Mercury Rev, originating from upstate New York and featuring John Donahue on guitar and Dave Fridmann on bass, achieved a synthesis of historical proportions.
Yerself Is Steam (1991) was a psychedelic extravaganza that spanned three decades and three continents.
Emotionally, it ran the gamut from Red Krayola's anarchic freak-outs to contemplative/meditative ecstases in the vein of new-age music.
Technically, it blended and alternated pop melody, ambient droning, mind-boggling distortion, oneiric folk, martial tempos, pastoral passages, infernal noise and lyrical lullabies.
Far from being merely a nostalgic tribute to an age, Mercury Rev's operation
started with the hippie vision of nirvana on the other side of a swirling and chaotic music, but tempered the optimism of that program with an awareness of the human condition, and poisoned it with fits of neurosis and decadent atmospheres.
The fantasies of Boces (1993) were even more variegated and imaginative, veritable collages of sonic events. The dense and busy arrangements, that owed more and more to Fridmann's command of keyboards and orchestration, did not interfere with what was fundamentally a much gentler mood, a distant relative of Kevin Ayers' fairy-tales.
The progress towards a joyful and serene sound continued on
See You On The Other Side (1995), which frequently embraced poppy melodies and facile rhythms, whereas Deserter's Songs (1998) marked the zenith of their phantasmagoric orchestrations.
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I Mercury Rev, una delle formazioni piu` importante degli anni'90,
nacquero a Buffalo (New York) durante gli anni '80.
Il gruppo, privo di un batterista fisso, faceva perno su
John Donahue alla chitarra, Sean "Grasshopper" Mackiowiak all'altra chitarra,
David Baker al canto e Dave Fridmann al basso.
Per la registrazione del singolo Carwash Hair (Mint Films, 1991)
si aggiunsero Suzanne Thorpe al flauto
e Jimy Chambers alle tastiere e alla batteria.
Yerself Is Steam (Beggars Banquet, 1991 - Columbia, 1992) e`
uno dei dischi piu` importanti del rock psichedelico e uno dei capolavori
degli anni '90.
La prima impressione e` che il sound caotico e vorticoso dei Mercury Rev
abbia una funzione catartica, miri al raggiungimento di un nirvana acido
come quello dei primi hippie di San Francisco. Ma ogni brano nasconde nevrosi
terribili, che amplificano quelle del Neil Young piu` elettrico, e che
danno origine ad atmosfere malate e decadenti, invece di quelle
ottimiste e spensierate degli anni '60. Le schizofreniche composizioni
dei Mercury Rev sono ballate delicate che nascondono un animo da serial killer.
Il complesso sembra una versione new age dei Red Krayola, tanto scoordinato
e squilibrato quanto i Red Krayola ma al tempo stesso facile vittima di
un suono contemplativo e meditativo come la musica new age.
Il metodo delle loro ipnosi e` ben esemplificato da Frittering,
in cui una delle chitarre "canta" la sofficissima melodia, mentre l'altra
l'immerge in una marea di distorsioni, e il tutto procede per otto minuti
sopra una cadenza ipnotica.
Chasing A Bee si snoda per sette minuti ed e`
la quintessenza dell'"onirico" in musica: gli accordi folk della chitarra,
puntellati da un sottobosco di rumori eccentrici, accompagnano la ninnananna
fiabesca del cantante. Piano piano i riff della chitarra si fanno piu`
distorti e assordanti,
mentre il passo si fa sempre piu` marziale e sul frastuno si libra
con calma davvero olimpica il flauto pastorale di Thorpe. Il canto
viene progressivamente sommerso in un maelstrom di rumori infernali.
Blue And Black e` un pezzo di teatro dadaista nella piu` solenne
tradizione di David Thomas: un sommesso
blaterare dai toni sciamanici, tanto folle quanto poetico,
su un lieve tappeto ritmico da cui
si stagliano accordi solenni di pianoforte e di orchestra.
Le percussioni sono spesso protagoniste delle armonie con i loro ritmi
eccentrici.
Alle gloriose sarabande dei Red Krayola rimanda Smooth Syringe,
giostra di chitarre e voci distorte a folle passo marziale.
Sweet Odyssee Of A Cancer Cell esala salmi indiani a passo di carica e
si avvita in una vertiginosa danza sufi.
Il disco culmina in Very Sleepy Rivers, dodici minuti di lente
nuvole di accordi e di canto fratturato da una paura disumana. Il "teatro" di
David Thomas, ma anche le suspense spaziali dei Pink Floyd.
Il singolo
If You Want Me To Stay (Rough Trade, 1992) sembra attenuare la follia
dell'ensemble, ma invece Boces (Columbia, 1993) riprende
la geniale anarchia dell'album precedente, semmai con eccessiva
auto-indulgenza.
Meth Of A Rockette's Kick si sdipana per dieci minuti su un tappeto
di graziose e trepide peripezie armoniche, un avvicendarsi
surreale di solfeggi, dissonanze, arpeggi e tintinnii, con un etereo assolo
al flauto di Thorpe e improvvisi scoppi di distorsioni chitarristiche. In
superfiecie fluttua una cantilena fiabesca, un girotondo per bambini che
prende forma in un motivo pastorale-mediterraneo alla Kevin Ayers e
s'inalbera in una melodia alla Flaming Lips.
La cartilagine del brano si spappola progressivamente, e alla fine rimane
soltanto una lunga jam di fiati jazz, cori di bambini e percussioni esotiche
(e il ritmo "ferroviario" che la conduce fa pensare sempre piu` al Kevin
Ayers di Colores Para Dolores).
Messo a punto in questa maniera il loro stile pseudo-orchestrale, i
Mercury Rev si concedono un paio di svaghi,
Trickle Down e Hi-Speed Boats,
entrambi a ritmo incalzante da sabba e in un nugolo di distorsioni,
ed entrambi frenati da litanie languide alla
Dinosaur Jr.
Il gruppo si esalta quando deforma, quando chitarre, percussioni e fiati
sono liberi di imbastire le discussioni piu` sconclusionate.
Il lungo raga di Snorry Mouth, invece, ha un filo conduttore che
tiene insieme le forze centrifughe del caos, e finisce per zoppicare
dietro alla propria melodia.
A differenza della psichedelia classica (Pink Floyd), che era pur sempre
ancorata alla forma canzone, nei Mercury Rev conta soprattutto il flusso di
suoni liberi che si accavallano senza un ordine predefinito, come il corso
mutevole e imprevedibile di un torrente. In tal senso sono imparentati anche
con le opere free-form di Robert Wyatt e persino con il jazz-rock piu`
barocco, come dimostrano il liquido jamming
di Boys Peel Out e la trascinante improvvisazione di
Something For Joey.
In maniera del tutto incoerente, chiude l'opera la ballata blues Girlfren, fra
l'"acidfolk" degli Holy Modal Rounders e il Tom Waits piu` ubriaco.
La loro specialita` rimangono le "code", veri e propri deliri cacofonici
in cui si sublima la loro arte di trasformisti.
Baker lascia il complesso (per formare gli Shady)
e Donahue diventa il cantante unico.
Adam Snyder si aggiunge alle tastiere elettroniche (mellotron,
sintetizzatore, piano elettrico), a triplicare quelle suonate da Chambers
(clavinet, clavicembalo) e Fridmann (pianoforte e mellotron).
See You On The Other Side (Columbia, 1995)
sterza verso un sound un po' piu' pop, in modo da mietere
qualche alloro anche nel mondo dei Mazzy Star.
Piu` sereno e gioioso, compatto e focalizzato, questo disco limita
le giostre vorticose e spaziali al finale di Empire State,
una filastrocca fiabesca a passo di marcetta che degenera in un caos
percussivo sfregiato da un sassofono free-jazz, e al riff mutante di
hard-rock (un po' dell'esuberanza stratosferica dei Gong) di
Young Man's Stride.
Da li` in poi il disco e` tutto in discesa, prigioniero delle maglie di
umori pop sempre piu` sfacciati, anche se redento continuamente da spunti
geniali: l'assolo romantico di clarinetto nella sdolcinata nenia country di
Sudden Ray Of Hope; il contrappunto pastorale del flauto e
l'assolo ancor piu` patetico di corno francese in quella di Racing The Tide;
Close Encounters Of The 3rd Grade si lancia improvvisamente in una sfrenata
"groove" da discoteca, mentre una soprano gospel gorgheggia con il coro stonato
dei sintetizzatori.
Everlasting Arm fa persino la parodia della musica leggera orchestrale di
Tin Pan Alley (Somewhere Over The Rainbow in particolare).
A Kiss From An Old Flame ingaggia un tango mortale, e Peaceful Night intona
un blues da Salvation Army con organo gospel e mesta fanfara di fiati.
Il baccano di sottofondo si fa sempre piu` tenue, benche' sempre piu` raffinato,
sempre piu` calcolato, e soprattutto sempre piu` orchestrale.
Il registro di Donahue e` forse troppo suadente, e le melodie sono fin troppo
edulcorate, dando l'impressione che questo sia il loro Dark Side Of The Moon,
quando il virtuosismo psichedelico porta alla perdita del tocco psichedelico.
E rimane soltanto un barocco del pop.
Il singolo di
Everlasting Arm contiene Deadman, un collage di 34 minuti.
Paralyzed Mind of The Archangel Void (Big Cat, 1995) viene registrato
sotto lo pseudonimo di Harmony Rockets e contiene soltanto una suite
di quaranta minuti.
The EP I've Got A Golden Ticket (No 6, 1998) contains bizarre covers
of Vangelis and film themes.
Deserter's Songs (V2, 1998), con la formazione aumentata da
violino, corno, trombone e contrabbasso, e` invece disco schizofrenico: da un lato
la sua atmosfera e` ancor piu` allucinata, dall'altro la produzione e`
quella solitamente riservata a un'orchestrina di musica leggera.
Le musiche, infine, sono l'equivalente di un trattato sul post-modernismo:
non partiture, ma continue citazioni di musiche altrui, in particolare
quelle dei musical di Broadway e dei vaudeville di periferia.
Quello che sul disco precedente era sembrato un vezzo vanitoso, diventa
la norma. I suoni che aprono Holes sono quelli di una sezione d'archi
classicheggiante e di un flauto pastorale. Il canto decadente e la scansione
marziale dei Flaming Lips si sposano cosi` a un decor sinfonico che fa
invidia alle orchestrazioni languide dei tardi Pink Floyd.
Tonite It Shows ruba il tema e l'arrangiamento alle piu` nostalgiche
colonne sonore degli anni '50 (oboe, violini, arpa, xilofono) come un tempo
soltanto Van Dyke Parks sapeva fare. Nel suo genere di decostruzione e
ricostruzione di cliche`, e` un capolavoro.
Alla stessa nostalgia di colonne sonore nella sezione d 'archi (e questa volta
anche nel coro femminile), Endlessly aggiunge i guaiti atmosferici del
theremin. La breve
Hudson Line e` un'accozzaglia di spunti scorrelati, dall'assolo
struggente di sassofono (suonato da Garth Hudson della Band) a quello bruciante
di chitarra elettrica, dai gorgheggi di un coro di contralto ai minimalismi
della sezione d'archi, passando per frasi d'organo, trombone, xilofono, etc.
Il metodo diventa maniera.
Come nel caso dei tardi Pink Floyd, la psichedelia e` soltanto un pretesto per
lambiccate partiture strumentali, per un sound levigato fino all'autoparodia,
e, alla fin fine, per un melodismo pop all'antica.
Ma la maniera puo` anche sfuggire di mano, come capita nel
jazz-rock esuberante di Delta Sun Bottleneck Stomp, peraltro il brano
piu` "vendibile".
La prassi postmodernista li porta a citazioni sempre piu` letterali.
La cadenza di violini su Opus 40 e` quella di Penny Lane (dei
Beatles), le armonie vocali sono quelle della Band
(la melodia assomiglia a quella di The Night They Drove Old Dixie Down)
cosi` come l'assolo di organo gospel (cosi` come il batterista e ospite d'onore,
Levon Helm).
Ma e` curioso che alla fine il disco trionfi con la ballata
Goddess On A Hiway, che ha il passo di Neil Young nonostante un
clavicembalo barocco. Come se dietro la porta ci fosse la
riscoperta della tradizione Americana e l'abbandono di tutti gli orpelli
barocchi.
Gli arrangiamenti sono un tripudio di tastiere elettroniche, a cui vengono
demandati melodia, ritmo e polifonia. I timbri sono coloratissimi, e la
dinamica e` vorticosa.
Questo e` un po' il Pet Sounds (Beach Boys) di Donahue, che ha messo
ordine nella baraonda e tenta di salvare quel poco di razionale che
c'era nei primi dischi.
Sean "Grasshopper" Mackiowiak ha intanto pubblicato il suo primo album solista:
The Orbit Of Eternal Grace (Beggars Banquet, 1998), la cui
Silver Balloons e` forse il pezzo piu` orecchiabile della sua carriera.
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