Henry Rollins


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Hot Animal Machine (1987), 8/10
Life Time , 7.5/10
End Of Silence , 8/10
Weight , 7/10
Come In And Burn , 5/10
Get Some Go Again , 4/10
Nice , 5/10
Yellow Blues , 4/10
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Prima ancora che essere un musicista o un poeta, Henry Rollins e` una forza della natura. La sua e` una visione profondamente pessimista della condizione umana. Disgustato tanto a livello sociale quanto a livello individuale, Rollins usa le tonsille (e un accompagnamento maniacale) per sfogare la sua frustrazione. I suoi dischi sono uragani psichici che non concedono scampo a nessuno, tanto meno a se stesso (oggetto preferito delle sue arringhe). L'introspezione brutale delle sue canzoni, e l'effetto catartico che si propongono e` piu` unica che rara nella storia del rock. Le sue ruminazioni (che presto diventeranno soltanto parlate, essendo il canto una mezza distrazione) esprimono lo stesso dolore che era negli assoli di Jimi Hendrix e nei monologhi di Jim Morrison.
Calamita` naturale del rock, forza primordiale della natura, barometro della sua generazione, artista piu` grande del proprio ego, Henry Rollins e` uno degli uomini che ha trasformato la musica rock in un veicolo per esprimere la rabbia di un'intera generazione, continuando una tradizione che era cominciata con gli Who.

Nel 1986 i Black Flag si sciolsero e Henry Rollins, pote` dedicarsi alla sua attivita` di poeta (scritto e recitato).

Rollins, nato nel 1961 e cresciuto a Washington in condizioni familiari terribili, traumatizzato da un'adolescenza solitaria, afflitto da complessi sessuali, skatepunk con Ian McKaye, commesso di negozio che scopri` la propria vocazione a un concerto dei Bad Brains nell'estate del 1979, trapiantato a Los Angeles nel 1981 dopo aver passato un provino con i Black Flag, rimasto sempre in ombra nel gruppo (non fece amicizia con nessuno di loro), aveva accumulato tensioni psichiche a sufficienza.

Hot Animal Machine (Texas Hotel, 1987) e` il lavoro che ne rivelo` appieno la statura artistica e morale, un album zeppo di composizioni deliranti, cantate con uno tono animalesco e allucinato a meta` strada fra Iggy Stooge e Captain Beefheart.

La musica (scritta in collaborazione con il chitarrista Chris Haskett) e` un rock and roll scalmanato, selvatico, ispido, propulso da una sezione ritmica inesauribile e vivacizzato dalla chitarra (ora hardcore ora reggae ora funky) di Haskett. Black And White, con la batteria che picchia a perdifiato e la chitarra che stride all'impazzata, una rincorsa rock and roll alla Led Zeppelin, o Hot Animal Machine 1, con la sua tempesta di staccato e sincopi heavymetal, sono fra le esibizioni piu` smodate che musicista rock possa concepire, parossismi irrazionali e, in ultimo, concentrati di puri istinti bestiali.

Quelle terrificanti barricate sonore, imbevute di retorica torrenziale e di squilibri sanguinari, non sono mai fini a se stesse, ma sempre al servizio della causa: altrove trionfa cosi` la teatralita` del personaggio, specializzato in una forma di paranoia estremamente violenta. E` in questi brani che Rollins puo` dar libero sfogo alle cento tumultuose anime della sua personalita`. Followed Around rallenta in un blues sinistro, la cui qualita` ritualistica ricorda Nick Cave, il cui girotondo psicotico ricorda Wild Man Fisher e la cui scompostezza sgolata ricorda Tom Waits. Ancor piu` ossessiva e` There's A Man Outside, condotta a un forsennato ritmo voodoobilly mentre Rollins delira nel registro piu` licantropo. Sono questi i capolavori del disco, e fra i capolavori del punkrock moderno.
Patti Smith e Iggy Stooge, cosi` come tutti i grandi istrioni del rock, hanno insegnato a Rollins come costruire strutture armoniche che costituiscano veicoli efficaci per trasmettere le emozioni delle liriche; per esempio in Lost And Found, ballata a ritmo boogie-reggae. Meno originale come musiche, ma altrettanto geniale e catastrofico come interprete, risulta nel boogie sudista di Crazy Lover. Ma e` soprattutto lo spettro di Janis Joplin ad aleggiare sul suo "blues" (nello spirito, se non nella lettera), quel modo di recitarlo usando tutte le risorse fisiche ed emotive, fino a strapparsi il cuore dal petto pur di produrre l'effetto piu` devastante.

Registrato durante le stesse session del 1986, l'EP Drive By Shooting, accreditato a Henrietta Collins & The Wifebeating Childheaters e` un'operina minore che contrasta con la imponente drammaticita` dell'album precedente. La title-track e` una strana novelty in formato surf dedicata alla guerra delle gang di Los Angeles.

La Rollins Band e` la naturale continuazione di quel sound complesso, che mutua la spavalderia del rap, la violenza dell'heavy metal, la frenesia dell'hardcore. Haskett alla chitarra e la sezione ritmica dei Gone (Andrew Weiss al basso e Sim Cain alla batteria) forniscono al loro primo album, Life Time (Texas Hotel, 1988), un'impalcatura d'acciaio. Tant'e` che Rollins non ha bisogno di strafare. Il registro di Rollins e` sempre quel ruggito rauco e sgraziato che aggredisce senza sosta l'ascoltatore, ma le scorribande strumentali sono contenute e ordinate. I pandemoni di Hot Animal Machine sono rimpiazzati da strutture armoniche piu` complesse e sperimentali, che spesso impiegano un basso jazz, una batteria psichedelica, scordature di chitarra, cambi di tempo.

Le cadenze rallentano fino alla stasi sub-minimalista del maestoso e depresso Gun In Mouth Blues (apice drammatico della sua carriera, la sua The End), per dare sempre maggior risalto a cio` che dice e a come lo dice. In Burned Beyond Recognition la sua voce psicotica, perversa, demoniaca non fa che emettere urla sguaiate in un'atmosfera orrifica alla Black Sabbath. E questo genere di litania dell'orrore si sublima con cadenze e fendenti alla Jimi Hendrix in Lonely. La piu` musicale What Am I Doing Here sfrutta l'intensita` di quel gemito prolungato per una digressione esistenziale. In ogni caso la musica della Rollins Band si misura su quanto efficacemente contrappunta le avventure verbali e vocali del leader. La voce di Rollins e` diventata la struttura portante e la ragion d'essere stessa della sua musica. (Non a caso Turned Out approda al rap, sia pur con tutte le complicazioni che Rollins e il suo branco di scalmanati possono apportarvi).

La tensione catastrofica del primo album rivive almeno in una epilessi da slam dance, If You're Alive, uno dei brani piu` potenti della sua carriera, in 1,000 Times Blind, esemplare del suo stile verboso, e in Wreck-age, che annovera qualche "carica" heavymetal.

Nell'insieme le canzoni di questo disco tracciano un affresco infernale del suo tormentato universo poetico, focalizzato sull'alienazione e sulla disintegrazione della personalita` di cui e` vittima l'uomo moderno.

Quale sia la materia prima del suo soliloquio e` meglio chiarito sul mini-album Hard Volume del 1989 dal blues viscerale di What Have I Got e dal brutale rock and roll di Hard, brani che, al solito, sprigionano rabbia ed energia da vendere. Ancora una volta Rollins ruba lo show con una serie di performance maiuscole, "chiassate" come I Feel Like This (su un thrash supersonico) e Turned Inside Out (su un lento "grunge-industriale"), per non parlare dell'orgasmo superominico di Love.

Il quartetto di Rollins, Haskett, Weiss e Cain e` piu` affiatato (forse piu` di quanto lo siano mai stati i Black Flag) e produce con naturalezza quel sound crudo, ispido, spigoloso, gremito di fratture irrisolte e di squilibri insanati, di nodi armonici non sciolti e di colpi sordi abbandonati a se stessi; un sound che e` il corrispettivo di filo spinato e di pus. Basti sentire come viene dinamitato scientificamente l'hardrock granitico di Planet Joe. Il loro e` uno stile fondamentalmente policentrico, che nasconde una continuita` storica con il rock classico e le sue radici. La "voce" non e` insomma l'unica protagonista di queste avventure sonore. Quale che ne sia l'anima, questi dischi presentano comunque un fronte compatto, unitario, massiccio, e invece una struttura interna composita, frammentaria.

Do It testimonia la foga del complesso dal vivo, ma aggiunge poco al repertorio. Nei Wartime, con il bassista Weiss, sull'EP Fast Food For Thought (Chrysalis), Rollins raggiunge il massimo di intensita` armonica, utilizzando tutte le risorse dello studio di registrazione e dedicando il risultato a temi politici.

Se i primi due dischi (musicali) di Rollins erano centrati sul tema dell'alienazione urbana, End Of Silence (Imago, 1992) sposta la mira sulla violenza urbana (pochi mesi prima un amico di Rollins era stato ucciso da gangster sotto i suoi occhi). Il risultato ha qualcosa di titanico, e` l'urlo di un uomo sempre piu` solo che tenta di placare il proprio dolore inveendo sempre piu` forte, ma conscio che nessuno lo ascolta.
Il complesso di accompagnamento e` ormai un perfetto esempio di power-trio (e un incrocio fra l'Experience di Hendrix e i Metallica). Padronanza di dinamica, di tecnica e di improvvisazione consentono al chitarrista e alla sezione ritmica di inventare accompagnamenti fantasiosi e creativi. E questa e` la ragione principale per cui i brani si allungano (ben cinque superano i sette minuti). Il cantante e` invece sempre piu` controverso: le sue esibizioni talvolta galvanizzano la musica, talaltra la soffocano. Sia come sia, Rollins ha inventato un nuovo genere: il "vocal-driven power-rock"; nel senso che la musica e` guidata non dalle improvvisazioni della chitarra, ma da quelle del canto, e tutti gli altri (chitarra compresa) improvvisano di conseguenza.
La struttura dei brani si e` ulteriormente complicata e sofisticata, al punto che non si puo` piu` parlare di "brani", ma di flussi di suono. In Grip il quartetto riesce ad alternare con disinvoltura crescendo esplosivi, cadenze heavymetal, riff di bluesrock, passaggi pseudo-jazz, improvvisazioni acid-rock.
Le trovate degli accompagnatori sono fondamentali per tenere in piedi la delicata struttura, e Haskett ha la parte piu` rilevante, con il suo chitarrismo che rifa` il verso in continuazione a Page e Hendrix (in particolare nell'assolo epico di Tearing, uno dei momenti piu` pesanti e "metallici" del disco). Il chitarrismo di Hendrix (i glissando anarchici e le cadenze marziali) si presta particolarmente bene alla bisogna, come dimostrato nello sviluppo di Almost Real. Haskett e` ormai un classico dello strumento e comincia a far concorrenza al cantante.
La costruzione delle atmosfere di queste lunghe elucubrazioni sonoro-vocali e` tanto casuale quanto arzigogolata: Obscene si avvale di una serie di tribalismi primitivi e termina in un pandemonio di gemiti e dissonanze; l'enfasi accumulata da What Do You Do, una delle nenie piu` ossessive, fa pensare a dei King Crimson convertiti all'heavymetal.
Questo "kolossal" del grunge e` molto meno brutale di Hot Animal Machine. Nella sua maniacale ricerca di espressivita` Rollins ha sacrificato l'energia pura a favore di un rock neutro e "free-form", analogamente alle colonne sonore che, dovendo seguire l'azione, rifiutano un'identita` precisa e si configurano invece come successione di momenti musicali, utilizzando i linguaggi piu` svariati.
Ancora una volta e` il blues a farla da padrone, tanto nella variegata Low Self Opinion, vivacizzato e potenziato dalla chitarra e dalla batteria come nei primi Led Zeppelin, quanto nella sterminata Blues Jam, condotta a ritmo lentissimo, costellata di figure psichedeliche di chitarra, cadenzata da fendenti assordanti di batteria e basso, e urlata al vento con quanta forza Rollins puo` raccogliere. Il terzo polo del disco, Just Like You, si immerge negli stati allucinati della psichedelia con un deliquio freudiano in un marasma di suoni "liberi", interrotto ogni tanto da smisurate detonazioni di hardrock, marziali, enfatiche e sincopate, e dall'urlo disumano di: "Rage!". Neppure Jim Morrison aveva mai tentato tanto.

Nel 1993 Weiss lascia il gruppo, sostituito dal leggendario Melvin Gibbs, gia` con Joe Bowie e Ronald Shannon Jackson.

Weight (Imago, 1993) normalizza ulteriormente il sound corposo del quartetto, tant'e` che Liar scala persino le classifiche. L'epicentro del disco e` compreso fra il soul-rock degli anni '70 di Fool e il sismico funkrock di Shine, imbottiti di ritmiche trascinanti, di riff granitici, di vibranti assoli. Il delirium tremens di Rollins non influenza piu` di tanto la musica, che sembra sempre piu` godere di una vitalita` propria. La verbosita` al limite del rap di Disconnect e Divine Object Of Hatred, quel modo di cantare "arrancando" e trascinandosi dietro a fatica la musica, quello stile di auto-flagellazione morale ("I'm so tired of looking inside myself" mormora nella canzone piu` dimessa, Tired), quel vizio di voler imitare i profeti folli dei classici greci, ha trovato un suo ruolo nell'ambito di una macchina del suono piu` generale e, tutto sommato, avvincente. Il nuovo eroe del gruppo e` anzi Haskett, che non sbaglia un colpo, caracollando fra l'heavymetal di Icon e l'"hendrixiana" di Step Back. Il limite maggiore di questo genere di musica e` la totale mancanza di senso dello humour.

Haskett registra anche un album solista, Language (213CD, 1995), un disco atmosferico all'insegna di una tecnica chitarristica leggera e poetica.

Dall'alto di undici libri e otto album di "spoken word", Rollins puo` vantare una letterarieta` con cui neppure Dylan puo` competere.

Completamente analfabeta della musica, Rollins e` autore soltanto delle liriche e dei riff, raramente delle melodie; a conferma che la vera intelligenza dei Black Flag fu sempre Greg Ginn.

Black Flag vocalist Henry Rollins emerged during the second half of the 1980s as one of the leading voices of the hardcore generation. A force of nature, Rollins built an awe-inspiring opus on his visceral delivery, an excursion into intense vocal registers running the gamut from Iggy Stooge to Captain Beefheart. Introspection, the object of his manic quest, yielded the psychic hurricanes of Hot Animal Machine (1987), a milestone recording that turned the violence of hardcore inside (towards the inner life) rather than outside (society). The pathos owed quite a bit to guitarist Chris Haskett, who applied the eloquent styles of Jimmy Page and Jimi Hendrix to crafting a new dramatic art of guitar accompaniment. The steel framework of Life Time (1988) and the brutal coldness of the mini-album Hard Volume (1989) offered an infernal fresco of the human condition via an experimental sound that relied on jazz bass, psychedelic drums, atonal guitar and dynamic tempos. Despite his ego, the Rollins Band was a polycentric unit that was both tight and interactive, and the voice was certainly not the only protagonist of their psychodramas. Songs that appeared to be compact, massive units were actually composite, fragmented structures. This was particularly true on End Of Silence (1992), a grunge monolith and a titanic effort, that was both Rollins' supreme cry of desperation and a complex, multilateral stream of consciousness. The instruments had the alienating effect of isolating Rollins' grief, as it nobody was listening to him. A more streamlined and controlled approach on Weight (1993) melted and welded jazz passion and heavy-metal prowess, on top of Rollins' customary deliriums.
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(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Fronting a taut quintet that features Melvin Gibbs on bass, Rollins has the time of his life on Come In And Burn (Dreamworks, 1997). He can pretty much sing anything and the band will turn it into a song. But the album is another psychoanalysis of the leader, and this time it is not him, it is the listener, who is entitled to get tired of it. On My Way To The Cage is as accessible as his music has ever been, while During a City and The End of Something boast the most powerful scores.

The books and spoken-work records (often taken from the books) keep coming (not to mention his new career as an actor), notably the double-disc Everything (Thirsty Ear, 1996) with Rashied Ali on drums and Charles Gayle on sax that introduced Rollins to the jazz community.

Rollins' first musical album in a while, Get Some Go Again (Dreamworks, 2000), is a big disappointment. The new Rollins Band (a completely revised line-up) is a pathetic imitation of the original one. Get Some Go Again, Monster and the 15-minute sermon L.A. Money Train merely replay stereotypes of arena-rock and indulge in the most reused riffs in rock music. The good news is that Rollins' ego is not dominant as it used to be, but now it almost sounds like it was that very sprawling, uncontrollable ego to account for the music. At best, the album is a tribute to Rollin's hard-rock idols of the 1970s. At worst, it is a forgettable gesture by an aging punk afflicted with precocious dementia.

(Translation by/ Tradotto da Alessandro Isopo)

Quando le icone del rock si avviano verso la decadenza mostrano spesso il pessimo difetto di avere una produttività inversamente proporzionale alla qualità (meno hanno da dire, più producono). Dopo aver abbracciato l'hard-rock su Get Some Go Again, con Nice (Sanctuary, 2001) Rollins sembra deciso a fare le cose sul serio e si circonda del chitarrista Jim Wilson, del bassista Marcus Blake e del batterista Jim Mackenroth, che potrebbero pure essere Thin Lizzy o Nazareth travestiti. One Shot, What's the Matter Man e Gone Inside the Zero sono anacronistiche almeno quanto può esserlo un punk. Il gruppo si mette a scimmiottare perfino i Black Sabbath in Going Out Strange. Dopo un fugace ammiccamento al funk-metal in Up For It e I Want So Much More (scomodando organo, fiati e voci femminili) si concedono una pausa con qualche numero di rhythm & blues in mid-tempo (Hello, Let That Devil Out, Hangin Around). L'album è coronato dal numero live di Your Number Is One e dalla sinistra We Walk Alone (chitarra slide e percussioni tribali).

Yellow Blues (Sanctuary, 2001) è una raccolta di scarti dell'album Get Some Go Again, e non è affatto peggiore dell'album ufficiale (non è un complimento per quest'ultimo). Yellow Blues, Summer Nights, Frozen Man, 100 Miles sono intercambiabili coi migliori brani di Get Some Go Again. Anzi un paio di psicodrammi(i dieci minuti di Hold On e Hell's Lounge Band Unwinds)e di interludi caotici e dissonanti (Don't Let This Be, Coma)lo rendono quasi più interessante.

A Clockwork Orange Stage (Sanctuary, 2001) è una esibizione live del 2000.

Rock icons often follow this path to decadence: the less they have to say, the more albums they release. After embracing hard-rock on Get Some Go Again, Rollings gets serious about it on Nice (Sanctuary, 2001). He surrounds himself with guitarist Jim Wilson, bassist Marcus Blake and drummer Jim Mackenroth, that could as well be Thin Lizzy or Nazareth in disguise. One Shot, What's the Matter Man and Gone Inside the Zero sound as retro` as a punk can sound. The band even mimicks Black Sabbath in Going Out Strange. They briefly flirt with funk-metal in Up For It and I Want So Much More (bringing in organ, horns and female backup singers) and take a break with some midtempo rhythm and blues numbers (Hello, Let That Devil Out, Hangin Around). The album is rounded up by the live staple Your Number Is One and the oddly intriguing We Walk Alone (slide guitar and tribal drums).

Yellow Blues (Sanctuary, 2001) is a collection of leftovers from Get Some Go Again and it is not any worse than the official album (not a compliment to the official album). Yellow Blues, Summer Nights, Frozen Man, 100 Miles are interchangeable with the best songs on Get Some Go Again. A couple of psychodramas (the ten-minute Hold On and Hell's Lounge Band Unwinds) and a couple of chaotic, dissonant interludes (Don't Let This Be, Coma) almost make it more interesting than the official album.

A Clockwork Orange Stage (Sanctuary, 2001) is a live 2000 performance.

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