Royal Trux, i.e.
keyboardist Jennifer Herrema and former Pussy Galore guitarist Neil Hagerty,
carried out a post-modernist program of revisiting and deconstructing
rock music, a program that encompassed countless quotations from
the Rolling Stones, Captain Beefheart and Jimi Hendrix, as well as fueling them
with the aesthetic excrements of the "no wave".
Royal Trux (1988) revealed the duo's perverted passion for disfiguring
blues-rock and leaving only harmonic ashes behind them. It was a tribute not
to a genre (that was the vehicle) but to their generation of stoned and drunk
artists (that was the message). There was no music per se: there were only
subsonic litanies, limping rhythms and disjointed accompaniment, that
mirrored (on a very warped parallel universe) the stereotypes of blues-rock.
Twin Infinitives (1990), one of the milestone recordings of the era,
a sort of Trout Mask Replica for the grunge generation,
toured an impassable jungle of clumsy and puerile noises.
Derailed by pseudo-jazz and pseudo-avantgarde pretentions, its delirious pieces
sounded like nuclear bacchanals via spastic jamming.
Lacking any sense of order or purpose, the album was a colossal chaos of
musical detours. The anarchic and illiterate art that had been foreshadowed
and incubated throughout the 1980s by the works of punk-rock, the no wave,
industrial music, and so forth, had reached the terminal point.
The two devastated psyches had forged a hyper-psychedelic form of cubism.
Royal Trux (1992) marked a return to a more conventional song format,
and Cats And Dogs (1993) was virtually a sell-out,
despite the knack for extravagant dynamics.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
|
I Royal Trux si sono affermati durante gli anni '90 come uno dei massimi
complessi di musica rock di tutti i tempi. Non solo hanno dato un capolavoro
di portata straordinaria come Twin Infinitives (uno di quei dischi
che richiedera` decenni per essere completamente assimilato) ma hanno anche
reinventato un concetto di complesso rock che era nato con i Rolling Stones
e a cui gran parte della musica rock si era ispirato.
Jennifer Herrema (organo) e Neil Hagerty (ex chitarra dei
Pussy Galore),
entrambi provenivano da Washington,
formarono i Royal Trux nel 1986 a New York.
L'idea era quella di continuare a suonare blues-rock primitivista nello stile
dei Pussy Galore, ma con un'attitudine piu` intellettuale e meno viscerale.
Alcune esibizioni, con comprimari variabili che suonavano
di tutto (dall'organo al sassofono), e la morte di uno di essi per overdose,
fecero del gruppo una leggenda dei club di Manhattan.
Due loro brani, Luminous Dolphin e Cut You Loose, apparvero su una
compilation (della ROIR).
L'album Royal Trux (Royal, 1988) si presenta come un monumento
al paradosso musicale.
Brani come Bad Blood (in cui scimmiottano ora il riff di Day Tripper
ora i Ventures ed ora un blues alla Captain Beefheart), o Zero Dok
(ballata con tremolio di organo psichedelico e ritmo a singhiozzi), o ancora
Esso Dame, tanto "incalzante" rispetto agli altri da sembrare un voodoobilly
suonato dagli Holy Modal Rounders, scaturiscono dalle parti
strumentali piu' scalcagnate, suonate con l'approssimazione dei dilettanti
e facendo attenzione a non imbroccare mai l'accordo e il tempo giusto;
nonche' da emanazioni canore che soltanto uno sfrenato ottimista potrebbe
definire "canto".
E questi sono i brani piu' vispi e regolari. Il grosso dell'opus dei Royal
Trux si ferma molto prima. La loro indole piu' autentica si
esprime in blues primitivissimi ridotti all'osso di pochi accordi sbiaditi
e qualche lamento inintelleggibile, incroci subsonici di Hendrix e Lunch
(Incineration), cantilene psicotico-infantili alla Beefheart (Sice I Bones),
fino a pervenire a una variante rarefatta, rallentata e depurata di
Sister Morphine (in Andersonville).
Il loro solipsismo e i loro limiti estremi di minimalita' possono
tranquillamente fare concorrenza agli spiriti piu' spartani e autarchici del
rock moderno, agli Jandek e ai Daniel Johnston.
Gli arrangiamenti sono i piu' minimali e (per usare un eufemismo) eccentrici.
Cosi' Sanction Smith e' un ragtime anni Venti cantato da un ubriaco che si
accompagna solo con colpi di chitarra e un pezzo di ferro. In Walking Machine
un organo stonato aggiunge un tono futurista. Bits And Spurs e' emblematica
di queste jam disarticolate, che diventano ammassi di suoni sgradevoli emessi
con languore e noia subnormali.
Si oscilla fra fanfare hare-krishna, suonate con la verve dei musicisti di
strada e il piglio folle di David Peel,
e l'infantilismo cosmico di Sun Ra nel saltarello di Jesse James.
Culmine di questa forma di canzone minimale e' la comica filastrocca di
Gold Dust.
Il duo tocca l'apice della propria demenza armonica nello strumentale
pseudo-jazz Hashish e nella piece cacofonica Touch, in cui le pronunciate
dissonanze dell'organo fanno tornare in mente i Nice.
Il disco, per essere l'esperimento libero che fu, suona incredibilmente
unitario e coerente, e contiene, in nuce, gran parte della loro carriera.
Alla fine del 1989 il duo si sposta a San Francisco, dove registra il singolo
Hero Zero/ Love Is (Drag City), il doppio singolo con
No Fixed Address,
Spike Cyclone, Baghdad Buzz e Sunflavor.
Il duo, completamente succube delle droghe,
comincia anche a lavorare al nuovo album, Hand of Glory (Drag City, 2002),
che pero` abbandona a meta` (le sessions vedranno la luce soltanto 13 anni
piu` tardi sotto forma di due lunghe suite: Domo Des Burros e` un blues
primitivista alla Mirror Man di Captain Beefheart, mentre Boxing Story e` un collage elettronico alla Karlheinz Stockhausen).
Nasce invece un
doppio intitolato Twin Infinitives (Drag City, 1990),
album che si presentava ambizioso fin dagli intenti:
spingere l'arte di composizione rock ai limiti estremi, in modo che fosse ancora
rock and roll ma la gente non riuscisse piu` a riconoscerlo come tale.
Contrariamente a chi penso` che si trattasse di una colossale improvvisazione
durante orge di droga, il disco rappresenta una
riflessione analitica su come la percezione dei dettagli e il sistema
linguistico possano trascendere il letterale e creare un'astrazione, ma
un'astrazione ancorata a quel significato letterale.
Fu anche un messaggio anarchico e libertario, di rivolta contro le istituzioni,
di odio di classe. E venne composto e registrato sotto l'influenza
di quel monumento della cultura rock che e` Trout Mask Replica di Captain
Beefheart. Volle infine essere anche
un tributo all'era dei grandi doppi dell'epoca
d'oro del rock,
Exile On Main Street dei Rolling Stones a
Uncle Meat di Frank Zappa.
Fu anche uno dei dischi che inventarono l'estetica del "lo fi", che esaltarono
l'artigianato musicale Americano, quell'arte semi-amatoriale
che ha come caratteristiche principali il calore del "fatto in casa", l'alta
qualita` degli hobby e l'attenzione per il dettaglio.
Ne venne fuori uno dei dischi piu' importanti della musica rock,
un Trout Mask Replica
del noise-rock, una giungla impenetrabile di suoni sporchi e di ritmi puerili,
fradici di elettronica, un capolavoro cubista di decostruzione e ricostruzione
delle forme musicali. Non solo Beefheart (che infonde lo spirito piu' che la
lettera dell'operazione), ma anche i Faust, i sommi geni tedeschi del caos, i
Pere Ubu, per l'arte di assimilare l'elettronica nelle strutture armoniche
del rock, e i Chrome, per il metodo efferato di trasformare quel connubio in
una tortura.
Ogni brano e' immerso in una colata rovente di rumori (strumentali ed
elettronici), che non hanno assolutamente alcuna logica: sono soltanto rumori
gratuiti e casuali. Le poche fasi di musica che sono state composte, o comunque
pianificate, vengono sottoposte a ogni sorta di massacro a tavolino: i nastri
vengono tagliati e poi ricomposti sottosopra, qualche frammento viene lasciato
fuori, qualche altro viene duplicato, qualche altro viene accelerato o
rallentato. Il duo non ha pieta' di nulla.
In Chances Are The Comets In Our Future, uno dei brani piu' programmatici,
riverberi e feedback allucinanti accompagnano la filastrocca cantata in maniera
per giunta asincrona dai due, e le frasi delle due voci vengono poco a poco
strappate dal nastro e incollate e sovrapposte a caso, spezzando anche il
minimo di logica che restava.
Analogamente in Solid Gold Tooth, un blues dei mentecatti in cui
le armonie vocali (il salmodiare da muezzin di lui e i gemiti distorti di lei,
con un sottofondo di radiogiornale) sembrano originate da nastri che girano per
conto proprio.
E' il metodo rigorosissimo della pazzia.
A seconda della prospettiva, si tratta di una variante di musica industriale
molto regredita o di psichedelia molto avanzata. In Jet Pet la cantilena di
Herrema e' squarciata da una colossale distorsione, ma su un sottofondo di
gorgoglii e tonfi elettronici. Dal canto suo RTX-USA, sorta di danza rituale
della jungla metallurgica, indulge nel caos piu' brado, ma dal magma amorfo si
librano un flauto enigmatico e uno degli assoli di chitarra piu' sgraziati della
storia della musica. Ritmi industriali, metallurgici, popolano Glitterbust.
Sono ballate da iper-eroinomani, nelle quali non e' rimasta che una larva di
canto e tutti gli altri suoni sono orrendamente deformati, fino a perdere la
loro timbrica, la loro linea melodica, il loro ritmo, fino a diventare puri
sibili, ronzii e rombi di un incubo mostruoso (Kool Down Wheels).
Viene in mente persino Sun Ra nelle dissonanze prolungate di Osiris, che
fungono da richiami cosmici, mentre intorno sibilano corpi non identificati;
Herrema recita qualcosa, ma lo show e' quello dei rumori, senza melodia o
schema, soltanto rumori sgradevolissimi, una delle loro fanfare cacofoniche
piu' suggestive.
Il tour de force di questo "jamming" spastico e' la suite Ape Oven,
forte di una sceneggiatura thriller che prevede un riff minaccioso (forse la
cosa piu' musicale del disco) sovrapposto a una sequenza ininterrotta di
dissonanze libere; il tutto condito di percussioni percosse in maniera
svogliata, fiacca.
Ma laddove il tutto coagula in una forma riconoscibile, sia pur attraverso
una nebbia fittissima, si verificano eventi musicali di portata storica.
Parvenze di blues affiorano nell'incedere di chitarra di
Yin Jim Versus The Vomit Creature, mentre Hagerty biascica parole
inintelleggibili sotto la solita spessa coltre di distorsioni, feedback e rumori
assortiti; presto i rumori prendono il sopravvento, ma lui continua ad
abbaiare e ridere nel vortice di radiazioni nocive. Prima ancora che un pezzo
di musica e' un magnifico, per quanto stravagante, esempio di recitazione.
Herrema ha piu' spazio e i suoi rantoli da alcoolizzata, i suoi guaiti da Lydia
Lunch nata stanca e annoiata, si rivelano perfettamente indicati per "canzoni"
come Ice Cream, ovvero per arrangiamenti che constano di un fischietto
e una corda (una sola, stonata) della chitarra che strimpella la melodia, con
una corda (altrettanto stonata) dell'altra chitarra che le fa da contrappunto,
maracas, e il solito tumulto di suoni elettronici che cresce in sottofondo;
o come Ratcreeps, a duellare con un pizzichio di corda stonata e un
borboglio elettronico;
o come Lick My Boots, in cui questa volta lei fa finta di impegnarsi al canto
e duella alla pari con un paio di dissonanze metodiche.
Le sue litanie sono ambientate in uno scenario apocalittico, post-nucleare,
uno scenario di distruzione e disfacimento, di rovine e devastazione:
i superstiti entrano in risonanza con le macerie.
Il dadaismo insistito delle parti strumentali ha comunque un suo valore.
Apice cacofonico dell'opera, da far impallidire Varese e Cage, e' il
Florida Avenue Theme, tanto musicale quanto la registrazione degli echi del
traffico dentro una fessura della parete di un tunnel.
Ma forse la piece piu' geniale in questo campo e' Funky Son, per
scordature irritanti di chitarra, stoviglie spezzate, solfeggi di trombone e
strimpelli di pianoforte a ritmo ballabile: una scolaresca che irrompa in uno
studio di registrazione e si avventi sugli strumenti non produrrebbe nulla di
meno armonioso.
Quest'oltraggio senza pudore finisce in gloria nel miglior modo possibile: con
una romanza per pianoforte cantata da Herrema (e naturalmente tanto lo strumento
quanto la cantante non azzeccano una nota).
In quest'opera monumentale i Royal Trux hanno decostruito il bluesrock
sezionando e separando figure ritmiche, timbri, melodie, registri canori,
sotto l'effetto non tanto di un programma teorico quanto di dosi massicce di
isteria. Sia come sia alla fine Twin Infinitives e' una certosina raccolta di
preziosi pezzi di spazzatura musicale.
Le tastiere iper-psichedeliche e le armonie vocali del duo
riescono a seminare uno scompiglio mica male.
Il terzo album, Royal Trux (Drag City, 1992),
usci` dopo un lungo periodo di pausa, dovuto alla disintossicazione
e ad altri problemi personali.
Le canzoni di "Twin Infinitives" ponevano un problema:
non si prestavano ovviamente per essere suonate dal vivo.
Le canzoni del terzo album vennero composte appositamente per essere
suonate davanti a un pubblico.
Il formato segna pertanto volutamente un ritorno al formato classico
della musica rock.
Non sorprende pertanto che il disco cambi drasticamente
rotta, riprendendo il disco la' dove Hagerty l'aveva lasciato nei Pussy Galore,
cioe' a uno stile di blues primitivista.
Le varie Move e Sometimes, che le chitarre (una strimpellata in primo
piano e una distorta in sottofondo) retrocedono ad armonie da guitti girovaghi,
ridimensionano notevolmente la portata della loro missione storica, limitandosi
a compiere un'operazione a meta' fra la parodia e il tributo nei confronti dei
Rolling Stones.
Lightning Boxer sembra una ballata di Neil Young suonata su un giradischi
che gracchia e perde giri.
Il ritmo prende quota soltanto nel concitato finale, Sun On The Run.
Poi dal nulla spunta la ballata acustica Junkie Nurse, in perfetto stile
primo Dylan. Questo album e' un'opera di transizione, debole e confusa,
registrato da un duo che ha una visione ancora un po' sfocata di dove vuole
andare. E' come se i Royal Trux avessero esaurito in
Twin Infinitives tutto cio' che avevano da dire, e adesso non possano far
altro che inventarsi una nuova, piu' semplice, carriera.
L'album e` piu` subdolo di quanto sempri. Prima di tutto, e` un'opera che
ricapitola i principi compositivi ed esecutivi di Twin Infinitives
per un pubblico piu` ampio. In secondo luogo, offre un'immagine
piu` intima e personale del gruppo, eliminado la distanza che un'opera come
Twin Infinitives creava fra il compositore e il fruitore.
Le liriche tradiscono una vulnerabilita` e una tenerezza che contrastano
con l'immagine di "brutti sporchi e cattivi".
Sia come sia, il disco conferma
i Royal Trux come gli eredi naturali dei Pussy Galore, di quel ridurre la
musica a una citazione distratta dei classici, sapendo che in realta' i
classici suonavano ben diversamente negli scantinati da cui provenivano.
Il loro stile straccione, originato da overdose massicce, da "viaggi" senza
ritorni, ha il merito di "decostruire" gli stereotipi senza minimamente
preoccuparsi di ricostruirli, di abbandonare i frammenti del giocattolo sul
pavimento dopo averlo smontato. Qualche volta i frammenti sono piu' interessanti
del giocattolo intero.
Dopo il singolo Red Tiger, che conferma la svolta rispetto al
passato, esce Cats And Dogs (Drag City, 1993),
che normalizza ulteriormente il
formato delle canzoni e porta in primo piano gli elementi "Seventies"
(progressive-rock, Cream, Jimi Hendrix, hardrock, soprattutto Stones)
che prima erano invisibili nel marasma generale.
Dopo un'intensa stagione di tour, durante i quali avevano conosciuto numerosi
colleghi, i Royal Trux si riconobbero per la prima
volta parte della scena musicale del loro tempo. L'album fa un
po' la parodia (affettuosa) di quella scena di musicisti indipendenti
ignorati da tutti.
Il genio perverso di Twin Infinitives non
e' del tutto morto, e non soltanto perche' permengono baccanali "nucleari"
come Friends, ma perche' spunta una nuova forma di canzone melodica, che
impiega ritornelli orecchiabili in contesti "rumorosi": la cantilena
blues-psichedelico-industriale Driving In That Car, la filastrocca sincopata
alla Allman Brothers di Flag e il boogie "leggero" alla Reed Let's Get Lost.
Ma cio' che si ascolta e' invece soprattutto il bluesrock anemico dei primi
Grateful Dead (Teeth, Hot And Cold Skulls),
tutt'al piu' con qualche
scampolo di Stooges (Skywood Greenback Mantra, Up The Sleeve).
Le due forme trovano un improbabile punto di equilibrio nella ballata
di Spectre, forse l'apice del disco, per il suo andamento un po' da
zombie un po' da favola per bambini.
Le performance sgangherate non lasciano comunque dubbi su
quanti chili di eroina separino Mick Jagger da Turn Of The Century
e Driving In That Car, le due jam vagamente soul-blues in cui si perdono
le due facciate del disco.
Sempre consci (anche troppo) della storia della musica rock,
finalmente disintossicatisi, Herrema e Hagerty
decisero di comporre una trilogia dedicando ciascun capitolo (ciascun disco)
a un decennio della musica rock.
L'idea era quella di riprendere le tecniche e lo
spirito di ciascuna epoca in maniera "letterale", ovvero rifacendosi
alle tecniche di registrazione di ciascun decennio.
Suonato da un quintetto finalmente stabile,
Thank You (Virgin, 1995)
trasferisce in musica lo spirito leggiadro degli anni '60,
quando i ragazzi erano convinti della propria importanza ed erano convinti di
poter fermare il mondo.
I risultati sono comunque un po' modesti.
A Night To Remember e You're Gonna Lose non vanno pero` oltre
un pallido tributo ai maestri Rolling Stones.
Il boogie straccione di The Sewers Of Mars e l'imitazione di Brown Sugar in
Ray O Vac sono quanto di meglio riescono a fare quando sono sobri.
Ben piu` inquietante e` il coevo singolo Mercury/ Shockwave Rider (Domino).
Hagerty e Herrema confermano il periodo di crisi con
Sweet Sixteen (Charisma, 1997),
un album che e` dedicato ai loro idoli degli anni '70.
I due leader lasciarono
i musicisti liberi di improvvisare ponti strumentali.
Morphic Resident e` un'orgia di glam-rock, psichedelia e garage-rock.
La ricetta comprende poi pizzichi di new wave e progressive-rock
(Microwave Made), iniezioni di garage-rock (Can't Have It Both Ways),
razioni di Stooges (10 Days 12 Nights) e MC5 (Sweet Sixteen),
e naturalmente la solita dose massiccia di Rolling Stones (su tutto il lento
strascicato, quasi dub, di Cold Joint).
Dove questo procedimento possa portare non e` chiaro neppure loro. Tant'` che
Don't Try Too Hard sembra una parodia del rap-metal di moda, ma con un
ritornello super-arrangiato alla britpop.
Sweet Sixteen (Charisma, 1997) e`
un'orgia feticista di glam-rock, new wave e progressive-rock, con
un suono prodotto finalmente in maniera professionale.
Il valore commerciale pressoche' nullo di quel disco causo` una bega con la
casa discografica.
Le canzoni di questi dischi sono godibili, ma mancano gli
acuti geniali a cui il duo di Jennifer Herrema
e Neil Hagerty avevano abituato con capolavori come Twin Infinitives (Drag City, 1990) e con dischi ben superiori alla media come Cats And Dogs
e il terzo.
Accelerator (Drag City, 1998), dedicato agli anni '80,
riscatta ampiamente le incertezze.
Herrema e Hagerty hanno forse confuso i calendari, perche' questo sembra un
disco in piena stile anni '90, imbevuto di Guided By Voices e Beck.
La ballata da hillbilly Yellow Kid sembra parodiare Merseybeat e
folk-rock con le sue armonie vocali stonate e il suo jingle-jangle cacofonico.
La struttura di Liar si rifa` palesemente al bubblegum degli anni '60.
Il disco si distingue dai precedenti soprattutto per l'enfasi quasi feroce
degli arrangiamenti, a cominciare dal ritornello enfatico e dal riff da boogie
sudista di I'm Ready (contrappuntato da un vagito semicomico di
sintetizzatore, anche questo un marchio della corrente "lo-fi") e per finire con
l'andatura tempestosa e singhiozzante di Follow The Winter.
Il garage-rock chiassoso e arrabbiato di The Banana Question e`
modernizzato da sincopi e cori mutuati da Breeders e L7.
Il disco si chiude con un'imitazione delle nenie decadenti di David Bowie,
Stevie, che non c'entra nulla con le otto canzoni precedenti.
Il piglio clownesco di molte canzoni rimanda ai carnevali in costume dei
Residents e alle cartoline surreali degli Half Japanese, soprattutto quando
viene accoppiato a loop demenziali (come quello di Juicy Juicy Juice).
Il problema e` che, da quando si sono disintossicati, questi ragazzi sono
retrocessi a fenomeno minore della discografia indipendente USA. Tutti i
limiti sono in impietosa evidenza, mentre i pregi dei loro capolavori sono
completamente scomparsi.
L'unico fatto certo e` che questo e` il loro disco piu` assordante e violento.
Singles Live Unreleased (Drag City, 1998) presenta alcuni inediti.
fra cui Back To School e Shockwave Rider, due numeri degni
del repertorio maggiore.
|
Following on the heels of a killer single such as
3 Song EP (Drag City, 1998), with
Deafer Than Blind, The US vs One 1974 Cadillac El Dorado Sedan,
and Run Shaker Life, the new album,
Veterans of Disorder (Drag City, 1999), recorded with a revolving
group of session-man (bassist Dave Pajo of Aerial M
stands out in the credits), abandons that program of parody and celebration
and delves into Royal Trux's own obsessions.
The duo is getting back in shape, as the conventional songs prove:
Waterpark is unusually loud for their standards, halfway between
Sex Pistols and ZZ Top;
Second Skin is one of their trademark stone-age garage-rockers;
The Exception wheels about with the nonchalance of Captain Beefheart's blues;
the drunken and clumsy honky tonk of Coming Out Party recalls
Bob Dylan's Rainy Day Women.
At the other end of the spectrum, Hagerty and Herrema wail
the laid-back Grateful Dead litany of Stop and
the martial Jimi Hendrix dirge of Witch's Tit, not to mention
the infectious Yo Se.
Notwithstanding the generally superior average,
and like previous Royal Trux outings, the collection as a whole sounds "thin":
an undeniable songwriting talent and a knack for extravagant dynamics
is not adequately matched by compositional depth.
The duo is content with playing bizarre blues-rock novelties.
Beyond the song format Royal Trux has always fared better. The song format,
after all, was the liability of the trilogy. This album's most positive
signal is that they have recovered their perverted passion for deconstructing
rock music and leaving only harmonic ashes behind them. This is evident in
the collage Sickazz Doc, a frenzied "cut-up" in the style of the Fugs'
Virgin Forest, and in the long instrumental jam that closes the album,
Blue Is The Frequency,
the most spaced out things they have done since Twin Infinitives.
While still light years away from Twin Infinitives' peaks,
Veterans crowns the recovery from the trilogy's mediocre blues-rock.
|
(Translation by / Tradotto da Riccardo Previdi)
Seguendo a ruota i singoli raccolti in 3 Song EP (Drag City,
1998): Deafer Than Blind, The US vs One
1974 Cadillac El Dorado Sedan, e Run Shaker Life, il nuovo
album Veterans of Disorder (Drag City, 1999), registrato
arruolando un gruppo di session-man (tra i quali spicca anche il basso
di Dave Pajo degli Aerial M), abbandona quel
programma di parodia, celebrazione e ricerca che era diventato un po' la
loro osessione.
Il duo sta tornando in foma, come dimostrano queste canzoni
convenzionali: Waterpark e` vicina al boogie dei ZZ Top, uno
stile lontano dai loro standards, Second Skin e` uno dei loro
classici garage-rock primitivi; The Exception trascina con
nonchalance un blues Beefheartiano; l' honky tonk maldestro e ubriaco di
Comin Out Party richiama Rainy Day Women di BoB Dylan.
All'altro capo dello spettro, Hagerty e Herrema intonano un litania come
nei brani piu` dimessi dei Grateful Dead in Stop, mentre
Witch's Tit e` eseguita col passo marziale di un lamento
Hendrixiano. Yo Se e` il brano piu` leggero.
Nonostante un livello generale superiore alla media, come le loro
precedenti scorribande, la raccolta e` piena di suoni rarefatti.
Il loro innegabile talento nello scrivere canzoni e la loro abilita`
per le dinamiche stravaganti non trova pero` mezzi adeguati per
composizioni profonde.
Il duo si accontenta di suonare bizzarre novelties blues rock.
Al di la` del formato canzone i Royal Trux se la sono sempre cavata
meglio. Il formato canzone dopo tutto, era l'obbligo della trilogia. Il
segnale piu` positivo di questo album e` che hanno riscoperto il gusto
di decostruire la musica rock e lasciare solo le ceneri di armonie
dietro di essa. Questo e` evidente nel collage di Sikazz Doc, un
frenetico pezzo, frammentato nello stile della Virgin Forest dei
Fugs, e nella lunga jam strumentale che chiude l'album, Blue Is The
Frequency il pezzo piu frazionato dai tempi di Twin
Infinitives.
Per quanto ancora lontano anni luce dai picchi di Twin Infinitives,
Veterans corona il recupero nei confronti della mediocre trilogia
blues-rock.
|
|
The single Dirty Headlines showed signs of renewal, and
the EP Radio Video was a little sonic nightmare.
The album Pound For Pound (Domino, 2000)
fullfils that promise with a track like
Deep Country Sorcerer that leaves behind their Stones imitations.
Hagerty and Herrema have also learned to harmonize their voices.
They still know how to quote the history of rock music, as they rampage through
Hendrix (Call Out The Lions), Cream (Small Thief), and
T. Rex (Fire Hill, Platinum Tips), but a wealth of sound
effects and a casual tone that harks back to their beginnings adds a new
dimension to their retro` program.
|
(Translation by / Tradotto da Walter Romano)
Il singolo Dirty Headlines mostrò segni di ripresa, e l’EP Radio Video era un piccolo incubo sonoro. L’album Pound For Pound (2000) mantiene le aspettative con una traccia come Deep Country Sorcerer che lascia alle spalle le loro imitazioni degli Stones. Hagerty e Herrema hanno anche imparato ad armonizzare le loro voci. Sanno ancora citare la storia del rock, visto come si scatenano attingendo da Hendrix (Call Out The Lions), Cream (Small Thief), e T. Rex (Fire Hill, Platinum Tips), ma una ricchezza di effetti sonori e un timbro informale che rimanda ai loro inizi aggiungono una nuova dimensione al loro programma "retrò".
|
Having founded two of the most important bands of the last 20 years,
Pussy Galore and Royal Trux, Hagerty already ranks among the geniuses of
rock music.
And his first solo album,
Neil Michael Hagerty (Drag City, 2001),
that comes almost as a career summary, as a final statement
on what music is for him, as a revision of the themes that have always
obsessed him, ranks among his top efforts (despite the synthetic
rhythms and the smooth production, that somehow detract from the concept).
Hagerty has spent his life reinventing rock and roll. Even the weirdest
moments on Twin Infinitives hinted at something that someone had
done before. No matter how devastated his mind was and how personal
his compositions sounded, Hagerty was talking about rock music.
His first solo album delivers his ultimate statement on rock music.
The man's genius pops up mainly in the demented blues-rock jams
Fortune And Fear (revolving around a "surfing" organ and a "ska" guitar,
with hints at Santana and Iron Butterfly) and I Found A Stranger
(a demonic blues and soul fest), and in the
feverish space-rock of Tender Metal.
But Hagerty's bizarre post-modernist science also yields
Kall The Carpenter,
a novelty that apes the beach combos of the 1960s, and
The Menace, a novelty that mocks country music.
His loony psychedelic spirit crafts the angelic anthem
Oh To Be Wicked Once Again and
the music-box theme of Repeat The Sound Of Joy.
Know That offers a convoluted, slightly upbeat version of
Suicide's electronic rockabilly.
In a way not too dissimilar from Neil Young's,
each song is disfigured by wild guitar detours that one would term
"acid" if it weren't obvious that they have nothing to do with drugs:
they are more like snapshots of violent outbursts of brain activity.
Most of these rockers play in a neural juke-box, inside the thalamus, very
early in the neural processing of instincts and emotions.
This album is a shower of impulses from an electrocuted nervous system.
|
Avendo fondato due dei gruppi piu' importanti degli ultimi vent'anni,
Pussy Galore e Royal Trux, Hagerty si annovera gia' tra i genii della
musica rock.
E il suo primo album solista,
Neil Michael Hagerty (Drag City, 2001),
che diventa quasi un compedio della sua carriera, in quanto
dichiarazione definitiva di cio' che la musica e' per lui, in quanto
rivisitazione dei temi che lo hanno sempre ossessionato, si colloca tra
le sue realizzazioni migliori.
Hagerty ha passato la vita a reinventare il rock and roll. Persino i momenti
piu' originali, in Twin Infinitives alludevano a qualcosa che
qualcuno aveva gia` fatto prima. Per quanto devastata fosse la sua
mente e personali sembrassero le sue composizioni, Hagerty parlava di
musica rock.
Questo album e` il manifesto della musica rock nella concezione di Hagerty.
Repeat The Sound Of Joy e Oh To Be Wicked Once Again
ricordano innumerevoli gruppi di garage-rock e folk-rock. Non solo uno: e'
un'intera generazione colta nella sua essenza e rappresentata.
La maggior parte delle canzoni sono deformate da sfrenate variazioni per
chitarra che si definirebbero "acid" se non fosse ovvio che non hanno nulla
a che vedere con le droghe: sono piu' simili a violente eruzioni di
attivita'
cerebrale.
Know That e I Found A Stranger e' rock and roll che risuona
dentro il talamo, nelle fasi piu' primitive del processo di elaborazione
neurale
di istinti ed emozioni.
Questo album e' una valanga di stimoli che sembra provenire da un
sistema nervoso sottoposto ad impulsi elettrici.
|
|
Further proof of Hagerty's spectacular maturity, the
supersession Tramps Traitors and Little Devils (Drag City, 2001)
with Edith Frost and
Smog,
includes Texas Dogleg,
sounding like a deranged
version of Crosby Stills Nash And Young the way Royal Trux's albums sound
like deranged versions of the Rolling Stones, but with a thick, loud sound
that harks back to Phil Spector's productions, and
Everyday, a novelty in a skewed bubblegum style.
|
(Translation by / Tradotto da Walter Romano)
A ulteriore prova della spettacolare maturità di Hagerty, la supersession Tramps Traitors and Little Devils (2001), con Edith Frost e Smog, include Texas Dogleg, che sembra una versione squilibrata di Crosby Stills Nash & Young allo stesso modo in cui gli album dei Royal Trux sembrano una versione squilibrata dei Rolling Stones, ma con un sound più forte e denso, che ricorda le produzioni di Phil Spector, ed Everyday, una novità in uno stile distorto.
|
Neil Hagerty's post-modernist revision of the Sixties continues with the
mini-album Plays That Good Old Rock And Roll (Drag City, 2002).
Royal Trux had a "primitive", "minimal" (and often cacophonous) approach to
the tradition that they were revisiting. In his middle age, Hagerty is crafting
a musically more accomplished operation that highlights group playing and
arrangements over the melodic skeleton. He is also stretching his wings well
beyond the blues.
However, the album opens with possibly a most explicit tribute to the
blues revival of the 1960s, Gratitude, a languid, syncopated lament
With guitar licks worthy of the old Chicago masters, vocals in the husky/raspy
"born by the sun of the Delta" register, skewed vocal harmonies and a spacey,
distorted Jerry Garcia-esque solo.
In Shaved a depraved Iggy Stooge-esque aria decays into a noisy, stormy
Red Crayola-ish jam over a propulsive boogie bacchanal.
The lengthy, chugging Louisa LaRay features the spastic jamming and
the deranged guitar solos that have made Royal Trux a landmark of modern
rock music.
Those rowdy rave-ups alternate with softer, moodier pieces.
Oklahoma Township delves into psychedelic folk-rock with Van Dyke
Parks-ian arrangements.
Hagerty concocts
a wonderful recreation of spiritual and ragtime music in the catchy and
sprightly It Could Happen Again (with divine backup
vocals by Edith Frost).
The folk-jazz shuffle of Some People Are Crazy mixes Syd Barrett and
CS&N, while toying with piano, sax and violin.
And more psychedelia surfaces in the confusion of voices of Sayonara,
almost an appendix to Frank Zappa's America Drinks And Goes Home.
Alternately recalling a trippier Grateful Dead, a catchier 13th Floor Elevator,
a looser Rolling Stones, a less sneering Stooges and a less acid Holy Modal
Rounders, this album marks Hageryty's territory better than anything else he
has done before.
While inferior to Hagerty's first solo (if nothing else because it is so
short), Plays provides more evidence of this
visionary genius' monumental stature.
Neil Hagerty's new project, The Howling Hex (Drag City, 2003)
is quite disappointing by his standards. Several of the songs
are trivial, repetitive, predictable or simply sub-standard. Others strike
a chord or two, but in a far safer territory than the one his genius used
to roam. This is the Rolling Stones for a senile audience who needs to relax,
not for a restless audience that wants to erupt.
His take on boogie (Firebase Ripcord,
blues (I'm Your Son), soul (Watching the Sands) and
southern rock (Carrier Dog) is less and less original.
His experiments, whether the jazzy She Drove a Rusted Shed
or the seven-minute Creature Catcher, do not stand up to
Twin Infinitives.
Jennifer Herrema formed RTX,
a trio with Nadav Einsenmann and Jaimo Welch that
released Transmaniacon (Drag City, 2004),
which is both a rawer and a poppier affair than the last Royal Trux's albums.
It opens with
Limozine, a nasty girlish moan inscripted into a
mass of abrasive syncopated sounds that parody
old-fashioned hard-rock (the strand of Free and Bad
Company).
The riff dominates the Joan Jett-ish Joint
Chief (virtually a re-write of I Love
Rock'n'Roll with booming overtones worthy of Black
Sabbath) and Low Ass Mountain Song.
The (too short) guitar chaos of Psychic
Self-defense introduces a set of more experimental
variations on that theme: the distorted pop of
Heavygator, the sloppy melody and droning dirty
guitars of PB+J, the demented merry-go-round of
Pulling Out Now, which are perhaps the most
promising moments.
The debut was followed by Western Xterminator (2007),
which was de facto a tribute to the heavy-metal sound of the 1970s
(Kiss,
Blue Oyster Cult,
Joan Jett).
Neil Hagerty's project Howling Hex became a full-fledged band for
All Night Fox (Drag City, 2005) and
You Can't Beat Tomorrow (Drag City, 2005), two albums that complement
each other: the former is a chaotic rocker in the vein of Captain Beefheart
(Now, We're Gonna Sing), the latter is an eccentric roots-rock detour.
Both use his trademark drunk technique to orchestrate the music.
The 23-song 1-2-3 (Drag City, 2006) collects the material of three
limited-edition releases.
Nightclub Version Of The Eternal (Drag City, 2006) sounds like
Hagerty's "pop" album, basically the opposite of Twin Infinitives.
The seven lengthy tracks manage to blend his unabashed self-indulgence
(guitar solos, blues-rock jamming) and an acquired sense of structure.
|
La revisione postmodernista degli anni '60 di Neil Hagerty continua con il
mini-album Plays That Good Old Rock And Roll (Drag City, 2002).
I Royal Trux aveva un approccio "primitivo", "minimale" (e spesso cacofonico)
alla tradizione che rivisitavano. Nella sua mezza eta`,
Hagerty sta mettendo a punto un'operazione piu` mirata che punta maggiormente
sul sound di gruppo e sugli arrangiamenti che sullo scheletro melodico.
Si sta anche spingendo ben oltre il blues.
L'album si apre comunque con il piu` spudorato tributo al
blues revival degli anni '60, Gratitude, un lamento languido e sincopato
con lick di chitarra degni dei vecchi maestri di
Chicago, vocalizzi nel registro bruciato dal sole del Delta, armonie vocali
sghembe e un assolo distorto/spaziale alla Jerry Garcia.
In Shaved un'aria depravata alla Iggy Stooge decade in una jam rumorosa
e burrascosa alla Red Crayola su un martellante baccanale boogie.
La lunga, singhiozzante Louisa LaRay e` una vetrina per il jamming
spastico e gli assoli rocamboleschi che sono il pane quotidiano dei Royal Trux.
Questi rozzi rave-up si alternano a pezzi piu` soffici e atmosferici (si fa
per dire) come Oklahoma Township, che s'immerge in un folk-rock
psichedelico con arrangiamenti alla Van Dyke Parks (si fa sempre per dire),
come l'orecchiabile e briosa It Could Happen Again, una splendida
rievocazione della musica spiritual e ragtime (con controcanto divino di
Edith Frost), come
lo shuffle folk-jazz di Some People Are Crazy, che mescola con
disinvoltura Syd Barrett e CS&N mentre giochicchia con piano, sax e violino.
A tratti ricorda i Grateful Dead piu` acidi, a tratti i 13th Floor Elevator
piu` orecchiabili, a tratti i
Rolling Stones piu` sguaiati, a tratti gli Stooges meno irriverenti e a tratti
gli Holy Modal Rounders meno sbragati.
Hageryty si diverte a tracciare i confini del proprio territorio, invandendo con
circospezione quelli degli altri.
Benche' inferiore al precedente solo (se non altro, perche' e` cosi` breve),
Plays conferma comunque la straordinaria statura di questo genio
visionario.
(Translation by / Tradotto da Walter Romano)
Il nuovo progetto di Neil Hagerty The Howling Hex (2003) è piuttosto inferiore ai suoi standards. Alcune canzoni sono triviali, ripetitive, prevedibili o semplicemente sotto tono. Altre toccano una corda o due, ma in territori assai meno arditi di quelli in cui il suo genio soleva vagare. Sembrano i Rolling Stones che suonano per un pubblico anziano bisognoso di relax, non per un pubblico che vuole scatenarsi. I suoi tentativi boogie (Firebase Ripcord), blues (I'm Your Son), soul (Watching the Sands) e southern rock (Carrier Dog) sono ancor meno originali. Le sue sperimentazioni, sia la jazzistica She Drove a Rusted Shed che Creature Catcher (7 minuti), non sono all’altezza di Twin Infinitives.
Jennifer Herrema formò RTX, un trio con Nadav Einsenmann e Jaimo Welch che pubblicò Transmaniacon (2004), che è grezzo come l’ultimo album dei Royal Trux. Apre con Limozine, uno sgradevole lamento femminile avvolto da una massa di rozzi suoni sincopati che deridono l’hard rock vecchia maniera (sponda Free e Bad Company). Il riff domina Joint Chief (virtualmente una riscrittura di I Love Rock'n'Roll) e Low Ass Mountain Song. Il (troppo breve) caos chitarristico di Psychic Self-defense introduce una serie di variazioni sul tema più sperimentali: il pop distorto di Heavygator, la sciatta melodia e le ronzanti pazze chitarre di PB+J, la giostra demente di Pulling Out Now, che sono forse i momenti più promettenti.
|
|