Flaming Lips
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Flaming Lips , 7/10 (EP)
Hear It Is (1986), 7/10
Oh My Gawd , 7.5/10
Telepathic Surgery , 8/10
In A Priest Driven Ambulance , 7/10
Hit To Death In The Future Head , 7/10
Transmissions From The Satellite Heart , 6/10
Clouds Taste Metallic , 6/10
Zaireeka, 6/10
The Soft Bulletin, 6/10
Yoshimi Battles The Pink Robots , 6/10
At War With The Mystics (2006), 5/10
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The greatest and craziest disciples of classic Pink Floyd came out of Flaming Lips, whose art bridged the punk ethos and the hippie burlesque. Their aesthetics was in many ways derived by cartoons: shapes that were grossly naive and easily identifiable, stereotyped characters that bordered on parodies, simplified and often implausible situations. Hear It Is (1986) was equally versatile in the comic and the tragic register. In the former, songs were essentially modeled after Syd Barrett's oblique lullabies, whereas, in the latter, ingredients included the Velvet Underground's overdosed tempos, Neil Young's guitar neurosis and Jim Morrison's melodramatic eloquence. The semiotic caldron of Oh My Gawd (1987) was a post-modernist masterpiece. The arrangements were creative to the point of being grotesque, while abrasive rock'n'roll crescendos, psychotic singalongs and transcendent dirges seemed to fuel each other to ever higher levels of unorthodoxy. Telepathic Surgery (1989) reached a demented level of stylistic collage, particularly with the monumental piece Hell's Angel's Cracker Factory. The streamlined sound of In A Priest Driven Ambulance (1990) and Hit To Death In The Future Head (1992) relied on catchy melodies and sound effects in the tradition of early Pink Floyd. Dreamy litanies and surreal ditties became typical of less and less adventurous albums: Transmissions From The Satellite Heart (1993), Clouds Taste Metallic (1995) and The Soft Bulletin (1999). The notable exception was Zaireeka (1997), a set of four discs to be played simultaneously on four different players.
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La musica dei Flaming Lips (Wayne Coyne al canto, Mike Ivins al basso, Richard English alla batteria) e` stata paragonata all'arte dei cartoni animati: forme grossolane per quanto riconoscibili, un paesaggio di stereotipi, un registro parodistico, una narrazione che procede per semplificazioni fino all'implausibile. Tutto cio` i Flaming Lips l'hanno applicato al rock psichedelico secondo una prassi che non e` poi cosi` lontana da quella del piu` creativo di tutti i freak, Frank Zappa.

Fondendo idee che provengono da fonti tanto lontane quanto Miles Davis, i Butthole Surfers, Jesus And Mary Chain e i Beach Boys, il loro sound e` diventato un calderone semiotico di "segni" della cultura musicale popolare che trascende l'originario assunto neo-psichedelico.

Nei primi dischi Coyne aveva messo in mostra una personalita` istrionica che si esprime prendendo a prestito il talking-blues "maledetto" di Lou Reed e la recitazione invasata di Jim Morrison. Il drumming galattico di English, degno erede di Keith Moon e di John Bonham, e` il corredo ideale per le schitarrate vanesie del leader.

L'EP d'esordio (LSD, 1985), con la dirompente e distorta My Own Planet a dare il passo epico, il voodoobilly distorto di Bag Full Of Thoughts a trascinare in un'ebbra danza da goliardi e il lungo "trip" di Scratching The Door ad omaggiare i primi Pink Floyd, aveva subito fatto capire il genio anticonformista e anarchico che sottendeva la loro musica.

L'album Hear It Is (Pink Dust, 1986) conteneva in nuce gia` tutto il loro repertorio. She Is Death faceva di nuovo capo alle piece psichedeliche dei primi Pink Floyd. With You inaugurava un genere che avrebbero perfezionato e sfruttato fino alla nausea: una forma di ballata in crescendo che e` un derivato delle trenodie piu` morbose dei Velvet Underground e dei soliloqui piu` sonnambuli di Syd Barrett. Unplugged collocava astutamente fra le quadriglie del country, il rockabilly e il punk-rock una ferocia addomesticata che Just Like Before iniettava nel rock'n'roll abrasivo degli Stooges (con un riff che echeggia You Really Got Me dei Kinks) e che Man From Pakistan trasformava in trascinante e perversa carica eversiva da garage-rock.
A una vena piu` "roots", tradizionale, che si sarebbe presto esaurita appartenevano invece episodi periferici ma orecchiabili come Trains Brains & Rain, inno corale da pub reminescente dei Mekons.
Il climax del disco culminava nella lunga (sette minuti), melodrammatica Jesus Shootin' Heroin, sorta di incubo eroinomane che mutua da Lou Reed il passo di boogie leggero, da Neil Young la nevrosi chitarristica e da Jim Morrison la recitazione melodrammatica.

L'andamento di Oh My Gawd (Restless, 1987), con quell'alternarsi di momenti "duri" e momenti piu` "soffici", ricalca quello del precedente Hear It Is. Fra i primi si annovera subito l'anthem bruciante Everything's Exploding, che unisce il baccano violento degli Stooges all'ansia titanica degli Animals. Poi Prescription Love (una lunga introduzione strumentale che sembra i Pink Floyd di Syd Barrett a velocita` doppia, e poi un ritornello a ritmo febbricitante di rockabilly con chitarra distorta alla Cramps). In Can't Stop The Spring un riff ipnotico di chitarra che viene ripetuto ossessivamente puntella una melodia da circo alla Kinks.
Fra i secondi invece, prime dimostrazioni del talento melodico di cantante e chitarrista, ci sono Thanks to You con chitarra febbricitante con echi degli Who di Tommy, Can't Exist, una tenera ninnananna psichedelica, e la lunga ballata pianistica Love Yer Brain che si disintegra verso la fine in colpi sordi e rumori.
I Flaming Lips tentano per la prima volta la sorte con la jam estesa, ma piu` che una jam One Million Billionth Of A Millisecond (nove minuti) e` Uno psicodramma che incrocia i Pink Floyd di More e gli Steppenwolf di Magic Carpet Ride. Tutto sommato e` il punto debole del disco, che altrimenti sarebbe un capolavoro.
I brani piu` "lisergici" (sconnessi, dilatati, pieni di effetti sonori) sono Maximum Dream e soprattutto il gran finale lisergico d The Ceiling Is Bending.
Il disco piacque soprattutto ai pedanti che avevano storto il naso davanti alla clownerie di Hear It Is e avevano auspicato una maggiore serieta`.

Telepathic Surgery (Restless, 1989), viceversa, e` il disco in cui si chiarisce definitivamente la personalita` del gruppo, finora rimasta a oscillare nel limbo degli anni '60. Innanzitutto Coyne recupera e accentua il proprio sarcastico humour, l'indole irriverente e l'approccio a cartone animato (le gag di Hari-Krishna Stomp Wagon e Redneck School Of Technology, degne della Bonzo Band). Poi l'arsenale di trucchi si amplia a dismisura: sono veramente infiniti i frammenti che vengono incollati insieme in studio. Infine trionfa il lato piu` oscuro della loro arte, quello che si puo` collegare allo space-rock grezzo e selvaggio degli Hawkwind e al rock piu` underground dell'epoca piuttosto che alle magniloquenti rock opere degli Who e alle cattedrattiche suite dei Pink Floyd. Pur rappresentando il loro apice tecnico e compositivo, questo disco e` anche l'espressione piu` autentica dello spirito ribelle e sottoproletario della band. Ne fa fede fin dall'inizio Drug Machine In Heaven, ma ancor piu` Fryin' Up, propulsa dal riff di Born To Be Wild. Le citazioni assumono anzi il valore di disquisizioni post-moderne: Right Now, che riesce ad amalgamare la pulsazione e l'urlo di Interstellar Overdrive e la cadenza di My Generation, e Chrome Plated Suicide, con il cantante abilissimo nel miscelare in un unico ritornello due "arie" celebri come Blowing In The Wind e Tommy.
La monumentale Hell's Angel's Cracker Factory (presente soltanto sulla versione CD del disco) e` uno dei brani che aspira al titolo di massimo capolavoro degli anni '80. Hell's e` una suite mosaico nel vero spirito degli anni '60, quelli piu` trasgressivi dei Fugs di Virgin Forest e del primo Frank Zappa.

In A Priest Driven Ambulance (Restless, 1990) si assiste ai primi cambiamenti della formazione: al trio piu` "sballato" del decennio si aggiunge il chitarrista John Donahue (anche Mercury Rev), che fin dai primi accordi sembra capire al volo la follia dei compagni. English nel frattempo ha abbandonato la musica, stanco di concerti e studi di registrazione: al suo posto subentra Nathan Roberts. E` questo l'album in cui il rock psichedelico dei Flaming Lips comincia a mutare in qualcos'altro, meno eccentrico e disordinato, piu` lineare e compatto.
L'inizio, Shine On Sweet Jesus, e` da manuale, con quelle distorsioni furibonde alla Chrome, una cadenza martellante "cingolata" e un ritornello beat psichedelico degno di Syd Barrett, il tutto condito da un coro umoristico di voce bassa e di falsetto alla gruppi vocali degli anni '50.
Nella linea Barrett-Hitchcock, che e` l'anima di gran parte di quest'opera, Unconsciously Screamin' e` il brano piu` lisergico, sia per il ritornello spaziale di Coyne sia per le torrenziali scariche "acide" delle chitarre. Qui, come altrove, e` evidente il debito vero le code strumentali catastrofiche degli Who. Lo spettro di Barrett e` ancora piu` vivido nella ballata surreale e fiabesca Rainin' Babies, sempre scandita da fendenti di feedback ma in un tono di follia celestiale.
Sempre piu` caratteristico risulta quell'alternarsi alla Dr.Jekyll/Mr.Hyde di suono acustico e suono elettrico. Nel primo stile Coyne sfodera l'intimismo di Five Stop Mother Superior Rain, per lambire il Bob Dylan folksinger degli esordi nel lamento depresso di Stand In Line. Mr.Hyde viene a galla in God Walks Among Us, che riprende da dove Shine On Sweet Jesus aveva lasciato con un'altra bolgia di ritmi tribali e inserti maniacali, ritornelli psichedelici di canto filtrato e scariche elettriche di chitarra.
Gli effetti chitarristici sono spesso da capogiro, e il merito e` anche del produttore Dave Fridmann, che suona il basso nei Mercury Rev. Fridmann sfoggia come "regista" in studio una fantasia scatenata come pochi e il suo lavoro di manipolazione lascia un'impronta determinante sul disco, non da` tregua all'ascoltatore. Mountain Side e` il loro satori strumentale.
Meno "enciclopedista" dei precedenti (nel senso che le citazioni sono meno numerose e meno palesi), meno condizionato dal punk da due accordi e dal garage-rock da spazzatura sonora, e pur sempre in linea con la filosofia da colonne sonore del B (fantascienza/horror), In A Priest Driven Ambulance soffre soltanto della mancanza del brano chiave. Se il disco vale meno di Hear It Is e di Telepathic Surgery (il CD), due "canzoni di Gesu'" almeno, God Walks Among Us e Shine On Sweet Jesus, nonche' Unconsciously Screamin', entreranno in repertorio.

Con Hit To Death In The Future Head (Warner Brothers, 1992), disco confuso e irrisolto, il gruppo tenta piu` che altro di farsi ascoltare da un pubblico piu` ampio, come traspare dai numeri piu` pop: Everyone Wants To Live Forever e` scattante e grintosa come i loro migliori numeri di rock and roll, ma a rubare lo show e` il ritornello, uno dei piu` orecchiabili della loro carriera; Halloween On the Barbary Coast, il suo contraltare sull'altra facciata, ha un riff di chitarra ancor piu` immediato e un andamento un po' raga. Altre melodie memorabili affiorano nella marcetta folkrock di Hit It e nel bozzetto melodico alla Kinks (con il piglio surreale dei primi Pink Floyd) di Gingerale Afternoon. Culmine del manierismo di quest'opera e` Frogs, che trasforma una filastrocca stralunata e un carillon stonato in una baraonda demenziale. I brani sono infarciti, come sempre, di "trovate" umoristiche, ma in generale il registro e` piu` serio e determinato che in passato: queste sono canzoni da grandi arene, non certo da "trip" nei sottoscala. Prevale una scompostezza troppo composta.
Quasi tutti i brani melodici ripetono la stessa struttura: sono girotondi psichedelici condotti dalle timbriche secche e dai fuzz stridenti della chitarra, rafforzati da cori spaziali in falsetto e da trombe barocche, e soprattutto viziati da un infantilismo cronico.
Fanno da contraltare a questi ritornelli naif i brani piu` "lisergici", che si immergono in un sound soffice e languido, nel quale e` possibile riconoscere l'influenza delle armonie vocali dei CSN&Y e del folk bucolico del White Album (The Sun). Cosi` il vertice atmosferico del disco e` la tenue preghiera infiorettata di dissonanze che chiude l'opera, Hold Your Head.
Nella linea del barocco di Oh My Gawd, e quindi lontano dal sound truculento, iconoclasta e creativo degli altri dischi, Hit To Death sigilla la maturazione tecnica (se non artistica) del gruppo. La chitarra, in particolare, non e` mai stata cosi` nitida e calibrata nei suoi interventi. Dal canto suo Coyne e` migliorato sia come scrittore di canzoni sia come cantante. Come scrittore riesce a mettere insieme testi molto seri e forbiti. Come cantante resuscita il registro profetico e disperato di Westerberg, nel quale tanti teenager degli anni '80 hanno lasciato il cuore. Frogs, Everyone Wants To Live Forever, Gingerale Afternoon sono i nuovi classici.

La filosofia di Coyne e` quella di un poeta moderno dell'alienazione incolta di provincia, non quella di un vecchio poeta dell'alienazione colta della metropoli. Il loro livello intellettuale e` ben rappresentato da liriche come "You're fucked if you do and you're fucked if you don't", degne di un rozzo camionista del Midwest e non certo degli intellettuali snob alla Andy Warhol. Coyne non ha molti argomenti da discutere: vita, morte, amore. Il suo universo finisce qui. Il suo universo non e` per nulla torvo e sinistro, ma semplicemente deformato in un grande circo dell'assurdo.

La fase turbolenta non e` pero` terminata: Roberts (sposatosi) viene sostituito con Steven Drozd e Donahue (avviato a una carriera solista) con Ronald Jones. Transmissions From The Satellite Heart (Warner Brothers, 1993) conferma il talento di Ivins e Coyne per scrivere ritornelli orecchiabili e immergerli in un mare di effetti sonori; ma in questa musica la psichedelia non e` piu` un pretesto per mettere insieme dei cartoni animati, una metafora per girare dei documentari surreali, ma e` ridotta ai minimi termini, a una semplice sonorita`, nella tradizione dei primi Pink Floyd e di Sgt Pepper.
Il piu` delle volte Coyne si rifugia in una forma di cantilena trasognata e un po' malinconica; e` il caso di Turn It On, Superhumans, Chewin' On The Apple Of Your Eye, sia pur con arrangiamenti che vanno dall'acustico al classicheggiante. Un paio di fanfare psichedeliche (arrangiamenti festosi, ritmi da banda paesana, melodie beat, effetti in cascata) come Pilot At The Can Of God e Be My Head non si discostano piu` di tanto da quel tono medio. Su tutto svetta la gag surreale di She Don't Use Jelly, che e` un manuale di come i Flaming Lips compongono canzoni memorabili: una filastrocca, un carillon e una marcetta (e un tema rubato ad altri, nel caso specifico ai Rolling Stones di You Can't Always Get What You Want). Coyne ha scoperto che il suo registro melenso e narcotico ha lo stesso potere di suggestione di quello di Roger Waters, e che puo` pertanto "vendere" anche nei salotti a` la page le sue ballate-trance.
Agli intenditori i ragazzi dell'Oklahoma regalano ancora tre perle: Moth In The Incubator, la baraonda in cui gli effetti dilagano e prendono il sopravvento, scatenando una giostra psichedelica in crescendo; il deliquio marziale di Oh My Pregnant Head in un diluvio di riverberi e fuzz; e il finale di Vegetables, quando Coyne sprofonda in un'altra delle sue crisi catatoniche, ma questa volta il tutto (passo militare della batteria, languidi vagiti di chitarra acustica, fragili rintocchi di xilofono, distorsioni marziali di chitarra elettrica) e` davvero demente.

Dappertutto trionfa la cura certosina con cui questi brani sono stati arrangiati. Questo e`, in effetti, il Dark Side Of The Moon dei Flaming Lips, in cui il gruppo trasforma un sound forgiato da anni di sperimentazione (quel collage-are e stratificare citazioni e rumori) in un brevetto, un logo, un marchio di fabbrica.

DEvono attendere mesi i Flaming Lips perche' la classica compostezza di Transmissions penetrasse il sistema nervoso delle masse, ma alla fine si tolgono la soddisfazione si sentire le loro canzoni alle radio piu` commerciali. Clouds Taste Metallic (Warner Brothers, 1995) corre lungo le stesse coordinate della ballata lambiccata, bilanciata fra il lamento trasognato e vulnerabile di Coyne e un circo stravagante di effetti sonori. Nascono cosi` le solenni The Abandoned Hospital Ship e They Punctured My Yolk, ma le abbiamo gia` sentite tutte diverse volte nei dischi precedenti. Ogni tanto (Psychiatric Explorations Of The Fetus With Needles) torna a galla la progressione di accordi "astronomica" dei primi Pink Floy; ogni tanto una filastrocca a ritmo piu` vivace (Kim's Watermelon Gun) fa uscire dal torpore generale; e la marcetta di Bad Days (che ruba il ritornello a un hit del 1963, I Will Follow Him) indovina l'arrangiamento piu` improbabile; ma sono soltanto singhiozzi. La She Don't Use Jelly della situazione e` Brainville, un bislacco country-vaudeville da canticchiare in coro. I soliti testi surreali (fra i protagonisti si contano cervelli, giraffe, molecole e fucili a forma di anguria) danno lustro al mito, ma si sono ormai estinte le baraonde psichedeliche che li resero celebri. I Lips compensano con l'abilita` di produttori, di rifinitori in studio, di collagisti di classe. Il burlesque un po' forzato di This Here Giraffe, Christmas At The Zoo e Guy Who Got A Headache And Accidentally Saves The World ha pero` l'aria un po' troppo raffazzonata e denota un gruppo molto stanco.

La parabola dei Flaming Lips puo` essere cosi` riassunta: un primo periodo (il primo album e Hear It Is) ancora nel limbo del garage-rock; l'esplosione di una verve psichedelica addirittura barocca in Oh My Gawd; la razionalizzazione di quell'ideologia nel canone postmoderno di Surgery; Ambulance segna l'apice della crisi di schizofrenia, con l'anima contesa fra il garage-rock degli inizi e le armonie lambiccate della maturita`; Hit To Death usa quella schizofrenia per sperimentare sulla forma; Transmissions adotta quella forma a dogma e la plasma nella forma-ballata di Neil Young.

Somehow the band managed to convince their label to release Zaireeka (Warner Brothers, 1997), a set of four CDs to be played simultaneously on four different CD players (never mind that nobody owns four CD players), an experiment reminiscent of Karlheinz Stockhausen's Hymnen.

Coyne is the mind behind these bizarre experiments. The next one is a concert for boom boxes, held on May 16, 1998 in London. Coyne conducted an orchestra of 40 boom boxes played by rock luminaries such as Kevin Shields (My Bloody Valentine), Tim Gane (Stereolab), Martin Carr (Boo Radleys ), Miki Berenyi (Lush). Each boom box plays a song composed by the Flaming Lips and Coyne instructs the players on when and how to play it.

A Collection Of Songs Representing (Restless, 1999) is a compilation of their early years.

Coyne kept surprising audience, critics and label by following up his most experimental work with a best-seller. On The Soft Bulletin (Warner Brothers, 1999) the Flaming Lips are a trio: Coyne, Seven Drozd and Michael Ivins. The album was born during the sessions of Zaireeka but it underwent tormented surgery to reflect a number of personal tragedies that scarred the members of the group. The resulting work is a highly sophisticated collage of sounds that thrusts drums upfront and all but eliminates guitars. The songs are the most melodic and straightforward of their career, veritable parodies of commercial pop, except that each one is a clockwork of subtly displaced arrangements. This may actually be the first album since Brian Wilson and Van Dyke Parks to seriously change the concept of orchestral pop. Their method has something in common with Lindsey Buckingham's eccentric and manically layered scores (Fleetwood Mac), but theirs is far more orchestral. All of Coyne's avantgarde experiments seem to converge in the vision embraced by this album.
Their postmodernist revision of orchestral pop is, inevitably, also satire, a parody of spy-movie soundtracks, Disney cartoons and sentimental musicals.
In tracks like Race For The Prize (the most radio-friendly of the lot, because it's the closest to Vaseline), Waitin' For A Superman (a close second, on account of a Beatles similarity), Buggin' (the catchiest tune, Merseybeat vocal harmonies, pounding drums), The Spiderbite Song (a tragic piano theme and a circus-like march), and Feeling Yourself Disintegrate (the most languidly psychedelic of the batch) keyboards, strings, horns and rhythm run amok and Coyne's twisted melodic talent is in full display. The trio's arrangement know no borders, and could drift much further, as hinted by the instrumentals The Observer and Sleeping On The Roof.
The opera is a better reference point for pastoral interludes such as A Spoonful Weights A Ton (velvet strings, caressing harps, celestial flutes). But the cartoon has remained, throughout the years, the Flaming Lips' favorite art. The pomp of The Gash (including a Queen-like choir) is grotesque the same way so many cartoon characters are.
"Genre overload" sinks puzzles like The Spark That Bled, that pile up sonic paraphernalia of soul, country, funk, classical music without a unifying theme.
Gone are the silly gags that made them famous after they abandoned the purely musical approach of the early years. The Flaming Lips have grown up and are returning to music for the sake of music, but with different ears. The word "collage" applies to both their early suites and to these shorter songs, but it means two different things.
Coyne the dadaistic conductor has created his own version of symphonic music, the same way Zappa did. Coyne has too many ideas and has trouble squeezing them into just one piece, so he writes songs. Now if he could only find a way to stretch them to match one of his early suites, he would become one of the century's most intriguing composers.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

In qualche modo la band è riuscita a convincere la propria etichetta a realizzare Zaireeka (Warner Brothers, 1997), un set di quattro CD da suonare contemporaneamente su quattro diversi lettori di CD (non considerando che nessuno possiede quattro lettori di CD), un esperimento che riporta alla mente Hymnen di Karlheinz Stockhausen.

Coyne è la mente che sta dietro questi bizzarri esperimenti. Il successivo è un concerto per boom boxes, che si è tenuto a Londra il 16 Maggio 1998. Coyne ha diretto un'orchestra di 40 boom boxes suonati da luminari del rock come Kevin Shields (My Bloody Valentine), Tim Gane (Stereolab), Martin Carr (Boo Radleys ), Miki Berenyi (Lush). Ogni boom box suona un pezzo composto dai Flaming Lips e Coyne coordina i musicisti riguardo quando e come suonare il proprio brano.

A Collection Of Songs Representing (Restless, 1999) è una raccolta relativa ai loro primi anni.

In The Soft Bulletin (Warner Brothers, 1999) i Flaming Lips sono un trio: Coyne, Seven Drozd e Michael Ivins. L'album è nato durante le sessions di Zaireeka ma è poi stato sottoposto a tormentati interventi chirurgici per rispecchiare una quantità di tragedie personali che hanno segnato i membri del gruppo. Il lavoro che ne risulta è un collage di suoni estremamente sofisticato che pone le percussioni in primo piano e quasi elimina le chitarre. Le canzoni sono le più melodiche e dirette della loro carriera, genuine parodie del pop commerciale, a parte il fatto che ognuna è un perfetto meccanismo a orologeria di arrangiamenti abilmente dislocati. Questo può essere il primo vero e proprio album che tenta di cambiare il concetto di pop orchestrale dai tempi di Brian Wilson e Van Dyke Parks. Il metodo dei Flaming Lips ha qualcosa in comune con le eccentriche e maniacali partitire stratificate di Lindsey Buckingham (Fleetwood Mac), ma il loro modo di comporre è molto più orchestrale. Tutti gli esperimenti avanguardistici di Coyne sembrano convergere nell'intuizione contenuta in questo album.
La loro revisione postmodernista del pop orchestrale è, inevitabilmente, anche satira, una parodia delle colonne sonore dei film di spionaggio, dei cartoni animati di Disney e dei musicals sentimentali.
In brani come Race For The Prize (il più radiofonico del lotto, perchè è il più vicino a Vaseline), Waitin' For A Superman (il secondo più vicino, in relazione ad una similitudine con i Beatles), Buggin' (la melodia più orecchiabile, armonie vocali Merseybeat, batteria martellante), The Spiderbite Song (un drammatico tema per pianoforte ed una marcia tipo quelle del circo), e Feeling Yourself Disintegrate (la più languidamente psichedelica della partita) tastiere, archi, fiati e ritmo variano continuamente all'impazzata ed il contorto talento melodico di Coyne è messo pienamente in evidenza. L'intesa del trio non conosce limiti, e potrebbe lasciarsi trasportare molto più lontano, come suggerito dai brani strumentali The Observer e Sleeping On The Roof.
L'opera è un autentico punto di riferimento per gli interludi pastorali come A Spoonful Weights A Ton (archi vellutati, arpe carezzevoli, flauti celestiali). Ma lo sketch è rimasto, attraverso gli anni, la forma artistica favorita dei the Flaming Lips. La pompa di The Gash (incluso un coro simile a quello dei Queen) è grottesca proprio come lo sono molti personaggi dei cartoons.
Il "genere superfluo" si addentra in puzzles come The Spark That Bled, che ammassa un armamentario sonoro di soul, country, funk e musica classica senza un tema uniformante.
Sono sparite le sciocche gags che hanno resa famosa la band dopo che questa ha abbandonato l'approccio puramente musicale dei primi anni. I Flaming Lips sono cresciuti e stanno tornando alla musica per il piacere della musica, ma con sensibilità diversa. Il termine "collage" è indicato sia per le loro prime suites sia per queste canzoni più brevi, ma ha due significati differenti.
Coyne il direttore d'orchestra dadaista ha creato la sua propria versione della musica sinfonica, la stessa strada seguita a suo tempo da Zappa. Coyne ha troppe idee ed incontra difficoltà a concentrarle in un solo brano, così finisce con lo scrivere canzoni. Adesso se solo trovasse la maniera di dilatarle fino ad eguagliare alcune delle sue prime suites, Coyne diventerebbe uno dei più intriganti compositori del secolo.

Yoshimi Battles The Pink Robots (Warner Bros, 2002), a sci-fi concept album (ironically dedicated to Boredom's drummer), is, like, all Flaming Lips albums, a post-modernist essay. This time Coyne delves into the age of videogames. The lush, smooth, caressing sound of Soft Bulletin is applied to a different domain, but through the same distorting lenses. Given the target, it is not surprising that the songs embrace digital glitches, falsetto choruses, restless dynamics (most restless in Yoshimi Part 2, Ego Tripping at the Gates of Hell and the instrumental merry-go-round of Approaching Pavonis Mons by Balloon). Coyne can take any material and any premise and turn them into his trademark sound, the sound of a relaxed tv spectator watching the craziest show. Fight Test, Are You a Hypnotist, Yoshimi Battles The Pink Robots - Part 1, It's Summertime and especially Funeral In My Head are so perfectly "Flaming Lips-ian" that they seem manufactured in assembly line. On the downside, Coyne is ever closer to the mainstream pop ballad with One More Robot, Do You Realize (two more classics), All We Have Is Now, In the Morning of Magicians.

Finally the Punk Rockers Are Taking Acid (Restless, 2002) collects the first five albums and assorted rarities.

The EP Ego Tripping At The Gates Of Hell (Warner, 2003) features the catchy Assassination Of The Sun, the instrumental I'm A Fly In A Sunbeam and some awful dance remixes.

(Translation by/ Tradotto da Luca Battistini)

Yoshimi Battles The Pink Robots (Warner Bros, 2002), un concept album sci-fi (dedicato ironicamente alla batterista dei Boredom), e', come tutti gli album dei Flaming Lips, un saggio post-modernista. Questa volta Coyne scava nell'eta' dei videogames. Il suono sontuoso, levigato e carezzevole di Soft Bulletin e' applicato a una sfera diversa, ma attraverso le medesime lenti deformanti. Considerato l'obiettivo, non e' sorprendente che le canzoni racchiudano glitch digitali, cori in falsetto e dinamiche irrequiete (in particolare in Yoshimi Part 2, Ego Tripping at the Gates of Hell e nel carosello strumentale di Approaching Pavonis Mons by Balloon). Coyne puo' prendere qualunque materiale, qualunque premessa e trasformarli nel suo marchio di fabbrica, il sound di un rilassato spettatore televisivo che guarda il piu' folle degli show. Fight Test, Are You a Hypnotist, Yoshimi Battles The Pink Robots - Part 1, It's Summertime e specialmente Funeral In My Head sono cosi' perfettamente "Flaming Lips-iane" da sembrare prodotte in una catena di montaggio. Sotto un altro aspetto, Coyne e' piu' vicino che mai alla ballata pop mainstream con One More Robot, Do You Realize (altri due classici), All We Have Is Now e In the Morning of Magicians.

Late Night Tales (Azuli, 2005) is simply a (rather lame) collection of Flaming Lips' favorite songs by other artists.

Neither the riffs nor the melodies of At War With The Mystics (Warner, 2006) are particularly exciting. During lengthy periods of faceless songs, the band sounds like a side project by Burt Bacharach or Prince (Free Radicals). Only The Year Yeah Yeah Song and The W.A.N.D display some fire, but the verve is quickly dispelled by icy arrangements worthy of a mummy and by lyrics that couldn't be more tedious. If the goal was to make people miss Yoshimi, they succeeded.

At War With The Mystics 5.1 (Warner, 2006) contains a surround-sound version of the record, five outtakes, eight rare tracks and three videos.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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