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Towering over every other space-rock band of the era, Philadelphia-based
Bardo Pond turned the acid-rock jam into a major art.
Bufo Alvarius (1995) coined a new form of music built around supersonic drones. The average piece was a rainstorm of guitar distortions, strident turbulences and catastrophic drumming, halfway between MC5's heavy blues and Spacemen 3's shoegazing. It was the soundtrack of a cosmic trauma that still haunts the firmament.
While no less brutal, Amanita (1996) revealed a spiritual element that harked back to both Popol Vuh's Hosianna Mantra and Pink Floyd's A Saucerful of Secrets; but nothing could be less religious than the apocalyptic chaos of Lapsed (1997). These albums were as musical as Einstein's relativity.
The members of Bardo Pond (guitarists John and Michael Gibbons, drummer Joe Culver, bassist Clint Takeda) also shone on two magnificent collaborations with guitarist Roy Montgomery, both credited to Hash Jar Tempo (110), Well Oiled (1997) and Under Glass (1999). The former, a seven-movement instrumental jam, is a cosmic hymn of monumental proportions, the psychedelic equivalent of a symphonic mass. Guitars compete for and concur to a universal "om", first running against each other, battling for the highest form of enlightenment, and then joining together in unison. The music emerges from spacetime warps, propelled by seismic rhythms, only to delve into deeper and deeper abysses, hypnotized by an unspeakable force. The second album was even more experimental, less dependent on guitars, and explicitly inspired by classical music. It alternated between glacial, imposing structures and chaotic noise collages, reconciling Wagner and Amon Duul, Verdi and Hawkwind, Bach and Red Crayola.
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Bardo Pond e` il progetto varato a Philadelphia dai fratelli chitarristi
John e Michael Gibbons. I primi singoli, Trip Fuck (Drunken Fish, 1994) e
Dragonfly (Compulsiv, 1995), erano ancora canzoni rock, ma marchiate a fuoco
da uno stile chitarristico fortemente rumoroso e spaziale.
La loro arte di droni supersonici si sublima su
Bufo Alvarius (Drunken Fish, 1995).
Tanto il passo solenne e la pioggia a dirotto di distorsioni di
Adhesive quanto la stridente turbolenza di Vent (nugoli di insetti
extraterrestri) coniano, con il loro jamming confuso e ripetitivo,
un'armonia che su scala microscopica e` ovviamente dissonante ma su scala
macroscopica sembra lineare e melodica,
un'armonia che su scala microscopica e` ovviamente dinamica (freneticamente
dinamica) ma su scala macroscopica appare statica.
Questi due strumentali da soli riassumono gran parte del pensiero dei Bardo
Pond.
Nelle stesse fitte nebbie di accordi "sporchi" si perdono la cantilena
bisbigliata in On A Side Street (un'ombra di shoegazer britannici),
i riff piu` carnosi di Capillary River (da cui trapela l'influenza degli
MC5),
le scale sornione di Absence (in cui si palesa l'influenza dei Sonic Youth),
talvolta con qualche solismo appena piu` pronunciato, talaltra con una parvenza
di crescendo
della batteria, ma per lo piu` rispettando la consegna di non allontanarsi
mai troppo da dove sono cominciati, dall'allucinazione che funge da baricentro.
Le tre coordinate del sound (Sonic Youth, MC5, shoegazer) finiscono per
destabilizzare del tutto la canzone rock, lasciandole soltanto uno scheletro
macilento di arrangiamento.
Nel complesso gli excursus sterminati delle chitarre e il batterismo
catastrofico di Joe Culver intonano un trionfale inno all'immanenza del suono.
L'album va in gloria con la mezz'ora dello strumentale Amen, che comincia con
un loop di pedestri clagori metallici intrecciato ai riff pesantissimi delle
chitarre e muta in maniera impercettibile in un delicato flusso di riverberi
chitarristici, di rombi galattici di basso (Clint Takeda) e di gorgheggi
di flauto (Isobel Sollenberger), assente del tutto la batteria.
Su questo disco compaiono ancora tracce di blues-rock devoluto alla Royal Trux
(Back Porch e No Time To Waste), destinate a estingersi presto.
Le sette canzoni dell'EP Big Laughing Jym (Compulsiv, 1995) propongono un
approccio piu` ambientale, alla Earth,
ma soprattutto si avvalgono per la prima
volta di una produzione professionale, che conferisce al sound tutta la potenza
di cui il gruppo e` capace (in particolare
la cadenza trascinante e i wah-wah assordanti di Dispersion
e la muraglia di distorsioni di Hummingbird Mountain).
Il tallone d'Achille del gruppo e` rappresentato dalle voci. Tanto la ragazza
(su Chomp) quanto uno dei ragazzi (su Soaked) provano a sostituirsi alla
marea degli strumenti e ad allestire psicodrammi ad alta tensione, ma il
risultato e` difficile da digerire.
Soltanto l'autoindulgenza impedisce ad Amanita (Matador, 1996) di essere
il capolavoro che e` alla portata del gruppo. La trance e` piu` massacrante
che mai, l'intensita` quasi religiosa ma distorta in un maniera grottesca.
I dieci minuti di Limerick sono l'equivalente della coda di
Dark Star (Grateful Dead) piu` un'invocazione tibetana e un salmo di
Hosianna Mantra (Popol Vuh).
High Frequency e` una jam di space-rock alla Hawkwind.
Il lento, massacrante crescendo di RM e` la quintessenza di tutte
le jam chitarristiche della musica rock.
Con loro quel genere viene spinto verso un vertiginoso abisso sonoro. Le
chitarre si arrotolano sui loro riff senza neppure cercare la melodia e
la batteria le insegue con un ritmo terribile.
Forse anche per merito/colpa di una produzione approssimativa, che appiattisce
gli arrangiamenti, Il disco e` brutale ed essenziale.
I brani cantati sono meno traumatizzanti. Sembra quasi di ascoltare un altro
complesso nel blues-rock sincopato di Wank, per quanto riuscito, e
nella ballata soul di Be A Fish, con sussulti hard-rock degni dei
Nirvana,
Il canto trova un suo ruolo acconcio soltanto fra
gli accordi liquefatti e gli echi siderali di Tantric Porno e nella
suspence psicotica dei primi Pink Floyd di Yellow Turban,
Il disco (quasi un'ora e un quarto) costituisce pur sempre un monumento alla
loro arte certosina di contrappunti fra chitarre.
Alla compilation Harmony of the Spheres (Drunken Fish, 1996)
i Bardo Pond contribuiscono la suite Sangh Seriatim, un lento raga
marziale
solcato da barriti apocalittici di chitarra che si frantumano in luccichii
stellari.
Well Oiled (Drunken Fish, 1997),
accreditato agli Hash Jar Tempo, e` una collaborazione fra
Roy Montgomery e i Bardo Pond, cosi` come
il successivo Under Glass
(Drunken Fish, 1999).
Dopo la prova apocalittica del singolo Tests For New Swords
(Siltbreeze, 1997), esce l'album Lapsed (Matador, 1997).
Il caos rimane la loro religione. Le assordanti tempeste cacofoniche a passo
marziale di Tommy Gun Angel e di
Green Man sono tipiche della loro psichedelia dell'eccesso sonoro.
Il crescendo epico di Pick My Brain tenta di darle una struttura, una
ragione, una trama. I riff da panzer di Flux sposano il loro deliquio
ai deliri di Melvin e Earth.
Straw Dog e` l'unico brano che continua la loro tradizione di blues-rock
devoluto, alla Royal Trux, ed e` forse il piu` devoluto della loro carriera.
Aldrin e` la lunga suite di turno, diciassette minuti che cominciano con
un fievole bisbiglio della cantante su un tappeto di accordi dissonanti e
continuano con un ipnotico flusso di improvvisazioni chitarristiche
sovrapposte e intrecciate, come in una Sister Ray dilatata e deformata.
Cio` che salva queste composizioni dall'apatia e` un fremito
viscerale che tiene sempre acceso il vulcano da cui proviene il fumo.
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