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Waterboys , 5/10
A Pagan Place , 5/10 This Is The Sea , 7/10 Fisherman's Blues , 6/10 Room To Roam , 5/10 Dream Harder , 5/10 Mike Scott: Bring 'Em All In , 5/10 Mike Scott , 4/10 Still Burning , 4/10 | Links: |
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I Waterboys sono uno dei gruppi che ha contribuito a rinnovare la decennale
scuola del folk-rock britannico aggiornandola alle istanze post-punk degli
anni '80.
Il gruppo nacque nel 1982, per iniziativa di Mike Scott (canto, chitarra e pianoforte), gia` attivo da anni con diverse formazioni e Anthony Thistlewaite (sassofono). Per quanto vicini al movimento folk scozzese, si trattava di un gruppo di musicisti provenienti anche da Galles e Inghilterra e stanziati a Londra. Sull'EP omonimo (Chicken Jazz, 1983) svetta soprattutto A Girl Called Johnny, che incrocia il verso da colonna sonora televisiva del sassofono e il passo alla Elton John del pianoforte, un po' "glam" e un po' "retro`". Piu` rappresentativa ancora e` la ballata December, che prefigura il pathos della maturita` e in cui Scott dimostra buone doti di imitatore di Bruce Springsteen. Il primo album, Waterboys (Ensign, 1983 - Chrysalis, 1986) conferma pregi e difetti dell'operazione, poco originale anche se ben confezionata. A svettare e` ancora il sassofono, disteso in un incalzante riff di rhythm and blues, nell'arringa arrabbiata di I Will Not Follow. Scott e` un urlatore dignitoso, ma non molto originale. Con Karl Wallinger alle tastiere il gruppo registra A Pagan Place (Ensign, 1984), arrangiato in maniera lambiccata (oltre al sassofono e al pianoforte si aggiungono per le registrazioni anche un violino e una tromba). Il rock proletario ed enfatico di Springsteen domina Church Not Made With Hands e Rags; mentre il suo animo "glam" trabocca in Big Music, in cui sembra di sentire un David Bowie o un Roger Waters prodotto da Jim Steinman, con tanto di coriste gospel. Nella title-track rimane soltanto una versione amatoriale del rock operatico e sinfonico del secondo e nel lamento penoso di Red Army Blues sembra di sentire un Bryan Ferry ottantenne. E inflessioni gospel e funky propellono anche il folkrock di All The Things She Gave Me, da far ricordare i complessi piu` commerciali di dancepop. Mostruosamente epigonico, Scott ha soltanto il merito di non avere pudore. Le ambizioni del leader fecero di This Is The Sea (Island, 1985 - Chrysalis, 1987) un album tanto vario quanto confuso. Se e` quasi comico l'assolo "spagnolo" di tromba (da film di toreri) che apre Don't Bang The Drum, un pomposo pop alla U2, e sono rubate a Penny Lane dei Beatles le trombe barocche e le progressioni di pianoforte di The Whole Of The Moon, il brano piu` melodico del disco (e forse il loro capolavoro), in altri brani l'iniezione di blues e country sortisce un ibrido intrigante (il blues-a-billy Be My Enemy). Brani come Medicine Bow lasciano sempre l'impressione che Scott sarebbe riuscito meglio se si fosse limitato ad imitare Elton John, mentre la boriosa title-track indulge in climi melodrammatici che non concedono scampo. Potrebbe trattarsi di un ottimo disco di parodie di generi di moda. Questo disco inventa comunque una nuova carriera al gruppo e trova un pubblico molto piu` ampio. Fisherman's Blues (Chrysalis, 1988) cambio` drasticamente corso: i Waterboys diventarono di colpo un gruppo di folk prevalentemente acustico. Lungi dal proporre una visione originale della musica tradizionale (come invece facevano da anni i Pogues), i Waterboys si limitano pero` a speculare su sonorita` piu` o meno suggestive, contando sul fatto che le giovani generazioni non abbiano mai ascoltato i Chieftains (And A Bang On The Ear), Van Morrison (Strange Boat) e il Dylan di Desire (la title-track). A salvare il disco sono gli interventi (magistrali) del violinista Steve Wickham. Il disco segna forse semplicemente il momento in cui Scott, incapace di affermare una personalita` artistica, getta la spugna e si rassegna a una carriera di mediocre folk da birreria. Too Close To Heaven (BMG, 2001) raccoglie gli scarti di quelle sessioni. Nel frattempo Wallinger aveva lasciato il gruppo per andare a formare i World Party. Room To Roam (Chrysalis, 1990) continuo` la progressione dei Waterboys verso un sound sempre piu` rustico, mescolando un po' di country e di cajun nella ricetta. Ma le ballate di Scott sono spesso soporifere e comicamente seriose (A Man Is In Love la migliore). Abbandonato da tutti, Mike Scott, registra a New York con un pugno di sessionman l'album Dream Harder (Geffen, 1993). Finalmente libero da maschere impegnate e semplicemente alla ricerca del ritornello pop (che trova almeno in Glanstonbury Song e Preparing To Fly), Scott convince anche i suoi fan della propria mediocrita`, malcelata dietro le sceneggiate melodrammatiche e gli esperimenti imbarazzanti di Spiritual City e The Return Of Jimi Hendrix. Bring 'Em All In (Chrysalis, 1995) getta la maschera ed esce a suo nome. Annunciato come un gesto catartico (Scott vi suona tutti gli strumenti e lo registra in tutta umilta`), il disco accentua in realta` i difetti del precedente. I testi di alcune canzoni sono degni di un avido lettore di libri new age. L'omaggio a Dublino di City Full Of Ghosts deve aver fatto arrossire d'imbarazzo piu` di un irlandese. She Is So Beautiful e Bring 'Em All In sono i brani piu` musicali. Mike Scott (Chrysalis, 1997) e Still Burning (Minty Fresh, 1998) sembrano raffazzonate antologie di varie ed eventuali piu` che esercizi di eclettismo stilistico. Scott e` un personaggio tuttora irrisolto, che non ha mai dimostrato un vero talento ma a cui bisogna dar credito di averlo testardamente cercato. This Is The Sea e` probabilmente il miglior album dei Waterboys e oggi si puo` sospettare che Scott non ne fosse stato il protagonista. Whole Of The Moon (1998) e` un'antologia dei Waterboys e dei primi due album solisti di Scott. |
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