Tackhead & Mark Stewart

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Mark Stewart: Jerusalem , 6/10
Mark Stewart: Learning To Cope With Cowardice , 8/10
Mark Stewart: As The Veneer Of Democracy Starts To Fade , 7/10
Keith Leblanc: Major Malfunction , 6/10
Tackhead: Tape Time , 7/10
Mark Stewart: Mark Stewart , 7/10
Keith Leblanc: Stranger Than Fiction , 7/10
Tackhead: Friendly As A Hand Grenade , 8/10
Mark Stewart: Metatron , 5/10
Tackhead: Strange Things , 5/10
Keith Leblanc: Raw , 5/10
Keith Leblanc: Time Traveller , 6/10
Little Axe: The Wolf That House Built , 6/10
Little Axe: Never Turn Back , 5/10
Little Axe: Slow Fuse , 5/10
Little Axe: Hard Grind , 5/10
Mark Stewart: Control Data , 5/10
Strange Parcels: Disconnection , 6/10
Keith Leblanc: Freakatorium , 5/10
Doug Wimbish: Trippy Notes For Bass , 6/10
Jungle Funk: Jungle Funk , 6/10
Keith LeBlanc: Stop the Confusion (2005) , 4/10
Edit (2008) , 6/10
Mark Stewart: The Politics Of Envy (2012), 4.5/10
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The collective called Tackhead (23), which released albums under different names, offered one of the most explosive and agit-prop mixes of the two worlds (and many other worlds). Featuing keyboardist Keith Leblanc, bassist Doug Wimbish and guitarist Skip McDonald, they first helped former Pop Group's vocalist Mark Stewart make the terrifying Learning To Cope With Cowardice (1983) and its follow-up Mark Stewart (1987), and then proceeded to reinvent funk, sould, rap and rock via a multi-ethnic montage on Gary Clail's Tape Time (1987) and Keith Leblanc's Stranger Than Fiction (1989). Their terrorist mission culminated on the apocalyptic vision of Friendly As A Hand Grenade (1989).
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I Tackhead sono stati uno dei collettivi musicali piu` influenti degli anni '80 nell'ambito della musica da ballo. Partendo dal rap, dal funk, dal dub e dal soul, hanno rivoluzionato il concetto di brano musicale e il processo con cui lo si crea. Hanno, soprattutto, inventato uno stile personalissamo e potentissimo. Proprio la veemenza, forse, e` il tratto piu` distintivo delle loro produzioni. Ma sara` invece la fusione di quegli stili "neri" l'eredita` piu` importante lasciata dal gruppo, perche' il trip-hop e tante altre musiche degli anni '90 nasceranno proprio da commistioni di quel genere. Solo che pochi avranno la potenza di sfondamento dei Tackhead.

La loro discografia e` varia e confusa perche' comprende dischi accreditati a diversi musicisti.

Keith Leblanc (percussioni e tastiere), divenuto celebre per alcuni rap agit-prop (come il suo campionamento di discorsi di Malcolm X in No Sell Out del 1983, il primo brano in cui la drum machine venne accordata con la musica), Doug Wimbish (basso, poi nei Living Colour) e Skip McDonald (chitarra) erano ragazzi del New Jersey che, come tanti loro coetanei, sperimentavano con le nuove tecniche di registrazione venute a galla dopo il boom dei disc jockey giamaicani.

I loro esperimenti aiutarono a costruire The Message, il capolavoro di Grandmaster Flash. Questo trio venne poi assunto dal produttore Adrian Sherwood e con lo pseudonimo di Maffia venne affiancato al grande Mark Stewart (l'ex cantante dei Pop Group).

Il primo EP di questo complesso, Jerusalem (On U Sounds, 1983), contiene in nuce gli elementi della loro carriera: innanzitutto un tappeto di dub pesantissimo, poi un'eleganza negli arrangiamenti degni della musica da camera, infine una consapevolezza dello studio elettronico che basterebbe a un compositore d'avanguardia. Stewart dal canto suo prosegue il programma lanciato con il Pop Group, rimescolando la declamazione visionaria dell'eponimo poema di WIlliam Blake, estratti di un inno nazionale, ovazioni del pubblico e un coro da chiesa. High Ideals And Crazy Dreams fece la stessa cosa con un succedersi casuale di frasi di trombe jazz e di sirene elettroniche. Nella piu` semplice Liberty City Stewart canticchiava una languida melodia soul, con il contrappunto di una tromba jazz e di un coro gospel.

L'album Learning To Cope With Cowardice (RoughTrade, 1983) di pochi mesi dopo accentuo` la sperimentazione, sommergendo il canto di strati e strati di suoni elettronici (spesso dissonanti). Stewart, indifferente al caos, urla i suoi proclami agit-prop. La tecnica di "straniamento" di Brecht viene portata a livelli di barbara esasperazione. Cumuli di dissonanze deflagrano i funk piu` feroci, come Blessed Are Those Who Struggle, sfracellati in scosse telluriche di beat-box, in sibili alieni, in dub ultra-sincopati. La voce di Stewart sbiadisce in un labirinto di disturbi elettronici. E` come se Edgar Varese si fosse dato all'hip hop. La title-track e` una predica funerea, intonata da Stewart in un registro colloquiale e drammatico sulle cadenze marziali di un organo dal timbro "acido" e pullulante di poliritmi disordinati.
Il ritornello di None Dare Call It A Conspiracy viene soffocato in un fitto sottobosco di campionamenti e di ritmi dub abortiti. Stewart mira a un folk rivoluzionario in Don't You Ever Lay Down Arms, con il richiamo-rintocco della tromba che si ripete sempre piu` lento, sfocato, gia` epico, e nella fanfara reggae di Paranoia Of Power. Ma tutto e` avvolto in una nube gravitazionale che deforma e rallenta.

Lo stesso ensemble (Sherwood, LeBlanc, Wimbish e McDonald) accompagna Stewart anche su As The Veneer Of Democracy Starts To Fade (Mute, 1985). Il sound e` ancor piu` caotico, dissonante e accidentato. Atonalita` e "scratch" danno a tratti l'impressione di un bombardamento indiscriminato, e l'abbandono delle ritmiche dub. Il canto e` piu` che mai un "parlato" modulato in maniera teatrale e filtrato/campionato fino a essere reso irriconoscibile nel marasma generale. Non sono i testi a raccontare, e` la musica nel suo insieme. Tanto piu` che Stewart sostituisce spesso (in particolare nella title-track) alla sua voce le voci "trovate", i campionamenti e i collage, che meglio si prestano al suo programma didattico. Lo sviluppo di questi brani e` peraltro sempre ostruito da infinite fratture, sempre abortito prima ancora di iniziare, occultato come un'allegoria dentro il loro arduo linguaggio di metamorfosi.
L'avvicinamento alla musica industriale dei Cabaret Voltaire e` evidente nelle scosse "metallurgiche" di Slave Of Love e nella "farina" elettronica macinata da Hypnotized, uno dei brani piu` ricchi di turbolenze. I poliritmi martellanti di Passcivecation Program e le folate di distorsioni di Bastards sono fra i suoni piu` ostili mai documentati su album.
Dal massacro armonico del disco riescono ad emergere il synthpop relativamente semplice di Resistance Cell e soprattutto Pay It All Back, un hip hop da elettro-shock di elevato grado sismico che Stewart piega alla sua personalita` di appassionato "shouter" politico. In Slave Of Love sembra di sentire i Black Sabbath e Waiting Room sfrutta un inno religioso cantato da un coro di chiesa per chiudere in bellezza l'opera.
Piu` che composizioni musicali sono tour de force di istinti rivoluzionari, tempeste di assordanti poliritmi elettronici. Il reportage guerrigliero degenera verso l'incubo freudiano. Il ritualismo primitivo dei Pop Group si reincarna in forme piu` tecnologiche, ma con immutati ferocia e tribalismo.

Lo "shrapnel-hiphop" coniato dal quintetto (Stewart piu` i Maffia) in questi dischi e` un intricato amalgama di avanguardia elettronica, free jazz e rap. I desolanti paesaggi metropolitani messi in scena da questa musica valgono piu` dei suoi pretesti politici.

A nome di Leblanc, e sempre con l'aiuto di Sherwood, venne pubblicato poco dopo Major Malfunction (World, 1986), che e` praticamente una suite ininterrotta di ritmi house, campionamenti vocali, nastri di rumori trovati ed effetti elettronici assortiti.
Leblanc e compagni provano a mettere in pista le piu` bislacche irregolarita` ritmiche (Get This), a coniare un techno psicotico ed esotico (Move), a comporre concerti di musica ambientale e concreta (Object-Subject), a concepire mutazioni androidi del funk piu` epidermico (You Drummers Listen Good), svariando con disinvoltura lungo lo spettro espressivo dall'estremo astratto a quello edonista. Il brano in cui tutte queste idee a seguire coagulano e` probabilmente Heaven On Earth, che accoppia il tempo marziale di un balletto meccanico al registro grottescamente "brechtiano" di una voce recitante. Non tutto e` a punto, ma il tentativo di rifondare la musica da ballo su fondamenta intellettuali ha soltanto un precedente altrettanto valido (Mark Stewart, appunto).

All'ensemble si unisce l'altro britannico Gary Clail (dj e cantante della scuderia di Sherwood), gia` sound engineer per il gruppo dal vivo, che e` specializzato nella manipolazione della voce. Ai "Gary Clail's Tackhead Sound System" e` accreditato l'album Tape Time (Nettwerk, 1987), che infatti contiene i tre 12" pubblicati da Clail (Half Cut For Confidence, Hard Left e Reality), peraltro in versioni rimixate. Il gruppo e` maturato nell'arte di collage e di "cut-up", i ritmi si sono fatti piu` robusti e persino vagamente africani (tracce di Talking Heads in Mind At The End Of The Tether). La presenza di Clail focalizza pero` tutti i brani attorno ai suoi proclami politici e impedisce di fatto alla musica di suonare (splendida comunque la "coreografia" sonora di What's My Mission Now).

Power Inc Volume 1 & 2 (Blanc) sono antologie dei singoli dei Tackhead di questo prolifico periodo.

La maturita` viene messa a frutto anche sul terzo album di Mark Stewart, che, intitolato semplicemente Mark Stewart (Mute, 1987), e` invece il primo a riconoscere esplicitamente il contributo dei Maffia in fase di composizione.
Forse anche per effetto della loro maggior presenza, la detonazione isterica dei primi dischi si placa e cede il posto a un piu` ragionato disordine armonico, a un continuum psicodrammatico, pulsante e in continua evoluzione. Se Survival e` l'anthem (dilatatissimo, con i poliritmi funky/dub che quasi si fermano) di questa nuova stagione, Survivalist ne e` il grido di guerra: l'incedere violento e sconnesso e` sventrato da scariche di heavymetal, da fasce sonore ultrasoniche, da selvagge percussivita` africane, da collage vertiginosi.
Marziale ed angosciosa, Anger Is Holy (l'unico brano di cui Stewart scrive la musica) spinge il massacro armonico di tribalismi, distorsioni e riff di heavymetal a proporzioni pantagrueliche. E la stridente dissonanza di Hell Is Empty gli da` un senso. Paradossalmente questo e` anche il disco in cui il gruppo inanella il suo primo hit da discoteca, Stranger, un lezioso tema soul, del tutto incoerente con i dischi precedenti di Stewart e con gli altri brani di questo disco. Fatal Attraction, con la sua carica di sequencer, mostra persino un avvicinamento al tecno/etno/funk di moda.

Con Stranger Than Fiction (Nettwerk, 1989), accreditato al solo Leblanc, il gruppo da` ancora un'opera fortemente sperimentale e ancor piu` fortemente politica, e forse la migliore del lotto. Non solo Leblanc dimostra la propria maestria nel campo della musica industriale (Taxcider e Mechanical Movements) e psico-ambientale (Here's Looking At You e Men In Capsules), che gia` sarebbero comunque piu` "terrene" degli astrattismi cervellotici di prima, ma affronta anche partitute jazzrock (Steps) e free jazz (Count This) di grande suggestione. Prevalentemente strumentale, l'album abbandona il programma pseudo-brechtiano di coniare una musica da ballo didascalica, a favore di una musica da ballo atmosferica.

La sigla Tackhead nasce ufficialmente con Friendly As A Hand Grenade (TVT, 1989), con Bernard Fowler al canto e un sound che rifa` spesso il verso al raffinato ed esplosivo funky-soul dei Was Not Was. Se il tono medio e` quello di un ibrido fra rap e soul (evidenziato da Tell Me The Hurt e da Stealing, una rielaborazione dell'hit di Paul Kelly e assai simile a Reality), le novita` piu` significative sono rappresentate dall'incalzante e demenziale Demolition House e dalle brutalita` di Airborn Ranger, ottenute stratificando l'elettronica fino ad ottenere un effetto sinfonico e innestandovi sopra chitarrismi heavymetal.

Il "toaster" dissidente Clail persegui` il suo "rap & reggae" iper- politicizzato con opere sempre piu` commerciali: End Of The Century Party (On-U Sound, 1989), contenente l'hit Beef, The Emotional Hooligan (Perfecto, 1991), un album milionario, e Dreamstealers (Perfecto, 1993), sul quale cui compare Who Pays The Piper, sempre sotto l'ala protettiva di Sherwood che gli ispira molte delle banalita` danzanti di queste opere mediocri. All'inizio degli anni '90 sia Beef sia Human Nature saranno grandi successi di discoteca.

La capitolazione coinvolge anche il secondo album a nome Tackhead, Strange Things (SBK, 1990), un'opera ancora formalmente gradevole, che prende spunto dal rock (Super Stupid, Dangerous Sex), dal funk (Class Rock) e dall'ambientale (Strange Things, Positive Suggestion), ma che non riesce a coinvolgere piu` di tanto.

Leblanc dal canto suo registra prima Raw (Blanc, 1990) e poi Time Traveller (Blanc, 1992), in cui rimedita alcuni dei temi dei Tackhead all'insegna del suo hip hop bestiale e del jazzfunk che deve scorrere nelle sue vene, ma che non e` mai riuscito a venire completamente a galla. Leblanc registrera` ancora il singolo Stop The Confusion (4th & Broadway, 1993), il mini-album What Order (Blanc, 1996), etc.

Nel frattempo Mark Stewart, che si puo` ormai considerare uno dei principali innovatori della musica funk e dub, ha abbandonato definitivamente le pose militanti con Metatron (Mute, 1990). L'album, il quarto da solo, continua l'esperienza di affiliato ai Tackhead (ovvero ai Maffia). Perso il ruggito del cantante, pero`, la musica si adagia in una "groove" da ballo tanto futile quanto pretenziosa (Hysteria). Soltanto in Collision la produzione (che sventra il flusso sonoro e lascia pause innaturali fra i riff di chitarra, i colpi di beat-box, le frasi del canto e cosi` via) trova un formato originale.
Non a caso Dough Wimbish si unira` poi ai Living Colour che saranno semplicemente la versione commerciale di quell'idea.

Keith Leblanc, Skip McDonald e Doug Wimbish danno vita negli anni '90 gli Strange Parcels, il cui Disconnection (Restless, 1994) rappresenta un'altra pietra miliare del funk tecnologico.

McDonald e Adrian Sherwood in persona, coadiuvati sempre dalla sezione ritmica di Leblanc e Wimbish, sono invece Little Axe, esorditi con Never Turn Back (On-U Sound, 1993). The Wolf That House Built (Okeh, 1994) fonde musica ambientale, dub e blues (campionati fra gli altri Howling Wolf, Son House e Leadbelly) e conia di fatto un nuovo genere musicale. Brani come Ride On sono geniali trasposizioni di spirito e stile da un mondo all'altro, andata e ritorno. L'esperimento sembra pero` spegnersi dopo Slow Fuse (Wired, 1996), e il suo alter-ego di remix Fusion. McDonald, Sherwood, Leblanc e Wimbish registrano invece ancora come Little Axe l'album Hard Grind (Fat Possum, 2002), their "blues" album.

Il sound di Mark Stewart si va sempre piu` attenuando negli anni. Le tempeste spasmodiche di un tempo cedono il passo su Control Data (Mute, 1996) a leggiadre sinfonie soul (Dream Kitchen), a sensuali suite di disco-music (Forbidden Love), a grotteschi siluri techno (Digital Justice), a surreali pasticci di dub e rap (Scorpio). Nel campo del ballabile il brano piu` trascinante e` forse The Half. Il disco e` accreditato a Stewart, ma la sua voce contribuisce ben poco; anzi, per lo piu` sembra fuori luogo (come cantante convenzionale, Stewart non e` il massimo). Manca Keith LeBlanc, e al suo posto c'e` Simon Mundey, che inonda gli arrangiamenti di onde elettroniche. Piu` sintetico e piu` melodico dei precedenti, soprattutto piu` piatto, smussato, elegante, questo disco decreta il definitivo pensionamento di Stewart dalla rivoluzione.

Dopo uno iato durato un'eternita`, esce il nuovo album di Keith LeBlanc, Freakatorium (On-U-Sound, 1999), come sempre coadiuvato da Skip Mc Donald e Doug Wimbish, come sempre prodotto da Adrian Sherwood.

I Jungle Funk sono Vinx al canto, Dough Wimbish al basso e Will Calhoun alla batteria (la sezione ritmica ripete pertanto quella dei Living Colour). Jungle Funk (EFA, 1998) contiene cyber-jam basate sui loop degli strumenti e improntate a jazz, funk e drum'n'bass. L'album di Doug Wimbish, Trippy Notes For Bass (On-U-Sound, 1999) sfoggia Leblanc, McDonald, Will Calhoun, Talvin Singh e Bernie Worrell e propone una miscela un po' confusa e talvolta atmosferica di drums & bass e jazz-funk.

I Tackhead sono rimasti tutto sommato un fenomeno irrisolto, che soltanto nei primi dischi di Stewart e` riuscito ad esprimere appieno il proprio potenziale. Sempre piu` ascoltabili nelle parti strumentali che in quelle vocali, hanno pero` disperso il talento in un programma troppo demagogico per poter essere anche musicale. In questo si e` probabilmente fatta sentire la mano di Sherwood, scarsamente dotato anche nelle altre sue operazioni, per quanto enormemente influente.

Keith LeBlanc's Stop the Confusion (Global Interference, 2005) sounds (excuse the pun) confused and also outdated.

Mark Stewart's Kiss the Future (Soul Jazz, 2005) is a career retrospective

Edit (Crippled Dick, 2008), Mark Stewart's first album of new material in 12 years, marked his conversion to the fad of the new decade, electroclash. He and his usual pack of cohorts unleash the anthemic funk of Rise Again, the turntables and tablas pastiche Puppet Master, the Afro-reggae fusion of Strange Cargo, and the distorted funk of Secret Suburbia (with Denise Sherwood and Samia Farah). A sense of dejavu permeates Almost Human and Radio Freedom, that could have been on any of his previous albums (but would have been ignored by most reviewers). That he finds the room to squeeze in a Yardbirds cover shows that he didn't have enough good material of his own for an album.

(Translation by/ Tradotto da Mario Aloe)

Stop the Confusion (Global Interference, 2005) di Keith LeBlanc suona (scusate il gioco di parole) "confuso" e un tantino datato.

Kiss the Future (Soul Jazz, 2005) di Mark Stewart è un’antologia e una retrospettiva del cantante inglese.

(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Kiss the Future (Soul Jazz, 2005) è una retrospettiva della carriera di Mark Stewart.

Primo album di materiale inedito, dopo 12 anni, Edit (Crippled Dick, 2008) segna la conversione di Stewart alla moda del nuovo decennio, l’elettroclash. Mark e la sua consueta schiera di musicisti sguinzagliano l’inno funk Rise Again, il pastiche di piatti (giradischi) e tablas Puppet Master, la fusione afro-reggae Strange Cargo ed il funk distorto Secret Suburbia (con Denise Sherwood e Samia Farah). Il fatto che Stewart abbia trovato spazio per inserire una cover degli Yardbirds, dimostra come Mark non avesse canzoni a sufficienza per comporre un album interamente originale.

Mark Stewart's The Politics Of Envy (Future Noise, 2012) wasted an impressive cast (Public Image Ltd's guitarist Keith Levene, Richard Hell, Lee Scratch Perry, the Raincoats' Gina Birch, the Slits' Tessa Pollitt, Jesus And Mary Chain's Douglas Hart, Massive Attack's Daddy G, Primal Scream and even octogenarian filmmaker Kenneth Anger on theremin) for a set of timid and predictable song. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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