Jesus Lizard
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Pure, 7/10 (EP)
Head, 7.5/10
Goat, 8/10
Liar, 7.5/10
Lash, 7/10 (EP)
Down, 7/10
Shot, 6/10
Blue, 6/10
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Chicago's noise-rock was heavily influenced by the subculture of hardcore, and by Big Black's apocalyptic noise. Jesus Lizard summarized the style better than anyone else. The historical line-up of Scratch Acid's vocalist David Yow, Scratch Acid's bassist David Sims, Phantom 309's drummer Mac McNeilly, and guitarist Duane Denison, was the vanguarde of a new kind of hardcore punk-rock that had absorbed funk, noise and industrial music. The EP Pure (1989) and the full-length Head (1990) were dramas of of macabre hyper-realism, immersed into urban neurosis as viewed from Yow's sick mind. Goat (1991), their most accomplished work, found a magical balance between Yow's psychotic mumbling and screaming (and perverted visions), Denison's elegant vocabulary of grinding, scathing, sobbing, lashing sounds, and a repertory of ever-mutating epileptic rhythms. The quartet penned lugubrious, visceral, vulgar, truculent, abrasive nightmares. A less disordered and less pathological affair, Liar (1992) was still highly energetic, sometimes chaotic, and always galvanizing. The instrumental technique refined on Down (1994) stood as an impressive contribution to redefining the very essence of rock music. But their music was, first and foremost, a music of fear, the fear of a young urban population whose life was reduced to a series of agonizing spasms. The central character of their stories, a sort of mythological psychopath, was the collective subconscious of that population. If punk-rock had been the sound of a battlefield, the sound of Jesus Lizard was the sound of the wounded who rattled in the cold of the night.
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I Jesus Lizard sono uno dei gruppi piu` importanti degli anni '90. La loro influenza e` stata determinante per lo sviluppo dell'hardcore, del post-rock e di tutto il rock and roll. La loro musica sghemba, deforme, singhiozzante, rumorosa, esprime le nevrosi, la paura, la claustrofobia che caratterizzano la vita dei giovani urbani. La loro e` musica di una tensione spasmodica. I loro dischi sono di fatto altrettanti concept dedicati a un'ideale mitologica figura di psicotico (ben rappresentato dal canto stonato di Yow, uno dei cantanti meno dotati dell'intera storia della musica). Se il sound del punk-rock era il sound di un campo di battaglia, il sound dei Jesus Lizard e` il sound dei feriti che agonizzano nel freddo della notte.

I Jesus Lizard nacquero sulle ceneri di due delle formazioni chiave del Midwest: i Rapeman di Steve Albini e gli Scratch Acid di David Yow.
Gli Scratch Acid furono uno dei grandi gruppi texani degli anni '80, prima di sciogliersi nel 1987. Per la sezione ritmica, David Sims e Rey Waysham (uno dei piu' grandi batteristi moderni), la storia continuo' a Chicago nei Rapeman di Albini. Finita anche l'esperienza dei Rapeman, Yow e Sims formarono i Jesus Lizard alla fine del 1988 con Duane Denison, chitarrista di formazione classica gia' nei Cargo Cult di Randy "Biscuit" Turner, e una drum-machine al posto di Waysham.
L'EP Pure (Touch & Go, 1989), registrato in maniera approssimativa, contiene egualmente alcune delle loro composizioni migliori. A beneficiare del nuovo corso e' soprattutto la ritmica, che impone un ritmo di marcia elevatissimo e puo' sbizzarrirsi in interventi creativi; per esempio, nella danza tribale di Blockbuster, forte di una percussivita' assordante e dilaniata da uno staccato violentemente dissonante di chitarra alla Sonic Youth. L'influenza di Albini si avverte soprattutto nello strumentale Jacket Made In Canada, aperto da una parete di puro rumore e con un sottofondo da martello pneumatico.
La novita' piu' saliente del disco e' l'atteggiamento da attore di prosa che ha assunto Yow. Le sue "vocals" sono rimaste le piu' sgraziate del decennio, ma raramente hanno modo di sfogarsi appieno. Il piu' delle volte il cantante non fa che blaterare in maniera evasiva, senza addentrarsi piu' di tanto nelle convenzioni del canto rock. Il limite di questa maniera e' forse Starlet, brano in cui Yow emette soltanto dei gracchi incomprensibili nel baccano incalzante della sezione ritmica. Non meno agghiacciante e' Bloody Mary, tutto teso su deliqui senza senso e urla a squarciagola. Le liriche, a loro volta, costituiscono un'altra attrazione, grazie ai loro affreschi dell'Inferno terreno che domina tutte le canzoni.

Nel frattempo il trio aveva chiamato a Chicago il batterista Mac McNeilly (che aveva suonato negli 86 e nei Phantom 309 di John Forbes, titolari di Sinister Alphabet nel 1989 per la Tupelo), per registrare il primo album, Head (Touch & Go, 1990). Piu' nevrotico, urbano e "industriale" di qualsiasi cosa avessero fatto gli Scratch Acid, Head presento' un sound concitato e vibrante che ben complementava i gargarismi vocali del leader. Gran protagonista del disco e' la chitarra di Denison, un'affilatissima arma di rumore che emette una valanga di suoni triturati, singhiozzanti, sferzanti. Yow, di nuovo in sordina (rispetto ai suoi standard passati), ha il compito di traumatizzare l'ascoltatore con le sue storie di macabro sadismo iper-realista narrate in un tono demenziale e cannibalesco (qui deformato ad arte per assomigliare ancor piu' a Captain Beefheart). Si sfoga in Pastoral, in uno stile rarefatto che potrebbe essere un'appendice dei primi P.I.L.
Quel poco che si afferra dei testi non lascia molti dubbi in merito alle prassi di comunicazione del cantante: "Hey shitmouth", "My own urine" e via di questo passo. Depravato, corrotto, malato, questo personaggio dell'ultra-punk manifesta un'ossessione viscerale per gli escrementi, i fetori, la sporcizia. Tra voyeurismo e volgarita' Yow mette in scena alcune delle loro storie piu' truci: If You Had Lips (con un sapore lievemente jazz, un registro di puri grugniti e i testi meno romantici dai tempi di Lydia Lunch: "When you smile/ I can smell your breath/ I can see the shit on your teeth") e Waxeater (violentemente tribale ed epilettica, un incrocio fra rock and roll acrobatico, raga-rock e heavymetal) su tutte.
Sullo stesso album questi signori dell'angoscia pennellano anche One Evening (l'ouverture, tremenda cataratta di dissonanze, staccato, sincopi, linee funky di basso), 7 Vs 8 (chitarra martellante nel registro dei boogie iper-elettrici degli ZZ Top, fratture ritmiche viscerali, fendenti ipnotici e mozzafiato) e Good Thing (altro delirio propulso dalle potenti risonanze boogie di Denison), tutti brani di forte presa emotiva. Tight 'N' Shiny e' lo strumentale di turno, non meno terribile di Jacket Made In Canada. Questa volta l'impronta di Albini si fa sentire: la drammaticita' di quest'opera ha pochi rivali nel 1990 e punta verso un futuro ancor piu' catastrofico.

Previsione puntualmente confermata da Goat (Touch & Go, 1991), opera in cui l'efficacia strumentale del quartetto e' ulteriormente aumentata.
L'arte del raccontar "stonando" di Yow tocca nuovi vertici in Then Comes Dudley, brano costruito sul suo affabulare sconnesso e nevrastenico e sapientemente punteggiato da una possente iniezione di incalzanti figure boogie del basso, nonche' dai glissando acutissimi e dagli staccato supersonici di Denison. Che quest'ultimo sia un grande della chitarra lo dimostrano attacchi come quello di Mouth Breather, in cui il riff non viene mai completato ma e' ripetuto fino alla nausea in una sorta di raga eroinomane. La tecnica di Denison e' un po' l'ideale continuazione di quella di Lee Ranaldo, una volta che sia addizionata dell'arroganza nazi-omicida di Albini. Epicamente pirotecnica nel frastuono tribale di Nub (uno dei picchi di decibel e di energia corporale, e forse il capolavoro del disco), dissonante fino alla paranoia nel caos psichedelico di Monkey Trick (un altro vertice), tesa in spasimi epilettici e sciabolate mortali nel delirio morboso di Lady Shoes, e' la chitarra l'alter ego del disco: se il canto (?) di Yow impersona la componente psicopatica della loro arte, e' la chitarra di Denison a rendere il senso maniacale e pericolosamente criminale del loro universo. Carica di tensione e di brutalita' represse, e' la chitarra ad affrescare atmosfere di puro thriller.
Il basso di Sims, dal canto suo, che ha mandato a memoria Mike Watts e Jah Wobble, martella di frasi lugubri dall'inizio alla fine, accompagnando le sceneggiate di Yow con la delicatezza di un bulldozer. Quanto sia originale anche l'uso della batteria lo si puo' ascoltare in Seasick, una delle canzoni piu' dilatate e pertanto meno strutturate: McNeilly alterna ogni sorta di tempi e di trovate, ma senza mai perdere il filo di un discorso che e' l'unico ordine, l'unica colla a tenere insieme il tutto (in questo brano Yow strilla la sua paura di morire affogato perche' non sa nuotare e dimostra di essere uno dei pochi a saper rendere in maniera estremamente realistica una paura interiore).
Il trio si immerge poi negli abissi di violenza brada di Karpis, dove il primitivismo piu' infantile e barbaro sposa la disperazione piu' buia, un uragano di urla bestiali e di riff disarticolati in cui si avvertono echi della "danza moderna" dei primi Pere Ubu. South Mouth mette infine assieme l'assalto piu' vigoroso, il meglio avvicinabile al punkrock d'annata, ma nuovamente devastato da una parete di rumore percussivo e chitarristico. Che tutto cio' riesca a suonare perfettamente unitario e coerente e' forse il merito massimo del disco.
Nella loro mistura di oltraggio e di tragedia ha certamente un peso la mente malata del loro padrino Albini, ma anche il loro retaggio sudista di violenza redneck. Tant'e' che elementi di gospel, blues, boogie e persino country affiorano qua e la', perfettamente mimetizzati nel caos generale. Il blues era, in fondo, l'anima del sound degli Scratch Acid.
Liar (Touch & Go, 1992) consacra definitivamente il gruppo con un'altra ragnatela di suoni sporchi e cattivi, semplicemente meglio prodotta. Le ruggini cannibalesche del canto, i ritmi tribali, le dissonanze alla Sonic Youth, le accelerazioni maniacali sono sempre in agguato, e costituiscono sempre i "mattoni" con cui il gruppo costruisce le proprie armonie; ma lo spirito e' quello di mettere insieme delle canzoni, non dei deliri. Gli eccessi di barbarie diventano attrazioni per movimentare le storie truci di Yow. Denison fa di nuovo la parte del leone: Gladiator, nel suo andamento altalenante (una ritmica fortemente sincopata alternata alla frenesia piu' "thrash") versa un crescendo di sciabolate chitarristiche sulle urla sgolate di Yow; lo staccato trascinante del basso e i fendenti distorti della chitarra dominano la travolgente Art Of Self Defense; una tempesta di staccato boogie incendia Dancing Naked Ladies (piu' heavymetal di qualsiasi altra cosa registrata dal gruppo in passato, e forse il brano piu' lineare della loro carriera). Il sound e' in effetti dinamitardo come nei migliori dischi di rock sudista, e Puss ha forse i riff piu' epidermici.
Un'altra influenza tutt'altro che trascurabile per le bande del Midwest e' il country, e lo dimostra Rope, che parte dallo "slapping" tipico delle quadriglie per lambire le epilessi piu' isteriche dell'hardcore.
L'ulteriore maturazione tecnica della band e' evidente in brani come Whirl, il nuovo strumentale, nel quale Yow si limita a vagire in sintonia con la chitarra, come un David Thomas in preda a una tremenda agonia, mentre il power-trio piu' degenere del Midwest gli costruisce attorno un'atmosfera morbosa e allucinata.
Il registro espressivo e' ampio e concede anche attimi di grande drammaticita': al tono languido, decadente e annoiato di Lydia Lunch rimanda Slave Ship, contrassegnata dall'incedere marziale e snervante di un basso e una chitarra tesi al limite delle possibilita' sonore. Boilermaker, il breve e concitato slogan iniziale, ruba un riff ai Pere Ubu della "danza moderna".
I nuovi Jesus Lizard sono quelli dello zoccolo duro di quest'album, ovvero il trittico di Gladiator, Dancing Naked Ladies e Puss, brani in cui l'energia del loro sound e' immutata, ma viene focalizzata verso la forma piu' strutturata della canzone rock.

Dopo l'EP Lash (1993), con l'infernale punk-a-billy di Deaf As A Bat e lo sfrenato chitarrismo di Denison ancor piu' in evidenza, esce il singolo di Fly On The Wall, esemplare della loro maturita': le figure ossessive della chitarra (quasi in delirio di raga) e i contappunti vigorosi del basso deformano un hardrock trascinante.

La maturazione tecnica si completa su Down (Touch & Go, 1994): Denison e' un vero artista della chitarra, capace di ottenere gli effetti piu' spettacolari senza indulgere in un solo assolo. La sezione ritmica (David Sims e Mac McNeilly) ha raggiunto livelli di sofisticazione e affiatamento che le consentirebbero di suonare in qualsiasi ensemble di jazz. Rispetto ai primi tempi e' il cantante David Yow ad essere sempre meno in vista, avendo tentato disperatamente di imparare a cantare, ed essendo finito per diventare un puro complemento a quello che e' ormai soprattutto uno show di pirotecnica e acrobazia strumentale.
Il testo definitivo di questo superlativo power-trio e' forse Low Rider, una partitura senza parole affidata a una grammatica di gesti sonori che e' estranea a qualsiasi tradizione e al tempo stesso e' radicata in molti generi, dal blues al jazz. Quel tanto di ascetico e metodico che e' alla base del loro (intricato ma calcolatissimo) metodo ha modo di scoprire brevi squarci di voragini psichiche. In brani-incubo come Destroy Before Reading le scariche scorbutiche di Denison e i singulti isterici di Sims servono proprio a questo: a un'esplorazione sonora delle profondita' inconsce.
Se Mistletoe, propulso dal ritmo tribale di Mac McNeilly e gettato dal chitarrismo fratturato di Denison in un senso di vertigine, mentre Yow blatera come un Nick Cave in preda a una crisi isterica, costituisce la prosecuzione naturale del disco precedente, un lato piu' inquietante e sofferto viene alla luce con Horse, sorta di voodoobilly al ralenti`, annoiato e svogliato, ma con riff che risuonano pregni di malvagia potenza, e The Associate, un traumatizzato blues di palude venato di un'angoscia viscerale degna dei primi Led Zeppelin e solcato da passi sinistri degni di un film noir degli anni Cinquanta. E' in questo scavo filologico alla rovescia, in questo continuo affrancarsi dalle convenzioni sceniche del rock, che si stanno covando i nuovi Jesus Lizard.
Meglio ancora Best Parts, canzone di grande effetto, in cui il complesso riesce persino a coniare un ibrido di Sonic Youth e Doors (con la distorsione di Denison al posto dell'organo di Manzarek).
Da tutti i brani traspare comunque la carica di energia vitale e di precisa determinazione che li ha sempre contraddistinti. Queen For A Day sfoggia anzi una travolgente sequenza di boogie alla ZZ Top, in cui culmina il classicismo che si era sempre celato dietro le loro movenze spastiche.
Il pilastro su cui poggia il sound sovrumano dei Jesus Lizard e' piu' che mai la chitarra di Denison, quel nugolo di suoni aspri, affannati, nevrotici che e' capace di coagulare in galoppi tanto improvvisi quanto mozzafiato.
Tutta la violenza e la tensione del loro slang musicale sono state condensate in un dialetto sfrontato e diretto, non piu' ostico ma soltanto ostile.
Denison e Jim Kimball (batterista dei Mule) hanno anche dato vita nel 1994 ai Denison Kimball Three.
Il livello qualitativo di tutti i loro album ha fatto dei Jesus Lizard una delle formazioni di punta del rock degli anni Novanta.

Shot (Capitol, 1996) fa leva sui tre assi del loro sound: la ritmica granitica, il canto libero di Yowl, il chitarrismo rude e forbito di Denison. Thumper funge un po' da manifesto: la batteria tempestosa, il basso pneumatico, le oscillazioni di Yow fra il lamento da muezzin e il grugnito di Johnny Rotten. Per buona parte il disco e` proprio un recital psicotico di Yow, da Thumbscrews, vertice malato del disco, a Inamorata, che propone in un singhiozzo quasi rockabilly. Le schitarrate malefiche di Duane Denison e la percussivita` maniacale del basso di Sims offrono diversi momenti di pura delizia, a partire da More Beautiful Than Barbie, un dialogo intellettuale fra gli oculati, saltuari ma non meno brucianti interventi della chitarra e la pulsazione costante del secondo. Il basso domina da solo la tensione di Good Riddance, mentre la sinistra dance-music di Trephination viene alienata dalle atonalita` della chitarra. Molto del potere stordente del loro sound e` andato perduto, ma le loro canzoni rimangono dei modelli di come fare musica usando le emozioni piu` brade.

Blue (Capitol, 1998), registrato con Jim Kimball (dei Mule) alla batteria, e` disco tanto bello quanto inutile. Sono esattamente gli stessi Lizard di Head, Goat e Liar (la trilogia che li impose all'inizio del decennio), gli stessi di Down (Touch & Go) e Shot (Capitol), album appena meno fantasiosi con cui virarono verso un sound piu` "mainstream": i tempi psicotici, le dinamiche contorte, le armonie spinose, le dense e oscure parti strumentali, le atmosfere depresse e "noir", il canto urlato e poco o nulla modulato, le liriche disperate e claustrofobiche. Appena un tocco di "dub" e funk in piu`, forse per la presenza di Andy Gill (Gang Of Four) alla produzione.
I soliti riff martellanti di Denison propellono i soliti scomposti sfoghi di Yow in I Can Learn e A Tale Of Two Women, canzoni sventrate (soprattutto la seconda) da sonorita` violente di un hard-rock malvagio, quasi voodoo. Il gruppo prova anche a scimmiottare il rap-metal alla moda con le prodigiose scosse di Soft Damage, e si ricorda del proprio passato hardcore nella frenetica e sconvolta Cold Water. Questi sono, in pratica, i candidati a singolo.
Ma e` indubbio che Yow e compagni prediligono la ricerca sulle emozioni (meglio se emozioni torbide). Lo dimostrano la sceneggiatura di Horse Doctor Man, la cui suspence e` costruita sui riff da brivido del basso e sui disturbi intermittenti della chitarra, e il lamento sconsolato di And Then The Rain, che si regge sul vigoroso e brillante contrappunto di chitarra e basso (e sfoggia forse il tema piu` melodioso della loro carriera, questo si` quasi Nirvana). In Until It Stopped To Rain sembrano anzi alla ricerca di un qualcosa a meta` strada fra lo stile onirico di Chris Isaak e quello disincantato di Beck.
A rubare la scena e` comunque la classe dei musicisti, grandi istrioni del rock alternativo come il chitarrista Duane Denison, il bassista David Sims e il batterista Jim Kimball (Denison e Kimball essendo gli stessi dei DK3). Sono calibratissimi gli accordi dissonanti e i rumori elettronici che compongono lo scenario desolato di Eucalyptus, brano (di sei minuti) tanto teso quanto povero di melodia, la cui armonia (sgretolata attorno a un tema indianeggiante che appare e scompare, muta e si deforma) sembra annaspare dietro il singhiozzo della sezione ritmica. Ma adesso la cronica carenza canora di David Yow rischia di diventare un serio handicap: un conto era biascicare versi osceni su brani d'avanguardia, ma, se queste devono essere canzoni da classifica, bisogna anche cantarle davvero.
Apice del disco (con Eucalyptus) potrebbe essere la "danse macabre" di Needles For Teeth, condotta da una figura melodica del basso in un epico bailamme di percussioni, distorsioni, elettronica e campionamenti. Non a caso, si tratta anche dell'unico brano atipico (piu` Pere Ubu che Jesus Lizard).
Il gruppo e` palesemente conteso fra due anime, una aperta al compromesso e una intransigente. La prima si accontenterebbe di fare dei Jesus Lizard gli alfieri di una forma di ballad intelligente e articolata, un corrispettivo musicale dell'"hard-boiled thriller" (un po' come i ripuliti Soul Asylum re-inventarono la ballad patetica). Dopo tutto il loro forte sono le sfumature, le atmosfere, le tensioni psichiche. Ma l'uso discreto delle tastiere da parte di Denison e Sims lascia invece presagire una svolta industriale per i loro psicodrammi, nel segno dei Nine Inch Nails, che forse costituirebbe uno sbocco piu` naturale per tanti indemoniati.

Nella primavera del 1999 i Jesus Lizard si sono sciolti.

Duane Denison formed the Denison-Kimball Three.

After a very long hiatus, David Yow joined Los Angeles' post-rock band Qui (drummer Paul Christensen and guitarist Matt Cronk) on Love's Miracle (Ipecac, 2007). Qui had already recorded Baby Kisses (Heart of a Champion, 2003) before Yow joined them.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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