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I Violent Femmes hanno rivoluzionato il concetto di "folk revival", sia per la
strategia volutamente approssimativa ed amatoriale da loro adottata sia
per il "folk" che hanno deciso di resuscitare, un genere che, di fatto, non
esisteva e loro hanno inventato. Ma, nella teoria dei mondi possibili di
Kripke, tutte i loro capolavori avrebbero benissimo potuto essere dei classici
della tradizione, senza minimamente contraddire l'evoluzione successiva della
musica popolare. Di fatto hanno insegnato anche loro, come gli
Holy Modal Rounders e
pochi altri, ad attingere con creativita` al vocabolario della tradizione.
I Violent Femmes erano tre ragazzi di Milwakee (Wisconsin) che cantavano i
complessi e le frustrazioni dell'adolescente di provincia, calando le
concentrate nevrosi dei Velvet Underground e il loro pathos romantico in un
contesto piu` popolare (e rigorosamente acustico).
Nonostante i testi alienati, i riff viziosi, l'incedere decadente,
a redimere la musica dal sospetto di intellettualismo erano
il canto di Gordon Gano, gioviale e adenoide come quello di Richman,
la strumentazione (oltre alla chitarra lisergica del leader, il basso mariachi
di Brian Ritchie e, come percussione, il secchio e le due spazzole di Victor
DeLorenzo) e il "wit" sdrammatizzante che trapelava proprio dalle invettive piu`
rabbiose.
Le canzoni del primo album, Violent Femmes (Slash, 1982),
nascono cosi` dall'incrocio fra prassi blues, jug
e folk, all'insegna di un punk minimalista e amatoriale.
Il modello delle scenette adolescenziali di Richman e` evidente in
Blister In The Sun, un country- vaudeville che si abbassa in brividi jug,
e nelle melodie piu` scipite (Please Do Not Go).
La passione blasfema per il kitsch contagia sketch come Prove My Love,
che incalza sul filo di un ritornello corale a ritmo sincopato,
e Gone Daddy Gone, la gag piu` demenziale, una filastrocca psicotica
con accompagnamento surreale di xilofono; ma non attenua l'impeto degli anthem:
Kiss Off, costruito su intrecci naif di chitarra, basso e batteria,
con una progressione che trascina il sound al limite del piu` viscerale
rhythm and blues alla Stones, e Add It Up, che irrompe come un blues
"ferroviario" un po' sgangherato nel mezzo del quale Gano crea la tensione con
un assolo di balbuzie a ritmo swingante prima che tutto degeneri in un
ruggente gospel-blues.
Altrove invece il sound e` piu` narrativo, e si ispira al blues nevrotico di
Reed, per quanto trasfigurato dai soliloqui psicotici di Gano, come nel
finale, malinconico e nostalgico, di Good Feeling, intensa melodia al
suono lamentoso di un violino.
Quello dei Violent Femmes e` il vero "garage sound", suonato con un certo
pressapochismo e con strumenti di fortuna ma con tutto l'entusiasmo e con
tutta la rabbia dei kid di provincia.
Il tema di fondo e` quello della frustrazione sessuale, che in alcuni versi
trascende i complessi della puberta` per addentrarsi in territori freudiani.
Halloweed Ground (Slash, 1984) e` un album molto piu` serio che si
inserisce
con convinzione nella tradizione del folklore americano. Gano, il cui tono
oscilla fra quello di un filosofo giullare e quello di un predicatore
invasato, si propone come un Ry Cooder della provincia borghese.
In ballate tragiche come Country Death Blues, cadenzata da basso-tuba
e banjo, i Violent Femmes compongono essenzialmente dei bozzetti con morale
di vita quotidiana. L'immersione nella religiosita` pittoresca del popolino
si concretizza in episodi documentari come lo spiritual da Esercito della
Salvezza, a ritmo country & western e con coro doo-wop, di
Jesus Walking On The Water; o quello piu` caracollante con armonica blues
di It's Gonna Rain;
o come il coro ubriaco del bebop sincopato Sweet Misery Blues.
E', pero`, un vangelo professato nei toni di
imponenti ed intense architetture drammatiche che originano dalle trenodie
dei Velvet Underground e dell'acid-rock ma che si spezzano e sgretolano in
convulsioni psicotiche (Never Tell), o di
vibranti ballate free-form alla Patti Smith (Halloweed Ground).
Gli arrangiamenti (ora anche elettrici) indulgono nell'uso di strumenti
antiquati, e l'abilita` interpretativa dei tre e` ormai parecchio
sofisticata. Basti pensare a I Hear The Rain, un esotismo strampalato
che arriva a sovrapporre tre canti spiritual fra di loro incoerenti, o alle
mutazioni della canzone
piu` eccentrica, Black Girls, un incalzante susseguirsi e rimescolarsi
di jug, rockabilly, free jazz, rhythm and blues, swing per scacciapensieri,
samba e coretti da music hall, che e` forse il loro capolavoro.
Corpses Of Foreign Wars (Fundamental, 1986) fu una collaborazione
con
Eugene Chadbourne.
The Blind Leading The Naked (Slash, 1986)
prosegue sostanzialmente l'incursione
nel folk religioso, rimorchiando per strada anche session-man di lusso come
Leo Kottke, Jerry Harrison e Fred Frith, ma rinunciando in larga misura
all'eccentricita` che era stata il loro marchio di fabbrica.
Spunti intriganti come No Killing, una tragica ballata gospel,
Faith, un cadenzato rhythm and blues,
Breakin' Hearts, un country and western galoppante (letteralmente), e
Cold Canyon, un marziale e tribale hoedown degno degli Holy Modal Rounders,
risultano cosi` privi di mordente per l'appiattimento degli
arrangiamenti, mentre dilagano numeri piu` convenzionali (e commerciali) come
Love And Me Make Three, un perverso boogie alla Stones,
I Held Her In My Arms, un rhythm and blues melodico e travolgente
alla Springsteen,
e Heartache, sferragliante ballata di power-pop.
L'album soffre dei dissidi fra Gano e Ritchie, che infatti prendono strade
diverse. Gano incide un disco di gospel profano a nome Mercy Seat con una
iper-sensuale vocalist di colore, mentre Brian Ritchie si dedica a una
carriera di jazz-rock d'avanguardia.
Il gruppo si ricompone per 3 (Slash, 1989), nel quale Gano torna alla
confessione introspettiva e il sound retrocede al minimale acustico del primo
album. I Violent Femmes riescono pero` solo a tratti a ripetere lo stile
gloriosamente gioviale degli esordi (Dating Days, Fat,
Telephone Book, Lies, ovvero tutti gli episodi piu` brevi),
quel cantilenare filastrocche e accompagnarle un po' a casaccio che
evidentemente riesce bene soltanto ai veri poveri.
In compenso si scatenano nel boogie piu` violento della loro carriera,
Full In The Full Moon), con tanto di distorsioni chitarristiche,
e gigioneggiano nel funk caraibico di World We`re Living For
come se fossero disperatamente alla ricerca di un nuovo stile.
Why Do Birds Sing (Slash, 1991) segna finalmente il ritorno dei
Violent Femmes al sound acustico, spartano e al tempo stesso furiosamente punk
del loro primo album: Gordon Gano, Brian Ritchie, principale compositore
(qui, come nei suoi album solisti, ossessionato dagli strumenti orientali) e
Victor DeLorenzo non hanno perso la verve e la grinta dei bei tempi, semmai
l'hanno affinata e affilata con il tempo.
Look Like That e Girl Trouble sono i brani che
piu` rallegrano i nostalgici di Blister In The Sun, ma l'album
sa molto di "scarti" degli anni d'oro.
I tre sono ormai avviati a carriere soliste indipendenti. Gano, in particolare,
prova a fare il compositore serio, mettendo in musica una piece dello scrittore
dada Walter Mehring (dalla suite verranno estratte le canzoni New Times e
Agamennon).
Ma New Times (Elektra, 1993), con Guy Hoffman
(ex BoDeans)
al posto di DeLorenzo, ripete
stancamente un canovaccio che non offre piu` grandi possibilita` di variazioni.
Scherzi per ubriachi di saloon come Don't Start Me On The Liquor e
Mirror Mirror lasciano ormai il tempo che trovano, mentre le novelty vere
e proprie,
New Times e Agamennon, sembrano ricopiare canovacci rispettivamente di Frank
Zappa e del Captain Beefheart di Safe As Milk.
Non basta Key Of 2, che tenta di coniare la loro versione dell'hardrock,
a cambiare corso. Semmai Gano sembra piu` in forma nel ruolo del
menestrello acustico d'altri tempi, in I'm Nothing, o del musicista di
strada di un secolo fa, nel valzer per pianola di Jesus Of Rio.
Gano ha composto nel frattempo tre musical (Oresteia,
Desire Caught By The Tail e Carmen).
Brian Ritchie, il bassista dei Violent Femmes, ha registrato diversi album
di natura mitomane, nei quali, non piu` limitato dai compagni, mette in mostra
le sue doti di polistrumentista esotico e arrangiatore eclettico.
Sia Blend (SST, 1987), sia Sonic Temple & COurt Of Babylon
sono lavori
confusi e pretenziosi, ma con I See A Noise (Dali, 1990) Ritchie e`
pervenuto alla sintesi tanto cercata di humour ed enciclopedismo, in
particolare nelle revisioni di Two Tongues Two Minds e Religion Ruined My Life
e nelle gag surreali Why Is The Baby's Head So Big e
The Man With The Cigarette In His Nose.
Victor DeLorenzo, il batterista dei Violent Femmes, e` autore nel 1990 di un
album solista, Peter Corey Sent Me (Dali), che e` fra i piu` creativi e
stilizzati del "roots-rock" (e certamente il migliore registrato dai tre
membri individualmente). Nello stile psicoticamente sinistro di John Cale
applicato al teatro dell'assurdo, DeLorenzo esegue un honkytonk
impostato su ritmiche oblique, melodie trasognate e atmosfere da "film noir"
(It Don't Bother Me, Of Love), trovando soltanto un momento di serenita`
per la deliziosa ballata country The Girl Has A Name.
Il suo forte e` il modo in cui struttura le canzoni, dalla marziale e jazzata
Watching The Book, nella quale praticamente non capita nulla a sottolineare
un senso di vuoto esistenziale, al balletto etnico Abu Day Abu Da, spiritoso
e demenziale.
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Wisconsin's Violent Femmes
pushed the revisitation of roots-rock further away from punk-rock, as the
irriverent spasms of punk neurosis were overcome by the
humorous effervescence of a jug band on Violent Femmes (1982).
While not as bizarre as the Holy Modal Rounders, and not as mocking as
Gordon Gano's vocals would imply (despite echoes of Jonathan Richman's
juvenile dementia), their songs were unorthodox and their rhythms were
the antithesis of "traditional" (Brian Ritchie on bass and Victor DeLorenzo
on drums).
The documentary vignettes Halloweed Ground (1984) upped the ante,
and The Blind Leading The Naked (1986) aimed at mainstream pop.
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