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I 28th Day erano un trio di San Francisco che apparteneva al movimento di
revival del "roots-rock".
28th Day (Enigma, 1985) sfoggia un folkrock grintoso e melodioso,
armonie vocali alla X, ritmi possenti da pow-wow pellerossa, riff chitarristici
da powerpop. Soprattutto le composizioni sono tutte di prima qualita`:
25 Pills apre in stile Byrds, ma Where The Bears Sing presenta sonorita`
piu` pesanti, e, se Pages Turn rappresenta la sintesi di questi stili,
Lost, una sorta di incalzante e marziale jug melodico, va gia` oltre. Le due
facciate sono coronate dai due raga psichedelici di I'm Only Asking
e Burnsite.
Stones Of Judgement rimarra` un classico della cantante
cantante e bassista, Barbara Manning.
Il chitarrista Cole Marquis e il batterista Michael Cloward riempivano il sound
con rintocchi e cadenze colmi di mistero e carichi di echi ancestrali, in
maniera non troppo diversa da cio` che facevano Jeffrey Lee Pierce e Terry
Graham nei Gun Club; ma qui il metodo viene applicato a una materia molto
piu` folk.
The Complete Recordings (Innerstate, 2003) raccoglie tutto il materiale
registrato dal complesso.
Manning torno` a galla nei World Of Pooh, una collaborazione con il cantante
e chitarrista Brandan Kearny e il batterista Jay Paget.
Quando usci` l'album The Land Of Thirst (Nuf Sed, 1989)
anche questo gruppo si era gia` sciolto, ma Scissors, Somewhere
Soon e I'm On The Wrong Side e il successivo singolo
Someone Wants You Dead ne fecero una leggenda.
Manning stava adesso suonando con i Table Spoons.
Nel frattempo era riuscita a far pubblicare su un album a proprio nome,
Lately I Keep Scissors (Heyday, 1988),
le canzoni che aveva scritto per il secondo album dei 28th Day.
Ogni brano si avvale di accompagnatori diversi (Manning vi suona chitarra,
basso e violoncello) e ogni brano ha pertanto un arrangiamento diverso, dalla
sublime danza classicheggiante di Talk All Night (per due chitarre e un
tamburello) al country incalzante di Scissors
(con Melanie Clarin dei Catheads alla batteria).
Le canzoni piu` regolari, come Somewhere Soon e soprattutto Never Park,
ricordano le litanie pop degli Yo La Tengo.
Ma Manning e` capace anche di lanciarsi in rock and roll dai riff "duri", come
in Every Pretty Girl (uno dei manifesti delle "riot girls") e
Something You've Got, sempre all'insegna
peraltro di graziose melodie folk.
Manning ha in dote una voce melodiosa e un talento compositivo non indifferente,
ma il piatto forte del disco sono le sue architetture armoniche, umilissime,
spartane, ma non meno efficaci e toccanti. Dall'atmosfera claustrofobica di
Breathe Lies (per chitarra, basso e violoncello)
al crescendo minimalista di Mark E. Smith & Brix (per chitarra e rumore di
monetine), fino a culminare nell'allucinazione sinistra di Make It Go Away,
in cui la batteria tiene un ritmo irregolare, le chitarre stonano con un
effetto onirico e Manning bisbiglia liriche incomprensibili, la scenografia
di ogni pezzo riesce a ottenere il massimo dell'effetto con il minimo dei mezzi.
Cio` che tutti i brani hanno in comune e` il tema di fondo: una tristezza
esistenziale, che raramente si concretizza in rabbia, un concentrato di
istinti suicidi a malapena repressi, da far concorrenza a Mark Eitzel.
L'album colpisce come un'opera molto personale, e sinceramente, profondamente
personale, oltre che musicalmente originale.
Per qualche anno Manning tace di nuovo. Il silenzio viene rotto soltanto
dal singolo Haze Is Free (Forced Exposure, 1991), uno dei suoi
capolavori.
Manning, ancora intrappolata in problemi discografici,
soltanto anni dopo riesce a far
pubblicare One Perfect Green Blanket (Heyday, 1991), un album che
in gran parte riprende vecchio materiale.
A parte la dura e fredda invettiva di Straw Man, l'opera si presenta
ancor piu` folk e dimessa delle precedenti,
ora cullata nella melodia fiabesca di Green e ora sprofondata nel
blues di Lock Yer Room, conservando in
Someone Wants You Dead (il vecchio singolo)
un'abilita` unica nel costruire atmosfere drammatiche con mezzi
minimi, e in Sympathy Wreath il gusto per arrangiamenti al tempo stesso
semplici e creativi (il violoncello di Kim Osterwalder usato a mo` di ukulele).
Poco dopo esce anche il singolo 8s (Majora), un'altra delle sue gemme pop.
Manning formo` poi i S.F.Seals, che presto divennero semplicemente il suo
gruppo di accompagnamento. Nowhere (Matador, 1994) e` un'opera in
sordina, ma ancora ricca di
spunti lirici, come quando in Winter Song Manning recita "I signed
my name in the darkest part of your heart",
o quando in Missing paragona il
suo cuore a un palloncino che potrebbe volare via.
Soltanto cinque i brani originali, ma (letteralmente) da favola.
Back Again ha un ritornello che ricorda gli Altered Images.
A conferma che il formato preferito di Manning e` quello della canzone,
non quello dell'album, su
Sings With The Original Artists (Feel Good All Over, 1995)
figura una sola sua canzone, Optimism Is Its Own Reward, ma e`
un altro gioiellino.
Per Truth Walks In Sleepy Shadows (Matador, 1995) i SF Seals sono
diventati un ensemble da camera, con tanto di calliope e vibrafono.
Accompagnata da veterani del luogo, fra cui la batterista Melanie Clarin
(dei Catheads e dei
Donner Party), Manning sfoga la sua rabbia in
Locked Out e Ipecac, e intona il power-pop di
Pulp.
Ma, al solito, il capolavoro del periodo si trova su un disco anomalo,
Wasps' Nests (London, 1996), dei 6ths:
San Diego Zoo.
Completano la sua attivita` gli esperimenti sonori condotti con lo
pseudonimo Glands Of External Secretion e raccolti su
Northern Exposure Will Be Right Back (Starlight Furniture, 1995).
Ormai divenuta la portabandiera del cantautorato femminile della West Coast
Manning conserva la sua fiera indipendenza underground.
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