Breeders


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Pod , 7/10
Last Splash , 7.5/10
Title Tk, 5/10
Dusty Trails: Dusty Trails (2000), 6.5/10
Mountain Battles (2008), 5/10
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I Breeders sono un supergruppo formato da Kim Deal (bassista dei Pixies, ma qui alla chitarra), Tanya Donelly (chitarrista dei Throwing Muses), Josephine Wiggs (bassista dei Perfect Disaster) e Shannon Doughton (ovvero il batterista Britt Walford degli Slint).

Deal e` la mente dell'operazione, e non stupisce pertanto che il sound di Pod (4AD, 1990) sia quello dei migliori Pixies. Il complesso raramente lascia trapelare grinta o entusiasmo: il suo passo e` neutro e glaciale, a volte un po' "stanco", fino a lambire in Glorious le litanie marziali di Neil Young, e a volte nervoso, fino a imitare in Doe lo strimpellio spasmodico dei Feelies.

Le composizioni di Deal affrontano con tensione allucinata temi femminili come la mestruazione (Iris) e l'atto sessuale (Only In 3's). La sessualita` e` anzi proprio il tema unificante del disco. Ma tanto le liriche quanto le musiche hanno una sottile qualita` metaforica che fuga qualsiasi dubbio di iper-realismo. Fra le armonie vocali alla girl-group di Fortunately Gone e il blues acustico di Metal Man le Breeders declinano il verbo della loro disperazione, lasciando riecheggiare con crudele compiacimento ogni suono delle loro urla.

Se i toni drammatici culminano in Happiness Is A Warm Gun, che urla con foga rabbiosa una filastrocca da bambina, e nel vortice da incubo di Limehouse, il capolavoro e` forse Hellbound, nel quale all'insegna di un garage-rock finalmente vivace si tiene una meditazione disperata sul tema dell'aborto (il feto sopravvive).

Il loro e` una strana specie di powerpop psichedelico, tutto volto a mettere alla luce senza pieta` gli stati piu` dolorosi dell'animo umano. Talvolta (Opened) gli intrecci delle chitarre riescono a creare un'atmosfera di suspence e decadenza degna dei film noir; talaltra (When I Was A Painter) gli squittii del violino di Carrie Bradley creano un senso di spaesamento da seduta psicanalitica.

Lungi dall'essere amatoriali e approssimative, le loro sono sempre ballate altamente comunicative, grazie a una tecnica tanto forbita quanto imprevedibile . Queste canzoni ripropongono sonorita` gia` ascoltate nei dischi dei Pixies, ma piu` spontanee e autentiche in questo contesto.

Il disco vale le ultime opere dei Pixies e, oltre a confermare l'importanza che Deal riveste nel gruppo maggiore, la catapulta anche all'avanguardia degli "autori" del rock alternativo. Il suo registro sensuale, e le inflessioni da consumata narratrice, ne fanno una "voce" inconfondibile delle crisi esistenziali degli anni '90.

Il gruppo si accrebbe di un'altra donna, la chitarrista e cantante Kelley Deal (sorella gemella di Kim Deal), e registro` l'EP Safari (4AD, 1993). Le canzoni sono ancora dedicate ai problemi del sesso: Safari, sull'orgasmo, un altro dei loro capolavori morbosamente intimisti; Do You Love Me, tanto lenta e dimessa da sembrare bisbigliata in sogno; Don't Call Home, con l'andamento e l'arrangiamento piu` surreali; e So Sad About Us, che ruba il "jingle jangle" di Feel A Whole Lot Better (Byrds). Questo modo tormentato di analizzare la sessualita` femminile, cantando al tempo stesso in quel tono invitante, tutt'altro che "femminista", e suonando in maniera tanto umile quanto intelligente, crea un contrasto di grande effetto.

I Breeders persero Donelly (passata ai Belly) e divennero pertanto monopolio delle sorelle. La musica ne trasse vantaggio, tanto che il secondo album, Last Splash (4AD, 1993), rimarra` il loro capolavoro. Per prima cosa, i Breeders semplificano un po' le cose, accentuando la cantabilita`, aumentando il livello di decibel, adottando una ritmica piu` prominente e lasciando respirare gli arrangiamenti. In Divine Hammer sembra persino di ascoltare il boogie leggero delle Go Go's e in Saints i Jefferson Starship in versione "sudista"; e Drivin' On e` una dolce ballata country & western. Ma la vera novita` del disco sta nel rock and roll grintoso che sottende quasi tutti i brani e nel modo in cui questa struttura rocciosa viene sabotata dall'arrangiamento. Cannonball potrebbe essere la versione "industriale" delle Bangles, con il suo ritornello scipito nascosto in una bolgia di riff catastrofici e urla filtrate. L'incedere travolgente di New Year e` debilitato da innumerevoli digressioni cacofoniche. Ogni canzone e` subito riconoscibile come canzone dei Breeders dalle piccole ma abrasive divagazioni ritmiche e chitarristiche: una distorsione, un cambio di tempo, un riff troncato, un gorgheggio psicotico. Ogni canzone e` percorsa da un filo di nevrosi acuta, che trasforma le armonie in puzzle stilistici. In fondo, era stato proprio questo l'insegnamento piu` importante dei Pixies. Questo potrebbe essere il miglior disco che i Pixies non fecero mai.

Il forte dei Breeders rimane dunque l'imprevedibilita` armonica: il soliloquio che apre No Aloha e` accompagnato da languidi accordi hawaiani e da uno strimpellio isterico; Mad Lucas e` suonato come un moribondo suonerebbe un blues in un cocktail lounge deserto. Se lo strumentale Roi e` sepolto in folate di radiazioni nucleari, l'omologo e scatenatissimo Flipside respira frizzante aria di spiaggia, giu` per la china revisionista dei Fleshtones.

Kim Deal, cresciuta a Dayton (Ohio), iniziata alla musica attraverso innumerevoli serate a cantar blues in coppia con la sorella nei bar della citta`, ha trovato nei Breeders il veicolo per esprimere il suo enorme talento di filosofa del post-femminismo, di acuta osservatrice del malessere esistenziale del suo tempo, di fredda cantastorie di una rivoluzione sociale in atto.

Kim Deal proseguira` poi con gli Amps.

The greatest disciples of the Pixies' late quirky-pop sound were the Breeders, a supergroup featuring the Pixies' bassist Kim Deal (now on guitar) and the Throwing Muses' guitarist Tanya Donelly. Pod (1990) explored a broad range of tones, from the ecstatic nursery-rhyme of a naive little girl to the harsh, syncopated riff of a hard-rock band. The band continued to blur daydreaming and nightmare on Last Splash (1993), having replaced Donelly with Kim's twin sister Kelley, an even more powerful post-feminist statement that employs an even wider repertory of "voices" (girl-groups, jangling folk-rock, country, even grunge).
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Like most reunion albums, Title Tk (Elektra, 2002) was mainly a way to celebrate the musicians' own good old memories, which, in this case, means Kim Deal's good old memories. Deal is a mature songwriter whose muse has to coexist with her neuroses. The result is certainly not party music. Hardly perversely catchy or grotesquely bouncy or intensely light, these are songs meant to say something. Which is what Deal was never good at.

Like most albums by rock veterans, Mountain Battles (4AD, 2008) exhibits a classy elegance at what the band does best but also a chronic inability to reform itself. It sounds like a better version of Title TK, not a step forward (or backwards). Walk It Off and It's The Love are the only songs that harken back to their past glory, while the ballads Night of Joy and We're Gonna Rise and the tribal trance of Istanbul may cover a lot of ground but can't quite compete with the bands that do those things for a living. The album includes some truly terrible ideas (including a cover in Spanish), but it's mostly a harmless retreat into classic rock music.

(Translation by/ Tradotto da Greta Casarini)

Title Tk (Elektra, 2002), come tutte le riconciliazioni e’ piu’ che altro un modo per il musicista di celebrare vecchi ricordi personali, in questo caso si tratta dei ricordi di Kim Deal. Deal e’ una compositrice matura che deve far convivere l’ispirazione artistica con le proprie nevrosi. Il risultato non e’ certo musica da party. A tratti perversamente orecchiabili, grottescamente saltellanti o intensamente leggere, queste sono canzoni che vogliono dire qualcosa, ed il voler dire qualcosa non e’ uno dei migliori pregi della compositrice.

(Translation by/ Tradotto da David Bonnano)

 

Come molti albumi di “veterani del rock” Mountain Battles (4AD, 2008) sfoggia un’eleganza di classe in ciò che alla band riesce meglio fare ma mostra anche una cronica inabilità a reinventarsi. Il disco suona come una versione migliorata di Title TK,  non un passo avanti (né uno indietro). Walk It Off e It's The Love sono le uniche canzoni riprendono i fasti passati, mentre le ballate Night of Joy e We're Gonna Rise e la trance tribale di Istanbul coprono varie sonorità ma non possono competere con le band che fanno queste cose per mestiere. L’album include anche alcune idee davvero terribili (inclusa una cover in spagnolo) ma è principalmente una innocua ritirata nella classica musica rock.

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