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Uno dei massimi esponenti del pop moderno esercito` in tutta umilta` a
San Francisco: i Jellyfish
di Andy Sturmer, batterista e
cantante, e Roger Joseph Manning, tastierista e cantante.
I due si erano fatti le ossa nei Beatnik Beatch, dei quali erano usciti due
album:
At The Zula Pool (Industrial, 1987) e
Beatnik Beatch (Atlantic, 1988).
L'album Bellybutton (Charisma, 1990), che si avvale di
Jason Falkner alla chitarra e al basso,
e` una pietra miliare della
musica melodica che si ispira al Merseybeat e ai Beach Boys.
L'hit che ne viene tratto, Baby's Coming Back, un'innocua fusione
di country e soul a fini AOR (ma con un intermezzo di pianola e di canto
filtrato da ragtime a 78 giri degli anni '20), non e` tutto sommato
rappresentativo del loro genio post-moderno; ne` lo sono i "lenti" da
svenimento per cui hanno un debole, come The Man I Used To Be
(con tanto di organo da chiesa, sezione d'archi, trombone
rhythm and blues, armonica blues e "crooning" alla Ray Charles); anche se
tracce di onniscienza e di "cut-up" lasciano presagire il resto.
E il resto non e` altro che un omaggio spudorato ai loro idoli.
Con il suo stacco di batteria e chitarra alla Tommy e il mellotron e
i cori alla Quadrophenia
The King Is Half Undressed e` un tributo agli
Who;
il ritmo prodigioso di All I Want Is Everything non puo` non far pensare al
power-pop "viziato" dei Cheap Trick (anche se con un eccesso di trombe e cori
psichedelici).
La loro principale ispirazione sono i Beach Boys e i Beatles del secondo
periodo (Sturmer vanta anche un registro che si presta ad imitare sia Lennon sia
McCartney): i cori languidi, l'incedere da musichall e la sezione d'archi di
She Stills Loves Him resuscitano le melodie da operetta e gli
arrangiamenti orchestrali di Abbey Road,
mentre la gloriosa marcetta di Now She Knows She's Wrong (clavicembalo,
violoncello, tamburelli, xilofono, ottoni) sembra uscita dritta dritta
dal musichall lisergico di Sgt Pepper.
Qualunque precedente opera di "Sixties revival" impallidisce di fronte a tanto
accumulo di citazioni, di segni, di icone della musica degli anni '60.
Praticamente ogni secondo di una canzone introduce un nuovo elemento di
arrangiamento: l'impalcatura armonica che sorregge la melodia subisce una lenta
e impercettibile metamorfosi che ne puo` stravolgere del tutto l'identita`.
L'arte dei Jellyfish consiste nel riuscire a dare un filo razionale a tanto
sforzo "revivalistico".
Il risultato di questo processo di assemblaggio, di questa catena di montaggio
pop, sono canzoni cosi` perfette che al confronto gli Smithereens sembrano dei
dilettanti.
Le armonie vocali dei Beach Boys e dei Beatles e le melodie piu` corrive del
bubblegum e del varieta` traboccano in effetti dal successivo
Spilt Milk (Charisma, 1993).
E` un festival ancor piu` prezioso degli arrangiamenti lucidi e brillanti,
grintosi e seducenti: Joining A Fan Club, a cavallo fra i Beatles di
Sgt Pepper e i Queen di Bohemian Rhapsody; New Mistake, soul da ballo con
un variopinto carnevale di contrappunti orchestrali; Ghost At Number One,
imitazione di John Lennon con clavicembalo e trombe barocchi; sono i piccoli
capolavori armonici del disco.
Gli stessi codici linguistici (ovvero la stessa lambiccata orchestrazione
pop-psichedelica) forgiano novelty da cartone animato come
Sebrina, Paste And Plato, da cabaret parigino come Bye Bye Bye, da
banda paesana come Brighter Day. I loro modelli sono chiaramente Brian Jones,
Brian Wilson e George Martin, gli arrangiatori eterodossi che re-inventarono
di fatto il concetto di musica pop.
Gruppo da cartone animato, che ha mandato a memoria la lezione di Cheap Trick
e Queen, e rispolvera l'immagine dei dandy e del Paisley,
i Jellyfish hanno pero` un dono naturale per gli arrangiamenti clowneschi
(ma certamente creativi) e i ritornelli memorabili.
Roger Manning ha pubblicato a nome The Moog Cookbook un album di adattamenti
elettronici di classici del rock contemporaneo.
Roger Manning e Eric Dover daranno poi vita agli Imperial Drag, che si
riallacciano al glam-rock di T.Rex.
Jason Falkner forma invece i Grays, autori di un
Ro Sham Bo (Atlantic, 1994) che e` una pallida imitazione dei Jellyfish.
Nel 1996 Jason Falkner ha pubblicato Author Unknown (Elektra), sul quale
suona tutti gli strumenti. L'album e` puro pop scintillante nella tradizione
di Brian Wilson, Alex Chilton e cosi` via. Falkner affonda pero` nelle
sabbie mobili di Paul McCartney in I Live e soltanto nel
pimpante punk-pop di Miracle Medicine indovina un motivetto degno del suo
passato.
Can You Still Feel (Elektra, 1998) is at least as accomplished, if not
more mature and personal.
Author Unknown, Holiday and All God's Creatures offer
more sprightly refrains in the tradition of Alex Chilton,
Todd Rundgren and Prince. I Already Know showcases a pensive songwriter.
No song is redundant. Falkner's infallibility is impressive, if still derivative. The album is just a tad too serious for the kind of music it offers (not
exactly avantgarde).
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