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Lou Barlow, il bassista dei Dinosaur Jr,
diventera` negli anni '90
una delle principali personalita` del rock alternativo. Il suo progetto
principale, Sebadoh, e quelli ancor piu` alternativi di Sentridoh e Folk
Implosion, ne hanno fatto un musicista di culto, a cui si e` ispirata
un'intera generazione di complessi.
L'invenzione fondamentale di Barlow e` il "lo-fi pop", la canzone eseguita
in maniera amatoriale e approssimativa, l'esatto opposto del pop che domina
le classifiche di vendita.
Sebadoh fa colpo fin da The Freed Man (Homestead, 1989 - Domino, 2007), che
comprende materiale composto fin dai primi anni '80.
Le brevissime canzoni (trentadue) si ispirano alle filastrocche naif di
cantautori come
Jonathan Richman e
Daniel Johnston,
cantautori che gia` rifuggivano dalle pompose orchestrazioni del mainstream
rock. Quelle di Barlow sono poi veramente
accompagnate soltanto da una grancassa e da un minimo di strimpellio.
Barlow si lascia andare a un flusso di coscienza che e` l'analogo musicale
delle rimuginazioni di tanti ragazzi nella loro cameretta.
In tal modo compone una commedia umana composta di vignette adolescenziali
presentate in toni tragicomici
(dalla parodia dello yodel Punch In The Nose al girotondo di
Loose`N'Screw), culminando forse in quella
satira delle pulsioni sessuali maschili che e` Soul Mate,
Gli infiniti frammenti di Barlow
(Close Enough, True Hardcore, Wrists, Bolder, Jealous Evil)
tracciano un affresco "primitivista", ma non
meno potente, della civilta` degli adolescenti alla fine del decennio di
Reagan.
E` fondamentale l'apporto dell'amico Eric Gaffney nello stendere le partiture,
apparentemente innocue, ma in realta` a loro modo sofisticate.
Visto il successo dell'operazione, vede la luce anche la loro prima cassetta,
Weed Forestin' (Homestead, 1990).
Questa volta le canzoni sono "soltanto" ventitre.
Ancora una volta le musiche si appoggiano a strutture scheletriche. Le canzoni
fanno leva sui testi di Barlow, sulla sua
vena surreale e francescana, intimista e pessimista
(Take My Hand, Temporary Dream).
In Jealous Of Jesus e I Believe In Fate, e soprattutto in
Brand New Love, si intravede un vero musicista rock,
ma il grosso sono ancora (New Worship,
Ride The Darker Wave) fanfare afone,
quando non (Subtle Holy Gift) cantilene
polinesiane a cui manca soltanto un ukulele.
Ballate minime (non soltanto "minimali") cantante in tono serafico, come
More Simple e Whitey Peach, competono con gemiti depressi alla Nick Drake
come Feeding Evil, Gate To Hell, Waited Forever.
Non a caso Barlow riesce a recuperare lo spirito dei blues degli anni Venti
in Broken.
Piu' che i singoli brani conta il feeling d'assieme di questi nastri casalinghi,
dai quali trapela la personalita` di un cantastorie sui generis, che prende in
giro le stesse tragedie che canta.
Puramente acustici, spartani a livelli a cui neppure un folle avrebbe potuto
pensare di arrivare, volutamente inconcludenti, questi album sono fra le cose
piu` sincere e personali il rock abbia generato nella sua storia.
Purtroppo raramente sono anche musica.
E` semmai III (Homestead, 1991) a segnare la conversione di Barlow a
un modo meno solipsistico. Questa volta Barlow e` coadiuvato da un vero
complesso: Jason Loewenstein alla chitarra e Eric Gaffney alla batteria.
Nel suo tono per meta` confessionale e per meta`
psicanalitico Barlow rifinisce una forma di ballata pop che e` al tempo stesso
eterea e brutale, e che costituisce il veicolo ideale per rendere musicalmente
claustrofobie e alienazioni della gioventu'. In quel dialetto di folk
psichedelico Barlow riesce sempre a non perdere di vista la melodia, che
trasforma canzoni come The Freed Pig e God Told Me in inni generazionali.
III e` comunque ancora disseminato di minute composizioni acustiche nello
stile dei primi dischi.
Gaffney si mette invece in luce con composizioni piu` lunghe ed elettriche,
piu` liriche e incalzanti, all'insegna quasi di un hardrock psichedelico:
Scars Four Eyes, Limb By Limb, Supernatural Force, fino alla miglior gag
del disco, As The World Dies, The Eyes Of God Grow Bigger.
La dicotomia fra i due ricorda quella fra Hart e Mould negli Husker Du.
Per quanto si debba rendere omaggio alla coerenza di Barlow, che evidentemente
crede nel valore di quel suo folk amatoriale, resta il sospetto che un disco
comprendente soltanto le composizioni di Gaffney sarebbe stato migliore.
Il disco segnala insomma una transizione in corso verso un sound piu` pubblico
e meno privato.
III e` probabilmente destinato a rimanere l'opera piu` compiuta dei Sebadoh,
e fu certamente quella in cui Barlow compi` la transizione da auto-indulgenza
adolescenziale a piena coscienza dei propri mezzi espressivi.
Sono i singoli del periodo a riportare Barlow nel
grande circo della musica professionale, con canzoni affabili
che attenuano ulteriormente il suo solipsismo:
Asshole (Vertical), Gimme Indie Rock (Homestead) e
It's So Hard To Fall In Love (Siltbreeze), le ultime due da annoverarsi fra
i suoi capolavori.
Per non lasciar nulla d'intentato, Barlow si diverte anche a pubblicare brani
su EP. Ne escono tre nel giro di due anni:
Asshole (Vertical Industries, 1990),
Gimme Indie Rock (Homestead, 1991) e
Oven If My Friend (Siltbreeze, 1992).
Piu` il mini-album Rocking The Forest (20/20, 1992).
Sono lavori sbiaditi e dispersivi.
L'antologia
Smash Your Head On The Punk Rock (Sub Pop, 1993) raccoglie il meglio
di questo periodo, oltre a un altro classico di Barlow: Good Things.
Gaffney contribuisce la caotica e cacofonica Cecilia Chime In Melee e
soprattutto la languida meditazione di Mean Distance, mentre Loewenstein
indulge nell'esperimento jazz/punk dissonante di Botsur Dnuora Selcric.
I Sebadoh compiono un altro passo verso un sound professionale con
Bubble & Scrape (SubPop, 1993 - Domino, 2008). A prima vista e` soprattutto un disco
di ballate surreali di Barlow (almeno Two Years Two Days,
la delicata Soul And Fire (uno dei suoi vertici) e l'ode
alla masturbazione di Homemade), ma in realta` sono
l'improvvisazione controllata e i rumori psichedelici a
renderlo avvincente. Forced Love, un powerpop marziale che ricorda i
primi Talking Heads, svetta fra i brani piu` duri.
Il gruppo e` sempre piu` democratico,
con Gaffney (Telecosmic Alchemy, Elixir Is Zog, Bouquet For A Siren)
a rubare spesso lo show con le sue floride divagazioni psichedeliche nei
panni di un Barrett assunto al circo.
Ancor piu' elettrico del precedente, con una sezione ritmica ancor piu' ritmica,
Bakesale (Subpop, 1994) completa una metamorfosi in atto dal 1987.
Bob Fay ha sostituito permanentemente Gaffney, che da tre anni entrava e usciva
dal complesso: la presenza di un vero batterista e l'assenza dell'anarchico
per eccellenza contribuiscono certamente a focalizzare lo stile (e restituiscono
la corona a Barlow, che forse cominciava a patire la concorrenza dell'estroso
compagno).
Il power-trio scodella canzoni melodiche e cadenzate d'alta classe, suonate con
lo spirito ruvido dei garage e arrangiate con lo spirito bislacco dei
college, condite di testi che rifuggono dai cliche' del rock.
Tanto nel tenero madrigale di Skull quanto nella litania incalzante di
Give Up sembra di ascoltare una collaborazione fra i Luna e Bob Mould,
o fra i Velvet Underground e Syd Barrett. Canzoni come Rebound hanno
una loro classicita` rock. Il nocciolo duro del disco e` pero`
rappresentato da License To Confuse e Magnet's Coil, che sposano
filastrocche elementari a un rock veemente, portando a compimento la missione
che era iniziata nei Dinosaur Jr.
Il piu` convenzionale Loewenstein va sul sicuro con il country-rock di
Careful e il boogie sudista di Not Too Amused.
Il difetto principale del disco e` di suonare monocorde, dall'inizio alla fine,
come se il gruppo ripetesse senza particolare entusiasmo la stessa canzone.
Bakesale e` in compenso il loro album piu` accessibile, piu` semplice
e "normale".
Loewenstein compone meta` del successivo Harmacy (Subpop, 1996),
segno che anche Barlow si e` reso conto dei propri limiti.
Il problema di Barlow e` quello di tutti i musicisti-novelty che si prendono
sul serio: nato come una sovversione del sistema musicale vigente, il fenomeno
dei Sebadoh rischia di diventare una parodia di se stesso.
Mettersi a scrivere ballad commoventi come On Fire,
Willing To Wait (con tanto di orchestra) e Too
Pure (a meta` strada fra i peggiori REM e i migliori Soul Asylum) gli fruttera`
un posto nelle classifiche di vendita, ma non nella storia del rock.
Un minimo di verve affiora soltanto in Beauty Of The Ride.
Prince-S e Ocean sono i singoli.
La parabola e` insomma quella in discesa di Bakesale, dopo l'uscita di
Gaffney, con Loewenstein sempre piu` attivo (ma non creativo).
Le altre canzoni del disco fanno davvero pena in confronto alle composizioni
di veri geni della canzone come Smog e Magnetic Fields, o anche soltanto
My Dad Is Dead.
Il difetto della musica di Sebadoh, comunque la si guardi, e' sempre lo stesso:
un grande talento che genera pero' troppo poco entusiasmo. Come se uno passasse
un'ora a guardare Michelangelo che si masturba.
La sigla Folk Implosion denota dal 1993 un progetto parallelo di Barlow e di
John Davis.
L'EP Walk Through This World (Drunken Fish, 1994) e l'album
Take A Look Inside (Communion, 1995)
sono dischi curiosi, che rimandano allo stile
amatoriale dei primi anni ma, sorprendentemente, finiscono per suonare piu`
musicali di quelli dei Sebadoh. Il secondo comprime 14 canzoni in 22 minuti,
ma fra di esse ci sono gemme come Hard To Find Out.
I singoli Electric Idiot (1994) e Palm Of My Hand (1995)
confermano che questo e` il progetto "commerciale" di Barlow.
Non a caso Natural One (London, 1995), tratto da una colonna sonora,
diventera` il massimo successo di classifica di Lou Barlow.
Barlow ha anche continuato sotto lo pseudonimo di Sentridoh (alcune cassette
per la Shrimper e diversi singoli) il programma originale di musica casalinga.
Sentridoh e` stato promosso dalla cassetta underground al CD a partire
da Lou Barlow And His Sentridoh (City Slang, 1994).
Sebadoh torna con The Sebadoh (Subpop, 1999),
album piu` coerente, compatto e maturo. Il sound e` altrettanto robusto,
merito forse anche del nuovo batterista Russ Pollard.
E per la prima volta i Sebadoh hanno registrato alcune canzoni in studio.
Ne risulta forse l'album piu` rock della loro carriera:
It's All You apre il disco con l'impeto sguaiato di Stooges e Rolling
Stones, seguito dai riff malvagi di Decide e Nick of Time
(sono tutte di Loewenstein). I Sebadoh non erano mai sembrati cosi` affiatati.
Si avverte comunque che il cuore di Barlow batte per canzoncine leggere come
Weird, per la ballad sonnolenta di Love Is Stronger, per la
nenia folk-psichedelica di Tree, per
le armonie surreali e i ritornelli stralunti di Flame (il primo
singolo).
Loewenstein e` il leader di un complesso rock, Barlow e` un cantante pop un
po' svampito. Le ultime cinque canzoni sono dei puri riempitivi, in un album
che gia` non presenta capolavori.
Lou Barlow lancio' il suo rock amatoriale con album
(Freed Man e Weed Forestin'),
che erano sostanzialmente ribaldoni di idee a seguire, tutte concepite in una
vena surreale e francescana, intimista e pessimista.
Una vera struttura musicale inizio' ad emergere nel 1991 con l'elettrico
III, in cui
Barlow era coadiuvato da Jason Lowenstein e Eric Gaffney. L'importanza di
Gaffney crebbe nel tempo, mano mano che il sound si trasformava in
un vigoroso power-rock. Smash Your Head e Bubble And Scrape
non fecero altro che vendere a un pubblico piu' ampio lo stile cosi' maturato.
Bakesale e Harmacy semplificarono il sound a causa dell'uscita
di Gaffney.
La discografia monumentale di Barlow dimostra pero` ancora una volta che il
rapporto fra quantita` e qualita` e` spesso inversamente proporzionale.
A suo credito va certamente uno spiccato e bislacco senso dello humour,
ma, musicalmente, ha scritto soltanto un paio di canzoni degne di essere
ricordate (The Freed Pig e Natural One), e un paio di canzoni
di facile ascolto (Rebound e Ocean).
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