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Il trio degli Acetone (da Los Angeles) esordi` con un EP,
Acetone (Vernon Yard, 1993), contenente
quattro brani suggestivi e sperimentali: la dolce ballad
Cindy (otto minuti),
che ricorda il Neil Young piu` nevrotico e i Grateful Dead piu` languidi
lungo un percorso strumentale di grande respiro;
D.F.B., che sposa un riff di hard-rock alle
armonie vocali "spaziali" dei Byrds;
I'm Gone, un brano sonnolento, il cui ritornello sparisce in
dilatazioni psichedeliche alla Pink Floyd e armonie vocali alla
Jefferson Airplane;
e lo strumentale For A Few Dollars More, sette minuti di deliquio
narcotico alla
Codeine guidato da una linea jazzata di basso.
L'album che segui`, Cindy (Vernon Yard, 1993), e` un lavoro nettamente
diviso in due stili: da un lato indulge nelle allucinazioni piu` leziose,
dall'altro si lancia in rave-up travolgenti.
Al primo genere appartengono jam sonnolente come Come On, di nuovo
al confine fra i Grateful Dead e i Byrds del periodo country.
Nelle lunghe e "dilatate" Louise e No Need To Swim
sembra di ascoltare i tardi Velvet Underground e i Television suonati dai
Codeine.
Pinch e Chills spingono invece sul pedale delle nevrosi,
come Neil Young (la prima) e gli Stooges (la seconda) hanno insegnato a fare.
Il breve strumentale Intermission e l'ipnotica Endless Summer
ampliano ulteriormente gli orizzonti stilistici.
Gli Acetone hanno fin troppe idee. Basterebbero per due o tre album.
I Guess I Would (Vernon Yard, 1994) e` invece soltanto un mini-album di
cover del country rifatte come le avrebbero fatte i Grateful Dead.
Ma, in un certo senso, rappresenta una scelta di campo.
Su If You Only Knew (Vernon Yard, 1996) Richie Lee e Mark Lightcap
sfumano alquanto la violenza atonale del loro canone psichedelico a favore di
emozioni piu` tiepide, di una disperazione quasi muta, a meta` strada fra
Idaho e Mazzy Star.
Il metabolismo lentissimo di queste canzoni e` manifesto nel
blues spettrale con svenimenti alla Codeine della
title-track,
nella cantilena in trance di I've Enjoyed As Much Of This,
fino a lambire la stasi nell'allucinazione solare di In The Light,
nei rintocchi trascendenti di What I See, nella depressione nervosa di
Esque, nell'epica tenera di 99
e nel desolato lamento di When You're Gone, accompagnate da sparuti accordi
di chitarra e basso, ma giocate piu` sulle pause che sul ritmo.
Echi di David Crosby e di Chris Isaak,
tracce di Red House Painters e di
American Music Club.
Il disco si scuote dal torpore soltanto in una rovente reminescenza del
boogie-raga dei Velvet Underground, The Final Say.
Il loro strano incrocio di Gram Parsons e Lou Reed trova un magico equilibrio su
Acetone (Vapor, 1998). La letargia country dei Mazzy Star diventa piu`
hobby che religione e tutto sfuma in una giornata di sole accecante.
Good Life ed Every Kiss snocciolano un rosario di melodie
anemiche. All You Know e Germs caracollano attorno agli accordi
blues zoppicanti della chitarra.
Showbud e Waltz affondano nelle sabbie mobili di Dark Star
dei Grateful Dead.
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The problem with York Blvd (Vapor, 2000) is that their elegant
and trancey brand of acid-rock is turned into lounge music for aging hippies,
an operation that is not too different from what
Steve Miller did in the 1970s.
The "slo-core" of Things Are Gonna Be Alright harks back to
post-Sweet Jane Velvet Underground and to the soul ballads of
the 1960s.
19 and Bonds conjure visions of a sweeter, gentler, sleepier
Neil Young.
Catchy and rollicking numbers such as Wonderful World and
It's a Lie recall the Spirit,
and Vaccination (possibly the best song here) digs a
deep blues groove,
but, in general, the songs lack enough verve to qualify as songs.
Compositions like the jazzy psalm Vibrato (enhanced with a gospel organ)
and the liquid Pink Floyd-ian lament of One Drop
crawl below their idols' music.
Acetone have managed to update 1970s' jam-oriented blues-rock
(Like I Told You could be a tribute to
the Allman Brothers)
to 1990s' alternative-rock.
Despite their base in metropolitan Los Angeles, Acetone has achieved a
hazy, languid, hallucinated "desert sound".
The foundations of that sound are
Mark Lightcap's fluid guitar and Richie Lee's extraterrestrial voice,
sparse arrangements and restrained jamming, atmospheric tones and subliminal
counterpoints.
These ballads are neurotic and trascendental, the opposite of what a "power"
ballad is supposed to be.
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(Translation by/ Tradotto da
Giuseppe Schiavoni)
Il problema di York Blvd (Vapor, 2000) è che il loro elegante e sognante acid-rock si è trasformato in musica lounge per vecchi hippies, un’operazione non troppo diversa da quella che negli anni 70 fece Steve Miller. Lo "slo-core" di Things Are Gonna Be Alright richiama i Velvet Underground post-Sweet Jane, e le ballate soul degli anni 60. 19 e Bonds evocano visioni di un Neil Young più dolce, più gentile, e più sonnolento. Pezzi allegri e orecchiabili come Wonderful World e It's a Lie ricordano gli Spirit, e Vaccination (forse la migliore canzone del disco) mette in luce un potente groove bluesy, ma in generale le canzoni mancano di troppo di vivacità per essere definite tali. Composizioni quali il salmo jazzato Vibrato (valorizzato da un organo gospel) e la liquida elegia pinkfloydiana One Drop, navigano abbondantemente al di sotto dei modelli a cui si ispirano.
Gli Acetone hanno pensato di aggiornare le jam blues-rock degli anni settanta (Like I Told You potrebbe essere un tributo agli Allman Brothers) all’alternative-rock degli anni novanta.
Nonostante le loro radici metropolitane, gli Acetone creano un torbido, languido e allucinato "suono desertico". Le fondamenta di quel suono sono la liquida chitarra di Mark Lightcap e la voce aliena di Richie Lee, gli arrangiamenti rarefatti e il jamming trattenuto, i tocchi atmosferici e i contrappunti subliminali. Le loro ballate sono nevrotiche e trascendenti, l’esatto contrario di quello che una "power ballad" dovrebbe essere.
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