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Tracy Chapman e` il caso piu` emblematico di quella generazione di cantautrici
intellettuali venute alla ribalta alla fine degli anni '80: dopo un album
acclamato come
la panacea a tutti i mali portati dal punkrock, non e` piu` riuscita
a scrivere una sola canzone decente.
Chapman, ragazza nera del ghetto di Cleveland cresciuta a Boston,
e` dotata di un soprano aristocratico e modulato. Questo registro e la
sua predilezione per la ballata intimista semi-acustica la avvicinano a
Joni Mitchell.
Il suo repertorio annovera canzoni introverse e impegnate
che toccano tanto l'universo amoroso (Fast Car, tipico esemplare
del "moody melancholy pop" in voga nel 1987, il soul
strappalacrime Baby Can I Hold You del 1982, il country-rock epico
For My Lover del 1983) quanto quello politico (il "dito puntato" di
Talking About A Revolution, 1982; il reggae She's Got Her Ticket,
1986; la classicheggiante Across The Lines, 1985).
Il suo contralto solenne e addolorato ha cadenze ataviche, dilaniato
da forti pulsioni di ribellione, da struggenti visioni di speranza e da
profonde depressioni di solitudine.
Tracy Chapman (Elektra, 1988) raccoglie le migliori ballate composte in
sette anni di anonimato dilettantistico sulle piazze di Boston.
Crossroads (Elektra, 1989) accentua la somiglianza con Joni Mitchell,
sia musicalmente (arrangiamenti piu` sofisticati e intellettuali) sia
liricamente (testi ancor piu` orgogliosi e intimi).
La filastrocca caraibica di Crossroads, la ballad jazz di
Born To Fight, la dimessa cantilena blues di All That You Have
sottendono storie tormentate di rapporti amorosi, quasi sempre chiuse da una
morale dura e amara, quasi sempre avvolte in ancestrali conflitti con il macho
nero e piu` vaste crisi esistenziali.
Al suo lato "pubblico" si ascrivono invece il colto spiritual-rock di
Material World e la visione funebre e marziale di Subcity.
In questo registro "politico" Chapman riesce a coniare uno stile piu` personale:
l'incalzante danza della liberta` di Freedom Now,
con banjo, congas, tamburelli, e` qualcosa di intermedio fra i canti di strada
di David Peel, le rievocazioni folkloristiche di Taj Mahal, il folk-funky-soul
da camera di Van Morrison e i poemi biblici di Dylan.
Secoli di canti di dolore e di speranza contribuiscono a forgiare il registro
vocale di Chapman, che nelle disperate crisi del suo tempo trova nuova linfa
vitale. Secoli di proverbi e sortilegi popolari contribuiscono a definire
il suo linguaggio, fatto di slogan e di adagi.
Su Matters Of The Heart (Elektra, 1992)
arringhe come Bang Bang Bang risultano tanto profonde quanto quelle della
casalinga media che legge le notizie sul giornale e le racconta alla vicina
di casa.
Le sue noiose e scontate prese di posizione (la quintessenza del fondamentalismo
"liberal"), le sue stucchevoli confessioni amorose (la logorroica title-track)
ne fanno una delle cantautrici piu` sopravvalutate dell'intera storia della
musica. Tipica intellettuale nera che viene completamente ignorata dalle masse
nere e adulata dall'elite bianca, rappresenta forse quanto di piu` deleterio
esista nel campo dei cantautori impegnati.
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