Smog, the alias of Bill Callahan,
a superb architect of fatalist and oneiric atmospheres, devoted his opus to the
paranoic exploration of an obsessive theme, the theme of a life that slowly
fades away in nothingness. Smog identified so much with his poetry of
loneliness that his songs seemed to lull himself into an intoxicating state of apathy and languor.
Like Nick Drake before him, Smog conveyed the dismal sense of angst felt by
one who did not want to live in a world that he did not love.
With the brief, primitive and minimal compositions of
Sewn To The Sky (1990) and Forgotten Foundation (1992),
Smog experimented a format of gloomy litanies set to irrational arrangements
that recalled Daniel Johnston.
Julius Caesar (1993), instead, introduced a sophisticated composer and
arranger, no matter how spectral and tragic the mood. Songs that ran the gamut
from expressionist psychodrama to neoclassical lied, and often sounded like
a rehearsal for Lou Reed's funeral, reached deep into the singer's alienation.
The even more "mundane" approach of Wild Love (1995) refined Smog's
chamber pop, the artist spinning his rosary of self-flagellation in a solemn
tone, no matter how dark the catacomb in which he was buried alive.
On albums such as Red Apple Falls (1997), Smog became a master of scripting soundtracks for an ordinary daily life: melodies borrowed from pop, country and classical music hinted at inner tragedies that never surface but simmer in absolute emptiness.
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Smog e' Bill Callahan, uno dei piu` significativi cantautori degli anni '90,
una delle voci che hanno ri-definito il concetto di "solista" nell'era
del "lo-fi" e del "post-rock".
Splendido architetto di atmosfere fataliste e oniriche, Smog e' anche un poeta
che ripete testardamente lo stesso tema, quello di una vita che sfuma
lentamente nel nulla, e che si immedesima a tal punto nella propria poesia da
cullarsi nell'ebbrezza dell'inedia e del languore.
Nella tradizione dei grandi cantastorie intimisti e minimali
(Nick Drake, Daniel Johnston,
My Dad Is Dead),
Smog esprime soprattutto il profondo senso di angoscia di chi e' obbligato
a vivere in un mondo che non ama.
Cantautore del 1966 nato nel New Hampshire ma cresciuto
nel Maryland e in Inghilterra, callahan venne iniziato alla musica in Georgia
e infine si stabili` in California (prima a San Francisco e ora a Sacramento).
Il suo canzoniere casuale
ed episodico, rigorosamente "lo-fi", e' rimasto relegato per qualche anno su
cassette autoprodotte (Macrame` Gunplay del 1988, Cow del 1989,
A Table Setting del 1990, Tired Tape Machine del 1990)
Con le venti concise licenze musicali ultra-primitive di
Sewn To The Sky (Disaster, 1990),
Smog rinunciava di fatto all'armonia,
lasciando che fossero le farraginose discordanze degli strumenti a far musica.
Al di la` dei brevi intermezzi dell'assurdo, dove e` concesso praticamente di
tutto (e che toccano vertici di spettacolare irrazionalita` nello strumentale
Russian Winter), Smog arrangia le canzoni con le stecche piu` lancinanti,
con i ritmi piu` fuori tempo, con il canto piu` spaesato.
Kings Tongue sembra una White Light White Heat dei Velvet
Underground rifatta dai Flying Lizard.
Captain Beefheart sarebbe fiero del blues sgangherato di
Hollow Out Cakes e Lost My Key.
E qualche filastrocca praticamente senza suoni che si possano chiamare tali
e` al limite del manicomio, come Fruit Bats e Puritan Work Ethic, nel reame
che e` stato abitato da personaggi come Wild Man Fisher.
Un'altra delle sue specialita` e` di costruire la canzone attorno a un ritmo
insolito, lasciando poi che sia quello a concentrare l'attenzione: cosi` lo
strimpellio asmatico di Polio Shimmy, cosi` le scordature cadenzate di Smog.
Soltanto in un paio di casi Smog prova davvero a comunicare, e
Peach Pit e A Jar Of Sand trasferiscono anche nelle parole la depressione
del sound. La filosofia di fondo e` quella di un cuore solitario che non vuole
accettare il mondo esterno, le sue regole di produzione e consumo e le sue
regole di comunicazione.
Personaggio schivo e modesto, Smog si tiene in disparte dal mondo
dello spettacolo.
Dopo l'EP Floating (Drag City), con le succinte odi di
Red Apples e Turb, registra (sempre da solo) l'album
Forgotten Foundation (Drag City, 1992), forte di
canzoni finalmente regolari come Burning Kingdom e Your Dress;
ma anche del solito carnevale di folli melodie e ancor piu` folli
accompagnamenti di sola chitarra (Filament), di sole percussioni
(Evil Tyrant) o persino di nulla (Guitar Innovator,
strillata a cappella in tono angosciato).
Smog si rifugia nel medium tradizionale degli introversi, la ballata folk,
prima con Head Of Stone II e Bad Ideas For Country Songs, e poi
(soprattutto) con Bad Investment. Da quel formato Smog prende lo spunto
per intonare con piglio grandioso ma tragicomico This Insane Cop,
degna di David Peel.
Gli strumentali fanno storia a parte: l'esotico Barometric Pressure incrocia
Jonathan Richman, Savage Republic e Holy Modal Rounders;
Kiss Your Lips e` una mimetica variazione sul riff di You Really Got Me;
Dead River prolunga il passo marziale di Neil Young;
Do The Bed sconfina nel garage-rock psichedelico. Tutto sempre all'insegna
del minimo di mezzi e del minimo di effetto.
Alla fine il senso di tutto cio` e` condensato nell'inno alla noia esistenziale
di I'm Smiling. L'essenza della sua musica e' anzi proprio l'autobiografismo
piu' diretto e crudele, quello di High School Freak, in cui Smog sembrava
godere a crocifiggersi.
Naturalmente nel giro di pochi anni Smog viene affiancato ai vari Royal Trux,
Pavement, Sebadoh e Beat Happening che battono le classifiche del "lo-fi" pop.
Ma l'unica sua vera controparte e` semmai Daniel Johnston.
Le sue turpi storie private non hanno eguali in fatto di introversione.
Smog abbandona invece quel filone e da` avvio alla sua stagione maggiore con
Julius Caesar (Drag City, 1993). Affiancato da Kim Osterwalder al
violoncello, Callahan riscopre l'armonia e l'orchestrazione, anche se lo fa
a modo suo.
Il country & western di 37 Push-Ups,
la marcia per banda paesana di When You Walk e
la serenata psichedelica di What Kind Of Angel vengono trasfigurate
in romanze tanto spettrali quanto tragiche, fino ai vertici barocchi di
Your Wedding (chitarra spagnoleggiante e violoncello minimalista) e
Stick In The Mud (ben cinque minuti di pacato contrappunto classicheggiante).
Chosen One corona la progressione verso la canzone.
Il genio armonico di Smog si ritrova comunque nell'anemica e abulica
Strawberry Rash, che sembra riprendere le note di Heroin dei Velvet
Underground, rallentarle, macinarle, affogarle in un umore funereo e annoiato.
I Am A Star Wars, con il riff di Brown Sugar dei Rolling Stones, centellina
la verve che Smog ha sempre nascosto dietro il suo tetro umore.
La sofisticazione del metodo consente a Smog Stalled On The Tracks, lied
espressionista contrappuntato da rumori pulsanti, e culmine forse della
malinconia esistenziale di Callahan.
Il disco conserva il carattere enigmatico dei precedenti. Si capisce che Smog
non e` felice, ma non si capisce cosa stia cercando di comunicare.
E` quanto meno ermetico il significato di sonata per violoncello come
One Less Star, peraltro intrisa di pathos, o, per
ritornare al demente solismo delle origini, di Connections.
Sono "soltanto" tredici questa volta i brani, e non e` soltanto il formato che
sta cambiando.
Preceduto dal singolo A Hit, con la splendida Wine-Stained Lips,
il mini-album Burning Kingdom (Drag City, 1994),
il suo primo
disco a essere suonato da un vero complesso di musica rock e a vantare
arrangiamenti professionali,
perfeziona ulteriormente la tecnica "drammaturgica" di Smog.
Preparato da una lunga introduzione di distorsioni snervanti, My Shell
crea attraverso una trance da raga il senso di incubo.
Smog riesuma le atmosfere arcaiche/esotiche di Nico in Drunk On The Stars.
L'inquietante escursione di My Family (anche singolo di successo)
si serve di una cadenza sinistramente cerimoniale.
E con Desert Smog sprofonda in una solitudine che sfiora la claustrofobia.
Wild Love (Drag City, 1995) percorre lo stesso ombroso sentiero, con il
passo pacato della maturita'. Le storie di Smog penetrano a fondo nell'animo
dell'ascoltatore, imbevute di tristezza e solitudine, perche' sono avvolte in
involucri sonori che le isolano dalla mondanita' del rock.
Il suo pop da camera e' ormai un'arte a se stante:
la portante di Bathysphere (uno dei suoi capolavori) e' un intreccio di minimalismo orchestrale e di
solfeggi lunari, sulla quale corrono nervose figure di chitarra alla Television
e il cantante imbastisce una litania alla Cure; il lungo, doloroso excursus di
Prince Alone In The Studio si appoggia a un accorto contrappunto sinfonico,
come se i primi King Crimson stessero eseguendo musiche di Nick Drake.
Alcune miniature hanno ridotto al minimo la parte vocale, come se a cantare
fosse un moribondo, e accentuato al massimo la parte strumentale.
Echi in lontananza, lugubri accordi degli strumenti ad arco e tintinni
di campanelli tengono in vita Wild Love per poco piu' di un minuto.
Il carillon dissonante di Sweet Smog Children, la marcia solenne di
The Emperor
fanno in effetti pensare a un discepolo (ascetico) di Brian Eno. La filastrocca
di Goldfish Bowl rivela addirittura l'influenza di Michael Nyman
negli schemi incalzanti dell'orchestra.
La melodia e la strumentazione rock riprendono il sopravvento soltanto
nell'incubo delicato di It's Rough e nella dolente ballata di Be Hit.
Smog non sbaglia un brano, non spreca un secondo.
Jim O'Rourke si presta gentilmente al violoncello, ma e' lui, Callahan, a
decidere le sorti del disco, alternandosi a chitarra e tastiere.
L'EP Kicking A Couple Around (Drag City, 1996) e` invece un tributo
al proprio passato, un
ritorno in sordina al sound spartano, solitario e acustico del principio.
Back In School, I Break Horses e The Orange Glow sperimentano un nuovo
stile di recitazione, bisbigliato con lentezza narcotica su pochi e timidi
accordi di chitarra, una sorta di esasperazione del tenue intimismo del primo
Leonard Cohen. Your New Friend e` piu` un colloquio affettuoso in camera
da letto che una canzone.
The Doctor Came At Dawn (Drag City, 1996), di nuovo interamente suonato
da solo,
delude invece le aspettative, sa di avanzi e di musica occasionale.
Smog, forse distratto dal successo di Beck, perde tempo con ballate per voce e
chitarra come Somewhere In The Night, Everything You Touch e
Whistling Teapot. Prova persino a comporre una canzone normale,
Four Hearts In A Can.
Lo redimono la trance classicheggiante di You Moved In, cullata in rintocchi
sparuti di pianoforte e in nuvole di languidi violini, la stasi allucinata di
Spread Your Bloody Wings e la solenne meditazione alla Leonard Cohen di
All Your Woman Things.
Il genio viene a galla anche nel finale a cappella di Hangman Blues, forse
il blues piu` lento e dimesso di tutti i tempi.
Red Apple Falls (Drag City, 1997) e`
il disco di un classico, cosciente di aver creato uno stile e di avere ancora
spazio per "viverlo" fino alla fine.
The Morning Paper potrebbe essere la colonna sonora di un documentario del
quotidiano borghese, recitata con il tono di Donovan su una cadenza di chitarra
e fra i solfeggi di un corno francese.
Nel vuoto assoluto si svolge la tragedia interiore di Red Apples, mesta
romanza pianistica appesa a un drone fievolissimo. La voce di Callahan agonizza
in un sogno dai colori evanescenti, senz'aria, forse sottoterra. Callahan al
suo piu` funereo non ha eguali al mondo.
I Was A Stranger comincia con un tema melodico al pianoforte che e` degno
di una sonata giovanile di Beethoven, poi si distende in un tema hawaiano
(insolitamente vivace) della chitarra.
Soltanto il Cohen piu` filosofico, immerso in storie di fallimento e fatalismo,
puo` lambire le vette emotive di Blood Red Bird e Red Apple Falls,
e viene persino in mente il country-rock esistenziale di Gram Parsons
(debitamente rallentato e piallato) per Inspirational.
Callahan si permette persino di imitare il tono disincantato e il boogie leggero
di Lou Reed in Ex-Con (fra le righe duettano il corno francese e il piano
Hammond).
Callahan e` un geniale musicista che si trattiene di continuo dall'elaborare
arrangiamenti complessi e che ha inventato uno stile classico di composizione
e lo ha fatto (sta facendo) con fredda determinazione.
Questo album costituisce un po' la sutura fra i due stili attorno ai quali
e` finora oscillata la sua arte, quello spartano di Kicking e quello
barocco (per i suoi standard) di Wild Love.
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Knock Knock (Drag City, 1999) represents, for a character as bashful
and modest as Callahan, a considerable breakthrough. Smog's music would be
almost unrecognizable, if it weren't for his singing and his lyrics. On one
hand the care in the orchestration, on the other hand the stylistic variety
contribute to transform his ghostly songs into elegant chamber compositions.
So much so that Let's Move To The Country picks up Oh Superman's
litany from an early Laurie Anderson single, the string section repeating a
minimalist pattern. This could not be farther from his habitual style.
Smog has scored an album full of surprises. The story of
No Dancing is "told" in David Bowie's decadent tone on a hard-rock
riff, but the refrain is sung by a choir of children on amarching band's
loud accompaniment.
The syncopated rhythm and the guitar feedback of Held create the ideal
setting for a Nick Cave melodrama, although the delivery is rather in the
style of Lou Reed's cold and fatal baritone.
However, the most introverted moments remain the core of his art.
In River Guard (six minutes) his subdued meditation, paced by the
tolls of a slightly out-of-tune piano, is reminiscent of the young Neil Young
in one of his most depressed moments or of Tom Waits is one of his most sober
moments.
Teenage Spaceship resuscitates Nick Drake's tenuous melisma
and gloomy atmospheres.
Sweet Treat sinks in existential void, two graveyards below
Chris Isaak.
The album takes on a meaning as soon as Callahan decides to shut down his
life. This is his true ego, or at least the one where Callahan the artist
is at his best.
Unfortunately, Knock Knock tends to "rock" too much. The heavy paced
tracks are also the weakest. Cold Blooded Old Times fails, and even
worse fares the lengthy Hit The Ground Running (seven minutes),
both played to Lou Reed's lighter boogies.
These and other inferior tracks keep the album from reaping the rewards
it would deserve for the boldness of the arrangements.
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Knock Knock (Drag City, 1999) costituisce, per un personaggio schivo e
modesto come Callahan (nel frattempo trasferitosi a Chicago), un passo rivoluzionario. La musica di Smog e` quasi
irriconoscibile, non fosse per il suo canto e i suoi testi. Da un lato
la cura nell'orchestrazione, dall'altro la varieta` stilistica contribuiscono
a trasformare le sue canzoni spettrali in forbite composizioni da camera.
Tant'e` che Let's Move To The Country riprende la litania di
Oh Superman (Laurie Anderson) con tanto di sezione d'archi a ripetere
un pattern minimalista. Non potrebbe essere piu` lontano dal suo stile
abituale.
Smog ha composto un disco pieno di sorprese. La storia di
No Dancing e` "raccontata" nel tono decadente di David Bowie su un
riff di hard-rock, ma il ritornello e` cantato in coro da un gruppo di bambini
e accompagnato da una banda marciante con tanto di grancassa.
Il ritmo sincopato da palude e il feedback di chitarra di Held
costituiscono la scenografia ideale per un melodramma di Nick Cave, anche se la
recitazione e` quella fredda e fatalista di Lou Reed.
I momenti introversi rimangono comunque il cuore della vicenda.
In River Guard (sei minuti) la sua sommessa meditazione
al ritmo dei rintocchi di un pianoforte leggermente stonato ricorda
il giovane Neil Young in uno dei suoi momenti piu` depressi o Tom Waits
in uno dei suoi momenti piu` lucidi.
Teenage Spaceship resuscita il tenue melisma e le atmosfere funeree
di Nick Drake.
Sweet Treat sprofonda nel vuoto esistenziale, due cimiteri sotto
Chris Isaak.
Il disco palpita non appena Callahan decide di chiudersi in se`. E` questo
il suo vero ego, o perlomeno quello in cui riesce a esprimersi meglio.
Purtroppo Knock Knock e` anche il suo disco piu` rock. I brani piu`
ritmati sono proprio i piu` deboli. Non funziona Cold Blooded Old Times
e ancor meno la prolissa Hit The Ground Running (sette minuti),
entrambi all'insegna del boogie leggero di Lou Reed.
Questi e altri brani nettamente inferiori alla media impediscono al disco
di mietere gli allori che meriterebbe per l'audacia degli arrangiamenti.
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Dongs Of Sevotion (Drag City, 2000) finds Smog
drawn towards the mainstream sound that he used to shun, although still quite
far from sounding like Michael Jackson or David Bowie.
Callahan sings his own testament, Dress Sexy At My Funeral, in a Lou
Reed-ian baritone and over a lighter variation of Velvet Underground's boogie.
The theme of this and other selections is death, all the way down to
Permanent Smile, a grotesquely martial hymn that sounds like
a self-eulogy (with an obsessive guitar jangle that recalls minimalist
repetition).
Another highlight, Bloodflow, features an effervescent rhythm that
turns the silliest lyrics of his career into a tribal dance number
(somewhat reminiscent of Fleetwood Mac's Tusk).
John McEntyre and Jeff Parker of Tortoise, who lend
a hand, may be responsible for the looser, harsher textures:
Smog recounts the litany of Justice Aversion while
the electronic percussion emits sparse patterns and
a psychedelic guitar wails in the background;
Smog utters the lyrics of The Hard Road against the backdrop of
disjointed Kinks-ian guitar riffs;
Cold Discovery explores a repeated pattern of piano notes in
a barren soundscape of ghostly guitar licks.
Callahan's true voice is still to be found in the down-to-earth,
spare arrangements and subdued, mournful lament of
Easily Led, Nineteen and Devotion, rather than in
the complex and lenghty (eight minutes) melodrama of Distance.
The album is still as intense as Smog can be.
Smog contributes to the
supersession Tramps Traitors and Little Devils (Drag City, 2001)
with Edith Frost and
Neil Hagerty.
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(Translation by/ Tradotto da Jacopo Fiorentino)
In Dongs Of Sevotion (Drag City, 2000) Smog sembra avvicinarsi a quei
suoni pi— commmerciali che aveva sempre cercato di evitare, sebbene sia
ancora molto lontano dall'assomigliare a Michael Jackson o a David Bowie.
Callahan canta il proprio testamento, Dress Sexy At My Funeral nel
tono di Lou Reed, sopra un boogie poco differente da quelli dei Velvet
Underground.
Il tema di questa e di altre canzoni e' la morte, come in Permanent
Smile, un grottesco inno marziale che suona come un'auto elegia (con un
ossessivo risuonare di chitarra che richiama le ripetizioni minimaliste).
Un'altra hit, Bloodflow, e' caratterizzata da un ritmo effervescente
che trasforma il piu' sciocco testo della sua carriera in una danza tribale
(qualcosa di simile a Tusk) dei Fleetwood Mac's).
John McEntyre e Jeff Parker dei Tortoise, che lo
hanno aiutato, possono essere i responsabili dei testi piu' duri e meno
rigorosi del solito: Smog racconta la litania di Justice Aversion
mentre le percussioni elettroniche emettono un motivo diradato, e una
chitarra psichedelica geme in sottofondo; Smog pronuncia le parole di The
Hard Road contro il sottofondo dei riff di una sconnessa chitarra
Kinks-iana; Cold Discovery esplora una serie ripetuta di note del
piano nello sterile sottofondo di una chitarra spettrale.
La vera voce di Callahan's puo' essere ritrovata nei sotterranei, diradati
arrangiamenti, e nei sommessi e lacrimosi lamenti di Easily Led,
Nineteen e Devotion, piuttosto che nel lungo e complesso (otto
minuti) melodramma di Distance.
Quest'album Š ancora intenso come e' capace di essere Smog.
Smog ha partecipato alle supersession di Tramps Traitors and Little
Devils (Drag City, 2001)
con Edith Frost e
Neil Hagerty.
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Rain On Lens (Drag City, 2001)
seems to halt Smog's quest for his (musical and personal) roots.
After returning to a sparse, emotional, intensely intimate sound on
Dongs,
Smog advances to post-rock and, backed by Eleventh Dream Day's Rick Rizzo and
U.S. Maples' guitarist Pat Samson, drenches his songs in cold,
claustrophobic, brainy tension (its zenith in Dirty Pants).
The beginning, Rain On Lens, is as dramatic and suspenseful as the Doors'
The End, but little of what comes afterwards stands up to that
unnerving, fear-laden ouverture.
The problem is that Smog does not have the songs to match the ambition.
With the notable exception of the touching
Live As If Someone Is Always Watching You,
the album feels like one hollow, monotonous recitation,
one faceless dirge (Natural Decline) after the other
(Keep Some Steady Friends Around).
Smog's early masterpieces were stark, haunting, bleak. Smog's late
is simply soporiferous.
Accumulation: None (Drag City, 2002) compiles rarities and remixed
tracks.
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(Translation by/ Tradotto da Alessandro Isopo)
La ricerca delle radici (musicali e personali) di Smog
sembra interrompersi con
Rain On Lens (Drag City, 2001). Dopo essere
tornato ad un suono rarefatto, emotivo ed intensamente
personale su Dongs, Smog si inoltra nelle lande
del post-rock e, supportato da Rick Rizzo
degli Eleventh Dream Day e dal chitarrista degli
U.S.Maples Pat Samson, decide di rivestire le sue
canzoni di una tensione cerebrale, glaciale
e claustrofobica (il massimo in Dirty Pants).
L'inizio, Rain On Lens, è teso e
drammatico quanto The End dei Doors, ma davvero
poco di quello che segue riesce ad eguagliare il passo
da incubo del capolavoro morrisoniano .
L'impressione è che le ambizioni di Smog non
riescano a materializzarsi nelle canzoni che propone.
Con la ragguardevole eccezione della toccante Live
As If Someone Is Always Watching You,l'album
sembra solo una vuota e monotona recitazione, una
litania senza volto dopo l'altra(Natural
Decline e Keep Some Steady Friends Around).
Il primo Smog componeva capolavori oscuri ed
inquietanti. L'ultimo Smog è semplicemente
soporifero.
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Supper (Drag City, 2003) is an odd, almost schizophrenic collection,
that ranges from the waltzing country elegy Feather by Feather to the
Lou Reed-ian boogie Butterflies Drowned in Wine (with tribal drums,
courtesy of Jim White). By the third song, the sloppy, dirty, slow-burning
Rolling Stones-ian blues of Morality, Callahan-Smog has thrown
the listener into his moral universe with little or no help from the lyrics
(which are certainly not his best). It is the music alone that sets the tone,
the pace and the mood.
The sequencing of the songs enhances this aspect of the album, as the songs
get more and more solemn and rarefied, and the lyrics abandon Smog's companion
to delve into metaphysical puzzles.
Ambition spins its noir/lounge tale over tense, suspenseful guitar
chords. Vessel in Vain returns to an old-fashioned pace, echoing
Leonard Cohen in his prime, a feat doubled when the seven-minute
Truth Serum brings back perfumes of Van Morrison's Astral Weeks.
Driving is chanted like a Tibetan prayer over loose jamming.
It sounds like
Smog has entered a new phase of his career and of his life.
The voice of the closing
A Guiding Light, the philosophical apex of this journey
(in which Callahan finds his "guiding light" in the statement he just made
of "trying to prove wrong/ all the statements I made"), is the voice of
a man who stands calmly on the threshold of his house, looking outside,
and sees the same old place with new eyes.
Smog has achieved an intriguing synthesis of the languages coined over the
decades by legions of singer-songwriters. In doing so, Smog's art has lost quite
a bit of what made it so personal (it has lost emotional depht),
but it has gained immensely in its universal appeal as a sound and a voice
of its times.
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(Translation by/ Tradotto da Davide Ariasso)
Supper (Drag City, 2003) è una raccolta eccentrica e quasi schizofrenica, che spazia dall’elegia country a tempo di valzer di Feather by feather al boogie loureediano Butterflies Drowned in Wine (con i tamburi tribali di Jim White). Alla terza canzone, l’abborracciato, sporco, rovente e lento blues rollingstoniano di Morality, Callahan-Smog ha ormai trascinato l’ascoltatore dentro il suo universo morale, quasi senza l’ausilio delle liriche (che non sono di certo le sue migliori). E’ la musica da sola a creare lo stile, il ritmo e l’umore complessivo del disco.
La sequenza delle canzoni intensifica questo aspetto dell’album, con brani che diventano sempre più solenni e rarefatti e liriche che abbandonano i cliché di Smog per scavare in oscuri enigmi metafisici. Ambition tesse il suo racconto noir/lounge su accordi carichi di tensione ed ansia. Vessel in Vain ritorna ad umori vecchio stile richiamando il primo Leonard Cohen, impresa raddoppiata dai sette minuti di Truth Serum, che riportano alla memoria le fragranze di Astral Weeks di Van Morrison. Driving è come una preghiera tibetana cantata su libere improvvisazioni.
Sembra che Smog sia entrato in una nuova fase della sua carriera e della sua vita. La voce che si sente nella conclusiva A Guiding Light, l’apice filosofico di questo viaggio (in cui Callahan dichiara di trovare la sua luce guida "cercando di confutare/tutte le dichiarazioni che ho fatto"), è la voce di un uomo che, affacciato alla soglia della sua casa, guarda tranquillo il solito posto con occhi nuovi. Smog ha portato a compimento un’intrigante sintesi dei linguaggi coniati nel corso di decenni da legioni di cantanti-cantautori. In questo processo la sua arte ha perso un po’ di ciò che la rendeva così personale (in particolar modo la profondità emotiva), ma ci ha anche guadagnato immensamente, diventando espressione universale di un suono e di una voce del proprio tempo.
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Not as intimate as it used to be (in fact, quite public and almost extroverted),
Bill "Smog" Callahan went south to record
A River Ain't Too Much To Love (Drag City, 2005), featuring
Joanna Newsom
on piano,
Connie Lovatt on bass and
Dirty Three's Jim White on drums.
It made sense, since his art had become rather similar (in scope, if not in
sound) to country Music: confessional but whined to the world, melancholy
but fundamentally positive in nature, narrative more than contemplative,
tuneless but packaged in an easily recognizably format.
Give him credit that he writes much more interesting lyrics than the best
country songwriters can ever dream of writing, and that he has a flair for
tactful and tasty arrangements.
Maybe Callahan has decided to rejoin his fellow citizens after living his
teenage years in snobbish isolation. This is, after all, an album of American
music, coupling American imagery and American roots-music.
The Well, Drinking at the Dam,
I Feel Like the Mother of the World fit well in this category, while
the sophisticated and humble arrangements of Rock Bottom Riser and the
likes remind us of where he came from.
Whatever the rationale,
Smog made his honky-tonk album and is ready for mass acceptance.
As a veteran and consummate angst consumer, Callahan sounds a lot less
engaging that he used to sound as a young and awkward angst producer.
Woke On A Whaleheart (Drag City, 2007) treads in the footprints of
Smog's early music but, at the same time, seems torn between
Neil Hagerty's psycho production and
the funk/soul sound of the 1960s.
Sycamore, The Wheel and especially Diamond Dancer
sound both old introverted Smog and someone (extroverted) else.
The majestic love song
From The Rivers To The Ocean and
A Man Needs A Woman Or A Man To Be A Man
bookend the song cycle of a rather superficial observer.
If Smog/Callahan's career was a long tortuous form of catharsis, then this
album marks the point when the catharsis is complete and Smog has simply
become a traditional pop songwriter and arranger.
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(Translation by/ Tradotto da xxx)
Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami
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