Phish
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Junta, 7/10
Lawn Boy, 8/10
A Picture Of Nectar, 8.5/10
Rift , 6.5/10
Dude Of Life: Crimes Of The Mind , 6/10
Hoist, 7/10
A Live One, 8/10 (live)
Trey Anastasio: Surrender To The Air, 6.5/10
Billy Breathes, 5/10
Slip Stitch And Pass, 6.5/10
The Story of the Ghost, 6/10
Farmhouse, 5/10
Oysterhead: The Grand Pecking Order , 5/10
Trey Anastasio: Trey Anastasio , 4/10
Vida Blue: Vida Blue , 5/10
Round Room (2002), 4/10
Undermind (2004), 3/10
Trey Anastasio: Shine (2005), 4/10
Trey Anastasio: The Horseshoe Curve (2007), 6/10
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Il gruppo che ha ri-definito il concetto di "progressive-rock" per gli anni '90 e' quello dei Phish, eredi al tempo stesso di Frank Zappa e dei Grateful Dead. Dai primi ereditano lo stile di composizione, che mescola rock, jazz e classica in maniera quasi orchestrale, e il senso dello humour. Dai secondi ereditano la predilezione per l'improvvisazione e per i concerti dal vivo.

Trey Anastasio alla chitarra, Jonathan Fishman alla batteria, Mike Gordon al basso, Tom Marshall alle liriche iniziarono a suonare nel campus della universita' del Vermont (a Burlington per l'esattezza). Presto si aggiunse Page McConnell (tastiere), proveniente da una scuola di musica d'avanguardia, con le sue propensioni per la musica jazz. Il primo impegno semi-professionale del gruppo fu un musical, interamente composto da Anastasio. Presto il gruppo pote' vantare un carnet di decine di canzoni, che costituiranno per diversi anni il canovaccio delle loro (leggendarie) esibizioni dal vivo.

In breve la fama del gruppo, e di quei suoi show per nulla formulaici e incredibilmente virtuosistici, supero' gli angusti confini del New England e si sparse ovunque. Venne istituito un "fan club", nacque una "newsletter" e la rete nazionale di computer prese a trasmettere le loro imprese come un tam-tam. Fenomeno piu' unico che raro della storia del rock, senza aver ancora inciso un solo singolo, i Phish si permisero il lusso di compiere due tour nazionali, riuscendo a riempire teatri da migliaia di posti. Ai concerti veniva distribuita una cassetta auto-prodotta che vedra` la luce soltanto anni dopo: Junta (1988 - Elektra, 1992). Le lunghe jam di David Bowie, Fluff's Travels e You Enjoy Myself, Esther, The Divided Sky non potrebbero essere piu` anacronistiche, ma trovano un pubblico di ferventi ammiratori. Con quei concerti i Phish rivalutarono gli assoli di chitarra, gli accompagnamenti jazz-rock delle tastiere, i cambi di tempo, le improvvisazioni di gruppo, e tutto il linguaggio del progressive-rock.

Il primo album, Lawn Boy (Absolute A Gogo, sep 1990), alimenta un fenomeno di culto che stava gia` dilagando. L'opera non e' soltanto una delle piu' varie e fantasiose di sempre, e' anche un saggio di montaggio scientifico, di assemblaggio certosino di temi e partiture eterogenei, di camaleontismo musicale. Il rock torna improvvisamente indietro alle suite caleidoscopiche dei primi anni '70.
Tutti i brani sono prevalentemente strumentali, e tutti dilatano ad oltranza la forma-canzone del rock. Tutti sono caratterizzati dalle continue mutazioni (di melodia, di ritmo, di strumentazione, di chiave), per cui le vere protagoniste di questa musica finiscono per essere le suture; e la composizione diventa l'arte di saper cucire assieme gli spunti piu' disparati. Capita cosi' di ascoltare all'interno dello stesso pezzo cadenze di calipso, fraseggi di jazzrock, vocalizzi da "barbiere", rumori "trovati", lenti da ballo, fanfare rhythm'n'blues perfettamente integrati fra di loro, al punto da non capire dove finisca l'uno e dove inizi l'altro. La cucitura e' ancor meglio mimetizzata che nelle prime suite di Zappa, ma l'otto volante degli arrangiamenti non e' meno avventuroso. I Phish hanno la stessa cultura enciclopedica della Bonzo Band, ma con un savoir faire e un piglio da devoto collezionista invece che da liceale mattacchione, con lo spirito insomma di una Penguin Cafe' Orchestra del jazzrock. Infine li contraddistingue una perizia strumentale e compositiva che ha pochissimi eguali, tanto nel rock quanto nel jazz, soprattutto per la capacita' di amalgamare l'assieme. Anastasio e' il principale compositore ed arrangiatore, e a lui si deve anche quel sound ovattato, confezionato con cura artigianale.
Per esempio, The Squirming Coil diluisce un delicato jazz da camera in un crescendo travolgente, usando il piano per battere il ritmo con eleganti figure boogie, per approdare inaspettatamente a una ballata alla Dire Straits, e per culminare poco dopo in un ritornello solenne (con raddoppio in falsetto). La sfilata di travestimenti prosegue di questo passo fino a Bouncing Around The Room, brano invece classicheggiante, impostato come un gioco di sofisticati contrappunti vocali e di crescendo minimalisti, ma con un finale evanescente alla Grateful Dead. Split Open And Melt inizia come una fanfara jazzfunk ma finisce con un lamento a cappella rinascimentale. La quantita' e qualita' di trame e' impressionante.
Che non si tratti soltanto di uno show di acrobati della musica, che il programma sia contaminato da forti dosi di comicita', e' dimostrato da canzoni-gag alla Zappa come Bathtub Gin. A sdrammatizzare ulteriormente l'atmosfera, portandola quasi ai livelli del circo equestre, contribuiscono i brevi intermezzi sparsi qua e la': My Sweet One che dipana con naturalezza un country & western, o il bluegrass d'avanguardia di The Oh Kee Pa Ceremony.
L'obiettivo dichiarato da Anastasio e' quello di resuscitare il codice delle vecchie "big bands", ovvero prendere un motivo e "farlo ascoltare" in diverse varianti: quello da ballo, quello per intellettuali, quello per relax e cosi' via. L'obiettivo e' cioe' di riscoprire la flessibilita' insita nel linguaggio musicale, che la commercializzazione spinta dell'era capitalista ha finito per castrare a favore di una forma di espressione piu' rigida (e pertanto piu' facilmente vendibile).
Ma il codice linguistico dei Phish ha un'ulteriore livello di interpretazione, in quanto non e' legato a un genere specifico. Il pretesto di un brano puo' venire da un ritornello pop come da una filastrocca bluegrass; ma per strada quel tema cambiera' in un altro, blues o funk o reggae o chissa', e la sua destinazione finale e' del tutto casuale. La dinamica e' altrettanto imprevedibile, con una successione di alti e bassi, di ritmi incalzanti e di ritmi lenti, di passaggi assordanti e di passaggi impercettibili. Abilissimi nel creare progressivamente stati di suspence, nell'orchestrare alternanze di tensione e di relax, nel far scomparire il ritmo in un flusso continuo di sincopi, nel coagulare all'improvviso tutte le energie per esplosioni selvagge, maestri della tecnica classica della fuga, i Phish riescono ad amalgamare lo spirito razionale (occidentale) e quello irrazionale (africano) della musica moderna.
In tal senso il capolavoro nel capolavoro e' Reba, che inizia come un vaudeville cantato sottovoce al ritmo di un tip-tap leggero e di un pianismo subdolo, per tuffarsi in un contesto di cartoni animati e orchestrine di ragtime e finire in un bandismo buffo e "totale" alla Zappa, con sequenze di jazzrock chitarristico superbamente arrangiato.
Ma dal punto di vista strettamente tecnico meglio ancora riesce a combinare lo strumentale Run Like An Antelope, che parte con uno scoppiettante country-rock, cambia marcia con un'incalzante "jazzblues fusion", propulsa da un pianismo da saloon in rapido crescendo, sempre piu' swingante, sempre piu' elettrico, lambendo atmosfere magiche alla Peter Green, per culminare in un jamming scatenato guidato dalla chitarra, e terminare in uno spumeggiante bluesrock memore dei Little Feat e della Band.
Nonostante l'album divenisse subito irreperibile per il fallimento della compagnia discografica che lo doveva stampare, la fama del gruppo crebbe ulteriormente, ponendoli in testa alle classifiche dei critici musicali di mezza America.

A Picture Of Nectar (Elektra, feb 1992) raggiunge il formato ideale, riducendo i funambolismi al minimo indispensabile in maniera che il tema melodico funga da baricentro e controbilanci le forze centrifughe con un nucleo piu' pesante. Al tempo stesso il disco esalta l'eclettismo del gruppo, saltando con disinvoltura da comicissimi bozzetti bluegrass e ragtime (Poor Heart) a seriose disgressioni sull'arte pianistica di Thelonious Monk (Magilla), da Santana (Landlady) a Yes (The Mango Song), dal calypso di Stash al reggae di Guelan Papyrus, disseminando qua e la' fughe atonali e carillon natalizi, serenate romantiche e filastrocche da vaudeville, con McConnell in maggiore evidenza e una maestria quasi "orchestrale" nei contrappunti di basso e chitarra.
Senza contare il boogie incalzante alla ZZ Top di Chalk Dust Torture, il jazzrock torrido di Llama e la canzonaccia jazzfunk alla Zappa di Cavern (con una delle loro melodie piu' memorabili). Essendo meglio focalizzato, ogni brano ha modo di sviluppare il tema fino in fondo, invece che interromperlo e capovolgerlo di continuo.
Ancora una volta i momenti piu' suggestivi sono pero' quelli in cui i Phish affrontano le loro sorgenti sonore piu' kitsch (worldmusic, jazz e pop) con lo stile della Penguin Cafe' Orchestra, in particolare Glide, su uno splendido duetto di contrabbasso e chitarra acustica, nonche' coro da doo-wop. Nel campo delle jam improvvisate i Phish mettono a segno Tweezer, in cui rendono omaggio al "roots-rock" degli Allman Brothers e della Band. Cio' che mantiene lontani i Phish dall'acidrock degli anni '60 e' il tocco "classico", la pulizia sonora, gli schemi musicali formalmente impeccabili. Lo spirito non e' quello degli hippie ma quello di forbiti cameristi.

Nel tour del marzo 1992 il gruppo eseguiva settantasette canzoni diverse, a fronte di sole venticinque registrate su disco. L'arguto bluegrass di Rift, la jam jazzata di Maze (un incrocio fra Frank Zappa e In A Gadda Da Vida), la fuga classicheggiante di All Things Reconsidered (un incrocio fra Zappa e Bach), il toccante flamenco di My Friend e il vaudeville comico di Sparkle, vennero raccolti soltanto anni dopo su Rift (Elektra, 1993), coerentemente con la loro etica rigorosamente anti-commerciale.

The Dude Of Life e' un personaggio leggendario di New York che ogni tanto compare agli show dei Phish bardato da re o da folletto e canta una delle sue canzoni. Il repertorio di questo bizzarro bardo ha fama di essere composto da sarcastiche meditazioni sull'essenza della vita come quella celeberrima di TV Show che e' uno dei graffiti piu' usati nei cessi del college di tutta l'America: "Life is a TV show/ that should've been cancelled long ago". L'amicizia con Trey Anastasio risale ai tempi del liceo, quando entrambi militavano negli Space Antelope. Dude ha scritto alcune delle canzoni dei Phish, in particolare lo strumentale Run Like An Antelope e un paio di brani della mitica cassetta auto-prodotta Junta, piu' un paio di brani tuttora inediti (sono almeno una cinquantina i brani dei Phish mai comparsi su disco). La musica di Crimes Of The Mind (Elektra, 1994), registrato nel 1991 e rimasto per anni nel cassetto, e' quella che ci potrebbe aspettare dai Phish, con appena un vizio di humour bislacco in piu' del normale. Insomma, il classico impasto di Little Feat, Band, Grateful Dead, forti dosi di gospel, blues e jazz in una struttura che si presta alla jam. Dude dimostra di valere molto piu' degli spezzoni di avanspettacolo che gli regalano i Phish dal vivo. Come cantautore, si situa a meta' strada fra Warren Zevon e Neil Young. Il passo epico e fatalista del primo sospinge diverse delle canzoni piu' lineari (Dahlia su tutte) e satire affilatissime come Self. La nevrosi solenne del secondo trapela dalla title-track. Gli sketch per cui e' diventato famoso lasciano invece un po' a desiderare, tanto la gag alla Zappa di Family Picture quanto l'ovvia parodia di Lucy In The Subway With Daffodils. Il personaggio e' meglio rappresentato da commosse celebrazioni della propria insipienza come King Of Nothing.

Mentre gli album precedenti riciclavano semplicemente il loro repertorio live, Hoist (Elektra, 1994) venne composto e rifinito in maniera unitaria. Il risultato fu, non a caso, piu` organico e levigato. I suoi brani non sono jam da eseguire a oltranza, ma canzoni concise e melodiche. Qual che fosse l'intento, il risultato e` chiaramente commerciale. Le pietre dello scandalo sono Down With Disease, un funkysoul caracollante e melodico, a un pelo dall'umore farsesco degli Spin Doctors, che furoreggia alla radio; e il disimpegnato soulrock di Sample In A Jar, sincopato e orecchiabile quanto basta per imporlo alla nazione sudista. Anche l'epica cantilena di If I Could, avvolta in spirali elettroniche, e la delicata parabola country di Lifeboy, infiorettata di violini e banjo, sono confezionate per un ascolto di massa.
Ma quando Julius intona quel boogie alla ZZ Top, fra le sortite funky della sezione di fiati dei Tower Of Power e il raddoppio swingante di un coro gospel, o quando Axilla sfodera il suo fraseggio travolgente, viene fuori l'indole ribelle del gruppo. Il loro leggendario jamming rimane relegato alla fine del disco, nella lunga Demand, a segnalare che quella stagione e' ormai finita. Maestri del kitsch come soltanto Zappa ha saputo essere, i Phish si permettono anche il lusso di una rievocazione degli anni ruggenti come Wolfman's Brother e di un bluegrass a rotta di collo come Scent Of A Mule. Nella solita bolgia di Grateful Dead, Band, Doobie Brothers, Little Feat e Allman Brothers, i Phish scolpiscono un altro lavoro magistrale.

Per farsi perdonare dai fans estremisti, i Phish pubblicarono poi A Live One (Elektra, 1995), degno discendente dei grandi doppi dal vivo degli anni '70. I Phish celebrano la leggenda uscendone con grande classe, e dalla stessa porta da cui ne erano entrati, quella delle esibizioni dal vivo. Dal vivo vengono a galla senza trucchi le parentele con i Grateful Dead, perlomeno in canzoncine pepate come Bouncing Around The Room (da Lawn Boy) e Chalk Dust Torture (da Nectar), con la buona aggiunta al repertorio dell'epica veemenza di Wilson. A guadagnare dal formato live sono soprattutto i brani piu' estesi, che hanno modo di risplendere in tutta la loro genialita' compositiva ed esecutiva, senza la patina di humour ciarlatano a cui eravamo stati abituati. In effetti c'e' piu' Zappa che Dead nelle partiture jazzate di The Squirming Coil (da Lawn Boy) e Stash (da Nectar), per via delle divagazioni gettate li' con nonchalance (celebre il calypso del secondo) e di una scioltezza orchestrale che non ha molti eguali nella storia del rock. Le improvvisazioni piu' coraggiose si trovano forse nelle tre jam inedite: You Enjoy Myself (venti minuti, compariva sulla prima cassetta), Slave To The Traffic Light (undici minuti) e Harry Hood (quindici minuti). Qui la spettacolarita' si riduce spesso al minimo. Il motivetto funky della prima spunta soltanto dopo sette minuti e scompare quasi subito, sommerso dagli assoli logorroici delle tastiere, della chitarra, della batteria e persino del canto in stile jug. Bisogna aspettare fino alla fine prima che la seconda si sollevi in un glorioso tema hard-rock. Harry Hood e' in gran parte dominata da un cincischiare in sordina delle tastiere. Tuonino i cannoni: una versione colossale di Tweezer, la loro jam improvvisata per eccellenza, scardina il limite dei trenta minuti (con momenti di caos assoluto). L'atmosfera dal vivo e' la piu' ideale per i Phish.

Quel grande clown della composizione che e` Trey Anastasio mette insieme nel 1996 un'orchestrina jazz raccattando vecchie e giovani glorie (Marshall Allen e Michael Ray dell'orchestra di Sun Ra, il John Medeski titolare del trio con Martin e Wood, nonche' Marc Ribot, ex Lounge Lizard) e registra Surrender To The Air (Elektra, 1996). Divertendosi a speculare sulle intuizioni di Miles Davis nell'ambito della funky fusion, quelle di John Coltrane nel campo del free trascendente e quelle di Sun Ra nel campo della spiritualita` cosmica, Anastasio lascia ampio spazio ai comprimari (soprattutto nelle quattro parti di And Furthermore). Il fare sornione e (volutamente) inconcludente dei Phish costituisce la cartilagine su cui si appoggiano queste dotte improvvisazioni di virtuosi. Un disco di splendide serenate per intellettuali hippie.

La suite acquatica di Billy Breathes (Elektra, 1996) rappresenta invece la prima delusione della carriera di Anastasio. I Phish si auto-riducono a gruppo di studio, quando in passato i loro dischi erano stati prima di tutto registrazioni dal vivo (poco importa se davanti a folle oceaniche o dentro auditorium deserti), e la musica ne soffre Le canzoni sono tutte calcolate per colpire le masse radiofoniche, semplificate fino a sembrare scheletri di canzoni dei Phish: di Free e Theme From The Bottom sono rimaste soltanto le melodie e le cadenze briose, di Character Zero la grinta rock.

Anastasio e compagni si riprendono dal tonfo di Billy Breathes (Elektra, 1996), primo album mediocre della loro carriera, con Slip Stitch And Pass (Elektra, 1997). L'approccio sfacciatamente commerciale di quel lavoro non ha pagato, e quindi la truppa tenta di farsi perdonare perlomeno dai fans con un lavoro registrato dal vivo. Wolfman's Brother (14 minuti) va annoverato fra i classici, forte di una melodia gospel-soul da manuale e di una cadenza sincopata da country-rock, ma soprattutto per il modo maturo ed elegante con cui il quartetto snocciola il suo repertorio di fraseggi e ritmi jazz, blues e rock, nonche' per i superbi e camaleontici assoli di Anastasio. Mike's Song, frenetica, funky e dura, denota la crescente intraprendenza del bassista Mike Gordon. Taste ritorna alle loro radici rurali e scodella l'atmosfera piu` jazzata, con Anastasio succube degli accenti tropicali di Carlos Santana e il piano letteralmente "picchiato" da Page McConnell. Ma su tutto svetta la scoppiettante e trascinante Weekapany Groove, a meta` strada fra una piece di Peter Green, le vertigini mistiche della Mahavishnu Orchestra e un boogie da saloon. Queste quattro lunghe jam bastano a riconciliare giovani e anziani con i Phish.

Il sound rotondo e rilassato di The Story of the Ghost (Elektra, 1998) conferma pero` che Anastasio e McConnell (principali responsabili delle musiche) hanno perso per sempre lo smalto di un tempo, e l'unica consolazione e` la leggiadria con cui compongono canzoni formalmente impeccabili. I discografici gongolano per il soul-jazz di Ghost e il funky-soul di Birds Of A Feather (con profumi dell'acid-rock californiano) e forse anche per la musica leggera brasiliana di Frankie Says. Ma Limb By Limb sposa le armonie vocali e le progressioni sontuose degli Yes al blues-rock degli Allman Brothers, e Wading In The Velvet Sea e` una ballad solenne che mette in orbita una delle melodie piu` memorabili della loro carriera. I Phish si concedono anche di dissacrare il bluegrass con la scoppiettante Water In The Sky e di prendere in giro la musica da ballo con The Moma Dance. E non lesinano di sperimentare, in particolare con i bozzetti surreali di Fikus e Shafty, che rinunciano al formato tradizionale della canzone a favore di cadenze etniche e di bizzarrie armoniche, e risultano, pur nella loro brevita`, fra gli episodi piu` intriganti. Mancano le suite che li hanno resi celebri, ma il brano piu` ambizioso, Gayute (guarda caso, brano risalente al 1994) contiene otto minuti di eleganti variazioni su un tenue tema folk, in particolare prima fischiettato alla Jethro Tull e poi suonato alla chitarra a mo' di fuga barocca. Le note di copertina dicono che il gruppo ha composto una quarantina di canzoni nell'ultimo anno e soltanto tredici sono finite su quest'album.

Venuti alla ribalta quasi di nascosto, sorprendendo la stampa ufficiale, forti di adunate oceaniche che facevano impallidire i pellegrini del grunge, entrati in classifica senza sfruttare nessuna delle regole tradizionali di marketing, i Phish sono diventati un'istituzione e hanno rifondato l'idea stessa di cosa sia la musica rock.

Con un singolare collage di jazz, rock, classica, country, blues, worldmusic, e forti di un talento enorme, ma ancor piu' del giusto spirito, i Phish si sono posti all'avanguardia di un movimento di rivalutazione dei valori anti-commerciali e comunitari degli anni '60. Il loro jazz psichedelico ne fa i diretti e legittimi eredi dei Grateful Dead.

In the age of hardcore punk-rock, the aesthetics of Phish, a quintet based in Vermont, bordered on the suicidal. Nonetheless, the band became one of the most significant phenomena of the decade. Phish focused on the live concert, a concept that had been anathema during the 1980s, and rediscovered the guitar solo, the ornate keyboard arrangements, prog-rock tempo shifts, group improvisation and the whole vocabulary of intellectual music, as proven with the lengthy tracks on the cassette Junta (1988). The encyclopedic tour de force of Lawn Boy (1990) focused on mostly-instrumental melodic fantasies that quoted from an endless list of genres. Guitarist Trey Anastasio inherited Frank Zappa's clownish compositional style, which blended rock, jazz and classical music in pseudo-orchestral fashion, while his cohorts inherited Grateful Dead's dizzy jamming style, and keyboardist Page McConnell added a strong and elegant jazz accent. Their art of stylistic montage peaked with A Picture Of Nectar (1992). Its kaleidoscopic suites balanced the melodic center of mass and the centrifugal forces of the instrumental parts, while surfing through an impressive catalog of styles, juxtaposing kitsch sources (exotica, lounge, easy-listening, doo-wop) and chamber duets or jazz solos. The smoother and slicker sound of Hoist (1994) closed the epic phase and opened the commercial one, in the lighter vein of the Band, the Doobie Brothers, Little Feat and the Allman Brothers.


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(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni)

I Phish appaiono irriconoscibili su Farmhouse (Elektra, 2000), una tiepida raccolta di canzoni pop che non funzionano nemmeno come parodie della musica commerciale. Le composizioni semplici e melodiche di Trey Anastasio si basano su motivi orecchiabili e lasciano uno spazio molto esiguo all'improvvisazione. Anastasio è un attempato songwriter, che ora mette il cuore in ballate lente accuratamente cesellate come Bug (monotono ronzio d'organo, maestoso riff chitarristico, ritornello epico) e Dirt (orchestra d'archi, solenni figure di pianoforte). La band ritrova la propria vena in Farmhouse, ma, per quanto sia buono il risultato, il brano è un semplice cumulo di citazioni (ritmo marziale della Band, armonie vocali soul, linee di organo gospel, assolo di chitarra romantico). Altrove lo standard è persino meno fantasioso, avvicinandosi al latin-soul-rock di Santana (Twist), ai ritmi country & western (Back On The Train) e ad uno zoppicante rhythm and blues (Gotta Jibboo). Gli strumentali sono probabilmente i peggiori della loro carriera. I momenti più imbarazzanti dell'album arrivano con alcune gags poco ispirate (Heavy Things) che dovevano chiaramente essere il pezzo forte dell'album. Si tratta certamente del meno audace dei loro albums fino a questo momento. L'organo ed il pianoforte di Page McConnell rappresentano quasi l'unica ragione, al momento attuale, per ascoltare i Phish. Il prossimo album di Anastasio sarà composto da musica new age strumentale.

The Phish are unrecognizable on Farmhouse (Elektra, 2000), a tepid collection of pop songs that don't even work as parodies of commercial music. The simple, melodic compositions of Trey Anastasio pivot on catchy tunes and allow for very limited jamming. Anastasio is an aging songwriter, who now puts his heart into carefully crafted, slow-tempo ballads such as Bug (organ drone, majestic guitar riff, epic refrain) and Dirt (string orchestra, solemn piano figures). The band lifts his mood in Farmhouse, but, as good as the result is, the song is merely a heap of quotations (martial tempo of the Band, soul vocal harmonies, gospel organ lines, romantic guitar solo). Elsewhere the standard is even less imaginative, approaching Santana's latin-soul-rock (Twist), uptempo country & western (Back On The Train) and lame rhythm and blues (Gotta Jibboo) The instrumentals are probably the worst of their career. The album's most embarassing moments come with some uninspired gags (Heavy Things) that were clearly meant as the album's forte. This is certainly the least daring of their albums so far. Page McConnell's organ and piano are pretty much the only reason to listen to Phish these days. Anastasio's next album will be instrumental new age music.
(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Di rado si forma un vero supergruppo. Generalmente uno o due virtuosi si uniscono e reclutano uno o due strumentisti da band minori. Oysterhead e' l'eccezione: il chitarrista Trey Anastasio (Phish), il bassista Les Claypool (Primus) e il batterista Stewart Copeland (Police) sono fra i grandi di sempre ai loro strumenti e due di loro sono indiscussi leader delle loro band. Purtroppo, The Grand Pecking Order (Elektra, 2001) soccombe alla sindrome da supergruppo: un impressionante arsenale di idee ma materiale medio indistinto. Little Faces apre con beat africano, chitarra funky e tastiere jazz e ci si attende una favolosa jam dai tre creativi strumentisti: si tratta invece di una canzoncina psichedelica con sfumature prog-rock. Oz Is Ever Floating ha un beat reggae e una melodia che ricorda i Cream, ma senza esito. Con la terza track, Mr. Oysterhead, siamo in piena lounge/soul music. Anastasio, con Radon Balloon, coglie il genere piu' popolare del momento, la bossanova (con un'involontaria imitazione di Donovan). La qualita' umoristica di pieces come Shadow Of A Man, di Claypool, starebbe certamente bene in un'operetta dei Residents. Molte canzoni suonano come musichall gags (Rubberneck Lions, The Grand Pecking Order) e la seconda meta' e' composta da puri riempitivi (alcuni imbarazzanti come l'hard-rock di Pseudo Suicide e la parodia alla Kinks di Owner Of The World). In conclusione, un album con materiale debole ed infantile.

It rarely happens that a true supergroup is formed. Usually, one or two virtuosos team together and recruit one or two players from minor bands. Oysterhead is the exception to the rule: guitarist Trey Anastasio (Phish), bassist Les Claypool (Primus) and drummer Stewart Copeland (Police) rank among the greatest ever at their instruments, and two of them are the indisputed leaders of their bands. Unfortunately, The Grand Pecking Order (Elektra, 2001) succumbs to the syndrome of supergroups: an impressive arsenal of ideas, but an unfocused average material. Little Faces opens with African beat, funky guitar and jazzy keyboards and one expects a fabulous jam by three creative players: instead, we are served a psychedelic ditty with prog-rock overtones. Oz Is Ever Floating has a reggae beat and a melody reminiscent of Cream, but not much happens with it. By the third track, Mr. Oysterhead, we are sailing in the mare magnum of lounge/soul music. Anastasio's Radon Balloon makes a stab at the popular genre of the moment, bossanova (with an involuntary imitation of Donovan).
Sure, the cartoonish quality of pieces like Claypool's Shadow Of A Man would fit well within a Residents operetta. Most songs feel like musichall gags (Rubberneck Lions, The Grand Pecking Order) and the second half is pure filler (embarrassing filler like the hard-rock of Pseudo Suicide and the Kinks-ian parody of Owner Of The World).
In concluding, an album of weak (and childish) material.
(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Trey Anastasio con l'omonimo secondo album (Elektra, 2002), che suona come il suo progetto piu' rilassato, propone canzoni immerse nella roots music che danno party vibrations. Una sezione di quattro trombe (che ricorda il pop-jazz dei settanta), un coro femminile (che ricorda il soul-rock dei settanta) e un organo funky sono frammisti a chitarre rumorose e a percussionismo potente, creando cosi' agitazione sudista e conservatrice di funk and boogie. Alive Again apre i lavori con forti accenti rhumba and jazz, spinta dal delirio di trombe e percussioni. Le somiglianze con i Colosseum sono particolarmente forti in Night Speaks to A Woman, forse la migliore melodia nell'album. Money Love And Change, leggermente noisy, veloce e fortemente sincopata avrebbe potuto appartenere al primo album dei Chicago. D'altro canto, il misto di hard-rock e funk in Cayman Review ricorda i tardi Little Feat. Pure le lunghe jam, come gli undici minuti di Last Tube and Push On 'Til The Day diffondono spirito gioioso e carnevalesco. Anastasio si ferma solo nella bella ballata pianistica Drifting e negli strumentali, a dir poco "strani" (At The Gazebo e' una sorta di funerea versione di Yesterday dei Beatles, Ray Down Balloon e' una delicata overture orchestrale in vena neo-classica). E' l'ombra dei Phish. Poco rimane della loro esuberante creativita' (di fatto solo l'esuberanza).

Trey Anastasio's second solo album, Trey Anastasio (Elektra, 2002), sounds like the most relaxed project of his life, each song bathing in roots music and releasing party vibrations. A four-piece horn section (reminiscent of 1970s' pop-jazz), a female choir (reminiscent of 1970s' soul-rock) and a funky organ are met halfway by loud guitars and powerful drumming, thereby creating a somewhat conservative southern stew of funk and boogie. Alive Again opens the proceedings with strong rhumba and jazz accents, propelled by a horns and percussions feast. The similarities with Colosseum are particularly strong in Night Speaks to A Woman, possibly the album's best melody. The slightly noisier, faster and heavily syncopated Money Love And Change could have been on Chicago's first album. On the other hand, the mixture of hard-rock and funk in Cayman Review recalls latter-day Little Feat. Even the longer jams, such as the 11-minute Last Tube and Push On 'Til The Day exude a joyful, carnivalesque spirit.
Anastasio takes a break only in the pretty piano ballad Drifting and in the instrumental tracks, which to call "odd" is to understate (At The Gazebo is a sort of funereal version of the Beatles' Yesterday, Ray Down Balloon is a delicate orchestral overture in a neo-classical vein).
This is the shadow of Phish. Little is left of their exuberant creativity (only the exuberance, basically).
Vida Blue (Elektra, 2002) is the new project of Phish keyboardist Page McConnell, that now dabbles in a virtuoso kind of pop-funk-jazz (Most Events Aren't Planned, Electra Glide). The 12-minute CJ3 proves that he could be a significant jazz musician.

Phish reunited to record the terrible Round Room (2002).

Anastasio's Plasma (2002) collects live performances.

Mike Gordon's solo album Inside In (Ryko, 2003) is actually the soundtrack of his own first film.

Phish's last album, Undermind (Elektra, 2004), has one interesting psychedelic song (A Song I Heard the Ocean Sing) but mostly sinks in the quicksands of lazy easy-listening for hippies (Army of One and Tomorrow's Song).

In the meantime, Anastasio embarrassed himself again with a solo album, Shine (2005), that contained his most radio-friendly songs ever.

Anastasio's next solo album, The Horseshoe Curve (2007), instead, collected instrumentals composed over several years, borrowing from funk, soul and Latin music. His eccentric big-band arrangements are not quite Frank Zappa's, and ambitious pieces such as Olivia meander through different styles without Zappa's knack for making sense of the nonsensical.

(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)

Vida Blue (Elektra, 2002) è il nuovo progetto del tastierista dei Phish Page McConnell, che ora si diletta in un virtuosistico pop-funk-jazz (Most Events Aren't Planned, Electra Glide). I 12 minuti di CJ3 provano che potrebbe arrivare ad essere un significativo jazzista. I Phish si riunirono per registrare il pessimo Round Room (2002). Anastasio's Plasma (2002) consta di performance live. L'album solista di Mike Gordon, Inside In (Ryko, 2003), è di fatto la colonna sonora del suoi primo film. Il più recente album dei Phish, Undermind (Elektra, 2004), presenta un interessante pezzo psichedelico (A Song I Heard the Ocean Sing), ma per il resto affonda quasi sempre nelle sabbie mobili del pigro easy-listening per hippies (Army of One and Tomorrow's Song). Nel frattempo, Anastasio esce con un imbarazzante album solo, Shine (2005), contenente i suoi pezzi più radiofonici di sempre.

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