Residents


(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Meet The Residents, 8/10
Not Available, 9/10
Duck Stab, 6/10
Third Reich And Roll, 6/10
Fingerprince, 7/10
Eskimo, 8/10
Commercial Album, 6/10
Mark Of The Mole, 7/10
Tunes Of The Two Cities, 6/10
Vileness Fats, 6/10
Census Taker, 7/10
Big Bubble, 7/10
God In Three Persons, 7/10
King And Eye, 5/10
Freakshow , 6/10
Our Finest Flowers , 5/10
Gingerbread Man , 5/10
Hunters: The World of Predators and Prey , 5/10
Have a Bad Day , 5/10
Wormwood, 5/10
Demons Dance Alone , 5/10
WB: RMX (2004), 4/10
Twelve Days of Brumalia (2004), 4/10
The Way We Were (2005), 4/10
Animal Lover (2005), 4/10
Tweedles (2006), 4/10
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Perhaps the quintessential independent musicians of the 1970s, the Residents (formed by composer Hardy Fox and vocalist Homer Flynn) performed in android costumes and never revealed their faces or identities. Relocated from Louisiana to San Francisco in 1966, they debuted in 1972, during the dark age that followed the demise of the hippie movement and the collapse of acid-rock. They composed their most innovative works between 1974 and 1976, when the new wave wasn't even born yet, but their isolation from the music scene remained absolute until the new wave allowed them to emerge as new prophets of a way to make, perform and conceive music. "Obscure" and cryptic, their pieces were part of a multimedia show whose antics transposed the music-hall into the new wave and whose sound emphasized a collage-style approach to composition. Meet The Residents (1974) gave "devolution" a sound. Inspired by Dada, surrealism and Frank Zappa, the Residents assembled fragments and debris of junk culture (commercials, orchestral easy-listening, cartoon soundtracks, pop muzak, exotica, marching-band fanfares) and proceeded to sculpt a sonic montage that was deliberately amateurish but also provided a chilling documentary of the western civilization, albeit disguised as a grotesque parody of its consumerism. Where Zappa was actually a virtuoso of composition and direction, a heroic implementer of sloppy ideas, the Residents were sloppy implementers of heroic ideas. Glacial, distorted, monotonous voices soared over instruments that merged chamber and atonal pretenses with puerile rhythms and clumsy melodies. Not Available (1978), conceived too in 1974 but released several years later, one of the milestone recordings of the era, was their most sophisticated work of art. Its suites virtually coined a new form of avantgarde music out of symphonic primitivism and cacophonous world-music. Despite the gargantuan display of sounds, they offered a bleak and terrifying vision of humankind. That vision was expressed in a more programmatic format with the futuristic ballet Six Things To A Cycle (1976), and reached its poetic apex with Eskimo (1979 - Cryptic, 2004), which was basically an experiment of "musique concrete" set in the Arctic but also a touching tribute to ancestral humanity, to its epic struggle in hostile environments. This time the Residents looked to expressionism, and to theatre, for crafting a work that was less chaotic than their early collages as well as more "ambient" in Brian Eno's vein. Mark Of The Mole (1981), the first installment of a three-part sci-fi fantasy, and the fairy tales of Census Taker (1985) and God In Three Persons (1988), continued their ventures into a musical realm that no other band dared approach. Big Bubble (1985), the third part of the trilogy, was one of the most thrilling post-modernist experiments on the human voice of the time.
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I Residents (principalmente Hardy Fox e Homer Flynn) sono stati uno dei gruppi piu` importanti e influenti della storia della musica rock. Il loro show multimediale anticipo` quelli della musica industriale e la loro musica rock d'avanguardia ispiro` la new wave a trascendere i generi. Il loro metodo (parodia e collage) ricordava quello di Frank Zappa, e rappresento` forse l'estremo sussulto di quella civilta` sonora.

La caratteristica principale della loro musica e` l'"oscurita`", una qualita` di cui il duo fece un'ideologia. Oscuri sono i suoni, oscuri sono i testi, oscuri sono gli show e oscuri sono i musicisti. Quell'"oscurita`" non e` altro che un inno all'indipendenza dell'artista, al fatto creativo avulso dalle ragioni economiche, all'arte in quanto arte.

I Residents vennero formati a San Francisco al principio degli anni '70 da due emigrati della Louisiana (Shreveport): "Tychobrahe Samuelsson", musicologo stabilitosi a San Mateo, piccolo borgo presso San Francisco, studioso attento del kitsch e dei rumori quotidiani, e "Vanadium Zukofsky", un polistrumentista autodidatta (veri nomi: Homer Flynn e Hardy Fox). A supporto degli show dei Residents i due avviarono anche la Cryptic Corporation.

Il gruppo si distinse subito per un'immagine anti-divistica come poche: gelosissimi della propria identita`, i Residents si esibivano raramente dal vivo, e comunque indossando maschere e costumi, in maniera da non poter essere riconosciuti. Attorno a loro si creo` un alone di mistero, che durera` fino ad oggi.

La prima uscita discografica e` il doppio 45 giri Santa Dog (1972). Quando il chitarrista inglese Philip Lithnam (ribattezzato Snakefinger) entra a far parte del loro entourage, nasce la Ralph Records, la loro etichetta indipendente. Il gruppo movimenta l'underground di San Francisco durante gli anni bui seguiti al tramonto del movimento hippie e dell'acid-rock e precedenti l'avvento della new wave. Isolati sia dall'indifferenza dei media sia dalla propria coerenza, i Residents vissero nell'anonimato fino al 1978. In effetti quando i dischi della Ralph cominceranno a circolare per l'America risvegliata dalla "nuova ondata", la rigogliosa ispirazione dei Residents si sara` in parte gia` esaurita. Gli autentici capolavori dell'ensemble piu` occulto del rock datano 1974/76, ma a quei tempi i loro dischi venivano stampati in un numero limitato di copie.

La filosofia dei Residents si presenta come una parodia della musica di consumo ("l'hit-parade e` il cimitero delle orecchie", da un versetto del loro Corano), ma una parodia che si appoggia alla dotta "teoria dell' oscurita`", accreditata al fantomatico guru tedesco Nicolas Senada, secondo il quale la parte piu` importante del cervello umano e` stata atrofizzata dal consumismo, dalla pubblicita` e dai media, e secondo il quale il cervello non e` altro che un particolare circuito elettrico e che pertanto funziona tanto meglio quanto piu` la temperatura e` bassa: in altre parole la Terra Promessa della setta e` il Circolo Polare Artico. (Voci insistenti suggeriscono che Senada non sarebbe altri che Captain Beefheart in uno dei suoi migliori travestimenti).

Fedeli alle prediche di quel buffo profeta, i Residents rifiutano percio` i concerti sul palco, davanti alla folla, compaiono soltanto per televisione e si travestono da frigoriferi, come per evocare (con una sorta di danza rituale del gelo) lo stato creativo per eccellenza.

Maestri nello supplire con l'ingegno e la fantasia dei poveri alla scarsita` dei mezzi, i Residents faranno delle cover il loro mezzo di espressione prediletto.

Al di la` delle leggende la musica dei Residents e` sociologica e antropologica nella misura in cui si occupa dei costumi della civilta` di massa. E' musica negativa nel momento in cui rifiuta i procedimenti tradizionali di composizione ed esecuzione. Tutti i dischi dei Residents sono caratterizzati da una incisione approssimativa, che a lungo andare e` entrata a far parte del loro sound, un suono sporco che sa tanto di artigianale; a questo rumore bianco si sovrappone una copia estremamente degradata della fonte originale catturata sul nastro, mai riprodotta cosi` com' e` ma sottoposta invece a un processo che e` l'esatto opposto della depurazione.

Dato il massiccio lavoro di mixing si puo` dire che lo studio di registrazione sia il loro strumento principale: ogni brano e` un montaggio sonoro di frammenti e una sovrapposizione di diversi strati. I Residents diventano cosi` il primo gruppo per il quale il pressapochismo tecnico sia ininfluente.

La complessa procedura di composizione/ esecuzione del brano, che sembrerebbe favorire tecniche raziocinanti meccaniche o informatiche, viene invece condotta all'insegna del piu` estroso nonsense. Il riferimento ovvio e` il primo Frank Zappa, recidivo terrorista della musica commerciale, teorico ante-litteram del collage e inventore della musica totale. I Residents si distinguono tuttavia dal maestro di Cucamonga per via di un approccio piu` scientifico e piu` metafisico, meno goliardico e meno parodistico.

All'interno della new wave si possono avvicinare ai profeti dell'apocalisse Devo e Pere Ubu e ai nuovi psichedelici, piu` che altro per il resoconto visionario e sconnesso che danno dell'umanita`.

La sintesi operata dai Residents (di elementi classici, di prassi indipendenti di produzione e di musica d'avanguardia) impone al loro sound diversi cliche`: il timbro vocale psicotico (nasale, straniato, distorto, glaciale, monotono) che e` associato alla "devoluzione"; la strumentazione da camera; la struttura atonale, aritmica, amelodica, delle composizioni; l'uso marginale dell'elettronica; la centralita` del montaggio sonoro; il registro tragico; la parodia di generi popolari; e quel clima generale di approssimativo e amatoriale.

Il primo album, Meet The Residents (Ralph, 1974 - East Side Digital, 1988 - Cryptic, 2004), polemicamente dedicato ai Beatles, viene pubblicato nel 1974 trasferendo su vinile alcune registrazioni casalinghe; nel 1976 viene remixato e l'anno dopo ristampato in versione stereofonica. La prima facciata comprende nove brani, organizzati in quattro suite, mentre la seconda e` composta di soli tre brani interamente strumentali.
Nella prima suite, da Boots a Smelly Tongues, sfilano in rapida successione una declamazione meccanica e polifonica, un balletto per percussioni orientali, clavicembalo e pianola, una funerea fanfara di fiati, un canto nasale alla Holy Modal Rounders, un assolo arabo di clarinetto, un coro femminile che intona un ritornello anemico su un caos di percussioni metalliche, un mini-concerto per presse, soffi e tastiere pneumatiche, un canto filtrato che scandisce ossessivamente una formula arcana.
Rest Aria ha l'aspetto di una composizione classica, stralunato ibrido di pianismo romantico e orientalismi diafani eseguito con un ensemble altrettanto insolito, presenti uno stridulo vibrafono, un'acidula trombetta, tromboni, clarinetti e una jungla di percussioni esotiche. Il movimento si snoda in crescendo con il piglio di una fanfara cerimoniale, facendo ripetere la melodia a tutti gli strumenti in combinazioni sempre diverse.
In Spotted Pinto Bean un piano solenne apre per un coro giapponese/ beethoveniano/ campestre di soprani e bassi al quale subentra una big band caotica, con il piano che si scatena in un assolo maniacalmente swingante e conclude a mo' di concerto sinfonico (con tanto di sezione di fiati e vocalizzi angelici della soprano). Seasoned Greetings stravolge brani di easy-listening orchestrale con una sequenza dal ritmo incalzante punteggiata dagli acuti di un sax nevrotico. L'Infant Tango e` cantato con grida omicida dal vocalist; segue un assolo spasmodico di chitarra latin-jazz con in sottofondo una vertigine di archi e stacchetti funky dei fiati; poi un duetto della sezione ritmica apre l'ottusa danza swing di un'orchestrina di percussioni africane.
Crisis Blues esordisce come una cantilena straniata del cabaret brechtiano nel tumulto marziale del piano e della grancassa, ma poi si scatena in una jam di garage-rock che viene massacrata dai nastri; dopo una marcetta cinese per vibrafono, sax, grancassa e flauto tutto si spegne in un tip-tap, un tam-tam equatoriale e una voce nasale che ripete asetticamente un altro oscuro messaggio.
Il catalogo delle trovate e` praticamente infinito. Tutti i brani sono esperimenti di poemi tonali.

Not Available (Ralph, 1978 - Torso, 1988) venne registrato nel 1974 ma, in osservanza alla teoria dell'oscurita`, non venne pubblicato che nel 1978. Presentato come un esperimento di organizzazione fonetica del suono, e` in effetti un capolavoro della manipolazione di sorgenti sonore multiple, pervaso da un senso opprimente di tragedie incombente.
Esemplare in tal senso e` l'opprimente melodia per tastiere e fiati che apre Edweena su un fitto tappeto tribale. L'atmosfera e` cupa, le percussioni vorticano ipnotiche, dai filtri escono voci deformi, malate. Un muro di tastiere minimali si scioglie per un attimo in una melodia paradisiaca del synth, prima che il farnetico degli appestati ritorni; e nell'alternarsi di canti celestiali, di catastrofi wagneriane, di orde sub-umane e di filastrocche senza senso, pare di assistere al continuo rivolgersi di una nebulosa vivente, che inghiotta materia animale, umana e soprannaturale.
The Making Of A Soul: il sax barrisce su un ritmo da palude equatoriale; il solito piano sentimentale distende la sua melodia romantica e la solita, malinconica voce gracchiante, avvolta nel velo dei sintetizzatori, blatera il suo flusso di coscienza; stacchetti pubblicitari, un ritmo ballabile per strumenti-giocattolo; un canto ubriaco viene polverizzato nel caos totale; un baritono elegante e un coro sub-umano intonano sinistri sortilegi.
Ship's Agoing Down e` un concitato radiogramma dell'assurdo, recitato da attori stralunati al baraccone della fiera, un vociare macabro di sciagurati alla deriva, salutato da un'atmosera apocalittica di melodie sintetizzate e ghirigori-nonsense di sax, un capolavoro di montaggio drammatico delle voci. Never Known Question doppia il motivetto orecchiabile delle tastiere con un coro meccanico; la tipica voce gracchiante narra la propria patetica storia in un crescendo che porta ad un sinfonismo epico da kolossal storico. La musica trabocca, amebica, dilaga in tutte le direzioni del tempo (primitivismo, trobadorato, rinascimento, romanticismo, modernismo) e dello spazio (Africa, Estremo Oriente, Arabia, India, America Latina, paesi slavi). Ogni trucco finisce per approssimare meglio la loro visione tetra e nichilista della condizione umana.
Il trattamento del parlato, il pianismo notturno e confidenziale, la magniloquenza malinconica delle tastiere elettroniche e gli interventi asettici del sax conferiscono al suono un agghiacciante senso di solitudine; solitudine che scaturisce dal doppio confronto con il cosmo (le atmosfere celestiali) e con quella moltitudine spaventosa che si affanna in sottofondo. La musica "oscura" e` una musica della disperazione, del dolore, dell'impotenza; la drammatica allusione a un destino orrendo che incombe sull'umanita`.
Su un piano piu` diretto, invece, i Residents si pongono come obiettivo quello di creare una mitologia da cartone animato e di metterla in scena secondo i codici della morality play medievale. L'universo immaginario che vi viene rappresentato finisce per valere come riflessione sul mondo reale.

Nel 1978 vengono pubblicati ben tre dischi dei Residents, contenenti per lo piu` vecchio materiale restaurato. Si assiste comunque a una svolta: l'abbandono dei moduli del flusso di coscienza, dell'estenuante ipnotico aggrovigliarsi dei suoni, a favore di una struttura musicale piu` vicina alla canzone della New Wave. Nascono cosi` i pezzi brevi di Duck Stab (Ralph, 1978), originariamente un EP ma poi esteso ad album, e Fingerprince (Ralph, 1976 - Torso, 1988), il primo album su cui compare il sintetizzatore (destinato a diventare uno dei loro strumenti prediletti).

Il balletto futurista Six Things To A Cycle (su Fingerprince) racconta la mutazione subita dall'uomo per adattarsi all'ambiente che ha creato. Il primo quadretto e` descritto da ritmi primitivi, che evocano foreste, paludi e cerimoniali: e` una sagra pantagruelica delle percussioni. Poi vengono le macchine, e le percussioni si fanno metalliche e regolari, a scimmiottare i grotteschi movimenti degli umani-androidi: un minimalsmo di voci e di fiati segnala l'ncubo tecnologico divenuto realta` quotidiana. Il finale e` una nenia orientale per archi, che dovrebbe celebrare il nuovo essere ma sembra piuttosto un requiem in memoria del predecessore. Il carattere piu` insolito della suite e` che si rifa quasi esclusivamente agli strumenti a percussione.

Le canzoni dei Residents conservano il fascino del suono "oscuro", il lavoro sui timbri e sulla fonetica, gli arrangiamenti bislacchi e i testi idioti: la danza robotica di God Song, la marcia grottesca di Tourniquet Of Roses, la filastrocca paranoica di Constantinople, l'horror futurista di Sinister Exaggerator, l'idiot-song alla Zappa Semolina, lo sketch espressionista Weight-Lifting Lulu, la musica industriale di Birthday Boy, la ballata funerea di Electrocutioner costituiscono un canzoniere del nonsense degno del cabaret elettronico del vecchio underground. Kitsch, musica classica, folk orientale, colonne sonore, commercial televisivi... tutto viene macinato e ridotto a poltiglia informe.

Third Reich And Roll (Ralph, 1975) contiene due collage, uno per facciata. Ciascuno e` una vertiginosa carrellata sugli hit degli anni '60, incollati uno dietro l'altro e manipolati "foneticamente". L'album costituisce l'approdo radicale della sperimentazione dei primi due dischi e il manifesto estremo della loro processo postmoderno di riciclo della musica di consumo.
Il continuum musicale delle due suite viviseziona e interpreta dieci anni di stili, di generi, di mode. L'opera puo` anche essere interpretata come musica da camera per studio di registrazione, sostituendo le note con il repertorio rock alla base del processo di composizione. La piovra sonora che ne risulta e` tutt'altro che piacevole all'ascolto: niente piu` che un cumulo di rifiuti maleodoranti, un cimitero di carogne, un Frankenstein-rock composto con chirugica ferocia.
Anche il melodramma Walter Westinghouse si svolge all'insegna dei loro esperimenti timbrici e atonali.

Eskimo (Ralph, 1979 - East Side Digital, 1987) e` un album di musique concrete dedicato alla civilta` esquimese, che, secondo le teorie di Senada, ha goduto per millenni il clima ideale, quello polare. Il disco contiene sei storie, ciascuna dedicata a un aspetto della vita degli esquimesi. E' soprattutto un commosso tributo alle civilta` primitive, un documentario sonoro sulle culture ancora incontaminate dal progresso.
Spingendo al limite estremo una tecnica gia` utilizzata nelle opere precedenti per il teatro, la musica evoca scene e scenari, e` una colonna sonora che non ha bisogno del film. The Walrus Hunt e The Festival Of Death (soprattutto la seconda) sono le scene piu` potenti, pantomime espressioniste con sottofondo elettronico alla Stockhausen, vocalismi corali androidi, percussioni sparse e talvolta tribali, ovvero un vasto panorama di effetti sonori che riproduce i suoni naturali. L'arida esistenza del popolo delle nevi, simbolo di quella solitudine cosmica disegnata nelle prime opere, viene evocata rendendo musicalmente la desolazione del paesaggio artico, gli uomini imbacuccati che si muovono a onde sul ghiaccio, il suono dei corni che si propaga nelle pianure deserte, il mugolio dei cani, le bufere implacabili, i canti propiziatori, i sortilegi contro gli spiriti. I dialoghi si svolgono a monosillabi, meccanici, e proprio poche vocali intermittenti, pronunciate con voce gutturale e straniata su un ritmo di tintinni orientali, sorreggono l'apoteosi finale, la fine della lunga notte artica.
Nel complesso Eskimo, opera antropologica, seconda soltanto alla "Sinfonia Antartica" di Vaughan Williams, apre alla musica d'ambiente (in questo caso artica) di Eno, allontanandosi dal collage sociologico di stampo zappiano.

Diskomo (1980) e` una versione "disco" di Eskimo suonata con strumenti-giocattolo, una sorta di remix per asili.

Commercial Album (july 1980 - Ralph, 1980 - Cryptic, 2004), un insieme di quaranta sketch pubblicitari artificiali della durata di un minuto ciascuno, costituisce invece il piu` serio studio sulla "commercial music" che sia mai stato tentato. L'iper-realismo dei Residents compone un altro monumento al quotidiano, ma rispetto ai primi lavori qui le particelle infinitesimali sono isolate, non incastonate l'una dentro l'altra. Il meglio dal punto di vista musicale si trova nelle buffe arie da cabaret d'altri tempi (Medicine Man, Loss Of Innocence, La La, Margaret Freeman), nei quadretti esotici (Amber, Japanese Watercolor, Love Leaks Out) e nelle visioni androidi (End Of Home, Red River, Moisture).

Se gli anni '70 erano stati per i Residents il decennio delle grandi opere a tema, in retrospettiva gli anni '80 sono stati soprattutto gli anni della Trilogia delle Talpe, la lunga saga che li ha tenuti impegnati dal 1981 al 1985.
L'opera piu` ambiziosa della loro carriera e` lo "spettacolo della talpa," una pantomima off-off che si basa sulla storia raccontata su tre album-concept (Mark Of The Mole, Tune Of The Two Cities, Big Bubble, con gli intermezzi raccolti in Intermission); sorta di allegoria animalesca sulla alienazione nella societa` moderna, imbevuta di Orwell ("Animal Farm") e di Chaplin ("Modern Times"). I due popoli che si confrontano parlano due lingue "musicali" diverse: gli uni un rock abrasivo e industriale alla Pere Ubu, gli altri un rilassato cocktail jazz.
Lo spirito e` quello di una grandeur da Disneyland. Sulla solita colonna sonora fatta di melodie poliritmiche, totalmente stravolte dai filtri e dai rumori, i Residents imbastiscono una recita piuttosto inintelleggibile, con molto espressionismo tedesco e qualche intermezzo futurista. Perfetta colonna sonora per un film futurista dei primi sovietici, tutta impostato sulla coralita` delle masse e sulle "attrazioni" sonore, l'opera si svolge in un'atmosfera cupa e drammatica, oppressa da ritmi meccanici, da trenodie marziali e da un desolante senso di catastrofe imminente. La musica fa ampio uso di fasce sonore distorte alla Stockhausen, continuum alla Ligeti, cluster pianistici, disturbi radio, bolle elettroniche alla Subotnick.
Questi show costituiscono l'esperienza piu` radicale, nel bene e nel male, del teatro rock.

Se l'inizio, Mark Of The Mole (Ralph, 1981), soffocava nel tentativo di dipingere visivamente le scene del racconto, risultando irrisolto e pretenzioso, e dimostrando come il rock dei Residents fosse fondamentalmente "leggero", e pertanto inadatto ai climi "wagneriani" di brani robotici come The New Machine, la seconda parte, The Tunes Of Two Cities (january 1982 - Ralph, 1982), con il pretesto di documentare i costumi musicali delle "due citta`", ovvero alternando il cocktail jazz demenziale degli uni alla musica "industriale" degli altri, confermava tanto il talento nel confezionare gag del primo genere (Serenade For Missy, Smack Your Lips) quanto la debolezza di cui sopra nel registro tragico-futurista del secondo genere.

Title In Limbo (1983, con Renaldo And The Loaf) e` un'operetta sullo stile di Duck Stab con gag deliziose come il ragtime d'epoca Shoe Salesman e il mini-balletto giapponese Sailor Song.

Le opere migliori del decennio, The Census Taker (Episode, 1985) e God In Three Persons (Rykodisc, 1988), appartengono proprio al registro "comico".

The Census Taker e` l'ennesima colonna sonora, ma questa volta sotto forma di brevi frammenti melodici (fra i quali svettano The Census Taker, con la tipica marcetta per synth, il concerto per trilli di Secret Seed, la grandiosa parata di Innocence Decayed, il concitato psicodramma di Where Is She),

God In Three Persons e` una fiaba tematica a pannelli sul genere di Eskimo, ma fluidamente orchestrata alla Zappa (la lunga suite Kiss Of Flesh) con tutta una serie di slapstick demode` al limite del kitsch piu` bieco (la danza orientaleggiante Hard And Tenderly, il bebop evanescente di Thing About Them, la marcetta cinese di Their Early Years, la lamentazione nipponica di Loss Of A Loved One, il minimalismo tragico di Confused By What I Felt).

La vocazione per la cover si e` altresi` sbizzarrita intanto su diversi album dedicati al materiale di musicisti celebri, dalle canzoni di Presley a un massiccio programma 16-ennale di revisione dell'opera dei maggiori compositori americani.

Ma la terza parte della Trilogia, Big Bubble (Ralph, 1985), risulta invece uno dei loro lavori piu` sperimentali e lungimiranti, e si annovera fra i lavori piu` innovativi dell'avanguardia vocale di tutti i tempi. Se la concezione della suite e` cervellotica, l'esecuzione e` da capogiro, incalzante, thrilling e piena di sorprese. L'ouverture, Sorry, demenziale e operistica, sprofonda l'ascoltatore in un'atmosfera pesante e violenta, perfidamente sarcastica, che ricorda le opere espressioniste degli anni Venti. L'arrangiamento e` violentemente "industriale", con orchestra e coro sintetizzati. Stabilito l'umore dell'opera, Hop A Little ne stabilisce anche il modo espressivo con una sequenza di gorgheggi acrobatici che usano soltanto versi vocali e rumori di palato, contrappuntati da fendenti elettronici, nella piu` fiera tradizione di avanguardiste come Meredith Monk.
Lo shock viene acuito da Gotta Gotta Get, nel quale il blaterare pre-verbale si fa ancor piu` frenetico e, soprendentemente, espressivo: e` un "discorso", a tutti gli effetti, declamato in una lingua primordiale e universale di accenti, di pause, di concitazioni e di enfasi. Sullo sfondo rimane quella marea di suoni elettronici cupi e violentissimi, a conferire un tono da tragedia apocalittica alle confabulazioni del canto. In Cry For The Fire si librano lamenti altissimi, di grande intensita` drammatica, contrassegnati dalle note marziali del pianoforte e dell'orchestra i quali danno poi luogo a una musica cerimoniale fortemente ritmata. E' anche il tono solenne e impetuoso con cui si apre Die-Stay-Go, che prelude alle mutazioni di registro e all'esplosione di ritmo di Vinegar. Fear For The Future e` una mini-sinfonia puramente strumentale, con il piano a guidare una melodia battuta sui tasti con violenza, come si trattasse di uno strumento a percussione. Kula Bocca Says So e` l'ultima, estrema novelty, caricatura in versione "seria" di tanti hit comici della musica pop.
Il fatto che un lavoro cosi` drammatico abbia in realta` origine da una cultura della parodia dei generi popolari, ovvero sia la quintessenza della sottocultura gnomica dei nostri tempi, aggiunge strati di significato post-moderno a tutta l'operazione.
Non solo e` una delle opere massime dei Residents, ma rimarra` come una delle opere anticipatrici del sound neo- e post-industriale. Al tempo stesso costituisce un trait d'union fra il teatro espressionista, l'arte-performance post-minimalista, l'opera e la musica rock.

Accanto a questa l'altra grande realizzazione "multimediale" dei Residents rimane Whatever Happened To Vileness Fats (Ralph, 1984), originariamente concepita come colonna sonora di un video a lunga durata. Le registrazioni del 1972-76 vennero montate nel 1984 per ricavarne materiale per l'album. Negli ultimi anni i Residents hanno presentato estratti dall'opera in diversi spettacoli, facendo sperare che il progetto possa essere completato. A prescindere dalle qualita` fotografiche e cinematografiche del video, la musica si situa sul fronte piu` "serio" della loro attivita`. Per quanto molti brani si rifacciano ancora al loro melange multi-etnico (come i balletti cerimoniali, ispirati al folk orientale, della title-track e della conclusiva Knife Fight), a dominare e` una forma sofisticata di musica da camera dissonante (Atomic Shopping Carts) che si avvale di cluster, continuum, vocalizzi dilatati e minimalismi assortiti, con forti inflessioni robotico-industriali (Search For The Short Man) in un opprimente clima da "wasteland" post-nucleare. Per lo piu` strumentale, Vileness dimostra come l'arte dei Residents trascenda i trucchi vocali e le trovate comiche. Al genere di vaudeville espressionista che li ha resi celebri Vileness aggiunge infatti poche gag, e fra tutte The Importance Of Evergreen, una musichetta per organetto di strada con contrappunto di campanacci e arpa che trasmuta in un jazzino da cabaret.

I Residents chiudono il decennio componendo una nuova trilogia. Le singole parti, "Buckaroo Blues", "Black Barry" e The King And Eye (Enigma, 1989), vengono questa volta inaugurate sulla scena (nell'estate del 1989 a New York). Si tratta di eventi multimediali a cui partecipano anche ballerini. Ogni parte e` dedicata a un periodo della musica americana: quello rurale dei pionieri bianchi, quello degli schiavi africani e quello moderno. La terza parte, quella che finisce su disco, e` dedicata a rivisitare il mito di Presley. L'insieme viene successivamente battezzato "Cube-E".

Con Freak Show (Official Product, 1991 - Mute, 2007) i Residents confermano questa tendenza, gia` radicata nei documentari sonori dell'"American Composer Series", a scavare come archeologi semiotici nella mitologia americana. Una bizzarra regressione ai tempi delle canzoncine satiriche ispira le musiche da carnevale, da luna park e da circo con cui vengono ritratti questi "mostri", ciascuno immortalato da testi comici.

Dispersivi come pochi, i Residents continuano ad alternare lavori d'importanza capitale per il progresso della musica d'avanguardia a operine scipite come Our Finest Flowers (un collage/remix delle loro canzoni).

Il complesso che piu` di ogni altro ha sfruttato il formato del concept album e che piu` di ogni altro ha saputo fare di un sound amatoriale il proprio marchio di fabbrica, rimane ferocemente geloso della propria identita`, ma e` ormai chiaro che i membri del complesso sono i membri della Cryptic Corporation, e questi sono probabilmente un numero variabile di menti tutt'altro che sprovvedute della musica rock. E' convinzione diffusa che la cellula centrale dei Residents sia composta di due sole menti, e che queste menti siano due personaggi famosi.

Come Frank Zappa la loro forma espressiva primaria e` il collage. Come Frank Zappa i Residents assumono a termini elementari del loro linguaggio forme e modi della musica di consumo. Ma, a differenza di Zappa, i Residents applicano il loro sinfonismo semiotico all'alienazione dell'evo industriale, fondendolo con il teatro didascalico di Brecht e con la sotto-cultura dei film di fantascienza.

The 1990s have mostly been a disappointing decade for the Residents. Their discography grew steadily but hardly made any (qualitative) difference. Gingerbread Man (East Side Digital, 1994) is an interactive CDROM and is again a portrait of funny/macabre characters. Hunters: The World of Predators and Prey (Milan, 1995) is a soundtrack they composed for a tv series. Have a Bad Day (East Side Digital, 1996) is the soundtrack of a CDROM they created as a videogame.

Our Tired, Our Poor, Our Huddled Masses (Rykodisc, 1997) is a double-disc anthology of the entire career, but it focuses on singles and songs, instead of the more valuable extended compositions.

Wormwood(Ralph, 1998), presented live as Roadworms(Ralph, 2000), takes on the Bible. It is the first real album since 1991, but it prefers the conventional song format. The Residents were something else.

Icky Flix (East Side Digital, 2001) is a DVD that compiles a number of the Residents' futuristic videos. In many ways, the Residents' videos compete with their music in terms of creativity.

Demons Dance Alone (ESD, 2002) is a collection of "pop" songs in the vein of their old Duck Stab, but drenched in a melancholy feeling that reflects the months in which it was composed (after the September 11 terrorist attacks). Ghost Child, Honey Bear, The Car Thief are unusually moving. The Residents are as normal as possible in the power-pop of Make Me Moo and in the lounge jazz of My Brother Paul. Their eccentric songwriting is successfully unleashed only in Thundering Skies, Tortured and Sleepwalker.

WB: RMX (Cryptic, 2004) is a silly remix of the first demo the Residents dispatched to a major label (which returned them to the "residents", thus the band's name).

(Translation by/ Tradotto da Franco Forni)

Gli anni 90 dei Residents sono stati per lo più deludenti. La loro discografia è cresciuta costantemente ma ben di rado ha arricchito qualitativamente il loro repertorio. Gingerbread Man (East Side Digital, 1994) è un CD-ROM interattivo che presenta ancora una volta dei personaggi grotteschi. Hunters: The World of Predators and Prey (Milan, 1995) è la colonna sonora da loro composta per una serie televisiva. Have A Bad Day (East Side Digital, 1996) invece contiene la musica di un CD-ROM videogame da loro creato.

Our Tired, Our Poor, Our Huddled Masses (Rykodisc, 1997) è un'antologia su due dischi che copre tutta la loro carriera, focalizzando però l'attenzione sui singoli e le canzoni invece che sui loro più significativi brani in formato libero.

Wormwood (Ralph, 1998), presentato dal vivo in Roadworms (Ralph, 2000), è un concept che trae sarcasticamente spunto da alcune delle narrazioni più inquietanti presenti nella Bibbia. E' il primo vero album dal 1991 ma i brani sono sviluppati nel formato canzone convenzionale. I veri Residents non sono questi.

Il DVD Icky Flix (East Side Digital, 2001) presenta dei videoclip futuristici dei Residents che, quanto a creatività, possono ben competere con le loro musiche.

Demons Dance Alone (ESD, 2002) è una collezione di canzoni "pop" sullo stile del vecchio Duck Stab, ma intrisa di una malinconia che riflette il sentimento del periodo in cui i brani sono stati composti (dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre). Ghost Child, Honey Bear e The Car Thief risultano addirittura commoventi. Il gruppo suona il più normale possibile nel power-pop di Make Me Moo e nel lounge-jazz di My Brother Paul. Il loro stile eccentrico si esprime con successo solo in Thundering Skies, Tortured e Sleepwalker.

Twelve Days of Brumalia (2004), theoretically created only for the fans who downloaded the songs from the Residents' website, and the live album The Way We Were (2005) were minor eccentricities.

Their identities used to be the least interesting facts about the Residents. It is a bad sign that in 2005 their identities are the main topic of most articles on the Residents. Most likely, Animal Lover (Mute, 2005) is as "mainstream pop" as they will ever go, but it is nonetheless a sign that the times have changed. The more albums they put out like this one, the more likely that their myth will disintegrate. But then maybe this would be consistent with their original ethics.

Tweedles (2006) continued the disappointing streak.

(Translation by/ Tradotto da Nicola Mecca)

Twelve Days of Brumalia (2004), teoricamente creato solo per i fan che avrebbero scaricato le canzoni dal sito web dei Residents, ed il live The Way We Were (2005) furono eccentricità che non meritavano molta attenzione.

La questione della loro identità cominciò ad essere la cosa meno interessante a proposito dei Residents. E’ senz’altro un brutto segno che nel 2005 fu questo l’argomento principale di molti articoli su di loro. Con tutta probabilità, Animal Lover (Mute, 2005) è più "mainstream pop" di ogni altra cosa che faranno, ma questo è comunque un segno del fatto che i tempi sono cambiati. Più album faranno come questo, più si daranno da fare per demolire il loro mito. Ma in fondo sarebbero comunque coerenti rispetto alla loro etica originaria.

 Tweedles (2006) continua la serie di lavori deludenti.

The concept album The Voice of Midnight (2007) was basically an old-fashioned radio play with a soundtrack of avantgarde music. "Talking Light" Presents Randy's Ghost Stories was a DVD of ghost stories with animated graphics and the usual chaotic soundtrack. The double-disc Talking Light Bimbo's (2011) documents a live concert. Coochie Brake (2011) was the first album recorded without lead vocalist "Randy Rose" and yet another concept, this time a mock-autobiographical retelling of their Louisiana origins. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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