The Swans, one of the most significant bands of the 1980s,
initially introduced themselves as
New York's claustrophobic and paranoid alter-ego of Britain's gothic punk,
but were largely the vehicle for Michael Gira's apocalyptic angst,
Filth (1983), featuring two drums (Roli Mosimann and Jonathan Kane)
and two basses,
was the ideal soundtrack for mass suicides or nuclear holocausts.
Gira's agonizing roars echoed against a wall of sound
as brutal as hardcore, as depressed as Joy Division,
as strident as industrial music, as distorted as psychedelic-rock,
as loud as heavy-metal.
The music on Cop (1984) was born at the intersection of
a Kafka tale, a Freud treatise, a black hole,
a medieval exorcism, the first wails of a robot
and the last spasms of a serial killer on the electric chair.
Existential boredom exuded not only from Gira's
(criminal, obscene and blaspheme) lyrics but also from
Roli Mosimann's drumming and Norman Westberg's guitar noise.
Their gothic phase peaked with Young God (1985), a slow, austere,
terrifying journey into Gira's sinister psyche.
The sound of the Swans changed dramatically when keyboardist and vocalist
Jane Jarboe joined them.
The apocalypse began to clear up with Greed (1986) and was replaced by
a new genesis on Holy Money (1986). Gira and Jarboe sculpted
chamber/orchestral arrangements, martial tempos that evoked
esoteric rituals, catacomb-like atmospheres and liturgic/medieval tones.
The new phase peaked with the monumental Children Of God (1987),
a set of stately, majestic lieder that rediscovered Gregorian chanting,
church psalms and folk melodies. The setting ran the gamut from
sparse, oneiric lattices of acoustic sounds to Wagnerian apotheoses, while
the lyrics feigned the biblical vocabulary of sin and redemption.
Although a little unfocused,
Burning World (1989) further dilated the harmony, bringing in
Nicky Skopelitis' guitar, Garo Yellin's cello, Bill Laswell's bass,
Ravi Shankar's sitar and all sorts of percussions.
The angelic and pastoral Jarboe had redeemed Gira the tormented devil.
His Dante-esque descent into hell had ended up in purgatory, if not in heaven.
White Light From The Mouth Of Infinity (1991) was even more medieval
and exotic, its arrangements almost baroque, its melodies quite paradisiac,
its tone mostly magniloquent and frequently ecstatic.
drama and spirituality, the Doors and Popol Vuh
After closing the trilogy of introspection, with the lesser
Love Of Life (1992), Gira penned his most metaphysical work,
The Great Annihilator (1995), virtually a book of allegoric sermons,
as well as his most musically ambitious compositions, the lengthy and complex
Soundtracks For The Blind (1996), which, de facto, represented a
separate (albeit brief) phase of the Swans, one in which Gira's emotions
materialized as abstract soundscapes.
His entire ouvre was basically a paranoid quest for a new form of religious
music. No wonder that so many of his masterpieces sounded like spectral requiems
for his race and his time.
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Il cantante Michael Gira aveva esordito a Los Angeles nei Bpeople,
ma si era poi trasferito a New York (nel 1981) dove aveva formato
i Circus Mort.
L'unico EP (Labor, 1981) di questo gruppo e` ancora succube del disco-punk
dei Bpeople.
Il canto ottenebrato e ringhiante del leader spazia dall'enfasi
epilettica del punk alla depressione dissociata di uno zombie metropolitano,
dal lisergico onirico al vanesio decadente.
A sostenerlo sono il battito violento ed emotivo di Jonathan Kane (collaboratore
di Rhys Chatam e LaMonte Young) e
le figure minimaliste delle tastiere in un timbro strozzato.
Le canzoni dei Circus Mort sono danse macabre in cui si riflette
l'alienazione metropolitana, anche se si esprimono ancora in toni incerti
e spaesati
(l'incalzante galoppo pseudo-raga di Swallow You
la trance/dance alla B52's di Watch The Puppet).
Gira e Kane
formano gli Swans, un quintetto fautore di un
rock brutale e depresso che ha pochi precedenti nella storia del rock:
cupi e debilitati come il dark punk britannico, aggressivi e disperati
come l'hardcore americano, brutali e cacofonici come la musica industriale,
pesanti e fragorosi come l'heavy metal.
La depressione nervosa di Gira fa di Filth (Neutral, 1983)
una specie di colonna sonora per suicidi di massa o olocausti nucleari.
La gia` scarsa musicalita` dei Circus Mort viene ulteriormente "barbarizzata":
il martellare metallico di Stay Here nasce dall'incrocio fra gli incubi
cingolati dei Chrome e i sabba chitarristici dei Sonic Youth;
Blackout e` un reiterato, ossessivo, arrancante trepestio di batteria con
fiondate elettroniche e spasimi nel buio;
Power For Power e Weakling appartengono a una specie di voodoobilly
grottescamente rallentato;
Right Wrong e Thank You sono i funk piu` debilitati e androidi della
storia del genere.
Tutto collassa in Gang, dove la musica "perde giri" fino a stonare e la
voce ripete una nenia inintelleggibile: e` davvero il canto di un suicida negli
ultimi secondi di vita.
Le canzoni di Gira compongono l'affresco apocalittico di un'umanita`
ridotta a ridicoli manichini e privata di emozioni.
Con due bassi e due batterie (Roli Mosimann e Jonathan Kane), piu`
Norman Westberg alla chitarra, l'impeto non puo` che essere dirompente.
E' musica del tedio piu` assoluto, riscattato soltanto da saltuarie danze
"metallurgiche".
L'equilibrio armonico e` precario, tagliato nella poderosa scorza ritmica
dalle scordature metalliche di scuola Branca e da poco piu` (nastri,
dissonanze).
I ruggiti furibondi di Gira si replicano all'infinito sugli sconnessi
pattern ritmici.
Nella cella di clausura da cui delira giungono solo echi deformi della vita.
In un clima angoscioso di terrore si svolgono rituali di
lacerazione e flagellazione morale propiziati da una nevrosi estremamente
degenerata.
Il sound degli Swans viene definito "boom music", nel senso che non fa altro
che ripetere degli assordanti "bum" strumentali sui vocalizzi agonizzanti
del leader. Quel sound e` la colonna sonora piu` potente sul "dolore" fine
a se stesso, ne' mistico ne' catartico, ma soltanto doloroso, e senza speranza
di una cura.
La musica di Cop (K422, 1984), con il solo
Roli Mosimann alla batteria, nasce praticamente all'incrocio fra
un racconto di Kafka, un trattato di Freud, un black hole, gli ultimi rantoli
di un suicida e i primi vagiti di un robot.
Il ritmo si fa ancor piu` funereo, ormai succube della cadenza in 2/2.
Il delirio di Gira e` piu che mai disperatamente sconnesso.
La sua poetica nichilista si concentra sempre piu` sullo stato mentale della
paura ("you degrade yourself when you hide your fear" declama in Thug,
dietro un forte battito quasi dub)
e in definitiva la sua musica non e` altro che un esorcismo del terrore
esistenziale che attanaglia l'uomo solo nella metropoli post-industriale.
A fargli da spalla e` ora soprattutto la
chitarra di Norman Westberg, scatenata in un tour de force di feedback e
distorsioni.
Il complesso esegue musica cingolata, lenta, pesantissima, fragorosa,
che fa pensare ad armate di androidi in marcia, solcata da
urla raccapriccianti (Half Life);
musica futirista cerimoniale per metronomie industriali, dissonanze abrasive
e sciamano rauco (Clay Man);
musica dell'agonia perenne per spasimo anemico di voce e violente
distorsioni di sottofondo (Why Hide).
Musica da camera per esseri subumani.
Gli esperimenti sui poliritmi, sempre piu` tempestosi, reinventano il
concetto di tribale nell'evo post-industriale
(Your Property, un salmo masochista in cui Gira sembra auto-fustigarsi).
Al tempo stesso i brani piu` catatonici (come Cop) spingono la musica
sempre piu` lontano dall'armonia, al confine con la recitazione teatrale,
fredda, inespressiva, anonima, per la quale il suono e` soltanto un
sottofondo di battiti sbiaditi.
Sono cantilene che hanno conservato ben poco di musicale, che soffocano
in un clima insostenibile di suspense.
A volte pare che Gira
ripeta stentoreamente lo stesso verso animalesco senza inflessioni,
A volte pare che esali una preghiera, esterrefatto davanti a una visione
mistica.
A volte pare che mormori le ultime parole prima di spirare.
I testi, a loro volta, sono brevi deliri di turpitudine, come il catalogo di
sevizie di Job (un'ancor piu` lenta "groove").
Gira e` piu` che mai l'anima in pena per eccellenza del rock. Martoriata e
flagellata nel modo piu` atroce, e` scesa in abissi di dolore che mai erano
stati lambiti.
L'EP I Crawled (1985) rallenta ulteriormente la macabra processione.
I Crawled e` uno psicodramma freudiano nella tradizione di
The End (Doors), immerso nel solito scenario
devastato da disordinati colpi metallici mentre la musica rasenta la stasi.
Il rantolo di Gira raggiunge toni di parossismo iper-libidinoso in
Raping A Slave, che li catapulta in un passato di gong cerimoniali.
L'agonia di Gira, ridotta a urlo brado e sferzata da battiti che sembrano
colpi di frusta, assomiglia al delirio di una suora martoriata da desideri
blasfemi e da cilici terribili quando affonda nella catalessi di Young God,
che rimarra` forse il lied piu` terrificante della loro fase "gotica".
Austera, lenta, penetrante, la musica prosegue imperterrita il suo osceno e
tenebroso viaggio nelle viscere della psiche tormentata di Gira.
Le armonie rallentate e distorte inventate dai complessi psichedelici per
rendere sonoramente le sensazioni del "trip" vengono radicalizzate dagli Swans
per rendere le sensazioni della dissociazione mentale e di tutto cio` che ne
consegue. I brani finiscono cosi` per perdere ogni attributo armonico e reggersi
unicamente su colpi casuali delle percussioni, su stilettate soprannaturali
della chitarra e su vocalizzi grottescamente solenni di Gira.
Rimarranno inediti fino alla riedizione su CD del 1999 due brani non meno
potenti: Sealed In SKin, un mantra profondo su un ritmo dilatato e
costellato di dissonanze, e Fool, un alto grido di disperazione su
accordi tragici di pianoforte.
Il singolo Time Is Money (1986) completa il servizio funebre con
un'omelia blasfema e criminale ("you should be violated/ you should be raped").
La sorpresa e` il ritmo: una mitraglia che muta in grottesca danza da discoteca.
Greed (PVC, 1986) porta infatti un raggio di luce nel tunnel buio
della depressione di Gira. Il rinnovamento si chiama
Jane Jarboe, da Atlanta, la nuova compagna del cantante, che suona
il pianoforte e lo accompagna al canto.
E` grazie a lei che il granitico sound degli Swans
si stempera in un sound piu` lirico, ancora gotico e opprimente, ma meno
apocalittico.
E` invece scomparso Roli Mosimann.
Il contrasto e` suggestivo. Da un lato
il "canto" di Gira ha raggiunto l'estremo di sgradevolezza, si e` ridotto
a una voce sinistra che pronuncia versi lugubri con la comunicativita` di un
robot, senza la benche' minima modulazione, e talvolta prolunga l'ultima
sillaba, come nei film di mostri.
Dall'altro l'arrangiamento austero e talvolta sinfonico
(le lugubri frasi d'organo, gli
accordi metallici della chitarra, i battiti sempre piu` contorti
delle percussioni).
La sensazione e` quella di una tetra processione che avanza a passo lento e
solenne fra cori d'oltretomba (Nobody, con il controcanto angosciato
di Jarboe e un pianoforte da film dell'orrore) o di un peccatore che si flagelli
in una cella di un monastero deserto e ripeta agonizzando una formula magica
(Fool).
E` questo l'affresco terribile del loro Heaven, il minimo assoluto
di attori, di eventi, di vita, di emozioni.
Greed vive in questo vuoto armonico, ulteriormente degradato da intermittenti
distorsioni di chitarra: e` soltanto un vocalizzo libero di Jarboe in trance.
Clangori, boati e tonfi di Stupid Child e Money Is Flesh
fanno pensare a una musica "industriale" ridotta ai minimi termini
(ipnotica e gamelan la prima, sinfonica e metallurgica la seconda).
La visione di questo album e` quanto di piu` minimale e atroce sia mai stato
messo in musica.
L'altro album, Holy Money (PVC, 1986), e`
altrettanto pervaso da sinistri rituali e atmosfere catacombali, ma
la musica si sta facendo sempre piu` concettosa, come se si trattasse
di composizioni per esemble da camera invece che per complesso rock.
Al tempo stesso i deliri osceni di Gira sono diventate confessioni
psicanalitiche che raccontano un'anima devastata da claustrofobia e
solitudine, un collasso nervoso che si spegne in una vertigine eroinomane.
La catalessi di Another You e` diventata un coacervo di suoni liberi,
sempre collegati in maniera geometrica ma solcati anche da
un suono atmosferico che pare di tromba.
A continuare la saga di Time Is Money sono
A Screw, hip-hop lascivo e sadomaso, con un maniacale
incedere all'incrocio fra
We Will Rock You dei Queen e un pow-wow pellerossa,
e la fanfara quasi ska, ma non meno robotica, di
Money Is Flesh (seconda versione).
Gli altri due pilastri del disco appartengono al versante liediristico di
Gira. A Hanging
e` l'ennesima una preghiera ripetuta fino alla nausea nel solito tono
catatonico con il solito accompagnamento di pochi violenti battiti, ma
questa volta e` contrappuntata da un lamento corale di dannati.
Fool (seconda versione) e ' un alto canto di dannato su
ritmo pesantissimo e cupi rintocchi di pianoforte.
Sono lied espressionisti, al limite del Grand Guignol, che non ammettono
cedimenti emotivi e che inneggiano ad un inferno senza possibilita`
di redenzione.
Il loro precedente naturale e` il capolavoro degli Stooges, I Will Fall,
debitamente vampirizzato e meccanicizzato.
Sono visioni allucinate, raccapriccianti, di una potenza wagneriana.
Sono pantomime agghiaccianti, recitate da un cast di psicopatici.
La musica e` ormai la quintessenza del concetto di cadenza "marziale".
L'invenzione melodica, che non e` mai stata il forte di Gira, e` un puro
diversivo.
Gira e Jarboe si prendono poi una vacanza intellettuale negli Skins, con uno
stuolo di musicisti non rock che li accompagnano al violino,
alla viola, all'oboe, al pianoforte, ai campanelli.
Tanto l'EP
Blood Women And Roses (Product Inc, 1987), accreditato a Jarboe, quanto
l'EP Shame Humility Revenge (Product Inc, 1988), accreditato a Gira,
antologizzati su World Of Skin (Product Inc,
1988), sono in realta` dominati dalle ballate folk d'avanguardia di Jarboe.
Le atmosfere ipnotiche, catalettiche e rarefatte, intrise di un profondo
misticismo, di Everything At Once e Nothing Without You rimandano
all'Hosianna Mantra dei Popol Vuh, ai combo pan-etnici e spirituali
dell'era hippie e alle litanie orientali. Gli accompagnatori
contribuiscono a cesellare strumentali soprannaturali come Cold Bed.
Il soprano delicato e duttile di Jarboe, che chiude il phrasing passionale
delle urlatrici spiritual in un gelido, marmoreo solfeggio d'opera, si tende
come un arco nelle ardue meditazioni di Still A Child (quasi a cappella),
Blood On Your Hands (scandita soltanto da tamburo e clapping),
1000 Years e My Own Hands,
quasi sempre arrangiate in modo spettrale;
o si libra in epici cori da marcia biblica (24 Hours) o ancora
bisbiglia lontanissima (Red Rose).
I lied di Gira mantengono invece la truce essenzialita` che gli e` ormai
caratteristica,
fino al semplice recitato catacombale di Breathing Water e Centre Of
Your Heart e ai sovratoni mantrici di Small Sacrifice.
Per Gira e` un approdo in clamorosa contraddizione con tutto l'assunto della
sua opera, ma e` forse anche il capolavoro tanto testardamente cercato.
Il rock espressionista da camera che Gira e Jarboe andavano teorizzando trova
compiuta forma sul monumentale Children Of God (Caroline, 1987).
(suonato da Gira alle tastiere e chitarre, Westberg alle chitarre,
Jarboe alle tastiere, Algis Kizys al basso e Theodore Parsons alla batteria),
Il disco recupera tanto la melodia, per quanto "straniata" e tesa ai limiti
emotivi, quanto l'emozione, per quanto stravolta da eccessi di
superominismo "Nietzsche-ano".
L'alter ego animalesco di Gira continua a imperversare nelle sceneggiate
gotiche di New Mind e Our Love Lies, rese nel suo
caratteristico registro basso, solenne e monocorde, e gli
ultimi ritmi "metallurgici" e gli ultimi deliri
allucinogeni si trovano in Like A Drug e nel ballabile Blind Love.
Ma
il sound pacato e acustico degli Skin, ovvero di Jarboe, permea
le tenere ballate di In My Garden, Blood
And Honey, Blackmail, You're Not Real e Real Love,
spesso al limite della ninnananna incantata. Il folk di Jarboe pennella
atmosfere esotiche e medievali
(soprattutto le prime tre, cantate dal soprano "gregoriano" di Jarboe su
accompagnamenti delicati, spartani, onirici).
Le due personalita` si fondono nel coralismo apocalittico da kolossal storico di
Beautiful Child e nell'inno quasi hare krishna di Children Of The
God.
A dominare il disco e` il vocabolario biblico del peccato e della redenzione.
Il complesso e` ora un quintetto che gravita attorno al trio di Gira (canto e
tastiere), Westberg (chitarra) e Jarboe (canto, pianoforte e chitarra
acustica).
Gira e Jarboe si atteggiano a sacerdoti di un nuovo credo spiritual-musicale in
intenso e contrito raccoglimento.
Per Burning World (MCA, 1989)
il trio gi Gira, Jarboe e Westberg
si arricchisce della chitarra di Nicky Skopelitis, del
violoncello di Garo Yellin, del basso di Bill Laswell, del sitar di Ravi
Shankar e di percussionisti orientali.
Il disco continua la progressione di Gira verso un'armonia piu` "musicale"
e verso uno spirito sempre meno tenebrosamente industriale e sempre piu`
misticamente hippie. Fanno cosi` capolino elementi
di country della prateria
(Saved, See No More), di canto gregoriano (Monnalisa),
di danze pellerossa (Jane Mary),
di ballata folk (Universal Emptiness e soprattutto
The River That Runs With Love).
E` comunque Jarboe a coronare il disco, con il lied-spiritual
I Remember Who You Are, che sfrutta le corde piu` struggenti del suo
soprano.
Negli anni '90 Gira trova finalmente la comprensione della critica e
di parte del pubblico. La sua musica viene rivalutata come antecedente dei
gruppi di "noise-rock" e "industriali" in genere. In realta' Gira e' stato
redento dall'angelica e pastorale Jarboe, e il suo nuovo corso merita il
massimo rispetto: non solo non e' sceso ad alcun compromesso con il business
discografico, non solo non e' andato incontro alla musica di moda, ma e' anzi
scappato quando la musica di moda incominciava ad andargli incontro.
Adesso e' di nuovo dieci anni avanti al resto della scena rock con i dischi
eterei e amorfi dell'ultimo periodo, nei quali la brutalita' delle origini
ha ceduto il posto a una non meno angosciata e intensa metafisica della
degradazione morale.
In compagnia di Jarboe ha inventato un folk del Medioevo prossimo venturo,
cantato con un cupo registro da basso (un peggiorativo di Peter Murphy);
dedicato ai temi del potere, del sesso e del denaro, e a quello della
volgarita' che ne e' al tempo stesso premessa e conseguenza (che talvolta
vengono sceneggiati con una potenza tragica degna del teatro shakespeariano);
e arrangiato con strumentazioni degne della musica da camera nelle quali si
infiltrano pero' improvvise detonazioni elettroniche.
Ten Songs For Another World (Young God, 1990) di The World Of Skin, il progetto
laterale di Gira e Jarboe, e' diviso in parti eguali fra i due protagonisti.
Da un lato ci sono gli eterei esperimenti di vocalismo esoterico della seconda,
ballate languide e senza tempo che hanno il pregio di dire tutto senza dire
nulla (Dream Dream, Black Eyed Dog).
Dall'altro ci sono i tetri melodrammi di lui, immersi in climi parossistici
(I'll Go There, Take Me Home e You'll Never Forget).
La dizione gelida e ultraterrena di Gira (vedi Please Remember Me,
The Child's Right) conquista di disco in disco valenze sempre piu'
perdutamente nostalgiche, sempre piu' dolorosamente pietose, e, naturalmente,
toni sempre piu' biblici.
Gira, questo Cristo redento da Maddalena-Jarboe non sta andando al Calvario, sta
scendendo dalla croce. Sta tornando fra la gente a predicare il riscatto dal
dolore, la resurrezione non come vita eterna ma come immunita' contro la
sofferenza. L'album sembra in realta' il
successore diretto di Burning World, piu' che dei primi due album degli Skin.
Gli Swans veri e propri ritornano invece con White Light From The
Mouth Of Infinity (Young God, 1991), album doppio a cui hanno partecipato ben nove
musicisti (fra cui Anton Fier e Nicky Skopelitis, Norman Westberg, ovvero il
chitarrista originale degli Swans, la bassista Jenny Wade e il batterista
Vincent Signorelli) conferendo a molte di queste ballate una
magniloquenza orchestrale. L'opera, lontanissima dagli schemi
monolitici del passato, e immersa invece in lussureggianti armonie
celestiali, e' un altro dei capolavori di Gira (e' innanzitutto un
suo album solista, in quanto il ruolo di Jarboe e' limitato ai cori).
Melodie e arrangiamenti sono i piu' superbi della sua carriera:
Better Than You ha lo spirito dei saltarelli delle fiere medievali
e al tempo stesso passi di danza orientale; Power And Sacrifice e'
segnata da un funereo galoppo di batteria e da un ipnotico raga chitarristico,
nonche' da cori di un'intensita' soprannaturale;
Song For The Sun e' un country marziale il cui crescendo risuona prima di
epici jingle-jangle da cornamusa e poi di accordi d'organo da campane a festa.
Sono tre delle ballate piu' potenti che Gira abbia mai scritto.
Tutto e' immerso in un clima magico, irreale, onirico, in un mondo di sogno.
E il contrappunto dei cori di Jarboe e' fondamentale per trasportare
l'ascoltatore in quel mondo, dove le fredde, cavernose parole di Gira
risuonano di echi metafisici.
(Jarboe riaffiora soltanto per Song For Dead Time, una delle sue
ballate-bisbiglio, e l'angosciata When She Breathes, cantata quasi alla
Sinead O'Connor).
Ma all'altro estremo dello spettro emotivo regna un'atmosfera angosciata,
di nullita', di disfatta, di inferno morale: rintocchi funerei accompagnano la
parabola di Failure, un carillon sinistro s'insinua nel sermone di
The Most Unfortunate Lie e soprattutto Gira imita il piu' tenebroso Jim
Morrison nell'apocalittica You Know Nothing, come lui maestro nel creare
tensione drammatica.
Sono spesso allegorie senza tempo di peccato e desiderio.
La sua arte di trascendenza spirituale, di dannazione eterna,
di ambiguita' morale tocca qui un vertice di lucidissima follia.
E' un'arte di dubbi esistenziali irrisolti, ma anche di amnesie arcaiche,
di magie primordiali:
nell'esultanza paradisiaca di Why Are We Alive Gira confessa,
in un tono narcotico, talmente dimesso da sembrare moribondo, o in trance
buddista: "I can't remember/ why we're alive".
Ascoltare la predica delirante alla Nick Cave di Love Will Save You, in un
altro tripudio angelico di tastiere e cori, che Gira conclude con i versi:
"Love may save all you people/ but it will never ever save me."
Love Of Life (Young God, 1992)
e` un album ancor piu' solista (il
contributo di Jarboe e' limitato a She Cries For Spiders) che conferma
la transizione in corso. La musica e' infatti piu' veemente e aggressiva, piu'
ritmata e orchestrale, e fa frequente uso di campioni di conversazione o
recitazione (dal dialogo di Her alla poesia recitata da un bambino nella
quadriglia apocalittica di Identity).
In sermoni reboanti e dirompenti, come quello della ouverture e
title-track, si avverte piu' che mai la parentela con Cave; ma Gira indulge in
arrangiamenti sinfonici, in poliritmi frastornanti, in cori angelico-infernali,
che liberano tutte le forze primordiali della sua arte di suggestione.
E' in questa forma di ballata solenne e fatalista, nella magniloquenza di
queste visioni soprannaturali, nella nobilta' arcaica di queste filastrocche,
nei rintocchi epici dei loro ritornelli, che Gira trova la sua vera vocazione;
e The Sound Of Freedom ne' e' un esempio perfetto.
Menestrello glaciale di un'era futuribile, Gira si lascia trasportare dal raga
di Amnesia in un gioco di associazioni mentali, per spronfondare poi nelle
deliranti liturgie "nere" di In The Eyes Of Nature.
I dischi di Gira, in effetti, assomigliano sempre piu' a messe officiate da un
sacerdote-androide.
Molti brani sono dedicati ai traumi della sua infanzia, a partire dal
sogno di The Golden Boy That Was Swallowed By The Sea, "raccontato" in un
registro bassissimo, freddo e calmo, suadente e fiabesco, e contrappuntato da
frasi e tonfi che hanno la presa emotiva di uno stormo di campane a morto.
Un dolore terribile sottende i mille sfarzosi travestimenti della sua arte:
"Every breath is drunk with tears" recita il bambino di Identity...
A quella Bibbia apocrifa di Children Of God, il suo proclama religioso,
ha fatto pertanto seguito una trilogia intimista, aperta da Burning World,
continuata da White Light e chiusa da Love Of Life.
Nel frattempo e' venuta alla luce la vera storia della sua infanzia,
che Gira aveva sempre attentamente evitato di rivelare. Cresciuto a Los Angeles
praticamente senza famiglia, passo' gran parte della sua infanzia in istituti di
correzione per vandalismi, furti e aggressioni. Drogato fin da piccolissimo,
a dodici anni era talmente dipendente dall'LSD da averne bisogno tutti i giorni.
A tredici anni venne obbligato a trasferirsi dal padre, in una cittadina
dell'Indiana. Fuggi' di casa e alla fine approdo' a Los Angeles, dove inizio'
a suonare. In quella terribile infanzia affondano le loro radici tutte le sue
canzoni.
Die Tur Ist Zu (World Service, 1996) e` una raccolta di sette lunghe
tracce improvvisate dal vivo.
Presentato come il testamento finale del gruppo (ovvero di Gira e Jarboe),
l'album-colossal Soundtracks For The Blind (Young God, 1996)
e` semplicemente un eterogeneo ammasso di materiale da liquidare prima che
invecchi, una catasta un po' casuale di campionamenti, suoni trovati,
esperimenti sul suono, orchestrazioni artificiali, liriche dell'occulto,
uno zibaldone di incompiuti e imperfetti.
Larry Mullins alle percussioni e al vibrafono (membro di un'orchestra sinfonica
e session-man per Iggy Pop), Vudi (degli American Music Club) alle chitarre e
Joe Goldring (dei Toiling Midgets) al basso compongono comunque una delle
formazioni piu` agguerrite della carriera di Gira.
L'album e` di fatto un album solista di Gira. Il contributo di Jarboe e`
limitato alle parti vocali. Sono di Gira i testi che contano e sono di Gira
tutti gli arrangiamenti; e gli arrangiamenti costituiscono gran parte del
senso di questo disco.
La chiave per decifrare il disco si trova forse nei brevi acquerelli metafisici
sparsi a casaccio, come Red Velvet Corridor e Live Through Me,
che si limitano a deformare e agitare suoni senza volto, fino a farli
sembrare grida disperate di dannati che tentano di parlarci dall'aldila`.
Sono prove generali per le composizioni maggiori, che vivono della stessa
ansia di incomunicabilita`.
In questo disco Gira si rivela innanzi tutto come un ambizioso musicista
d'avanguardia, un illusionista del suono che in I Was A Prisoner In Your Skull
seppellisce un'orchestra sinfonica che accorda gli strumenti e galassie che si
scambiano segnali infrarossi. E` musica da incubo psicanalitico, che sfocia in
un crescendo assordante di batteria. Gira nuota in un mare di musica elettronica
che si estende dalle spiagge di Karlheinz Stockhausen ai maelstrom di Klaus
Schulze agli iceberg di Foetus.
Cio` nonostante, alla fin fine Gira resta soprattutto un magistrale architetto
di requiem spettrali. Il capolavoro e` cosi` Helpless Child (sedici minuti),
dalla cui nebulosa di suoni elettronici emerge un colloquiale dimesso, scandito
dai rintocchi squillanti della chitarra; il parlato muta in un canto appena
bisbigliato, come in punto di morte, mentre tutt'attorno esplodono frastuoni
caotici, e poco a poco il cerimoniale diventa un'orgia infernale, fra
l'incalzare delle percussioni, i riverberi delle schitarrate sempre piu` forti,
gli accordi solenni dell'organo gospel, le botte marziali di piatti e tam-tam...
Invece che accumulare suoni per costruire un'armonia ad effetto, Gira li dispone
in progressione ordinata per costruire un'atmosfera d'effetto.
Gira si diverte a disseminare le composizioni di segni criptici, come la bambina
che gioca nei tenebrosi gorghi di elettronica e voci di Beautiful Days, che
affiora dagli abissi oceanici delle tastiere.
Animus (undici minuti) canticchia la sua serenata "maudit" con il tono di
un rilassato intrattenitore di night club, accompagnato soltanto dai
rintocchi ipnotici della chitarra e dagli accordi onirici del vibrafono, finche'
non viene devastato da violente distorsioni di elettronica. Alla fine rimane
soltanto il drone alieno.
Il lato di rame fa leva attorno al mantra di Sound (tredici minuti),
che inizia con un tintinnio intenso e lentissimo, straripante spiritualita`, e
che, nella piu` pura tradizione psichedelica, prende quota con una progressione
travolgente di distorsioni lancinanti della chitarra, di accordi celestiali
delle tastiere e di battiti marziali della batteria, per spegnersi di nuovo in
uno dei suoi desolati requiem.
Nella preghiera accorata di Final Sac (dieci minuti), messi da parte per
l'occasione i trucchi di studio, Gira diluisce la sua arte melodrammatica al
punto che sembra di ascoltare la coda di una canzone di Nick Cave o di Jim
Morrison, rallentata,
e prolungata, all'infinito. Le sue parole si spengono in un silenzio vellutato
di echi del vibrafono e di vampate dei piatti.
Le composizioni maggiori sono "storie" allegoriche in cui Gira presumibilmente
racconta la sua versione della dannazione umana.
Qualche altro pezzo surreale, al limite della musique concrete
(Her Mouth Is Filled With Honey, prelude alla sinfonia piu` radicale,
I Love You This Much
Jarboe fa poco o nulla: in Volcano blatera come Bjork su uno sgangherato
sottofondo techno; recita alla Nico la trenodia masochista di YRP, in
un'atmosfera satura di suspence.
Gira ha avuto il coraggio di suggellare il progetto Swans con un disco in
cui ha immesso tutto cio` che non aveva mai avuto il coraggio di rendere
pubblico. Il Gira nudo di queste "colonne sonore" e` un uomo carico di peccati
e conscio della sua irrevocabile condanna.
L'opera non potrebbe essere piu` sfocata, ma, quando riesce a mettere a fuoco
l'obiettivo, lambisce vertici di reale grandeur esistenziale.
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