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Walls In The City, 7.5/10
Soul Machine, 7/10 Neutrons, 6.5/10 | Links: |
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Uno degli dei della chitarra moderna, Duane Denison delizia l'ascoltatore
di passaggi stupefacenti in tutti i suoi progetti:
Jesus Lizard,
Firewater e
i DK3.
Nel 1994 Denison registro` un album di jazz acustico,
Walls In The City (Skin Graft), accompagnato soltanto dal batterista dei
Mule, James Kimball. Nacquero cosi` i Denison Kimball Trio, o Denison Kimball
Three o semplicemente DK3.
Su Soul Machine (Quarterstick, 1995) il trio non e` quasi mai un trio,
in quanto e` completato almeno dal sassofonista
Ken Vandermark
(NGR Ensemble e
Vandermark 5) e dal bassista Reg Shrader dei Seam.
Il loro e` un "cool jazz", intellettuale, interiore, quanto se ne puo` fare.
Meno "noir" e atmosferico del primo disco, questa volta l'attenzione maggiore
e` per la "groove", come nelle partiture swinganti di
Soul Machine, con una travolgente fuga tzigana della chitarra,
e Solitaire, o (versione briosa) nella
fanfara free-jazz di Blueball Avenue
o (versione lenta) nel radioso tema blues di Passing Blue.
l'arte chitarristica di Duane Denison regna sovrana su
Neutrons (Quarterstick, 1997).
Basta assaporare in Downriver i suoi tocchi ineffabili
nel marasma percussivo della batteria, o in Heavy Water, annunciata
da un flauto fantasma, la sua tenebrosa affabulazione di dissonanze in
percussivo crescendo, o il suo singhiozzo clownesco in Neutrons,
per rendersi conto della distanza che lo separa dal resto del chitarrismo rock.
Il suo e` uno stile tutto fra le righe, da sorbeggiare senza lasciarsi troppo
coinvolgere, condotto per metamorfosi impercettibili e levigate, apparentemente
inerte, quasi privo di personalita`, ma in realta` carico di pensiero,
l'equivalente alla chitarra del pianismo di un Cecil Taylor.
Insomma un Peter Green del post-punk, del post-industriale, del post-ambientale.
La Lullaby chiude il disco in maniera geniale, con una melodia da madrigale
rinascimentale strimpellata distrattamente.
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