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I Today Is The Day sono stati protagonisti di uno dei sound piu`
viscerali e infernali degli anni '90, al confine fra grindcore, noise-rock,
death metal, hardcore e musica industriale.
I Today Is The Day vennero formati a Nashville (Tennessee) de
Steve Austin (canto e chitarra), Brad Elrod (batteria) e
Mike Herrell (basso) ed esordirono con il singolo
I Bent Scared (Scale 56, 1993).
Supernova (Amphetamine Reptile, 1993) riporta alla memoria i primi Butthole
Surfers, gli MC5, i primi Melvins e i bombardamenti su Bagdad della Guerra del
Golfo. Le armonie spaventose del disco affondano le radici in
Canzoni-incubo come Black Dahlia e The Kick Inside, i due perni dell'opera,
vivono di singhiozzi ritmici, strilli osceni e riff truci. La ferocia e` quella
dei
Laughing Hyenas, ma le partiture sono quelle cervellotiche del
progressive-rock.
le cacofonie libere di Silver Tongue fanno pensare agli Art Bears in versione
punk o a un concerto di Cage eseguito dai Jesus Lizard.
Il mostro lento e poderoso di 6 Dementia Satyr nasce da
un amplesso sacrilego fra Black Sabbath e King Crimson, le cadenze pesanti
dei primi e le ardue elucubrazioni dei secondi.
Apice eroinomane del disco,
Goose Is Cooked e` una specie di blues dei Led Zeppelin rallentato fuori
tempo fino a deturpare i timbri di canto e strumenti.
La sperimentazione si spinge ai limiti estremi nei brani strumentali:
nel balletto elettro-acustico tutto stonato di Blind Man At Mystic Lake,
o nell'assolo di glissando lancinante di The Begging, o nel free-jazz
dissonante di Self Portrait, l'equivalente di un Picasso in rock.
Austin imita David Yow (Jesus Lizard) con i suoi latrati disperati, incapace
di affabulare un testo, capace soltanto di azzannare note e tempi.
Dopo l'EP Clusterfuck, esce Willpower (Amphetamine Reptile, 1994).
Le urla di Austin si sono fatte ancor piu` terrificanti, i cambi di tempo
sono ancor piu` "progressivi". Sono scomparse
le piece d'avanguardia, ma i brani pullulano di intermezzi cacofonici.
Altrettanto furibondo, ma molto piu` forbito (come se un maniaco smettesse di
prendere ad accettate la vittima e cominciasse a lavorare di scalpello),
il disco poggia sui pilastri scurissimi di Will Power, che degenera in un
lamento angosciato, e Side Winder, in cui lo sfrenato frastuono dell'opera
viene sfilacciato in una sequenza di stati emotivi.
Alle esibizioni gratuite di violenza come My First Knife
fanno da contraltare spartiti in cui la spasmodica tensione viene incanalata
in forme non meno teatrali ma se non altro piu` razionali.
D'incanto l'atmosfera si placa, e il blues di Nothing To Lose sembra suonare
i Rolling Stones alla velocita` sbagliata.
Riff granitici sorreggono il bisbiglio (!) psicotico di Austin in Golden Calf.
Ogni brano e` un attacco cardiaco, un cataclisma naturale, un evento brutale,
tempestoso e incontenibile, e per di piu` in continua metamorfosi.
Passano cosi` due anni di silenzio.
Con Scott Wexton ai campionamenti al posto di Herrell, Today is The Day
(Amphetamine Reptile, 1996) mette i puntini sulle i di un sound che e` ormai
un ibrido di spunti heavy-metal e progressive-rock.
Marked indulge sempre piu` nei tempi irregolari di King Crimson e Art Bears,
gli arrangiamenti intellettuali e quel senso di melodramma apocalittico.
Death March discende invece dal death metal piu` tetro, e la carica spaventosa
di Realization, uno dei riff piu` potenti della loro carriera, trascende il
genere per affondare gli artigli nel fuoco dell'inferno. Quella foga da orca
non si placa piu`, lambendo livelli di pura
follia tragica in Ripped Off e di pura nevrosi psicotica in Dot Matrix.
Opera altamente emotiva, questo concept macabro sposta il baricentro verso
le tenebre insondabili del gotico.
Difficile credere che quello di
Temple Of The Morning Star (Relapse, 1997)
sia lo stesso gruppo che ha dato
gli eccellenti Supernova, Today is The Day e Willpower.
Scott Wexton ai campionamenti,
Steve Austin al canto e alla chitarra, il nuovo Mike Hyde alla batteria hanno
compiuto progressi prodigiosi su tutti i fronti. Hyde e` una
locomotiva ritmica di grande potenza. Wexton dilaga con gli effetti piu`
stravaganti e Austin, se ha moderato le efferatezze del canto, si sfoga
con fucilate chitarristiche degne dello speed-metal. Il disco risulta
da un collage sofisticato di stili e tecniche. Aperto dal folk gotico della
title-track, si immerge nella melma elettronica di The Man Who Loves To Hurt
Himself (come se Karlheinz Stockhausen campionasse Johnny Cash) per poi
lanciarsi nel death-metal piu` brutale prima con questa stessa canzone e poi
con le enfatiche Blindspot e High As The Sky, schiacciao fra riff sempre
piu` sfibranti. L'elettronica devasta le interiora di questa musica priva
di emozioni e poco alla volta prende il sopravvento. I brani si frammentano,
rimpiccioliscono, distorcono, fino all'anarchia fumogena di Crunch e alle
violente dissonanze di Satan Is Alive. Una marziale Rabid Lassie riprende
le fila del discorso, che trova la sua antitesi e la catarsi nello strumentale
I See You, per chitarra acustica e sintetizzatore.
Su tutto si stagliano due meditazioni morbose come Kill Yourself,
Root Of All Evil, My Life With You, apici del loro melodramma degli inferi..
al confine fra i tre stili (folk gotico, death-metal e astrattismo elettronico)
che formano le tre anime del gruppo.
Gli otto minuti lenti e inesorabili, solennemente cadenzati, di
Hermaphrodite, fungono da danza della morte, mentre il gran finale e` una
versione apocrifa e logorroica della title-track, tutta diversa da quella
iniziale, prima bestiale e tribale, ma anche melodica che si chiude con una
lunga distorsione/mantra.
La messa rimane irrisolta, ma e` chiaro che questa volta
c'era uno svolgimento drammatico, e Austin ha cercato di raccontare una
storia, forse la storia del suo travagliato ego.
Questa setta di Nashville si colloca cosi` con Neurosis e Unsane fra i grandi
guastatori del noise-rock.
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Today Is The Day, in Tennessee, straddled the border between grindcore, noise-rock, death-metal, hardcore, progressive-rock and industrial music. The visceral nightmares of Supernova (1993) were full of sonic experiments and stylistic twists, but Willpower (1994) went beyond the "ambience" to extract sheer angst from Steve Austin's screams and the trio's assorted cacophony. Each song sounded like a natural catastrophe, each song was the soundtrack of an irrational state of mind. Scott Wexton's sampling machines (replacing the bass player) bestowed an electronic flavor to Today is The Day (1996). The effect was to enhance the progressive-rock part of the equation, a fact that help sustain the stylistic collage of Temple Of The Morning Star (1997): no less macabre and emphatic, the music also felt surreal and cathartic. It was still the sound of a psychological torture, but one that mirrored some kind of supernatural beauty.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
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Austin relocated to Massachussetts and enrolled a new drummer (Bran Dailor)
and a new bassist (Bill Kelliher), both formerly of Lethargy,
He must have also started listening to his Napalm Death tapes, because the
new Today Is The Day bore little resemblance to the previous one.
In The Eyes Of God (Relapse, 1999) came as a shock even from somebody
like Austin who had always surprised the audience and the critics with every
new album. The album lined up 20 short tracks of super-charged grindcore
and religious cult-inspired lyrics. Taking off with the demented cardiac
arrest of In The Eyes Of God,
TITD careens through the macabre visions and atrocious screams of
Spotting A Unicorn and
The Power Of Psychic Power.
Austin spits insults and obscenities with visceral hate, while the drums
hammer mercilessly and the bass lays down a layer of sinister noise.
Reinventing heavy metal is not an easy chore:
The agonizing Going To Hell
opens with medieval soprano and monk choir;
Martial Law
fakes a hoedown before plunging into a frenzy;
Argali
borrows the Black Sabbath's slow, grinding groove and the King Crimson's
majestic riffing.
There Is No End explores a broad territory of grindcore, progressive-rock and musique concrete.
Hell could not be darker than this.
Bill Kelliher and Brann Dailor went on to form Mastodon.
The two-disc satanic monolith
Sadness Will Prevail (Relapse, 2002)
is chock full of devastating riffs,
terrifying vocals and supernatural electronics, thus unleashing a fury that
rivals their classic albums.
More than any previous versions of the band,
this trio (Steve Austin on guitar, vocals, samples and piano,
Marshall Kilpatric on drums, Chris Debari on bass)
is a symbiotic unit, despite the fact that the members may be less virtuosi than
their predecessors.
After the ceremonial opener at martial stoner pace, Maggots And Riots,
the lethal charge and miasma of Criminal (introduced by the sound of a modem) digs deep into the trio's reservoir of truculence.
However, Austin rarely repeats himself.
The instrumental Unearthed is Jimi Hendrix for zombies, channeled into an unrelenting repetition of smoldering riffs (Orthrelm ante litteram).
The pure psychological tension of The Descent (cascading feedback until exhaustion) and Face After The Shot (cascading fusion-style riffs until a creepy piano coda) quickly assumes the leading role in the tragedy.
Austin throws in an impressive array of experimental structures that contribute
to reconstruct the horror atmospheres:
the Middle-Eastern music for radio interference of Distortion Of Nature,
the possessed vocals, chaotic dissonances (evoking multitudes of cannibal insects) and pastoral piano figures Butterflies (one of the band's standouts),
the infernal march of The Ivory Of Self-Hate for voices, drums and violin,
etc.
The sprawling scope of this work finds room
for the eerie piano ballad Death Requiem, reminiscent of Art Bears'
progressive-rock, as well as the
hardcore mayhem of the seven-minute Invincible (that slowly decays into
prog-rock angst) and the eight-minute screaming, bombasting psychodrama of
Sadness Will Prevail (with a coda of electronically manipulated screams).
By the time the first disc is over, one realizes that the sinister, agonizing metal of
Christianized Magick, woven around the soliloquy of a street bum,
and of The Nailing, the most Black Sabbath-ian track,
only plays the marginal role of a business card, that of a recognizable feature
of the band, while the message is elsewhere.
The schizophreny worsens on the second disc, that casually alternates the
six-minute panzer crescendo of Myriad
and the pseudo-Japanese classical music Your Life Is Over,
the instrumental six-minute Black Sabbath-ian bacchanal Control The Media
and the spectral a-cappella chant of Vivicide,
the King Crimson-style pomp of Times Of Pain
and the piano and triangles interlude of Friend
the macabre Amon Duul II-style dance of
I Live To See You Smile
and the neo-classical sonata Sadness Will Prevail Theme 1 (with a lengthy coda of deconstructed field recordings).
The centerpiece of the second disc is the 23-minute juggernaut Never Answer The Phone, that opens with six minutes of spoken-word art but then launches
into an instrumental galloping fantasia that is "the" sound of fear (besides
being the post-metal equivalent of a Bach fugue).
With this album Today Is The Day learned how to use repetition as a weapon,
the lesson of the "minimalist" avantgarde of the 1960s. At the same time,
Austin's electronic and digital manipulations added yet another dimension to
a sound that had been growing in all directions.
Kiss The Pig (Relapse, 2004) is another terrifying vision by
Steve Austin and his helpers, although not as ambitious as the previous one.
This much shorter and straightforward work
actually sounds like an attempt to reconnect with their roots.
Steve Austin's guitar claws are brutal, the beat of Mike Rosswag's drums is
epileptic, Austin's lyrics full of hate, Chris Debari's bass earth-shaking.
The whole approaches the effect of a blast furnace, oscillating between
the hardcore frenzy of Why They Hate Us
and the
metal pomp of This Machine Kills Fascists and Don't Tread on Hope
The incoherent structures of Kiss The Pig and Platinum Pussy betray agony and despair.
The angst is so intense that is reduced to a simple screaming in Outland.
Alas, the longest piece, Birthright, is a bit too melodramatic for its
own sake.
Overall, the album is vastly inferior to the previous ones. It was a pointless
detour.
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(Translation by Cinzia Russi/ Tradotto da Cinzia Russi)
Austin si e’ trasferito in Massachussetts ed ha ingaggiato un nuovo
batterista (Bran Dailor) e un nuovo bassista (Bill Kelliher) entrambi dai
Lethargy; e deve anche aver cominciato ad ascoltare i suoi nastri con i
Napalm Death perche' i nuovi Today Is The Day hanno ben poco del vecchio
gruppo In The Eyes Of God (Relapse 1999) appare scioccante, persino
per chi, come Austin, e’ riuscito a stupire sia il pubblico che la critica
con ogni singolo nuovo album. L’album contiene venti pezzi brevi di
grindcore extra-carico e testi ispirati a sette religiose. Dopo aver
decollato con il demente arresto cardiaco di In The Eyes Of God, i
Today Is The Day sbandano attraverso le macabre visioni e gli urli atroci di
Spotting A Unicorn e . Austin sputa
insulti e oscenita’ con un odio viscerale mentre la batteria martella senza
pieta’ e il basso sforna uno strato di rumore minaccioso. Rinventare l’heavy
metal non e’ poi cosi’ semplice: l’agonizzante Going To Hell
esordisce con un soprano medievale e un coro monastico; Argali prende
in prestito il lento di Black Sabbath, il grinding groove e il riffing
maestoso di King Crimson. Nemmeno l’Inferno potrebbe essere piu’ nero di
cosi’.
(Translation by/ Tradotto da Stefano Villa)
Il doppio monolito diabolico Sadness Will Prevail (Relapse, 2002) Š pieno zeppo di riffs devastanti, voci terrificanti ed elettronica soprannaturale, a tal punto che sguinzaglia una furia in grado di rivaleggiare con i loro classici lavori. Pi— di ogni altra precedente versione della band, questo trio (Steve Austin alla chitarra, voce, samples e piano, Marshall Kilpatric alla batteria e Chris Debari al basso) costituisce un corpo in simbiosi, nonostante i membri siano probabilmente meno virtuosi rispetto ai loro precedecessori. Dopo il cerimoniale d' apertura in una cadenza stoner marziale, Maggots And Riots, la letale accusa ed il miasma di Criminal (introdotta dal suono di un modem) scavano a fondo dentro la riserva di ferocia del trio. Tuttavia, Austin si ripete raramente. La strumentale Unearthed Š una sorta di Jimi Hendrix per zombie, incanalata all'interno di una riproduzione inesorabile di riffs intensi (Orthrelm ante litteram). La vera tensione psicologica che si respira in The Descent (cascata di feedback fino all' esaurimento) e in Face After The Shot (cascata di riffs stile fusion con coda finale di piano da brividi) assume velocemente il ruolo principale nella tragedia.
Austin si lancia in un' impressionante schiera di strutture sperimentali che contribuiscono alla ricostruzione dell' atmosfera horror: abbiamo la musica medio-orientale per interferenze radio di Distortion Of Nature, le parti vocali possedute, le caotiche dissonanze (evocanti moltitudini di insetti cannibali), le pastorali figure di piano in Butteflies (uno dei picchi del gruppo), la marcia infernale per voci di The Ivory Of Self-Hate, le percussioni, i violini etc.
Il proposito scomposto di questo lavoro trova anche spazio per Death Requiem, ballata pianistica dal carettere minacccioso reminescente del progressive rock degli Art Bears, cosŤ come per la mutilazione hardcore nei sette minuti di Invincible (che pian piano si affievolisce in rabbia prog-rock) e otto minuti di grida disperate nel magniloquente psicodramma Sadness Will Prevail (finale di urla manipolate elettronicamente).
Nel momento in cui il primo disco Š terminato, si realizza che il sinistro, agonizzante metal di Christianized Magick Š stato tessuto intorno al soliloquio di un vagabondo, e The Nailing, la traccia che ricorda pi— da vicino i Black Sabbath, gioca solamente il ruolo marginale di un biglietto da visita - riconoscibile aspetto della band - mentre il messaggio sta da un' altra parte.
La schizofrenia tende ad aggravarsi nel secondo disco, che casualmente alterna il crescendo panzer in sei minuti di Myriad, la musica classica pseudo giapponese di Your Life Is Over, i sei minuti strumentali di Control The Media (baccanale alla Black Sabbath), lo spettrale canto a cappella di Vivicide, l'epicit… dei King Crimson in Times Of Pain e l'interludio per piano e triangoli di Friend. Senza dimenticare la danza macabra di I Live To See You Smile, che riprende gli Amon Duul II,
e la sonata neo-classica Sadness Will Prevail Theme 1 (formata attraverso una lunga coda di registrazione su campo ambientale).
Il momento saliente del secondo disco si concentra nei ventitrŠ minuti della macchina sonora Never Answer The Phone, che si apre con sei minuti di spoken-word per poi lasciarsi andare in una fantasia strumentale galoppante, all' insegna del suono della paura
(l'equivalente post-metal di una Fuga di Bach).
Con questo album i Today Is The Day hanno imparato ad utilizzare la ripetizione come un' arma, accostandosi alla lezione dell' avanguardia minimalista negli anni '60. Allo stesso tempo, la manipolazione elettronica e digitale operata da Steve Austin ha aggiunto un' ulteriore dimensione ad un suono che si stava gi… espandendo in ogni direzione.
Kiss The Pig (Relapse, 2004) rappresenta un' altra terrificante visione di Steve Austin e dei suoi collaboratori, sebbene non possa definirsi ambiziosa come la precedente.
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