Chicago's noise-rock was heavily influenced by the subculture of
hardcore, and by Big Black's apocalyptic noise.
Jesus Lizard
summarized the style better than anyone else.
The historical line-up of
Scratch Acid's
vocalist David Yow,
Scratch Acid's bassist David Sims, Phantom 309's drummer Mac McNeilly,
and guitarist Duane Denison, was the vanguarde of a new kind of hardcore
punk-rock that had absorbed funk, noise and industrial music.
The EP Pure (1989) and the full-length Head (1990)
were dramas of of macabre hyper-realism, immersed into urban neurosis as
viewed from Yow's sick mind.
Goat (1991), their most accomplished work, found a magical balance
between Yow's psychotic mumbling and screaming (and perverted visions),
Denison's elegant vocabulary of grinding, scathing, sobbing, lashing sounds,
and a repertory of ever-mutating epileptic rhythms.
The quartet penned lugubrious, visceral, vulgar, truculent, abrasive
nightmares.
A less disordered and less pathological affair, Liar (1992) was still
highly energetic, sometimes chaotic, and always galvanizing.
The instrumental technique refined on Down (1994) stood
as an impressive contribution to redefining the very essence of rock music.
But their music was, first and foremost, a music of fear,
the fear of a young urban population whose life was reduced to a series of
agonizing spasms. The central character of their stories, a sort of mythological
psychopath, was the collective subconscious of that population.
If punk-rock had been the sound of a battlefield, the sound of Jesus Lizard was
the sound of the wounded who rattled in the cold of the night.
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
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I Jesus Lizard sono uno dei gruppi piu` importanti degli anni '90.
La loro influenza e` stata determinante per lo sviluppo dell'hardcore,
del post-rock e di tutto il rock and roll.
La loro musica sghemba, deforme, singhiozzante, rumorosa, esprime le
nevrosi, la paura, la claustrofobia che caratterizzano la vita dei giovani
urbani. La loro e` musica di una tensione spasmodica. I loro dischi sono
di fatto altrettanti concept dedicati a un'ideale mitologica figura di
psicotico (ben rappresentato dal canto stonato di Yow, uno dei cantanti
meno dotati dell'intera storia della musica).
Se il sound del punk-rock era il sound di un campo di battaglia, il sound
dei Jesus Lizard e` il sound dei feriti che agonizzano nel freddo della notte.
I Jesus Lizard nacquero sulle ceneri di due delle formazioni chiave del
Midwest: i Rapeman di Steve Albini e gli
Scratch Acid
di David Yow.
Gli Scratch Acid furono uno dei grandi gruppi texani degli anni '80,
prima di sciogliersi nel 1987. Per la sezione ritmica,
David Sims e Rey Waysham (uno dei piu' grandi batteristi moderni), la storia
continuo' a Chicago nei Rapeman di Albini.
Finita anche l'esperienza dei Rapeman, Yow e Sims formarono i Jesus Lizard
alla fine del 1988 con Duane Denison, chitarrista di formazione classica gia'
nei Cargo Cult di Randy "Biscuit" Turner, e una drum-machine al posto di
Waysham.
L'EP Pure (Touch & Go, 1989), registrato in maniera approssimativa,
contiene egualmente alcune delle loro composizioni migliori. A beneficiare del
nuovo corso e' soprattutto la ritmica, che impone un ritmo di marcia
elevatissimo e puo' sbizzarrirsi in interventi creativi; per esempio,
nella danza tribale di Blockbuster, forte di una percussivita' assordante e
dilaniata da uno staccato violentemente dissonante di chitarra alla Sonic Youth.
L'influenza di Albini si avverte soprattutto nello strumentale
Jacket Made In Canada, aperto da una parete di puro rumore e con un
sottofondo da martello pneumatico.
La novita' piu' saliente del disco e' l'atteggiamento da attore di prosa
che ha assunto Yow. Le sue "vocals" sono rimaste le piu' sgraziate del decennio,
ma raramente hanno modo di sfogarsi appieno. Il piu' delle volte il cantante
non fa che blaterare in maniera evasiva, senza addentrarsi piu' di tanto
nelle convenzioni del canto rock. Il limite di questa maniera e' forse
Starlet, brano in cui Yow emette soltanto dei gracchi incomprensibili
nel baccano incalzante della sezione ritmica. Non meno agghiacciante e'
Bloody Mary, tutto teso su deliqui senza senso e urla a squarciagola.
Le liriche, a loro volta, costituiscono un'altra attrazione,
grazie ai loro affreschi dell'Inferno terreno che domina tutte le canzoni.
Nel frattempo il trio aveva chiamato a Chicago il batterista Mac McNeilly
(che aveva suonato negli 86 e nei Phantom 309 di John Forbes, titolari di
Sinister Alphabet nel 1989 per la Tupelo), per registrare il primo
album, Head (Touch & Go, 1990).
Piu' nevrotico, urbano e "industriale" di qualsiasi cosa avessero fatto gli
Scratch Acid, Head presento' un sound concitato
e vibrante che ben complementava i gargarismi vocali del leader.
Gran protagonista del disco e' la chitarra di Denison, un'affilatissima
arma di rumore che emette una valanga di suoni triturati, singhiozzanti,
sferzanti.
Yow, di nuovo in sordina (rispetto ai suoi standard passati), ha il compito
di traumatizzare l'ascoltatore con le sue storie di macabro sadismo
iper-realista narrate in un tono demenziale e cannibalesco (qui deformato
ad arte per assomigliare ancor piu' a Captain Beefheart). Si sfoga in
Pastoral, in uno stile rarefatto che potrebbe essere un'appendice
dei primi P.I.L.
Quel poco che si afferra dei testi non lascia molti dubbi in merito alle prassi
di comunicazione del cantante: "Hey shitmouth", "My own urine" e via di questo
passo.
Depravato, corrotto, malato, questo personaggio dell'ultra-punk manifesta
un'ossessione viscerale per gli escrementi, i fetori, la sporcizia.
Tra voyeurismo e volgarita' Yow mette in scena alcune delle loro storie piu'
truci:
If You Had Lips (con un sapore lievemente jazz, un registro di puri grugniti
e i testi meno romantici dai tempi di Lydia Lunch: "When you smile/ I can smell
your breath/ I can see the shit on your teeth") e Waxeater (violentemente
tribale ed epilettica, un incrocio fra rock and roll acrobatico, raga-rock
e heavymetal) su tutte.
Sullo stesso album questi signori dell'angoscia pennellano anche One Evening
(l'ouverture, tremenda cataratta di dissonanze, staccato, sincopi, linee
funky di basso),
7 Vs 8 (chitarra martellante nel registro dei boogie iper-elettrici degli
ZZ Top, fratture ritmiche viscerali, fendenti ipnotici e mozzafiato) e
Good Thing (altro delirio propulso dalle potenti risonanze boogie di
Denison), tutti brani di forte presa emotiva.
Tight 'N' Shiny e' lo strumentale di turno, non meno terribile di
Jacket Made In Canada.
Questa volta l'impronta di Albini si fa sentire: la drammaticita' di
quest'opera ha pochi rivali nel 1990 e punta verso un futuro ancor piu'
catastrofico.
Previsione puntualmente confermata da Goat (Touch & Go, 1991),
opera in cui l'efficacia strumentale del quartetto e' ulteriormente aumentata.
L'arte del raccontar "stonando" di Yow tocca nuovi vertici in Then Comes
Dudley, brano costruito sul suo affabulare sconnesso e
nevrastenico e sapientemente punteggiato da una possente iniezione di
incalzanti figure boogie del basso, nonche' dai glissando acutissimi e dagli
staccato supersonici di Denison. Che quest'ultimo sia
un grande della chitarra lo dimostrano attacchi come quello di Mouth
Breather, in cui il riff non viene mai completato ma e' ripetuto fino
alla nausea in una sorta di raga eroinomane.
La tecnica di Denison e' un po' l'ideale continuazione di
quella di Lee Ranaldo, una volta che sia addizionata dell'arroganza
nazi-omicida di Albini. Epicamente pirotecnica nel frastuono tribale di Nub
(uno dei picchi di decibel e di energia corporale, e forse il capolavoro del
disco), dissonante fino alla paranoia nel caos psichedelico di Monkey Trick
(un altro vertice), tesa in spasimi epilettici e sciabolate mortali nel delirio
morboso di Lady Shoes, e' la chitarra l'alter ego del disco: se il canto (?)
di Yow impersona la componente psicopatica della loro arte, e' la chitarra di
Denison a rendere il senso maniacale e pericolosamente criminale del loro
universo. Carica di tensione e di brutalita' represse, e' la chitarra ad
affrescare atmosfere di puro thriller.
Il basso di Sims, dal canto suo, che ha mandato a memoria Mike Watts e Jah
Wobble, martella di frasi lugubri dall'inizio alla fine, accompagnando le
sceneggiate di Yow con la delicatezza di un bulldozer.
Quanto sia originale anche l'uso della batteria lo si puo' ascoltare in
Seasick, una delle canzoni piu' dilatate e pertanto meno strutturate:
McNeilly alterna ogni sorta di tempi e di
trovate, ma senza mai perdere il filo di un discorso che e' l'unico ordine,
l'unica colla a tenere insieme il tutto (in questo brano Yow strilla la sua
paura di morire affogato perche' non sa nuotare e dimostra di essere uno dei
pochi a saper rendere in maniera estremamente realistica una paura interiore).
Il trio si immerge poi negli abissi di violenza brada di Karpis, dove il
primitivismo piu' infantile e barbaro sposa la disperazione piu' buia,
un uragano di urla bestiali e di riff disarticolati in cui si avvertono echi
della "danza moderna" dei primi Pere Ubu. South Mouth mette infine assieme
l'assalto piu' vigoroso, il meglio avvicinabile al punkrock d'annata,
ma nuovamente devastato da una parete di rumore percussivo e chitarristico.
Che tutto cio' riesca a suonare perfettamente unitario e coerente e' forse
il merito massimo del disco.
Nella loro mistura di oltraggio e di tragedia ha certamente un peso la mente
malata del loro padrino Albini, ma anche il loro retaggio sudista di violenza
redneck. Tant'e' che elementi di gospel, blues, boogie e persino country
affiorano qua e la', perfettamente mimetizzati nel caos generale.
Il blues era, in fondo, l'anima del sound degli Scratch Acid.
Liar (Touch & Go, 1992) consacra definitivamente il gruppo con un'altra
ragnatela di suoni sporchi e cattivi, semplicemente meglio prodotta.
Le ruggini cannibalesche del canto, i ritmi tribali, le dissonanze
alla Sonic Youth, le accelerazioni maniacali sono sempre in agguato, e
costituiscono sempre i "mattoni" con cui il gruppo costruisce le proprie
armonie; ma lo spirito e' quello di mettere insieme delle canzoni, non
dei deliri. Gli eccessi di barbarie diventano attrazioni per movimentare
le storie truci di Yow. Denison fa di nuovo la parte del leone: Gladiator,
nel suo andamento altalenante (una ritmica fortemente sincopata alternata
alla frenesia piu' "thrash") versa un crescendo di sciabolate chitarristiche
sulle urla sgolate di Yow; lo staccato trascinante del basso e i fendenti
distorti della chitarra dominano la travolgente Art Of Self Defense;
una tempesta di staccato boogie incendia Dancing Naked Ladies
(piu' heavymetal di qualsiasi altra cosa registrata dal gruppo in passato,
e forse il brano piu' lineare della loro carriera).
Il sound e' in effetti dinamitardo come nei migliori dischi di rock sudista,
e Puss ha forse i riff piu' epidermici.
Un'altra influenza tutt'altro che trascurabile per le bande del Midwest
e' il country, e lo dimostra Rope, che parte dallo "slapping" tipico delle
quadriglie per lambire le epilessi piu' isteriche dell'hardcore.
L'ulteriore maturazione tecnica della band e' evidente in brani come Whirl,
il nuovo strumentale, nel quale Yow si limita a vagire in sintonia con la
chitarra, come un David Thomas in preda a una tremenda agonia, mentre il
power-trio piu' degenere del Midwest gli costruisce attorno un'atmosfera
morbosa e allucinata.
Il registro espressivo e' ampio e concede anche attimi di grande drammaticita':
al tono languido, decadente e annoiato di Lydia Lunch rimanda Slave Ship,
contrassegnata dall'incedere marziale e snervante di un basso e una
chitarra tesi al limite delle possibilita' sonore.
Boilermaker, il breve e concitato slogan iniziale, ruba un riff ai Pere Ubu
della "danza moderna".
I nuovi Jesus Lizard sono quelli dello zoccolo duro di quest'album, ovvero il
trittico di Gladiator, Dancing Naked Ladies e Puss, brani in
cui l'energia del loro sound e' immutata, ma viene focalizzata verso la forma
piu' strutturata della canzone rock.
Dopo l'EP Lash (1993), con l'infernale punk-a-billy di Deaf As A Bat e
lo sfrenato chitarrismo di Denison ancor piu' in evidenza, esce il singolo
di Fly On The Wall, esemplare della loro maturita':
le figure ossessive della chitarra (quasi in delirio di raga) e i
contappunti vigorosi del basso deformano un hardrock trascinante.
La maturazione tecnica si completa su Down (Touch & Go, 1994):
Denison e' un vero artista della chitarra, capace di ottenere gli effetti piu'
spettacolari senza indulgere in un solo assolo. La sezione ritmica (David
Sims e Mac McNeilly) ha raggiunto livelli di sofisticazione e affiatamento
che le consentirebbero di suonare in qualsiasi ensemble di jazz.
Rispetto ai primi tempi e' il cantante David Yow ad essere sempre meno in vista,
avendo tentato disperatamente di imparare a cantare, ed essendo finito per
diventare un puro complemento a quello che e' ormai soprattutto uno show di
pirotecnica e acrobazia strumentale.
Il testo definitivo di questo superlativo power-trio
e' forse Low Rider, una
partitura senza parole affidata a una grammatica di gesti sonori che e'
estranea a qualsiasi tradizione e al tempo stesso e' radicata in molti generi,
dal blues al jazz.
Quel tanto di ascetico e metodico che e' alla base del loro (intricato ma
calcolatissimo) metodo ha modo di scoprire brevi squarci di voragini psichiche.
In brani-incubo come Destroy Before Reading
le scariche scorbutiche di Denison e i singulti isterici di Sims servono proprio
a questo: a un'esplorazione sonora delle profondita' inconsce.
Se Mistletoe, propulso dal ritmo tribale di Mac McNeilly e gettato dal
chitarrismo fratturato di Denison in un senso di vertigine, mentre Yow blatera
come un Nick Cave in preda a una crisi isterica, costituisce la prosecuzione
naturale del disco precedente, un lato piu' inquietante e sofferto viene alla
luce con Horse, sorta di voodoobilly al ralenti`, annoiato e svogliato,
ma con riff che risuonano pregni di malvagia potenza,
e The Associate, un traumatizzato blues di palude venato di un'angoscia
viscerale degna dei primi Led Zeppelin e solcato da passi sinistri degni di un
film noir degli anni Cinquanta. E' in questo scavo filologico alla rovescia,
in questo continuo affrancarsi dalle convenzioni sceniche del rock, che
si stanno covando i nuovi Jesus Lizard.
Meglio ancora Best Parts, canzone di grande effetto, in cui il complesso
riesce persino a coniare un ibrido di Sonic Youth e Doors (con la distorsione
di Denison al posto dell'organo di Manzarek).
Da tutti i brani traspare comunque la carica di energia vitale e di precisa
determinazione che li ha sempre contraddistinti. Queen For A Day sfoggia
anzi una travolgente sequenza di boogie alla ZZ Top, in cui culmina il
classicismo che si era sempre celato dietro le loro movenze spastiche.
Il pilastro su cui poggia il sound sovrumano dei Jesus Lizard e' piu' che
mai la chitarra di Denison, quel nugolo di suoni aspri, affannati, nevrotici
che e' capace di coagulare in galoppi tanto improvvisi quanto mozzafiato.
Tutta la violenza e la tensione del loro slang musicale
sono state condensate in un dialetto sfrontato e diretto,
non piu' ostico ma soltanto ostile.
Denison e Jim Kimball (batterista dei Mule) hanno anche dato vita nel 1994
ai
Denison Kimball Three.
Il livello qualitativo di tutti i loro album ha fatto dei
Jesus Lizard una delle formazioni di punta del rock degli anni Novanta.
Shot (Capitol, 1996)
fa leva sui tre assi del loro sound: la ritmica granitica, il canto libero
di Yowl, il chitarrismo rude e forbito di Denison.
Thumper funge un po' da manifesto: la batteria tempestosa, il basso
pneumatico, le oscillazioni di Yow fra il lamento da muezzin e il grugnito di
Johnny Rotten.
Per buona parte il disco e` proprio un recital psicotico di Yow, da
Thumbscrews, vertice malato del disco, a Inamorata, che propone
in un singhiozzo quasi rockabilly.
Le schitarrate malefiche di Duane Denison e la percussivita` maniacale del
basso di Sims offrono diversi momenti di pura delizia, a partire da
More Beautiful Than Barbie, un dialogo intellettuale fra
gli oculati, saltuari ma non meno brucianti interventi della chitarra
e la pulsazione costante del secondo.
Il basso domina da solo la tensione di Good Riddance, mentre la
sinistra dance-music di Trephination viene alienata dalle atonalita` della
chitarra.
Molto del potere stordente del loro sound e` andato perduto, ma le loro canzoni
rimangono dei modelli di come fare musica usando le emozioni piu` brade.
Blue (Capitol, 1998), registrato con Jim Kimball (dei Mule) alla
batteria, e` disco tanto bello quanto inutile. Sono
esattamente gli stessi Lizard di Head, Goat e Liar
(la trilogia che li impose all'inizio del decennio), gli stessi di
Down (Touch & Go) e Shot (Capitol), album appena meno fantasiosi
con cui
virarono verso un sound piu` "mainstream": i tempi psicotici, le dinamiche
contorte, le armonie spinose, le dense e oscure parti strumentali, le atmosfere
depresse e "noir", il canto urlato e poco o nulla modulato, le liriche
disperate e claustrofobiche. Appena un tocco di "dub" e funk in piu`, forse
per la presenza di Andy Gill (Gang Of Four) alla produzione.
I soliti riff martellanti di Denison propellono i soliti scomposti sfoghi
di Yow in I Can Learn e A Tale Of Two Women, canzoni sventrate (soprattutto
la seconda) da sonorita` violente di un hard-rock malvagio, quasi voodoo.
Il gruppo prova anche a scimmiottare il rap-metal alla moda con le prodigiose
scosse di Soft Damage, e si ricorda del proprio passato hardcore nella
frenetica e sconvolta Cold Water. Questi sono, in pratica, i candidati a
singolo.
Ma e` indubbio che Yow e compagni prediligono la ricerca sulle emozioni (meglio
se emozioni torbide). Lo dimostrano la sceneggiatura di Horse Doctor Man, la
cui suspence e` costruita sui riff da brivido del basso e sui disturbi
intermittenti della chitarra, e il lamento sconsolato di And Then The Rain,
che si regge sul vigoroso e brillante contrappunto di chitarra e basso (e
sfoggia forse il tema piu` melodioso della loro carriera, questo si` quasi
Nirvana). In Until It Stopped To Rain sembrano anzi alla ricerca di
un qualcosa a meta` strada fra lo stile onirico di Chris Isaak e quello
disincantato di Beck.
A rubare la scena e` comunque la classe dei musicisti, grandi istrioni del rock
alternativo come il chitarrista Duane Denison, il bassista David Sims e il
batterista Jim Kimball (Denison e Kimball essendo gli stessi dei DK3).
Sono calibratissimi gli accordi dissonanti e i rumori elettronici che compongono
lo scenario desolato di Eucalyptus, brano (di sei minuti) tanto teso quanto
povero di melodia, la cui armonia (sgretolata attorno a un tema indianeggiante
che appare e scompare, muta e si deforma) sembra annaspare dietro il singhiozzo
della sezione ritmica.
Ma adesso la cronica carenza canora di David Yow rischia di diventare un
serio handicap: un conto era biascicare versi osceni su brani d'avanguardia,
ma, se queste devono essere canzoni da classifica, bisogna anche cantarle
davvero.
Apice del disco (con Eucalyptus) potrebbe essere la "danse macabre" di
Needles For Teeth,
condotta da una figura melodica del basso in un epico bailamme di percussioni,
distorsioni, elettronica e campionamenti. Non a caso, si tratta anche dell'unico
brano atipico (piu` Pere Ubu che Jesus Lizard).
Il gruppo e` palesemente conteso fra due anime, una aperta al compromesso
e una intransigente. La prima si accontenterebbe di fare dei Jesus Lizard
gli alfieri di una forma di ballad intelligente e articolata, un corrispettivo
musicale dell'"hard-boiled thriller" (un po' come
i ripuliti Soul Asylum re-inventarono la ballad patetica). Dopo tutto il
loro forte sono le sfumature, le atmosfere, le tensioni psichiche.
Ma l'uso discreto delle tastiere da parte di Denison e Sims lascia invece
presagire una svolta industriale per i loro psicodrammi, nel segno dei Nine
Inch Nails, che forse
costituirebbe uno sbocco piu` naturale per tanti indemoniati.
Nella primavera del 1999 i Jesus Lizard si sono sciolti.
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