce Wilton, che impone un passo piu` solenne; e trionfano gli arrangiamenti orchestrali. Nascono cosi` la title-track e Take Hold Of The Flame, i due manifesti del nuovo corso, mentre Degarmo firma En Force, un altro hardrock immerso in atmosfere quasi da messa, e il scintillante rock and roll di Deliverance ricorda le loro origini. Ma il futuro del gruppo si intravede nei momenti di piu` forte tensione (NM 156 e Before The Storm) e nelle partiture sinfoniche della conclusiva Roads To Madness, che tendono a placare gli istinti aggressivi e ad affogarli in una musica semmai apocalittica.

Non stupisce cosi` che il gruppo pervenga al sound gelido di Rage For Order, le cui Walk In The Shadows straripano di trucchi di produzione, ma raramente riescono anche a coinvolgere. Svetta su tutto il resto il piglio ritualistico di Gonna Get Close To You (che pero` non e` firmata da loro...). Chiude il disco una dimessa ballata, I Will Remember, come ormai consuetudine.

Su quella falsariga nel 1988 esce il ben piu` ambizioso, e loro insuperato capolavoro, Operation: Mindcrime, album concept che racconta la storia di Mary, una prostituta, Doctor X, l'istigatore di un movimento eversivo, e Nikki, un adolescente succube di Doctor X e innamorato di Mary (che lo lascera` e si fara` suora, ma sara` uccisa dal folle Doctor X). Fin dall'inizio altamente spettacolare di Anarchy-X e dall'epico slogan di Revolution Calling si avverte che il gruppo ha imparato ad usare i mezzi a propria disposizione e li ha messi al servizio di una causa piu` nobile dell'AOR.

A rendere avvincente l'opera e` il passo trascinante dei quadri, che si succedono senza pausa, dalla title-track (sincopata e ruggente in stile Free) a Speak, da Spreading The Disease alla supersonica The Needle Lies. Ma passano alla storia soprattutto i momenti piu` funerei e operatici, come Suite Sister Mary e Eyes Of A Stranger, meditazioni titaniche che si avvalgono di grandi melodie. Grazie alla combinazione dell'uno e dell'altro aspetto, il disco diventa un bestseller.

L'eccellente qualita` della produzione comincia pero` a minare l'efficacia della musica, che suona sempre piu` artificiale e monotona, sul doppio album Empire del 1990, fino a trasformare il crooning di Tate in un'auto-parodia. Questa sorta di "je accuse" contro la societa` "orwelliana" che rappresenta un ritorno alla realta` dopo il viaggio high-tech di Operation: Mindcrime, si alimenta in realta` di pop da classifica, come nella marziale e pomposa title-track e nella power-ballad melodrammatica di Jet City Woman, che daranno luogo ad altrettanti singoli di successo. A parte l'angosciata Best I Can, nel solco dei Queen, che e` arrangiata in maniera classicheggiante e il cui epico ritornello e` sostenuto da un poderoso riff di hardrock, le canzoni melense di questo disco, compresa la delicata meditazione di Silent Lucidity e la "coda" filosofica di Anybody Listening, segnano il nadir artistico del gruppo.

I Queensryche sono ormai diventati una fabbrica di canzoni dal marchio inconfondibile, in maniera non troppo diversa dai Pink Floyd (con Degarmo nei panni di Gilmour).

I loro album sono sempre curatissimi, meditati fino alla paranoia. Partiti dal "dark metal" dei Judas Priest, i Queensryche sono approdati a un rock progressivo e melodico di ottima fattura, anche se talvolta privo di emozioni.

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(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Giunto dopo due pietre miliari quali Operation:Mindcrime e Empire, due album che cambiarono il volto dell'heavy metal, Promised Land (EMI, 1994) fu una grossa delusione. I am I e Damaged sono pesanti e senza nerbo, il rumoroso psicodramma Promised Land sperimenta nuove vie ma la maggior parte dei pezzi suona vecchio e forzato malgrado gli sforzi sovrumani di una delle migliori sezioni ritmiche dell'heavy metal (il bassista Eddie Jackson e il batterista Scott Rockenfield).

Here in the now frontier (EMI, 1997) sfodera un sound teso e disadorno che suona "retro", come se si tentasse di imitare Soundgarden e Van Halen (Sign of the times, All I want). Some people fly cerca di andare oltre i limiti di questo album ma soffre il confronto con il passato.

Q2K (Atlantic, 1999) presenta il nuovo chitarrista Kelly Gray al posto del membro fondatore Chris De Garmo, ma la band ha chiaramente perso sia ispirazione che, forse, desiderio di suonare. Falling down, Liquid Sky e Burning Man sono canzoni dignitose in rapporto ai loro standard mentre il resto dell'album e' composto da riempitivi.

Coming after two milestones like Operation: Mindcrime and Empire, two albums that changed the face of heavy metal, Promised Land (EMI, 1994) was a major disappointment. I am I and Damaged are heavy and unnerving, the noisy psychodrama Promised Land experiments new avenues, but most of the tracks sound forced and senile, despite the superhuman efforts of one of heavy metal's best rhythm section (bassist Eddie Jackson and drummer Scott Rockenfield).

Hear In The Now Frontier (EMI, 1997) boasts a straight-ahead, stripped-down, textural sound that sounds "retro", as if they tried to mimick Soundgarden and Van Halen (Sign of the Times, All I Want). Some People Fly tries to transcend the limits of this album but it hardly matches past epics.

Q2K (Atlantic, 1999) introduces new guitarist Kelly Gray, who replaced founding member Chris DeGarmo, but the band has clearly lost its inspiration and perhaps any desire to play. Falling Down, Liquid Sky and Burning Man are decent songs by their standards but the rest if just filler packed together to

Andrea Loi scrive: Sorprendemente abbandonate le solarita`, le raffinatezze dell'album precedente, Promised Land (Emi, 1994) rispondeva a un'esigenza di malinconia e di senso di riflessione, che, forse, risentiva e interpretava l'umore di quegli anni, in cui a Seattle spopolava il grunge. Non ci sono melodie facili. "Damaged" ci sorprende, diretta e minacciosa. "Out of mind"e "Bridge" ci confermano un Tate in grande forma. "Disconnected" procede in chiave quasi ipnotica. "Lady Jane" chiude il cerchio iniziato con "Suite Sister Mary" (una summa della poetica del gruppo) e proseguita con "Della Brown". "Promised Land" ha toni sommessi e sofferti. "One more Time" mantiene, stilisticamente, il filo col passato. Accompagnandosi al piano, Tate costruisca una melodia sofferta che mette i brividi. Come ai tempi di"Rage for Order" i Quenns abbandonano le certezze e i consensi dei lavori precedenti, per muoversi in territori inesplorati e affascinanti. If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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