Prima ancora che essere un musicista o un poeta, Henry Rollins e` una forza
della natura.
La sua e` una visione profondamente pessimista della condizione umana.
Disgustato tanto a livello sociale quanto a livello individuale, Rollins
usa le tonsille (e un accompagnamento maniacale) per sfogare la sua
frustrazione. I suoi dischi sono uragani psichici che non concedono scampo
a nessuno, tanto meno a se stesso (oggetto preferito delle sue arringhe).
L'introspezione brutale delle sue canzoni, e l'effetto catartico che si
propongono e` piu` unica che rara nella storia del rock.
Le sue ruminazioni (che presto diventeranno soltanto parlate, essendo il
canto una mezza distrazione) esprimono lo stesso dolore che era negli
assoli di Jimi Hendrix e nei monologhi di Jim Morrison.
Calamita` naturale del rock, forza primordiale della natura, barometro della
sua generazione,
artista piu` grande del proprio ego, Henry Rollins e` uno degli uomini che
ha trasformato la musica rock in un veicolo per esprimere la rabbia di
un'intera generazione, continuando una tradizione che era cominciata con gli
Who.
Nel 1986 i Black Flag
si sciolsero e Henry Rollins, pote` dedicarsi alla sua
attivita` di poeta (scritto e recitato).
Rollins, nato nel 1961 e cresciuto a Washington in condizioni familiari
terribili, traumatizzato da un'adolescenza solitaria, afflitto da complessi
sessuali, skatepunk con Ian McKaye, commesso di negozio che scopri` la propria
vocazione a un concerto dei Bad Brains nell'estate del 1979, trapiantato a Los
Angeles nel 1981 dopo aver passato un provino con i Black Flag, rimasto sempre
in ombra nel gruppo (non fece amicizia con nessuno di loro),
aveva accumulato tensioni psichiche a sufficienza.
Hot Animal Machine (Texas Hotel, 1987) e` il lavoro che ne rivelo`
appieno la statura artistica e morale, un album zeppo di composizioni
deliranti, cantate con uno tono animalesco e allucinato a meta` strada fra
Iggy Stooge e Captain Beefheart.
La musica (scritta in collaborazione con il chitarrista Chris Haskett) e` un rock and roll
scalmanato,
selvatico, ispido, propulso da una sezione ritmica inesauribile e vivacizzato
dalla chitarra (ora hardcore ora reggae ora funky) di Haskett.
Black And White, con la batteria che picchia a perdifiato e la chitarra che
stride all'impazzata, una rincorsa rock and roll alla Led Zeppelin, o
Hot Animal Machine 1, con la sua tempesta di staccato e sincopi heavymetal,
sono fra le esibizioni piu` smodate che musicista rock possa concepire,
parossismi irrazionali e, in ultimo, concentrati di puri istinti bestiali.
Quelle terrificanti barricate sonore, imbevute di retorica torrenziale
e di squilibri sanguinari, non sono mai fini a se stesse, ma sempre al
servizio della causa:
altrove trionfa cosi` la teatralita` del personaggio, specializzato in una
forma di paranoia estremamente violenta. E` in questi brani che Rollins puo`
dar libero sfogo alle cento tumultuose anime della sua personalita`.
Followed Around rallenta in un blues sinistro, la cui qualita` ritualistica
ricorda Nick Cave, il cui girotondo psicotico ricorda Wild Man Fisher e
la cui scompostezza sgolata ricorda Tom Waits.
Ancor piu` ossessiva e` There's A Man Outside, condotta a un forsennato
ritmo voodoobilly mentre Rollins delira nel registro piu` licantropo.
Sono questi i capolavori del disco, e fra i capolavori del punkrock moderno.
Patti Smith e Iggy Stooge, cosi` come tutti i grandi istrioni del rock,
hanno insegnato a Rollins come costruire strutture armoniche che costituiscano
veicoli efficaci per trasmettere le emozioni delle liriche; per esempio in
Lost And Found, ballata a ritmo boogie-reggae.
Meno originale come musiche, ma altrettanto geniale e catastrofico come
interprete, risulta nel boogie sudista di Crazy Lover.
Ma e` soprattutto lo spettro di Janis Joplin ad aleggiare sul suo "blues"
(nello spirito, se non nella lettera), quel modo di recitarlo usando tutte
le risorse fisiche ed emotive, fino a strapparsi il cuore dal petto pur di
produrre l'effetto piu` devastante.
Registrato durante le stesse session del 1986, l'EP Drive By Shooting,
accreditato a Henrietta Collins & The Wifebeating Childheaters
e` un'operina minore che contrasta con la imponente drammaticita` dell'album
precedente. La title-track e` una strana novelty in formato surf dedicata
alla guerra delle gang di Los Angeles.
La Rollins Band e` la naturale continuazione di quel sound complesso, che
mutua la spavalderia del rap, la violenza dell'heavy metal, la frenesia
dell'hardcore.
Haskett alla chitarra e la sezione ritmica dei Gone
(Andrew Weiss al basso e Sim Cain alla batteria) forniscono al
loro primo album,
Life Time (Texas Hotel, 1988), un'impalcatura d'acciaio.
Tant'e` che Rollins non ha bisogno di strafare.
Il registro di Rollins e` sempre quel ruggito rauco e sgraziato
che aggredisce senza sosta l'ascoltatore, ma le scorribande strumentali sono
contenute e ordinate. I pandemoni di Hot Animal Machine sono rimpiazzati da
strutture armoniche piu` complesse e sperimentali, che spesso impiegano
un basso jazz, una batteria psichedelica, scordature di chitarra, cambi di
tempo.
Le cadenze rallentano fino alla stasi sub-minimalista del maestoso e depresso
Gun In Mouth Blues (apice drammatico della sua carriera, la sua The End),
per dare sempre maggior risalto a cio` che dice e a come lo dice.
In Burned Beyond Recognition la sua voce psicotica, perversa, demoniaca
non fa che emettere urla sguaiate in un'atmosfera orrifica alla Black Sabbath.
E questo genere di litania dell'orrore si sublima con cadenze e fendenti alla
Jimi Hendrix in Lonely.
La piu` musicale What Am I Doing Here sfrutta l'intensita` di quel gemito
prolungato per una digressione esistenziale.
In ogni caso la musica della Rollins Band si misura su quanto efficacemente
contrappunta le avventure verbali e vocali del leader.
La voce di Rollins e` diventata la struttura portante e la ragion d'essere
stessa della sua musica.
(Non a caso Turned Out approda al rap, sia pur con tutte le complicazioni
che Rollins e il suo branco di scalmanati possono apportarvi).
La tensione catastrofica del primo album rivive almeno in una epilessi da slam
dance, If You're Alive, uno dei brani piu` potenti della sua carriera,
in 1,000 Times Blind, esemplare del suo stile verboso,
e in Wreck-age, che annovera qualche "carica" heavymetal.
Nell'insieme le canzoni di questo disco tracciano un affresco infernale del
suo tormentato universo poetico, focalizzato sull'alienazione e sulla
disintegrazione della personalita` di cui e` vittima l'uomo moderno.
Quale sia la materia prima del suo soliloquio e` meglio chiarito sul
mini-album Hard Volume del 1989 dal blues viscerale di
What Have I Got e dal brutale rock and roll di Hard,
brani che, al solito, sprigionano rabbia ed energia da vendere.
Ancora una volta Rollins ruba lo show con una serie di performance maiuscole,
"chiassate" come I Feel Like This (su un thrash supersonico)
e Turned Inside Out (su un lento "grunge-industriale"), per non parlare
dell'orgasmo superominico di Love.
Il quartetto di Rollins, Haskett, Weiss e Cain e` piu` affiatato (forse piu`
di quanto lo siano mai stati i Black Flag) e produce con naturalezza quel
sound crudo, ispido, spigoloso, gremito di fratture irrisolte e di squilibri
insanati, di nodi armonici non sciolti e di colpi sordi abbandonati a se
stessi; un sound che e` il corrispettivo di filo spinato e di pus. Basti sentire
come viene dinamitato scientificamente l'hardrock granitico di Planet Joe.
Il loro e` uno stile fondamentalmente policentrico, che nasconde una
continuita` storica con il rock classico e le sue radici.
La "voce" non e` insomma l'unica protagonista di queste avventure sonore.
Quale che ne sia l'anima, questi dischi presentano comunque un fronte compatto,
unitario, massiccio, e invece una struttura interna composita, frammentaria.
Do It testimonia la foga del complesso dal vivo, ma aggiunge poco al
repertorio. Nei Wartime, con il bassista Weiss, sull'EP Fast Food For Thought
(Chrysalis), Rollins raggiunge il massimo di intensita` armonica, utilizzando
tutte le risorse dello studio di registrazione e dedicando il risultato a
temi politici.
Se i primi due dischi (musicali) di Rollins erano centrati sul tema
dell'alienazione urbana,
End Of Silence (Imago, 1992) sposta la mira sulla violenza urbana
(pochi mesi prima un amico di Rollins era stato ucciso da gangster
sotto i suoi occhi).
Il risultato ha qualcosa di titanico, e` l'urlo di un uomo sempre
piu` solo che tenta di placare il proprio dolore inveendo sempre piu` forte,
ma conscio che nessuno lo ascolta.
Il complesso di accompagnamento e` ormai un perfetto esempio di
power-trio (e un incrocio fra l'Experience di Hendrix e i Metallica).
Padronanza di dinamica, di tecnica e di improvvisazione consentono al
chitarrista e alla sezione ritmica di inventare accompagnamenti fantasiosi
e creativi. E questa e` la ragione principale per cui i brani si allungano
(ben cinque superano i sette minuti).
Il cantante e` invece sempre piu` controverso: le sue esibizioni
talvolta galvanizzano la musica, talaltra la soffocano.
Sia come sia, Rollins ha inventato un nuovo genere:
il "vocal-driven power-rock"; nel senso che la musica e` guidata non
dalle improvvisazioni della chitarra, ma da quelle del canto, e tutti gli
altri (chitarra compresa) improvvisano di conseguenza.
La struttura dei brani si e` ulteriormente complicata e sofisticata, al
punto che non si puo` piu` parlare di "brani", ma di flussi di suono.
In Grip il quartetto riesce ad alternare con disinvoltura
crescendo esplosivi, cadenze heavymetal, riff di bluesrock, passaggi
pseudo-jazz, improvvisazioni acid-rock.
Le trovate degli accompagnatori sono fondamentali per tenere in piedi
la delicata struttura, e Haskett ha la parte piu` rilevante, con il
suo chitarrismo che rifa` il verso in continuazione a Page e Hendrix
(in particolare nell'assolo epico di Tearing, uno dei momenti
piu` pesanti e "metallici" del disco).
Il chitarrismo di Hendrix (i glissando anarchici e le cadenze marziali)
si presta particolarmente bene alla bisogna, come dimostrato nello sviluppo di
Almost Real.
Haskett e` ormai un classico dello strumento e comincia a far concorrenza
al cantante.
La costruzione delle atmosfere di queste lunghe elucubrazioni sonoro-vocali
e` tanto casuale quanto arzigogolata: Obscene
si avvale di una serie di tribalismi primitivi e termina in un pandemonio
di gemiti e dissonanze; l'enfasi accumulata da What Do You Do, una delle
nenie piu` ossessive, fa pensare a dei King Crimson convertiti all'heavymetal.
Questo "kolossal" del grunge e` molto meno brutale di Hot Animal Machine.
Nella sua maniacale ricerca di espressivita` Rollins ha sacrificato l'energia
pura a favore di un rock neutro e "free-form", analogamente alle
colonne sonore che, dovendo seguire l'azione, rifiutano un'identita`
precisa e si configurano invece come successione di momenti musicali,
utilizzando i linguaggi piu` svariati.
Ancora una volta e` il blues a farla da padrone, tanto nella variegata
Low Self Opinion, vivacizzato e potenziato dalla chitarra e dalla batteria
come nei primi Led Zeppelin, quanto nella sterminata Blues Jam, condotta a
ritmo lentissimo, costellata di figure psichedeliche di chitarra,
cadenzata da fendenti assordanti di batteria e basso,
e urlata al vento con quanta forza Rollins puo` raccogliere.
Il terzo polo del disco, Just Like You, si immerge negli stati allucinati
della psichedelia con un deliquio freudiano in un marasma di suoni "liberi",
interrotto ogni tanto da smisurate detonazioni di hardrock, marziali,
enfatiche e sincopate, e dall'urlo disumano di: "Rage!".
Neppure Jim Morrison aveva mai tentato tanto.
Nel 1993 Weiss lascia il gruppo, sostituito dal leggendario Melvin Gibbs, gia`
con Joe Bowie e Ronald Shannon Jackson.
Weight (Imago, 1993) normalizza ulteriormente il sound corposo del
quartetto, tant'e` che Liar scala persino le classifiche.
L'epicentro del disco e` compreso fra il
soul-rock degli anni '70 di Fool e il sismico funkrock di Shine,
imbottiti di ritmiche trascinanti, di riff granitici, di vibranti assoli.
Il delirium tremens di Rollins non influenza piu` di tanto la musica, che sembra
sempre piu` godere di una vitalita` propria.
La verbosita` al limite del rap di Disconnect e Divine Object Of Hatred,
quel modo di cantare "arrancando" e trascinandosi dietro a fatica la musica,
quello stile di auto-flagellazione morale ("I'm so tired of looking inside
myself" mormora nella canzone piu` dimessa, Tired),
quel vizio di voler imitare i profeti
folli dei classici greci, ha trovato un suo ruolo nell'ambito di una macchina
del suono piu` generale e, tutto sommato, avvincente.
Il nuovo eroe del gruppo e` anzi Haskett, che non sbaglia un colpo, caracollando
fra l'heavymetal di Icon e l'"hendrixiana" di Step Back.
Il limite maggiore di questo genere di musica e` la totale mancanza di senso
dello humour.
Haskett registra anche un album solista, Language (213CD, 1995), un disco
atmosferico all'insegna di una tecnica chitarristica leggera e poetica.
Dall'alto di undici libri e otto album di "spoken word", Rollins puo` vantare
una letterarieta` con cui neppure Dylan puo` competere.
Completamente analfabeta della musica, Rollins e` autore soltanto delle liriche
e dei riff, raramente delle melodie; a conferma che la vera intelligenza dei
Black Flag fu sempre Greg Ginn.
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Black Flag vocalist Henry Rollins emerged during the second half of the 1980s
as one of the leading voices of the hardcore generation.
A force of nature, Rollins built an awe-inspiring opus on his visceral
delivery, an excursion into intense vocal registers running the gamut
from Iggy Stooge to Captain Beefheart. Introspection, the object of his
manic quest, yielded the psychic hurricanes of
Hot Animal Machine (1987), a milestone recording that turned the
violence of hardcore inside (towards the inner life) rather than outside
(society). The pathos owed quite a bit to guitarist Chris Haskett,
who applied the eloquent styles of Jimmy Page and Jimi Hendrix to
crafting a new dramatic art of guitar accompaniment.
The steel framework of Life Time (1988) and the brutal coldness of
the mini-album Hard Volume (1989) offered an infernal fresco of
the human condition via an experimental sound that relied on
jazz bass, psychedelic drums, atonal guitar and dynamic tempos.
Despite his ego, the Rollins Band was a polycentric unit that was both
tight and interactive, and the voice was certainly not the only protagonist
of their psychodramas. Songs that appeared to be compact, massive units were
actually composite, fragmented structures. This was particularly true on
End Of Silence (1992), a grunge monolith and a titanic effort,
that was both Rollins'
supreme cry of desperation and a complex, multilateral stream of consciousness.
The instruments had the alienating effect of isolating Rollins' grief,
as it nobody was listening to him.
A more streamlined and controlled approach on Weight (1993) melted and
welded jazz passion and heavy-metal prowess, on top of Rollins' customary
deliriums.
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