If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
Scroll down for recent reviews in english.
|
Nato a Portland, ma trapiantato artisticamente al Sud, fra Memphis (Tennessee)
e Austin (in Texas), Todd Snider impersona una fusione fra la tradizione nera,
quella bianca e il rock moderno che ha preso piede a Nashville e comincia
a traboccare nel mondo dei cantautori.
A rivelarlo fu Songs Of The Daily Planet (MCA, 1994),
una raccolta di vignette ironiche eseguite con un tono a meta` strada fra quello
fatalista di Tom Petty e quello sfrontato di John Mellencamp, ma populista
come entrambi. La sua amara filosofia di strada lo porta a rispolverare miti
delle generazioni precedenti con il suo piglio da saloon, e nascono cosi`
riferimenti diretti come
My Generation (Who), This Is Our Land (Woody Guthrie) e
Talking Seattle Grunge Blues, baldanzosi fino all'oltraggio.
Confermando la fondamentale schizofrenia della sua
personalita` artistica, alla maniera del Dylan epico di Blonde On Blonde,
Snider intona Alright Guy (che e` semplicemente una parodia
di Madonna e Sinead O'Connor), mentre alla maniera rude di un complesso
sudista ruggisce il boogie di Turn It Up e infine si accascia nel
melodramma di You Think You Know Somebody.
Snider perde qualcosa della sua irriverente e iper-realista personalita` su
Step Right Up (MCA, 1996), un album che si avvicina invece al repertorio
di Tom Petty (Horseshoe Lake) mediato attraverso l'esperienza di
Steve Earle (It All Adds Up) e all'ombra del mito di Dylan
(Moondawg's Tavern e Sideshow Blues).
Dall'epica I Believe You alla comica Late Last Night, passando
per Enough e Hey Hey, Snider conquista il popolo degli umili
ragazzi di provincia.
Viva Satellite (MCA, 1998) si preoccupa soprattutto di mettere a punto
il sound. I cardini commerciali del disco sono Rocket Fuel, uno
scapestrato boogie sudista (cosi` come la traccia nascosta,
I'm a Nervous Wreck), e I Am Too, una tiritera arrabbiata alla
Bob Dylan, ma la vera vocazione di Snider e` la ballata addolorata alla
Tom Petty (Yesterdays And Used To Be's, Out All Night).
Come sempre, Snider rende omaggio alla tradizione, sia pur a modo suo, e
nei generi tradizionali non delude mai:
il retroterra country viene a galla nella dimessa Can't Complain,
l'animo gospel sgorga in Once He Finds Us.
Il cantautore con la "c" maiuscola scodella l'arringa velenosa di
Positively Negative e la maschia serenata di Never Let Me Down.
La splendida forma gli consente di cimentarsi persino nel
lungo raga psichedelico di Guaranteed, a meta` strada fra i
Velvet Underground e gli Holy Modal Rounders.
Il disco si chiude con il sornione Doublewide Blues, in una maniera
al confine fra Beck, Tom Waits e Billy Joel.
Va dato credito anche al suo complesso di accompagnamento, i Nervous Wrecks
(Will Kimbrough alla chitarra,
Joe Mariencheck al basso e Paul Buchignani alla batteria), una piccola Band
della fin de siecle.
|