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Thirteen Masks, 8/10
Sacrificial Cake, 7.5/10 Anhedoniac, 5/10 The Men Album (2005), 5/10 | Links: |
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L'ex cantante degli Swans,
Jarboe,
ha continuato su Thirteen Masks (Sky, 1992) il programma di
folk druidico che aveva avviato con Mike Gira negli ultimi dischi del gruppi.
Le canzoni di questo disco confermano un talento enorme.
Sono per lo piu' composizioni solenni e quiete, acrobazie liriche fra questo
mondo e l'aldila', che ne fanno forse la piu' grande erede di Nico.
Il sound e' sinistro e ritualistico come si conviene a una sacerdotessa.
Ma il disco e' tutt'altro che unitario, e' anzi un caso quasi unico di contrasti estremi, degni di una seduta psicanalitica. L'atmosfera onirica e fiabesca di Listen, canticchiata in un bisbiglio e immersa in una nuvola di campanelli orientali, viene disintegrata dalla danza industriale di Red, condotta a cadenze funk di violenza sismica e cantata con frasi rap aggressive e filtrate, il tutto condito da mitragliate heavymetal alla Ministry e sibili elettronici. A Man Of Hate inizia come un lied da opera espressionista, e in un rapido crescendo introduce modulazioni mediorientali, rintocchi ossessivi di tastiere e vocalizzi sovrapposti, costruendo un'atmosfera sempre piu' irreale. Si precipita invece nella plumbea e tumultuosa The Believers, pervasa di stordenti poliritmi etno-elettronici alla Gabriel e di frasi d'organo istericamente religiose. Dal delicato folk acustico di The Lonely Voyeur, di nuovo bisbigliato come in sogno e contornato di accordi e riverberi paradisiaci, si passa ai vertiginosi esotismi di The Never Deserting Shadow, una travolgente cavalcata attraverso la musica araba, indiana, giapponese e tibetana. Momenti di altissima classe, come lo swingante soul-jazz di Wooden Idols, cantato come un fervente gospel con accompagnamento spartano, o come Shotgun Road, in cui il canto fluttua libero su uno strato di dissonanze e di rumori, si alternano a momenti di delirio psicotico, come I Got A Gun, di nuovo falcidiato da reboanti cadenze "industriali". Sempre e comunque e' spettacolare la capacita' di Jarboe di declamare e recitare le sue parabole morali, sia che si serva unicamente del canto e della chitarra, come in A Man Of Hate, sia che indulga in rap ed elettronica, come in Freedom. La voce e' quasi sempre sovrapposta ad echi, cori e contrappunti di se stessa, le chitarre e gli altri strumenti sono spesso mixati in maniera sofisticata, e in molti brani c'e' un piccolo ensemble (ma veramente piccolo, uno o due persone) ad aiutarla; ma nella sostanza e' Jarboe sola in una stanza che parla al mondo. I mezzi sono sempre minimi, ma gli effetti sono dirompenti; e lo dimostra l'ultima traccia, Cries, in cui Jarboe da' sfogo a tutti i suoi trucchi. L'insieme costituisce un'opera intensamente magica. Non e' soltanto l'abilita' di "orchestrazione", con la fusione di suoni acustici, elettronici e di overdub, o l'audacia della sperimentazione sulla forma della canzone, con l'innesto di generi e sonorita' antitetici, quanto la sua recitazione multiforme, il suo registro apparentemente monocorde ma in realta' cosi' espressivo, capace di spaziare dal mezzosoprano operatico alla ninnananna per bambini, ingegnosa nell'impiegare trucchi di registrazione, a fare la differenza. E le camaleontiche trasformazioni ritmiche di questi brani non sono altro che un'estensione di questa prassi. Quindici capolavori. Nel 1993 Jarboe si concede anche la licenza dei Beautiful People Ltd, in coppia con Lary Seven. L'album omonimo (per la Sub Rosa) risplende di un arrangiamento suadente e di melodie surreali, e soprattutto di un tocco infinitamente piu` lieve, da fatina invece che da incubo. E` anzi il disco piu` pop della sua carriera, quello piu` disimpegnato.
Sacrificial Cake (Alternative Tentacles, 1995) consegna un altro
tour de force canoro degno delle piu' grandi performer sperimentali.
Anhedoniac (Young God, 1998) e` invece un disco di recitazioni piu` che di musica. Jarboe chiama a raccolta le sue voci interiori e su quelle voci (piu` parlate che cantate) costruisce un'opera fortemente unitaria e a tema. Questa volta Jarboe propende per la drammaturgia esoterica di Diamanda Galas, non per le fiabe ancestrali di Nico. Il conciliabolo di streghe di Anhedoniac (nenia araba di organetto, tamburi marziali), le voci del subconscio di The Cage (ronzio elettronico), lo spirito maligno di Forever (cadenza metallurgica) si avvalgono di scenari suggestivi, ma le doti canore di Jarboe sono limitate, cosi` come le sue doti di arrangiatrice. Qualche canzone la propone nei panni della bambina innocente, ma il grosso del disco e` rappresentato dalle recite. Recensione di Lino Terlati: Per le sue contrizioni spirituali al limite della pura follia Jarboe ha preso il posto di Nico nel cuore di molti maniaci della malinconia. Dissected (Living, 2003) is an album of other artists remixing her music. The Men Album (2005), six years in the works, contains a disc of mediocre folk-rock ballads and a disc of embarrassing dance tracks. |
The Swans' vocalist Jarboe resumed that band's apocalyptic folk on Thirteen Masks (1992), a set of majestic odes, oneiric visions, psychodramas, fairy tales, religious psalms, and ethnic nightmares that ran the gamut from purely acoustic to subtly electronic. While not as magical and emotional, the vocal tour de force of Sacrificial Cake (1995) upped the ante: each song "was" a different voice, and the album as a whole sounded like a grotesque conventicle of personas.
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