Type O Negative in New York achieved the most shocking fusion of metal, industrial and gothic languages. With vocalist Peter "Steele" Ratajczyck convincingly impersonating a psychopath who uttered nihilist, racist, sexist, fascist invectives, keyboardist Josh Silver molding grandiose sonic architectures, and guitarist Kenny Hickey highlighting the turpitude of the stories with excoriating noises, the terrifying vision of Slow Deep And Hard (1991) acquired a metaphysical dimension besides and beyond its hyper-realistic overtones, bridging the philosophical themes of sex and death the way a black mass would do. Moral ambiguity translated into musical ambiguity, as anthemic choruses wavered like funereal dirges, epic riffs shrieked like agonizing spasms in the struggle for survival, and homicidal fantasies peaked with evil apotheosis. Contrasts and juxtapositions blurred the difference between hell and paradise. Each song was structured as a sequence of movements, each movement arranged in a different fashion, and the sequence leading to unrelenting suspense. They sounded like Wagnerian mini-symphonies composed in Dante's Inferno and supercharged with fear and despair. The apocalypse subsided on Bloody Kisses (1993), a more sincere fresco of urban violence.
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I Type O Negative sono stati per tutti gli anni '90 uno dei fari della
musica rock che confina con heavy metal, industriale e gotico.
In quel piccolo inferno il complesso ha scolpito alcune delle pagine
piu` drammatiche e allucinanti della storia del rock.
Il nichilismo e l'efferatezza delle loro canzoni hanno pochi eguali.
I Type O Negative sono profeti del vuoto morale, per i quali il Paradiso
dovrebbe semplicemente essere una Auschwitz senza la scritta "Arbeit Mach Frei".
Peter Steele (all'anagrafe Ratajczyck) batteva gia` i locali
malfamati di New York a meta` degli anni '80 quando cantava in un complesso
di thrash-metal denominato Carnivore.
I brani dell'album Carnivore (Roadrunner, 1986)
costituiscono un murale abbacinante della societa` dopo l'Apocalisse, una
sorta di "Alien" musicale. Dopo un altro disco, Retaliation (1987), con
il nuovo chitarrista Marc Piovanetti, il gruppo si sciolse.
Steele, suicida
recidivo ed ex poliziotto, formo` allora i Type O Negative con Kenny Hickey alla
chitarra e Sal Abruscato alla batteria (il cantante stesso al basso).
Steele era gia` famoso per i suoi testi
razzisti, fascisti e maschilisti; ma i Type O Negative dovettero il loro rapido
successo nell'ambiente alternativo anche al quarto membro, Josh Silver, al cui
lavoro smaliziato alle tastiere era dovuto gran parte del melodramma.
L'album Slow Deep And Hard (Roadrunner, 1991) e` uno dei capolavori
dell'heavy metal e della musica rock tutta,
e` uno spaccato terribile (e talvolta funereo) di spaventose nevrosi urbane.
Il loro connubio di death-metal, musica industriale e hardcore viene
infatti messo al servizio di un museo di patologie criminali che sottendono
le perversioni latenti in ogni cervello frustrato. Le grida bestiali (piu` che
"le canzoni") di Steele in quel caos dissoluto di suoni assumono una valenza
epica: e` epica la lotta per la sopravvivenza (morale e materiale) compiuta da
ognuno di quei cervelli tutti i giorni.
Il disco e` suddiviso in sei lunghe composizioni, ciascuna delle quali e`
a sua volta composta di diversi movimenti. Unsuccessfully Coping With The
Natural Beauty Of Infidelity comprende una breve introduzione di speedmetal
su testo dotto (Anorganic Transmutogenesis), che poi si stempera
all'improvviso in un'atmosfera quasi paradisiaca; ha inizio Coitus
Interruptus, le cui parti di cantato sono semplicemente un uomo e una donna che
hanno l'orgasmo; le parti strumentali accompagnano con adeguate apoteosi, in
particolare una chitarra acustica e l'elettronica; e` proprio
l'elettronica a impostare poi la tonalita` trionfale di I Know You're Fucking
Someone Else, che, se fosse cantata in un registro umano (invece che essere
gridata in maniera bestiale), potrebbe essere un hit di synth-pop; e che poi
riprende con la stessa melodia ma un arrangiamento da rave-up degli anni
'60, con tanto di coro, crescendo isterico, riff di organo e assolo di
chitarra.
L'ouverture di Der Untermensch e` un brano strumentale che accumula
semplicemente suoni sgradevoli e rimbombanti (per lo piu` elettronici) e
"tira la volata" all'hardcore di Socioparasite, una delle loro tipiche
arringhe nazifasciste; un altro incubo strumentale introduce Waste Of Life,
secondo pannello dell'affresco dei reietti, che infatti riprende subito le
cadenze scapestrate, ma questa volta sottolineate da una linea melodica di
synth, come per inquadrare lo squallore di quelle vite dalla prospettiva
disperata della condizione umana; il brano si chiude su cadenze industriali
e in un clima plumbeo. Non c'e` compassione, soltanto
contemplazione delle miserie umane.
Sono mini-sinfonie cariche di paura, che non esitano a confrontarsi con i
temi piu` turpi e raccapriccianti.
Nel bel mezzo di Xero Tolerance viene intonata una messa per organo e
Steele declama "and now you die": la musica descrive l'assassinio dal punto
di vista della mente malata di vendetta dello psicopatico, descrive la sua
efferata gioia nel vedere la vittima spegnersi sotto i suoi occhi.
Subito dopo il brano si lancia in un pow-wow tribale a velocita` supersonica,
in un tripudio macabro di impulsi omicidi, mentre Steele racconta
come aveva meticolosamente preparato il crimine.
Dalla morte al sesso: Prelude To Agony, aperto da frasi marziali che creano
una suspense da thriller, e` invece il resoconto di una violenza sessuale, ma
trasformato in un cerimoniale di auto-adorazione dell'atto di stupro, con Steele
che gode delle urla della vittima mentre la violenta con un martello pneumatico
e mentre un coro funebre di monaci (campane e vento in sottofondo) conferisce
all'evento un valore sacro. La messinscena sonora e` talmente efficace che il
brano, quest'orgia di pulsioni sessuali e di misoginia acuta, mette a disagio
quasi come se fosse un documentario dettagliato di quella scena terribile.
Ancora il coro di monaci (e passi incatenati di dannati) conduce lo strumentale
Glass Walls Of Limbo, forse il piu` tetro della storia della musica rock, che
corona la loro ricerca di una tecnica barbara e sinistra fino al parossismo.
Il sabba selvaggio di Gravitational Constant muta lentamente in un requiem
per il protagonista, ovviamente (a questo punto) condannato al suicidio:
"suicide is self expression".
Le sonorita` dell'album sono sempre dense e tragiche, non concedono tregua.
Pervaso da un "wagnerismo" post-industriale alla Foetus, che si sposa
alla retorica ultrapunk, deragliato da un'esplosione incontrollata di
squilibri psichiatrici, Slow Deep And Hard compie un viaggio sub-dantesco
a piu` livelli: dentro l'inferno della mente alienata, dentro l'inferno della
societa` post-industriale e dentro l'inferno della condizione umana. Non
riemerge da nessuno dei tre; si trova a suo agio in tutti e tre. Proclama
l'inferno paradiso, proclama se stesso santo, proclama i propri crimini
sacramenti.
I titoli altisonanti dei brani (che non hanno nulla a che vedere con i temi
dei testi e si riferiscono per lo piu` a fenomeni fanta-scientifici) aggiungono
un'ulteriore incognita tanto all'esegesi critica quanto alla terapia
psichiatrica. Forse la liturgia del perverso officiata da Steele sotto forma di
un beffardo Grand Guignol alla "Rocky Horror" sottende innanzitutto una ricerca
della divinita`.
Anche Freud avrebbe perso la bussola in questo dedalo di aberrazioni e
turpitudini.
Quintessenza dell'odio che regna sovrano nei quartieri piu` degradati delle
metropoli, il rock dei Type O Negative si alimenta degli incubi diurni e
quotidiani del popolo di reietti che sciama fra le rovine della metropoli
post-nucleare; assorbe e riflette la loro mostruosita`, la mostruosita` delle
loro fantasie omicide; il loro paradosso di esistere ancora, nonostante
l'Apocalisse, nonostante se stessi.
Bloody Kisses (Roadrunner, 1993) segna gia` un
ripiegamento verso le sonorita` dell'hardrock "progressivo"
lontano dai climi maniacali, follemente omicidi, del primo album.
La blasfema Christian Woman e la vampiresca Black No 1
(i due singoli di successo)
indulgono nella solita iconografia porno-satanica
all'insegna di un melodismo da collegiali.
La struttura delle canzoni in "movimenti" diversi, ciascuno caratterizzato
da un diverso stile di arrangiamento (heavymetal, acustico, industriale e cosi`
via) ha sempre il suo effetto drammatico, ma forse non e` sfruttata al massimo.
Il disco consegna anche il
manifesto politico di We Hate Everyone, in cui il gruppo giura odio eterno
a tutte le ideologie ("we hate everyone/ we don't care what you think").
Il lungo delirio di pulsioni di morte di Bloody Kisses, fra organi e campane
e i soliti effetti "wagneriani",
e` pero` un altro squarcio di violenza urbana dovuto a una banda di pervertiti
psicopatici questa volta sinceramente disperati.
Proprio su una nota di impotenza e fallimento si chiude il disco, con quella
Can't Lose You che e` un lento vortice raga-psichedelico.
Rispetto all'opera precedente Bloody Kisses sembra suonato al ralenti`, come
per gustare fino in fondo la qualita` macabra di ciascun accordo.
October Rust (Roadrunner, 1996) riduce di molto la violenza della loro musica.
Non solo il sound e` ridimensionato ai livelli di un mite hard-rock da salotto
(Green Man) o di un dark punk sentimentale alla Cure (Love You to Death),
ma tutti gli arrangiamenti e lo stesso canto di Steele hanno trovato una misura
piu` adulta e seria, a tratti ambientale e a tratti persino folk. L'atmosfera e`
infinitamente meno cupa che nei lavori precedenti. All'incrocio fra il
synth-pop melodrammatico e i Sisters Of Mercy nasce persino un nuovo genere
commerciale, quello di Be My Druidess e soprattutto
My Girlfriend's Girlfriend, le canzoni piu` orecchiabili della raccolta.
Le estenuanti trenodie del male di Burnt Flowers Fallen e
In Praise of Bacchus si svenano in un jamming psichedelico
alla Stone Roses, ricco di eventi sonori e di timbriche affascinanti, ma
privo di reali contenuti e di sviluppo drammatico, con un effetto che e` piu`
ipnotico che terrificante.
I momenti piu` simili agli epici e apocalittici incubi del passato
sono le armonie di Red Water e Wolf Moon, a meta` strada
fra il gospel sinfonico degli ultimi Pink Floyd e il gotico classicheggiante
di Lycia.
Alcuni brani mancano semplicemente di buone idee e quasi tutti si prolungano
senza ragione. La classe e l'esperienza
consentono comunque all'elettronica di Josh Silver e alla chitarra di Kenny
Hickey di riempire i vuoti dell'ispirazione
La messa di dieci minuti di Haunted e` un collage di trucchi del mestiere.
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After the obvious flirt with melodic hard-rock of the previous album,
World Coming Down (Roadrunner, 1999) returns to the
epic-anarchic feeling of the first album with
White Slavery and Everything Dies, albeit with mixed results.
The latter's electrifying opening (Hendrix-ian glissando, paroxysmal growling)
is a little wasted given the subdued whining that follows.
On the former, Steele barks to the moon over super-heavy Black Sabbath-ian
riffs and sinister liturgic organ, although the old TON's format of the
horror suite is dangerously approaching the classic format of the power-ballad.
The stately Who Will Save The Sane is perhaps the most obvious
concession to the stereotypes of grunge, despite relentless drumming and
vocal distortions that recall early Grateful Dead.
Creepy Green Light (catchy organ refrain and lilting guitar progressions)
and Pyretta Blaze (the TON going Brit-pop?) are a little too "light"
for their past standards.
No matter how emphatic and catastrophic, this is also a very personal album,
and to some extent even autobiographic, displaying sincere pain and fear
after so many years of posturing. However, the melodrama is tempered by
an impenitent, devilish attitude, as when in
Everyone I Love Is Dead Steele turns upside down Joan Jett's old
adage: "I love myself for hating you".
This "maudit" approach to their favorite themes of death, drugs and lust
culminates in the closing, blasphemous prayer of All Hallows Eve.
Sonically speaking, this translates into complex but not violent structures,
into dynamics that support psychological introspection.
The 11-minute World Coming Down is first-order prog-metal, easy on
the rhythm and the vocals (in a sense, "anti-metal"), but replete with
tempo shifts, surging melodies, chanting monks and heavy droning riffs.
Its narrative (or, better, confession) is laid down in a bed of thick
elegant sound. The fractures that are typical of heavy-metal are smoothed
out in a manner not too different from shoegazers' trance.
Flawlessly produced and sequenced
(short instrumental interludes take advantage of modern recording techniques
to disorient the listener between one song and the other),
the album promises more than it delivers.
Life Is Killing Me (Roadrunner, 2003) stands like a summary of the
diverse styles experimented throughout their career.
It has the same power of their early years, but less genius.
It has the catchy and furious I Don't Wanna Be, the usual dose of
anger and angst (Life Is Killing Me, Anesthesia,,
Less Than Zero), the ballad The Dream Is Dead, the
dark-punk vehemence of I Like Goils, the
anthemic If You Don't Kill Me I'm Going To Have To Kill You,
the instrumental Thir13teen. They all boast impeccable performances.
But the band does not deviate a bit from the beaten territory.
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(Translation by/ Tradotto da Marco Spagnuolo)
Dopo l'ovvio accostamento ad un Hard/Rock più melodico per l'album October Rust,
World Coming Down (Roadrunner, 1999) ricongiunge i TON a sentimenti, o meglio, alle aspirazioni epiche ed anarchiche di "Slow, Deep And Hard" grazie a brani come White Slavery and Everything Dies, sebbene con risultati avvolte confusi.
L'apertura elettrizzante in seconda battuta (Hendrix-ian glissando, con un ringhiare parossistico) sa un pò di rifiuto(riciclato) considerando il piagnuccolare di sottomissione che segue.In precedenza Steele "abbaia alla luna" con riff che che ricordano il super heavy dei Black Sabbath e un sinistro organo liturgico, sebbene
il vecchio formato composto da suite horror dei primi TON si sta avvicinando pericolosamente al formato classico del power/ballad. La grandiosa Who Will Save The Sane è forse la più ovvia concessione agli stereotipi del grunge, malgrado l'implacabile batteria e le distorsioni vocali che richiamano i primi Grateful Dead Creepy Green Light (ritornello d'organo accattivante e preogressioni di chitarra ritmate) e Pyretta Blaze (i TON verso il Brit-pop?) sono troppo "luminose" per i loro standard del passato.World Coming Down non è solo un mix di elementi enfatici e catastrofici , è un album anche molto personale, che tende ad essere anche autobiografico, mostrando dolore e paura sincera dopo molti anni di soli atteggiamenti.
Comunque , il melodrama e temperato da una attitudine incorreggibile e infernale, come quando in Everyone I Love Is Dead "Lord Petrus Steele" rispolvera un vecchio proverbio di Joan Jett : "I love myself for hating you". Questo "maudit" approccia ai lor temi preferiti di tempo, droghe e lussuria che culmina nella parte finale con la preghiera blasfema di All Hallows Eve.
Musicalmente parlando questo si traduce in una struttura complessa ma non violenta,
in dinamiche che su ciò si traduce in una struttura complessa ma non violenta ,in dinamiche che supportano l'introspezione psicologica. Gli 11 minuti di World Coming Down è un prog/metal di primo ordine, con ritmo e voci ( in senso "antimetal), ma con una serie di espedienti cadenzati, melodie impetuose, monaci che intonano canti liturgici e riff di potenti droni.
La sua narrazione ( o meglio confessione ) e posta su letto fatto di un suono elegante e cupo. Le fratture che sono tiche dell'heavy metal sono levigate in un modo non troppo differente dai shoegazers.
Prodotto e sequenziato senza la minima imperfezione (adoperando brevi spezzoni strumentale grazie all'utilizzo delle moderne tecniche di registrazione per disorientare l'ascoltatore tra una canzone e l'altra), l'abum promette più di quello che offre all'ascolto.
Life Is Killing Me (Roadrunner, 2003) rappresenta una sintesi di tutti i diversi stili
sperimentati dai TON durante la loro carriera. quest'album ha la stessa potenza degli anni precedenti , ma è meno genuina.
Esso contiene l'accattivante e furiosa I Don't Wanna Be, la solita dose di rabbia e violenza (Life Is Killing Me, Anesthesia,, Less Than Zero), la ballata The Dream Is Dead, e la vehemenza dark/punk di I Like Goils con gli inneggianti versi If You Don't Kill Me I'm Going To Have To Kill You, la strumentale Thir13teen.
Sono tutte performances impeccabili.Ma i TON non si discostano molto da un ambito
già fortemente battuto.
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Dead Again (2007)
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(Translation by/ Tradotto da xxx)
Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami
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