Gli Eggs vennero formati ad Arlington (in Virginia) da Andrew Beaujon.
Nel corso della loro breve carriera, gli Eggs imposero uno stile originale
di "lo-fi pop" che si cimentava con strutture armoniche degne del
progressive-rock, canto in falsetto degno del soul e sezioni di fiati degne
del rhythm and blues.
L'album Bruiser (TeenBeat, 1991) oscillava fra un punk-rock alla
Husker Du, un dream-pop alla My Bloody Valentine e un noise-rock alla
Sonic Youth.
I tratti distintivi del trio erano lo strimpellio frenetico ma
dimesso della chitarra e le melodie canticchiate piu` che cantate, quasi
bisbigliate. Il loro modo di suonare e` una specie di improvvisazione
controllata dalla quale sono banditi i virtuosismi.
E` un espediente che si presta per cesellare tanto favole trasognate
(It's Hard To Be An Egg) quanto ballate surreali (Ebenezer),
tanto novelty clownesche (President) quanto litanie apocalittiche
(This Party Never Ends).
Lo strumentale Spaceman e` un saggio esemplare di psichedelia chitarristica;
Hippie Purple spinge lo stesso concetto a livelli tribali da capogiro.
Gli Eggs centrano il bersaglio soprattutto in una loro variante personale
della bossanova, soffice e leggera in John's Bar Mitzvah e febbricitante
in quel piccolo capolavoro che e` Ocelot (loro primo singolo).
Le canzoni sono dedicate alle delusioni della generazione X e compongono a
loro modo un piccolo affresco generazionale ("Don't wanna be in your world/
I've done nothing to deserve it" il motto dell'opera).
Sostituito David Parks con Evan Shurak e perso anche il batterista John Rickman
(non sostituito) e aggiunto Rob Christiansen (chitarra e trombone),
nel 1993 il gruppo fa sensazione per una serie di singoli bizzarramente
arrangiati, dal morbido sound
psichedelico di Sexual Tension (Jade Tree) a
Roll Away The Stone, degna di
una colonna sonora, passando per un'altra delle loro effervescenti bossanove,
Erin Go Bragh.
Beaujon e` di fatto ripartito da zero, rifondando il sound del trio
con uno stile piu` sofisticato.
Il monumentale Exploder (TeenBeat, 1993)
impiega un arsenale di strumenti esotici, nonche' sintetizzatori e oboe.
Nelle litanie decadenti di Why Am I Tired All The Time (quasi una Sweet
Jane) e Evanston gli Eggs si dimostrano artigiani del pop eccentrico della
pasta di Van Dyke Parks e dei tardi Beach Boys.
Il sapore degli anni '60 pervade in particolare i ritornelli piu` orecchiabili,
Ampallang, con il suo rude twang da country-rock, e Willow Willow, dolce
al limite del beat.
Dal lamento soul, in stile Prince, con arrangiamento orchestrale di
A Pit With Spikes, al semplice salmodiare sottovoce su uno sfondo di
disturbi elettronici di Maureen's Beans gli Eggs dimostrano un eclettismo e
un genio che ha pochi rivali (giusto i Pere Ubu e i Pixies).
Il trombone e` onnipresente, con i suoi interventi atmosferici.
Queste canzoni fluenti e melodiose vengono in realta` costruite seguendo i
processi piu` rocamboleschi. Beaujon riesce a condurre melodie impossibili come
Claire's Snares, a dilatare delicate ballate da Broadway come Rollercoaster,
a domare il baccanale clownesco di Saturday's Cool, a giostrare sul
contrasto fra il rumore maestoso e il lamento anemico di Salsa Garden.
Smaliziato (quanto ubriaco) direttore d'orchestra, Beaujon sa come sfruttare
l'altalena di veemenza e dolcezza dei Soul Asylum per Conchita o il tono dei
Rolling Stones piu` subdoli per The Obliviist (singolo apripista).
How Do You Like Your Lobster (TeenBeat, 1995) e` raccoglie i singoli,
oltre a inediti e rarita`.
Christiansen prima passa ai Grenadine e poi
forma i Viva Satellite per musicare l'opera classica
Nishma (TeenBeat, 1996).
Insieme ai Pavement, agli Unrest e a pochi altri gli Eggs sono fra i grandi
innovatori della canzone rock degli anni '90.
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