Mercury Rev
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Yerself Is Steam , 9/10
Boces , 8/10
See You On The Other Side , 6.5/10
Deserter's Songs , 7.5/10
Harmony Rockets: Paralyzed Mind, 6/10
Grasshopper & The Golden Crickets: The Orbit Of Eternal Grace , 5/10
All Is Dream , 6/10
The Secret Migration (2005), 6/10
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Mercury Rev, originating from upstate New York and featuring John Donahue on guitar and Dave Fridmann on bass, achieved a synthesis of historical proportions. Yerself Is Steam (1991) was a psychedelic extravaganza that spanned three decades and three continents. Emotionally, it ran the gamut from Red Krayola's anarchic freak-outs to contemplative/meditative ecstases in the vein of new-age music. Technically, it blended and alternated pop melody, ambient droning, mind-boggling distortion, oneiric folk, martial tempos, pastoral passages, infernal noise and lyrical lullabies. Far from being merely a nostalgic tribute to an age, Mercury Rev's operation started with the hippie vision of nirvana on the other side of a swirling and chaotic music, but tempered the optimism of that program with an awareness of the human condition, and poisoned it with fits of neurosis and decadent atmospheres. The fantasies of Boces (1993) were even more variegated and imaginative, veritable collages of sonic events. The dense and busy arrangements, that owed more and more to Fridmann's command of keyboards and orchestration, did not interfere with what was fundamentally a much gentler mood, a distant relative of Kevin Ayers' fairy-tales. The progress towards a joyful and serene sound continued on See You On The Other Side (1995), which frequently embraced poppy melodies and facile rhythms, whereas Deserter's Songs (1998) marked the zenith of their phantasmagoric orchestrations.
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I Mercury Rev, una delle formazioni piu` importante degli anni'90, nacquero a Buffalo (New York) durante gli anni '80. Il gruppo, privo di un batterista fisso, faceva perno su John Donahue alla chitarra, Sean "Grasshopper" Mackiowiak all'altra chitarra, David Baker al canto e Dave Fridmann al basso. Per la registrazione del singolo Carwash Hair (Mint Films, 1991) si aggiunsero Suzanne Thorpe al flauto e Jimy Chambers alle tastiere e alla batteria.

Yerself Is Steam (Beggars Banquet, 1991 - Columbia, 1992) e` uno dei dischi piu` importanti del rock psichedelico e uno dei capolavori degli anni '90. La prima impressione e` che il sound caotico e vorticoso dei Mercury Rev abbia una funzione catartica, miri al raggiungimento di un nirvana acido come quello dei primi hippie di San Francisco. Ma ogni brano nasconde nevrosi terribili, che amplificano quelle del Neil Young piu` elettrico, e che danno origine ad atmosfere malate e decadenti, invece di quelle ottimiste e spensierate degli anni '60. Le schizofreniche composizioni dei Mercury Rev sono ballate delicate che nascondono un animo da serial killer. Il complesso sembra una versione new age dei Red Krayola, tanto scoordinato e squilibrato quanto i Red Krayola ma al tempo stesso facile vittima di un suono contemplativo e meditativo come la musica new age.
Il metodo delle loro ipnosi e` ben esemplificato da Frittering, in cui una delle chitarre "canta" la sofficissima melodia, mentre l'altra l'immerge in una marea di distorsioni, e il tutto procede per otto minuti sopra una cadenza ipnotica.
Chasing A Bee si snoda per sette minuti ed e` la quintessenza dell'"onirico" in musica: gli accordi folk della chitarra, puntellati da un sottobosco di rumori eccentrici, accompagnano la ninnananna fiabesca del cantante. Piano piano i riff della chitarra si fanno piu` distorti e assordanti, mentre il passo si fa sempre piu` marziale e sul frastuno si libra con calma davvero olimpica il flauto pastorale di Thorpe. Il canto viene progressivamente sommerso in un maelstrom di rumori infernali.
Blue And Black e` un pezzo di teatro dadaista nella piu` solenne tradizione di David Thomas: un sommesso blaterare dai toni sciamanici, tanto folle quanto poetico, su un lieve tappeto ritmico da cui si stagliano accordi solenni di pianoforte e di orchestra.
Le percussioni sono spesso protagoniste delle armonie con i loro ritmi eccentrici. Alle gloriose sarabande dei Red Krayola rimanda Smooth Syringe, giostra di chitarre e voci distorte a folle passo marziale. Sweet Odyssee Of A Cancer Cell esala salmi indiani a passo di carica e si avvita in una vertiginosa danza sufi.
Il disco culmina in Very Sleepy Rivers, dodici minuti di lente nuvole di accordi e di canto fratturato da una paura disumana. Il "teatro" di David Thomas, ma anche le suspense spaziali dei Pink Floyd.

Il singolo If You Want Me To Stay (Rough Trade, 1992) sembra attenuare la follia dell'ensemble, ma invece Boces (Columbia, 1993) riprende la geniale anarchia dell'album precedente, semmai con eccessiva auto-indulgenza.
Meth Of A Rockette's Kick si sdipana per dieci minuti su un tappeto di graziose e trepide peripezie armoniche, un avvicendarsi surreale di solfeggi, dissonanze, arpeggi e tintinnii, con un etereo assolo al flauto di Thorpe e improvvisi scoppi di distorsioni chitarristiche. In superfiecie fluttua una cantilena fiabesca, un girotondo per bambini che prende forma in un motivo pastorale-mediterraneo alla Kevin Ayers e s'inalbera in una melodia alla Flaming Lips. La cartilagine del brano si spappola progressivamente, e alla fine rimane soltanto una lunga jam di fiati jazz, cori di bambini e percussioni esotiche (e il ritmo "ferroviario" che la conduce fa pensare sempre piu` al Kevin Ayers di Colores Para Dolores).
Messo a punto in questa maniera il loro stile pseudo-orchestrale, i Mercury Rev si concedono un paio di svaghi, Trickle Down e Hi-Speed Boats, entrambi a ritmo incalzante da sabba e in un nugolo di distorsioni, ed entrambi frenati da litanie languide alla Dinosaur Jr.
Il gruppo si esalta quando deforma, quando chitarre, percussioni e fiati sono liberi di imbastire le discussioni piu` sconclusionate. Il lungo raga di Snorry Mouth, invece, ha un filo conduttore che tiene insieme le forze centrifughe del caos, e finisce per zoppicare dietro alla propria melodia.
A differenza della psichedelia classica (Pink Floyd), che era pur sempre ancorata alla forma canzone, nei Mercury Rev conta soprattutto il flusso di suoni liberi che si accavallano senza un ordine predefinito, come il corso mutevole e imprevedibile di un torrente. In tal senso sono imparentati anche con le opere free-form di Robert Wyatt e persino con il jazz-rock piu` barocco, come dimostrano il liquido jamming di Boys Peel Out e la trascinante improvvisazione di Something For Joey. In maniera del tutto incoerente, chiude l'opera la ballata blues Girlfren, fra l'"acidfolk" degli Holy Modal Rounders e il Tom Waits piu` ubriaco. La loro specialita` rimangono le "code", veri e propri deliri cacofonici in cui si sublima la loro arte di trasformisti.

Baker lascia il complesso (per formare gli Shady) e Donahue diventa il cantante unico. Adam Snyder si aggiunge alle tastiere elettroniche (mellotron, sintetizzatore, piano elettrico), a triplicare quelle suonate da Chambers (clavinet, clavicembalo) e Fridmann (pianoforte e mellotron).

See You On The Other Side (Columbia, 1995) sterza verso un sound un po' piu' pop, in modo da mietere qualche alloro anche nel mondo dei Mazzy Star.
Piu` sereno e gioioso, compatto e focalizzato, questo disco limita le giostre vorticose e spaziali al finale di Empire State, una filastrocca fiabesca a passo di marcetta che degenera in un caos percussivo sfregiato da un sassofono free-jazz, e al riff mutante di hard-rock (un po' dell'esuberanza stratosferica dei Gong) di Young Man's Stride.
Da li` in poi il disco e` tutto in discesa, prigioniero delle maglie di umori pop sempre piu` sfacciati, anche se redento continuamente da spunti geniali: l'assolo romantico di clarinetto nella sdolcinata nenia country di Sudden Ray Of Hope; il contrappunto pastorale del flauto e l'assolo ancor piu` patetico di corno francese in quella di Racing The Tide; Close Encounters Of The 3rd Grade si lancia improvvisamente in una sfrenata "groove" da discoteca, mentre una soprano gospel gorgheggia con il coro stonato dei sintetizzatori.
Everlasting Arm fa persino la parodia della musica leggera orchestrale di Tin Pan Alley (Somewhere Over The Rainbow in particolare). A Kiss From An Old Flame ingaggia un tango mortale, e Peaceful Night intona un blues da Salvation Army con organo gospel e mesta fanfara di fiati.
Il baccano di sottofondo si fa sempre piu` tenue, benche' sempre piu` raffinato, sempre piu` calcolato, e soprattutto sempre piu` orchestrale. Il registro di Donahue e` forse troppo suadente, e le melodie sono fin troppo edulcorate, dando l'impressione che questo sia il loro Dark Side Of The Moon, quando il virtuosismo psichedelico porta alla perdita del tocco psichedelico. E rimane soltanto un barocco del pop.

Il singolo di Everlasting Arm contiene Deadman, un collage di 34 minuti.

Paralyzed Mind of The Archangel Void (Big Cat, 1995) viene registrato sotto lo pseudonimo di Harmony Rockets e contiene soltanto una suite di quaranta minuti. The EP I've Got A Golden Ticket (No 6, 1998) contains bizarre covers of Vangelis and film themes.

Deserter's Songs (V2, 1998), con la formazione aumentata da violino, corno, trombone e contrabbasso, e` invece disco schizofrenico: da un lato la sua atmosfera e` ancor piu` allucinata, dall'altro la produzione e` quella solitamente riservata a un'orchestrina di musica leggera. Le musiche, infine, sono l'equivalente di un trattato sul post-modernismo: non partiture, ma continue citazioni di musiche altrui, in particolare quelle dei musical di Broadway e dei vaudeville di periferia.
Quello che sul disco precedente era sembrato un vezzo vanitoso, diventa la norma. I suoni che aprono Holes sono quelli di una sezione d'archi classicheggiante e di un flauto pastorale. Il canto decadente e la scansione marziale dei Flaming Lips si sposano cosi` a un decor sinfonico che fa invidia alle orchestrazioni languide dei tardi Pink Floyd. Tonite It Shows ruba il tema e l'arrangiamento alle piu` nostalgiche colonne sonore degli anni '50 (oboe, violini, arpa, xilofono) come un tempo soltanto Van Dyke Parks sapeva fare. Nel suo genere di decostruzione e ricostruzione di cliche`, e` un capolavoro. Alla stessa nostalgia di colonne sonore nella sezione d 'archi (e questa volta anche nel coro femminile), Endlessly aggiunge i guaiti atmosferici del theremin. La breve Hudson Line e` un'accozzaglia di spunti scorrelati, dall'assolo struggente di sassofono (suonato da Garth Hudson della Band) a quello bruciante di chitarra elettrica, dai gorgheggi di un coro di contralto ai minimalismi della sezione d'archi, passando per frasi d'organo, trombone, xilofono, etc.
Il metodo diventa maniera. Come nel caso dei tardi Pink Floyd, la psichedelia e` soltanto un pretesto per lambiccate partiture strumentali, per un sound levigato fino all'autoparodia, e, alla fin fine, per un melodismo pop all'antica.
Ma la maniera puo` anche sfuggire di mano, come capita nel jazz-rock esuberante di Delta Sun Bottleneck Stomp, peraltro il brano piu` "vendibile".
La prassi postmodernista li porta a citazioni sempre piu` letterali. La cadenza di violini su Opus 40 e` quella di Penny Lane (dei Beatles), le armonie vocali sono quelle della Band (la melodia assomiglia a quella di The Night They Drove Old Dixie Down) cosi` come l'assolo di organo gospel (cosi` come il batterista e ospite d'onore, Levon Helm).
Ma e` curioso che alla fine il disco trionfi con la ballata Goddess On A Hiway, che ha il passo di Neil Young nonostante un clavicembalo barocco. Come se dietro la porta ci fosse la riscoperta della tradizione Americana e l'abbandono di tutti gli orpelli barocchi.
Gli arrangiamenti sono un tripudio di tastiere elettroniche, a cui vengono demandati melodia, ritmo e polifonia. I timbri sono coloratissimi, e la dinamica e` vorticosa. Questo e` un po' il Pet Sounds (Beach Boys) di Donahue, che ha messo ordine nella baraonda e tenta di salvare quel poco di razionale che c'era nei primi dischi.

Sean "Grasshopper" Mackiowiak ha intanto pubblicato il suo primo album solista: The Orbit Of Eternal Grace (Beggars Banquet, 1998), la cui Silver Balloons e` forse il pezzo piu` orecchiabile della sua carriera.

The good news about All Is Dream (V2, 2001) is that it is the most self-referential work of their career: instead of turning the tradition upside down, Mercury Rev turn their own past music upside down. Unfortunately, the good news comes with some seriously bad news. Gone is the anarchic, chaotic, savage sound of the beginnings. What we witness today is three mildly detached musicians disfiguring their own legacy by using kitsch and easy-listening arrangements that hark back to Jack Nitzsche's or Phil Spector's 1960s pop records. For the first time a Mercury Rev album features a couple of embarrassing songs, as if the band couldn't come up with two more to finish the album and thus dusted off whatever they could find in the drawer.
Take away the layers of instruments and half of the album is made up of soft country-ish Neil Young-ian litanies. Notable examples include Tides Of The Moon, despite the soul-jazz embellishment and the psychedelic guitar solo, Dark Is Rising, despite the orchestral swells, Little Rhymes, despite the noir atmosphere, and the closing Hercules, despite the synth drone and the folkish strumming.
The more lively songs sound like pale imitations of Syd Barrett's eccentric folk-rock: Nite And Fog, the languid piano ballad Spiders And Flies, and especially the lunatic A Drop In Time, halfway between orchestral muzak and vaudeville.
One song, Lincoln's Eyes, relies on an uneasy balance between old and new styles. The whining falsetto is hardly endearing, and the folkish melody is hardly original, and the instrumental tumult is too linear to be truly dramatic, but the coda is quite ghostly.
Sure, the album showcases the band's talent and skills at manipulating sonic icons. This is not all too different from what happened to the Grateful Dead in their later years: living-room psychedelic music for aging hippies based on great playing and some cool ideas.
The problem is that the band is now doing for real, in earnest, what they originally merely pretended to do: heavily-arranged pop music.
However, even the worst Mercury Rev album is still one of the best albums of the year, but it remains their worst and does not bode well for the future. This album presented the vision of Mercury Rev in their old age playing pop-soul ballads or Bowie-esque glam-rock.

The Secret Migration (V2, 2005) is sheer calligraphy. The band continues to "normalize" the music, smoothing out the corners, erasing the discontinuities, reorganizing the chaos. No more no less than what Pink Floyd did with Dark Side Of The Moon and subsequent albums. Just like with Pink Floyd, the result is classy easy-listening music for the generation that missed the real action (Black Forest, Diamonds, Climbing Rose).

The double-CD The Essential Stillness Breathes (2006) is a selection of their most popular songs and a CD of rarities.

Hello Blackbird (2006) contains the music for a film soundtrack.

La buona notizia a proposito di All Is Dream (V2, 2001) e` che e` il lavoro piu` auto-referenziale della loro carriera: invece di capovolgere le coordinate della tradizione, i Mercury Rev capovolgono quelle del proprio passato. Peccato, pero`, che questa buona notizia si porti dietro diverse cattive notizie. Addio al sound selvaggio, anarchico e caotico dei primi tempi: cio` a cui assistiamo oggi e` lo spettacolo di tre musicisti distaccati che deturpano la loro eredita` morale usando arrangiamenti kitsch e easy-listening arrangements that che si rifanno ai dischi pop di produttori come Jack Nitzsche e Phil Spector. Per la prima volta, un album dei Mercury Rev contiene un paio di canzoni davvero imbarazzanti, come se il gruppo non fosse riuscito a terminare l'album e avesse grattato il fondo del barile (o del cassetto). Se uno toglie gli strati di strumenti, meta` dell'album e` semplicemente il Neil Young country e soffice (Tides Of The Moon, Dark Is Rising). Altre canzoni sono imitazioni pallide di Syd Barrett (Spiders And Flies, Nite And Fog). Una canzone, la spettrale Lincoln's Eyes, trova forse l'equilibrio giusto fra vecchio e nuovo stile. Non c'e` dubbio che Hercules metta in mostra l'abilita` del gruppo nel manipolare icone sonore; ma cio` non e` troppo diverso da cio` che successe ai tardi Grateful Dead: eccellenti esibizioni, idee brillanti, ma poco di cui giubilare, musica psichedelica da solotto per hippies in pensione. Il peggiore Mercury Rev di sempre e` sempre meglio di tanti altri album usciti nello stesso mese, ma rimane il peggiore, e non promette bene per il futuro.
Forse e` ora che si sciolgano prima che comincino a cantare ballate pop-soul o glam-rock alla Bowie.

(Translation by/ Tradotto da Luca Cantoreggi)

The Secret Migration (V2, 2005) è pura calligrafia. La band continua a "normalizzare" la musica, smussando gli angoli, eliminando le discontinuità, riorganizzando il caos. Né più né meno come fecero i Pink Floyd con Dark Side Of The Moon e gli album successivi. Proprio come con i Pink Floyd, il risultato è musica easy-listening di buon gusto per la generazione che si è persa il meglio (Black Forest, Diamonds, Climbing Rose).

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