Suicide
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Suicide (1977), 9/10
Alan Vega/ Martin Rev (1980), 7/10
A Way Of Life (1988), 6/10
Why Be Blue (1992), 6/10
Martin Rev (1980), 6.5/10
Martin Rev: Clouds Of Glory (1985), 5/10
Alan Vega , 7/10
Alan Vega: Collision Drive, 7/10
Alan Vega: Saturn Strip, 6/10
Alan Vega: Deuce Avenue , 5/10
Alan Vega: Power On to Zero Hour , 4/10
Alan Vega: New Raceion , 4/10
Alan Vega: Dujang Prang , 6/10
Alan Vega: Cubist Blues , 5/10
VVV: Endless , 6/10
Martin Rev: Strangeworld , 6.5/10
Suicide: American Supreme , 6/10
Martin Rev: To Live (2003), 5/10
Alan Vega: Station (2007) , 6.5/10
Links:

The spirit of the "blank generation" took hold of Manhattan when Suicide (101) began spinning their tales of unbearable neurosis. The archetypical duo of keyboards (Martin Rev) and vocals (Alan Vega), they reinvented the line-up of the rock band, with the electronic keyboards replacing rhythm section and lead instrument. Suicide (1977), one of the milestones of the new wave, grafted the infinite modulations of minimalism onto a feverish rockabilly beat, thus coining "psychobilly". Vega's moribund vocals chased ghosts through an urban angst that was a close relative of the Velvet Underground's. Suicide sang about the individual and collective apocalypse, depicting lonely aching souls in a gothic landscape overflowing with fear, paranoia and claustrophobia. The pauses, the reverbs, the monotonous tones, the icy electronics were all functional to bleak visions of the future. Alan Vega Martin Rev (1980) used the same elements to concoct cybernetic ballads for the discos. The electronic shaman Alan Vega (2) continued the futuristic and decadent program of Suicide on albums such as Alan Vega (1980) and Collision Drive (1982) that offer cadaveric angst at infernal pace. Singing in his wavering voice, reminiscent of a Lou Reed devoid of any emotion, over a robotic rockabilly cadence, Vega staged a formidable assault on the rocker's stereotype.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
I Suicide vennero alla ribalta a New York durante gli anni caldi della new wave. Il loro sound riusciva a innestare le modulazioni infinite dei minimalisti su una solida base rockabilly. Il canto spettrale pennellava poi un'angoscia metropolitana che era parente stretta di quella dei Velvet Underground.

I Suicide erano un duo composto dal rocker maledetto Alan Vega, che impersonava la tradizione selvaggia del rockabilly rurale, e dal tastierista allucinato Martin Rev, che impersonava la rivoluzione intellettuale della new wave urbana (in realta` Vega erano uno scultore di luci e Rev suonava free jazz).

Esordirono nel 1971, eseguendo blues apocalittici nelle Gallerie d'Arte di Manhattan, e poco a poco si lasciarono contaminare dal clima di auto-distruzione che regnava nell'intellighenzia di Soho.

Suicide (Red Star, 1977) (riedito con inediti nel 1981) e` l'album della rivelazione, e una delle pietre miliari della new wave. I loro brani sono deliri di suicidi volontari nei labirinti metropolitani, sono esercizi di auto-flagellazione che raggiungono un pathos paranoico attraverso una monolitica catalessi esistenziale. L'esiguo ma martellante tessuto sonoro e` trafitto all'improvviso da urla disperate di uomini fantasmi che sorgono da un nulla amorfo e si avvinghiano alle pareti infinite dei grattacieli, gemiti agghiaccianti che si propagano attraverso effetti d'eco, evocando stati allucinati e preannunciando, bisbigli nelle catacombe, la morte dell'umanita`. La loro opera e` un lamento che procede ad impulsi nei silenzi glaciali delle grandi arterie del traffico cittadino: la tenera, maestosa, commovente litania di Cherie, un intreccio di frasi melodiche ossessive e di tintinni delicati, il tribalismo cosmico di Rocket USA, il sincopato maciullante di Ghost Rider, il rockabilly psicotico di Johnny, i gemiti lascivi di Girl, l'incubo industriale di I Remember, l'angosciato funereo requiem di Che. Il canto cadaverico di Vega, fatto anche di lunghi silenzi, di ansimi, di riverberi, e le gelide pulsazioni di Rev si complementano a vicenda producendo atmosfere d'intensita` quasi religiosa. Conteso fra storie "fatali" e arringhe politiche, il loro canzoniere non concede tregua alla condizione umana.
Frankie Teardrop e` l'incubo per eccellenza, sorta di Sister Ray del duemila, vertigine di ritmo indemoniato a picco nella coscienza atrofizzata del sottoproletariato metropolitano, una luminosa e maniacale proiezione dell'ego su uno schermo buio, una sequenza di suoni che passa dai rumori "concreti" del traffico al tornado di echi e cacofonie del finale, una carica di tritolo detonata al ralenti. La recitazione-suspence di Vega, quasi casual eppure tesa e fremente, fra pause infinite, i rumori del traffico sparsi a casaccio, le urla sconnesse e la sequenza finale di echi e cacofonie, lo rende ancor piu` raccapricciante. E' uno dei brani piu` cupi ed angosciosi dell'intera storia del rock.
I Suicide rappresentano un atteggiamento tipico dei salotti intellettuali di Manhattan al volgere del decennio, quell'andare alla deriva in vortici di emozioni represse, di fitte dolorose nascoste sotto un'apparente imperturbabilita`.
Il gruppo impose, prima dei Devo, il modo "devoluto" di interpretare generi "standard", come appunto il rock and roll, tutto in sordina con l'incedere meccanico pneumatico e con la tensione innaturale di un horror-show.

Il singolo Dream Baby Dream/ Radiation (Ze, 1979) diede la misura della metamorfosi in corso, dalla nevrosi catastrofica alla ballata cibernetica, che si completo` sul secondo album.
A partire da Alan Vega Martin Rev (Ze, 1980 - Restless, 1990) il sound declina sul fronte dell'elettro-rock discotecaro: nenie trascendenti (Touch Me), tribalismi (Mr Ray) danze industriali (Dance) sfruttano cinicamente i ritmi metronomici, le tastiere stranianti di Rev e il canto riverberato di Vega per tramutarsi in canzonette (Sweatheart) e disco music (Diamonds, Shadazz).
Su tutto si staglia l'urbanesimo disperato di Harlem, ultimo grande melodramma elettronico del duo, immerso in un'atmosfera selvaggia ed apocalittica che il canto conversazionale di Vega e i ritmi infernali di Rev sventrano in un crescendo di suspence.

Per il recupero della sperimentazione elettronica teautonica, per la poetica della disumanizzazione e per la formula del duo di canto ed elettronica, i Suicide si possono considerare antesignani di diverse tendenze della new new wave a venire.

Nello stesso anno viene pubblicato il primo disco, per sole tastiere, di Martin Rev (Infidelity, 1980), riedito come Marvel (Daft, 1996) con inediti. Tutti i brani sono eseguiti all'insegna della ripetitivita` fluttuante dei minimalisti e si avvalgono del ritmo sintetizzato tipico dei Suicide, ma il sound trascendente di Mari, l'esotismo lussureggiante di Baby O Baby, la musica concreta di 1986 per campane ed effetti vari, sono pallidi riflessi della nevrosi urbana di un tempo. Gli spunti piu` originali si trovano nella disco music mantrica di Temptations, nella musica cosmico-industriale di Jomo e nel rockabilly cacofonico di Asia fra vortici elettronici e ritmi metallurgici.
Ancor piu` ambigue saranno le ballate atmosferiche di Clouds Of Glory (New Rose, 1985).

Lo sciamano elettronico Alan Vega ha, di fatto, continuato da solo l'elettro-rockabilly di consumo arrangiato in maniera spettrale dei Suicide.
Il primo hit fu Jukebox Baby, tratto da Alan Vega (Ze, 1980), con la caratteristica scansione gelida e singhiozzante del canto, con la robotica e febbricitante cadenza rockabilly, con i toni metallici della chitarra, lievemente riverberati quasi come nel reggae. Questo sarebbe rimasto il suo stile. Vega, come tutti gli "autori" che si rispettino, ha un suo linguaggio espressivo, che plasma di volta in volta a contenuti diversi. E il suo linguaggio rimarra` questo rockabilly futurista e decadente.
Sullo stesso album le interpretazioni smaliziate e gli arrangiamenti surreali di altri due rockabilly, Kung Foo Cowboy e Fireball, nonche' il bluegrass epilettico di Speedway (praticamente un'anteprima dei Gun Club), coronano la sua ricerca di una voce personale. Vega e` un cantautore come Bob Dylan e Neil Young, ma ha bisogno di affidare le sue storie maledette alla nevrastenia del ritmo.
Il lugubre rhythm and blues di Love Cry, a passo di funerale, con il pianoforte e la chitarra che emettono accordi disadorni, e soprattutto il monumentale, terrificante blues di piantagione di Bye Bye Bayou, a ritmo di locomotiva, esaltano il fascino maliardo e pessimista del suo personale revival in chiave futurista.
Il programma di Vega e` la naturale continuazione del progetto Suicide, senza il sottofondo apocalittico dell'elettronica di Rev, ma con la stessa enfasi de-umanizzante e lo stesso genio malato per de-costruire il rock and roll.

Collision Drive (Celluloid, 1982) comincia con un altro classico del suo rockabilly demoniaco, Magdalena 82, un nuovo spaccato di angoscia cadaverica a ritmo infernale. Raver, Rebel Rocker e soprattutto l'heavy metal "sudista" di Outlaw, in chiave ZZ Top,
La sua voce, di vaga ascendenza "Reed-iana" per il freddo, annoiato e metallico incedere (nonchalance piu` cinismo), si impose come una delle piu` caratteristiche degli anni '80, un canto psicotico che accoppiava una flemma ipnotizzante a raffiche corrosive di disperazione in performance psicologiche d'alta classe. Vega si sublima nell'immane Viet Vet (tredici minuti), uno psicodramma alla Jim Morrison che inveisce contro i valori Americani dall'altro di un blues moribondo costellato di rumori e distorsioni di chitarra.

Il terzo album, Saturn Strip (Ze, 1983), impiegando un'orchestrazione di piu` ampio respiro, approda a una fusione di disco music e rockabilly (Video Babe, Saturn Strip) con sovratoni alla Velvet Underground (American Dreamer). L'album lo riconcilia con il pubblico, ma in realta` perde la grinta luciferina che lo aveva contraddistinto.
Ermetico e gotico, il suo stile rimane il piu` autentico discendente dei deliri dei Suicide.

Alan Vega e Martin Rev si riuniscono una prima volta per A Way Of Life (Chapter 22, 1988) (Wax Trax, 1989), e riescono persino a cesellare un inno degno del loro passato, Jukebox Baby 96.

Passano ancora tre anni prima che il duo ritorni con quello che e`, alla fine dei conti, soltanto il quarto album in sedici anni di esistenza: Why Be Blue (Enemy, 1992). Pur senza l'abrasiva violenza dell'esordio, e con qualche caduta nella discomusic, alcuni brani rinverdiscono il minimalismo maniacale (soprattutto Pump It) e l'elettrizzante "talking blues" (la title-track, con fare da imbonitore) dei loro esordi. Divenuti maestri nel comporre (Cheat-Cheat) atmosfere grigie, depresse, fatali, traboccanti di spleen, i Suicide non sfruttano pero` fino in fondo quella dote. Alan Vega conserva doti uniche di "storyteller" nevrotico e ironico, suadente e sibillino (nel girotondo di Last Time), ma si accontenta della parte di intrattenitore da nightclub.

Dopo l'antologia Vega (Celluloid, 1989), la carriera solista di Alan Vega era intanto proseguita con Deuce Avenue (Musidisc, 1990). Accompagnato soltanto da Liz Lamere alle "macchine", Vega ripete testardamente i numeri che l'hanno reso celebre cambiando loro titolo: Be Bop Jive, Deuce Avenue e La La Bola.

Ma Vega era sempre piu` attratto da altre forme artistiche: nel 1990 era uscito il suo primo libro di fotografia, "Deuce Avenue War" e l'anno dopo gli fece seguito un libro di prosa e poesia, "Cripple Nation".

Distratto e demotivato, Vega registra poco e male. Power On to Zero Hour (1991) e New Raceion (1995) sono forse i suoi dischi peggiori.

Ci vogliono due anni prima che esca l'album registrato nel 1994 con Alex Chilton e Ben Vaughn, Cubist Blues (Thirsty Ear, 1996).

Con Dujang Prang (1996) Vega rinasce di colpo. Ha scoperto un sound terrificante e si e` buttato anima e corpo, come un vampiro, sulle sue canzoni. Invece degli strumenti rock, Vega opta interamente per l'elettronica moderna, ma lo fa con lo stesso spirito ribelle delle origini, anzi con uno spirito che e` degno del punk-rock. Hammered, Life Ain't Life, Big Daddy Stat's Livin' On Tron e cosi` via non valgono molto come composizioni, ma l'esecuzione e` micidiale. Quando e` in forma, Vega ha pochi rivali al mondo.

Rev intanto spreca il suo talento registrando un tributo al doo-wop e ai girl-group, See Me Ridin' (ROIR, 1996).

Vega completa la sua rinascita artistica registrando con Ilpo Vaisanen e Mike Vainio dei Pan Sonic due dischi a nome VVV: Endless (Blast First, 1998) e Resurrection River (Mego, 2005).

Per qualche ragione la critica ha sempre ritenuto che i Suicide non dovessero fare un altro album e si e` risentita ogni volta che Vega e Rev hanno violato quel tabu'. Eppure tutto si puo` dire di questo duo fuorche' ci abbiano intasato gli scaffali di dischi. Tutto si puo` dire fuorche' si siano svenduti alle major, come molti loro (ingrati) discepoli stanno facendo.

In realta` non e` cambiato nulla rispetto agli esordi. Oggi come allora i Suicide esprimono tramite il rock elettronico l'angoscia di vivere, l'alienazione e le nevrosi dell'uomo metropolitano. La loro opera rimane fondamentale nella storia del rock per aver insegnato come usare l'elettronica a fini non pittorici e non futuristi, ma interiori.

Surprisingly, Martin Rev's next move was, Strangeworld (Sahko, 2000), a collection of sorrowful ballads.

The duo reunited to make American Supreme (Blast First, 2002), an album that adds techno locomotives, hip-hop beats, turntablist scratching, funky bass, metal guitars and programmed keyboards to their original recipe. There is little here that is as lugubrious as their first album, although the songs were composed after the September 11 terrorist attacks and occasionally make references to it. It is not simply a reunion: this is a new Suicide. They sound different, and they are different. No ghostly rockabilly and no electrical shocks. Instead, a wasteland of syncopated beats and a coiling miasma of distorted sounds, and, planted in the kernel of the machine, a messianic voice in the tradition of Jim Morrison, Lou Reed Nick Cave (most often speaking rather than singing).
The stylistic range is gigantic: techno (Death Machine), digital charleston (Begging for Miracles), house (American Mean), Prince-like funk (Child It's a New World).
The emotional range is likewise far more varied than on old Suicide albums. Mostly, the songs exude a sense of impotence, best expressed in the noir atmosphere of Televised Executions (funk guitar, scratching, reverbed vocals, tribal shuffle), Wrong Decisions (martial organ beat, chirping electronica, pow-wow drums), and Swearing at the Flag (hyper-fast breakbeats, moaning recitation, bubbling electronica),
Occasionally, the ritual turns into despair, as in the cacophonous psychodrama of Dachau Disney Disco (Throbbing Gristle meet the Pop Group). The main disappointment is Vega's voice, hardly the terrifying icon that used to be. Even Billy Idol can do a better imitation of Alan Vega than Vega himself.

Martin Rev's To Live (File 13, 2003) survives the hypnotic cyberpunk rhythms worthy of Billy Idol of To Live before getting lost in the swamps of synth-pop.

(Translation by/ Tradotto da Walter Romano)

A sorpresa, la mossa successiva di Martin Rev fu Strangeworld (2000), una raccolta di strazianti ballate.

Il duo si riunì per American Supreme (2002), che riunisce techno, percussioni hip-pop, improvvisazioni vorticose, bassi funk, chitarre metal e tastiere recuperate al loro uso originario. C’è un che di lugubre che ricorda il loro primo album, anche se le canzoni vennero composte dopo l’11 settembre e a volte si rifanno ad esso. Non è una semplice reunion: questi sono altri Suicide. Sembrano diversi, e sono diversi. Niente rockabilly spettrali e niente shock elettronici. Al loro posto, un deserto di ritmi sincopati e un miasma vorticoso di suoni distorti, e, nel cuore dell’album, una voce messianica nella tradizione di Jim Morrison, Lou Reed e Nick Cave. Lo spettro d’influenze stilistiche è gigantesco: techno (Death Machine), digital charleston (Begging for Miracles), hip hop (Wrong Decisions) house (American Mean), reggae (Damn Rain Damn Train). Le emozioni che suscita sono molto più articolate rispetto all’album precedente. Perlopiù si ha un senso d’impotenza, espresso al meglio nell’atmosfera noir di Televised Executions (funk, scratching) e di Swearing at the Flag (altro vertice). A tratti si trasforma in disperazione, come nel devastante psicodramma di Dachau Disney Disco (in cui i Pere Ubu s’incrociano coi Pop Group). E, almeno una volta, si avverte davvero la sensazione sovrumana di cosa voglia dire essere vivi su questo pianeta in quest’epoca: Child It's a New World.

To Live (2003) di Martin Rev mantiene i ritmi cibernetici degni del Billy Idol di To Live prima di finire nella palude del synth-pop.

Alan Vega's Station (Blast First, 2007) seems to finally reenact the spirit (if not the letter) of the harrowing electronic noise of the first Suicide album. However, that feeling of fear is transposed from the alienated individual to society as a whole, the society of the post-2001 world, a society still traumatized by Al Qaeda's terrorist attacks and George W Bush's invasion of Iraq. The alienated young man has become an alienated adult man as he surveys the collective psyche in Freedom's Smashed, Psychopatha and Devastated. All the songs are between five and seven minutes long, only one shorter and none longer, as if Vega had finally found the perfect format for his music. (Translation by/ Tradotto da Alessandro Capuano)

Station (Blast First, 2007), di Alan Vega, sembra finalmente ricreare lo spirito (se non la lettera) dello straziante rumore elettronico del primo album dei Suicide. Tuttavia quel sentimento di paura è trasposto dall'alienazione del singolo individuo all'intera società, la società del mondo dopo l'11 settembre, ancora traumatizzata dagli attacchi terroristici di Al Qaeda e dall'invasione dell'Iraq di George W. Bush. Il giorvane alienato è diventato un alienato adulto, mentre indaga la psiche collettiva in Freedom's Smashed, Psychopatha e Devastated. Tutti i brani sono lunghi tra i cinque e i dieci minuti, solo uno più corto e nessuno più lungo, come se Vega avesse finalmente trovato il formato perfetto per la sua musica.

What is unique about this music database