Green River's founders Stone Gossard and Jeff Ament formed Mother Love Bone, an album that sounded like a collection of Led Zeppelin leftovers. When their vocalist, Andrew Wood, died of an overdose, the two formed yet another band, Pearl Jam that went on to become one of grunge's icons. Pearl Jam invented (or re-invented) a hard-rock sound that changed the world, and established a new standard of professional ethics. Fronted by former San Diego surf-punk Eddie Vedder, they shunned any intellectual prentese and focused on the guitar riff. One could almost claim that their entire opus is made of one melodic idea and one riffing idea. They turned obsolescence into an ideology. Ten (1991) was majestic and theatrical, and clearly found a middle path between the extreme violence of hardcore and the brainy music of alternative rock, because Vs (1993) established the record of copies sold in the first week of release. Both more pensive and more melodic, Vitalogy (1994) showed that there was a soul underneath the cliches.
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I Pearl Jam hanno coronato la testarda ricerca del successo da parte di Gossard
e Ament, due musicisti poco originali ma dotati di un'eccellente strategia marketing.
Vedder, dal canto suo, e' diventato "la" star del grunge. In parte hanno
certamente meritato quel successo: hanno inventato (o re-inventato)
un sound che ha cambiato la storia della musica rock, e hanno sempre dimostrato
un'etica professionale che a sua volta e` stata un esempio per un'intera
generazione di musicisti rock. Se non sempre si e` trattato di vero genio,
perlomeno si e` trattato di vera passione.
Dopo aver contribuito alla nascita del grunge con i Green River e i Mother Love Bone,
il chitarrista Stone Gossard e il bassista Jeff Ament reclutarono il
cantante Eddie Vedder, nativo di San Diego e "surf punk" in erba, e diedero vita
ai Pearl Jam.
Il nuovo gruppo non cambio` di molto le coordinate del precedente, ma punto`
in maniera piu` esplicita al revival oleografico dell'hard-rock degli anni '70.
Visto il successo incontrato dal genere, i Pearl Jam decisero di abbandonare
qualsiasi parvenza intellettuale e tuffarsi nel potere del riff.
La musica dei primi brani
e' infatti improntata a una spettacolare e cronica mancanza di fantasia e di
originalita'. Gran parte del primo repertorio consiste di
un solo tema melodico e un solo riff di chitarra. La loro ideologia e`
una grigia obsolescenza delle convenzioni armoniche della musica rock.
Dove non arriva la musica, arriva pero' la teatralita', secondo un trucco noto
da vent'anni ai gruppi di hard-rock.
Nel settembre del 1991 esce il primo album, Ten (Epic), ed e` subito
uno dei massimi successi discografici di Seattle.
Mike McCready alla prima chitarra (reduce dagli Shadow, con cui aveva suonato
fin da bambino) e Dave
Krusen
alla batteria completano il quintetto. L'hit e'
Alive, un brano che rappresenta una pietra miliare dell'AOR, una sequenza
di frasi lente e sincopate che cullano il ritornello epico in armonie
granitiche, con un finale di jamming in solenne crescendo.
Il loro boogie oscilla fra l'impeto virile di Once e la melodia psichedelica
di Even Flow. In mezzo ci sono soprattutto ballate melodrammatiche come
Jeremy e Porch.
Ma i migliori dei loro blues, come Why Go, sanno resuscitare Jim Morrison e
i Led Zeppelin, e i rispettivi tipi di aggressivita' frustrata.
E Black troneggia come una piccola Stairway To Heaven, lambendo vertigini
psichedeliche. Il rock alternativo diventa mainstream, o viceversa.
Il disco vendera' cinque milioni di copie in un anno.
Con questo disco
i Pearl Jam si affermano soprattutto fra i piu` autentici
portavoce della rivoluzione che promuove Seattle a centro vitale
del rock alterantivo. I Pearl Jam ne cambiano anzi i connotati,
riportando in auge i riff "duri", le pose "macho" e
l'idealogia sottoproletaria del rock a discapito degli atteggiamenti
intellettuali della East Coast e della California.
Vs (Epic, 1993), con il nuovo batterista DAve Abbruzzese,
stabilisce addirittura il primato mondiale di vendite
nella prima settimana (950.000 copie, verra` battuto soltanto nel 1998).
Il lavoro e' melodico (Dissindent,
Rearview Mirror) quel tanto che basta a farne un ovvio candidato alla vetta
delle classifiche, ed e' "alternativo" (la tribale W.M.A.)
quanto basta a coltivarne l'immagine di gruppo ribelle. Accanto a canzoni
scontate come Go, che sembrano avanzi del disco precedente, spiccano
pensierose e mordaci ballate (Daughter e Elderly Woman), anch'esse in linea
con la schizofrenia (ipocrisia?) di cui sopra.
La raccolta e' perfettamente bilanciata e ogni brano e' a sua volta
perfettamente bilanciato; ma si tratta di un equilibrio paradossale, basato
sulla confluenza degli eccessi piu' che sul loro contrasto.
La regola in casa Pearl Jam (vedi Animal e Blood) e' che
la piu' hardrock dev'essere anche la piu' funky, quella con il riff piu'
frastornante dev'essere anche quella con l'aria piu' ruggente.
Piu' che il chitarrismo dirompente di Gossard, a troneggiare sull'opera e'
il vocalismo animalesco di Vedder, uno dei grandi istrioni del canto rock,
erede degli "shouter" degli anni '50 e dei cantanti britannici
di soul bianco come Rod Stewart e Van Morrison.
Gossard suona anche nei Brad, una formazione
costituita con altri veterani del grunge, in particolare
il batterista dei Malfunkshun, Regan Hagar (batteria)
e il cantante Shawn Smith dei Pigeonhed.
Il sound di Shame (Epic, 1993)
si discosta alquanto da quello dei Pearl Jam e del grunge in generale:
e` un funk-metal d'avanguardia, alitato
dal levigato falsetto soul del cantante.
Il lento, ipnotico soul-rock di Buttercup, quasi Prince,
da' il tono a questo disco in chiave minore, sul quale sono le
detonazioni chitarristiche di My Fingers a suonare fuori posto.
Le colonne portanti sono invece la solenne ballata pianistica Screen e
la febbre funky di 20th Century. Verso la fine il supergruppo si concede
anche qualche licenza poetica, scodellando due incubi psichedelici come
Down (ricamato da dissolvenze di riff e cullato da un battito catatonico) e
We (solcato da gorgheggi eterei mentre pianoforte e organo dialogano fuori
tempo). Un disco forse inutile, ma di gran classe.
Vitalogy (Epic, 1994), il terzo album dei Pearl Jam,
annovera due dei loro capolavori, Corduroy, forte di un ritornello
memorabile, e Better Man, una pensosa power-ballad non meno melodica,
e tanto basta a dargli un senso.
Canzoni come Nothingman e Immortality
traboccano di sincerita`, e non a caso l'album risulta il piu` tetro della
loro carriera, e uno dei piu` tetri del grunge di sempre,
l'equivalente del Tonight's The Night di Neil Young.
L'atmosfera e` spesso da incubo, e le musiche s'impennano e s'arrovigliano
alla disperata ricerca di un equilibrio fra quelle liriche quasi metafisico e
i riff da grande arena.
Si spiegano cosi` le sfumature insolite di
Not For You (marziale e feroce), Satan's Bed (esagitata, epica e corale) e
Whipping (una baraonda da garage-rock).
Il tradizionale hard-rock di Last Exit suona terribilmente scontato e un po'
isterico, ma gli esperimenti (Bugs per fisarmonica, Aye Davanita per ritmo
di palude equatoriale) fanno sperare in un futuro piu` adulto.
I Pearl Jam riempiono le cronache anche senza avere un disco. La
collaborazione con Neil Young
per Mirror Ball e qualche progetto collaterale,
in particolare Three Fish (Epic, 1996) del bassista Jeff Ament, nonche' le
polemiche legate al loro tour americano (cancellato per protesta contro
la speculazione degli organizzatori) tengono desta l'attenzione anche
se le vendite di Vitalogy deludono un po'.
No Code (Epic, 1996) non cambia di molto le cose.
Eddie Vedder ha raffinato la sua arte canora e adesso, fin troppo conscio dei
propri mezzi, predilige la ballad d'autore (Sometimes e soprattutto
Off He Goes), non troppo lontana da quella di Van Morrison.
Le sue liriche si sono fatte piu` mature di pari passo, tanto che adesso lo
scugnizzo di Seattle va annoverato fra i rocker piu` colti del momento.
("Sometimes realize/I could only be as good as
you'll let me/Are you woman enough to be my man/Bandaged hand in hand").
Le chitarre di Mike McCready e Stone Gossard hanno raggiunto altresi` un
magico equilibrio, e gran parte della tensione drammatica di brani atmosferici
come Present Tense (uno dei loro vertici di sempre) deriva dalla loro
dialettica. Il fatto e` che i loro riff
sono ancora di una banalita` imbarazzante, per cui i due chitarristi sembrano
fuori posto proprio quando i Pearl Jam si ricordano di essere i Pearl Jam.
Il nuovo batterista Jack Irons (ex Red Hot Chili Peppers e Redd Kross)
aggiunge una discreta dose di fantasia, e delizia in
In My Tree (un incrocio fra U2 e Led Zeppelin).
La collaborazione di Vedder con Nusrat Fateh Ali Kahn frutta la
world-music di Who You Are;
quella del gruppo con Neil Young frutta il folk di Smile.
Dopo questi fuggevoli momenti di interesse, l'album si spegne poco a poco in
una serie di nenie prive di personalita`.
Il loro hard-rock, quando si affaccia, ripete stancamente la stessa formula,
come se si trattasse di epigoni dei Pearl Jam (Habit), anche
se in qualche caso gli epigoni superano gli originali (Hail Hail,
che riassume al meglio tutta la loro arte).
Molta acqua e` passata sotto il ponte del grunge, e i Pearl Jam suonano come
dei veterani del rock classico che, con il fare compassato degli anziani,
tentano di parlare al pubblico giovane con una musica piu` adulta.
L'aggressivita` e` scomparsa, la grandeur e` rimasta.
Il gruppo si e` conquistato
credibilita` con collaborazioni importanti e con un comportamento mediamente
piu` onesto degli altri gruppi rock, ma
il sound un po' malinconico di questi stagionati rocker fa pensare che sia
ora per Vedder di lanciare la carriera solista.
L'album vende soltanto un milione di copie, e fa suonare il campanello d'allarme
(per un gruppo che quattro anni prima aveva venduto oltre dieci milioni di copie
con Ten).
Gossard, in particolare, si concede un'altra pausa nei Brad.
Gossard, in particular, takes another vacation with Brad.
Most of Interiors (Epic, 1997) is still rooted in 1970s white
soul-rock, and especially the very white soul-rock of the Faces
(Funeral Song),
although in its most languid excesses Smith's falsetto may sound like Prince
(The Day Brings, I Don't Know, Those Three Words) and the
religious intensity that is pervasive (Upon My Shoulders,
the majestic hymn Some Never Come Home)
obviously belongs to gospel music.
The epic refrain and solemn riff of Secret Girl
have little in common with Pearl Jam. They come from the tradition of
garage-rock via blues-rock and bubblegum.
Lift rocks even harder, and its tension is matched by seismic
syncopation, sounding like one of
Black Crowes' limping boogies.
Sweet Al George)
It is and it feels like a divertissement, but several songs show a class
and a soul that is often lacking in Pearl Jam's albums.
Yield (Epic, 1998) abbandona invece gli esperimenti per tornare al
marchio di fabbrica del gruppo. In pratica cio` si traduce in un ritorno a un
hard-rock vigoroso, sacrificando le ballad che dominavano No Code.
Un paio di (brevi) brani regalano una briciola di innovazione,
ma e` chiaro che Gossard si e` scottato le mani con No Code e
preferisce andare sul sicuro con Brain of J, No Way,
Do the Evolution. Il singolo-guida e` cosi`
Given to Fly, che e` al tempo stesso la canzone piu` scontata
ma anche quella in cui tutto funziona alla perfezione: melodia, shouting
del cantante, scontri delle chitarre, ritmo martellante.
Nobilitano il disco un paio di ballad di gran classe di Gossard
(All Those Yesterdays, canzone ubriaca da pub, e soprattutto
In Hiding, piu` raga che hard) e la melodia quasi country di
Low Light (di Ament).
Mike McCready ha anche registrato 2000 (Epic, 1999) alla testa dei
Rockfords.
Un ideale canzoniere potrebbe essere composto da
Alive, Jeremy, Why Go (dal primo album),
Daughter (dal secondo), Better Man e
Corduroy (dal terzo), Hail Hail (dal quarto),
Given to Fly (dal quinto).
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