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Paul Westerberg e` stato forse la voce piu` importante del rock degli anni '80,
l'equivalente di cio` che era stato Bob Dylan negli anni '60.
Le canzoni dei suoi Replacements avevano catturato lo spirito dell'epoca e
galvanizzato un'intera generazione.
Dopo lo scioglimento dei Replacements,
il primo album solista di Paul Westerberg, 14 Songs (Sire, 1993),
e' un concentrato di tutte le nevrosi liriche e musicali del
personaggio, ma musicalmente e' un'altra cocente delusione. Buona parte
dell'album e' fuori misura: le sue intense liriche sono strillate da un
ossesso che si e' circondato da una banda di cowboy.
Si comincia con un honkytonk esagitato (Knockin On Mine) e si finisce
con un powerpop assordante (Down Love),
passando per un boogie sudista sguaiato
(Something Is Me) con i riff brucianti di chitarra in primo piano.
A tratti sembra che Westerberg rifaccia il verso a Bob Seger
(Silver Naked Ladies, boogie pianistico e urlo da roco shouter)
e a Bruce Springsteen (World Class Fad, il primo singolo).
L'unico momento in cui Westerberg si ferma a riflettere e' la ballata
romantica Runaway Wind,
ma sembra che si ispiri ai Soul Asylum, i migliori dei suoi allievi.
Westerberg ha anche scritto Backlash per Joan Jett nel 1991 e
We Are The Normal per i Goo Goo Dolls nel 1993, forse il
suo pezzo migliore degli ultimi cinque anni. In una colonna sonora
del 1995 interpreta Let's Do It di nuovo con Jett.
Sono soltanto tre le canzoni che salvano Eventually (Reprise, 1996)
dal naufragio totale: These Are The Days, una ballata agrodolce,
Good Day, malinconica romanza pianistica,
e Ain't Got Me, il brano piu` orecchiabile.
Century prende a prestito Ballroom Blitz degli Sweet,
Mama Daddy Did ricorda Little Mascara e
You've Had It With You copia pedestremente Down Love del suo
primo album.
Questo e` comunque un disco del piu` classico rock and roll.
Abbandonate le velleita` punk, Westerberg ha accettato di
inchinarsi ai tanti Petty, Mellencamp e Springsteen che battono, onesti
cuori puri, le praterie e le periferie dell'America.
Proprio quando tutti lo davano per spacciato, Westerberg si rinnova e riscatta.
Suicaine Gratifaction (Capitol, 1999) presenta un artista
infinitamente maturato. L'album e` ancor piu` autobiografico del solito.
E` arrangiato in maniera diretta, come si addice ai classici, e risuona infatti
dei tanti classici che hanno formato il musicista e l'uomo Westerberg,
soprattutto di Bob Dylan: It's A Wonderful Lie,
Best Thing That Never Happene e Tears Rolling Up Our Sleeves.
Lookin' Out Forever sfodera il rock and roll epico e patetico
in cui eccelle da sempre, figlio di Neil Young; cosi` anche il
boogie elettrico di Final Hurrah.
Si odono echi di Tom Petty nella lunga e lamentosa Fugitive Kind, e
persino di Cat Stevens nella tenera serenata di Born For Me.
Segno e simbolo della ritrovata pace con se stesso e` una ballata semplice come
Whatever Makes You Happy.
Come sempre, Westerberg apre il proprio animo in romanze pianistiche tanto
spartane quanto palpitanti:
Self-Defense e Bookmark.
Era dai tempi di Pleased To Tell Me che Westerberg non scriveva canzoni
cosi`.
L'autore di Customer, Johnny's Gonna Die, Kids Don't Follow,
Treatment Bound, Willpower, Within Your Reach,
I Will Dare, Unsatisfied, Answering Machine,
Bastards Of Young, Here Comes A Regular, Left Of The Dial,
I.O.U., Nightclub Jitters, I Don't Know,
sembra attraversare una crisi artistica pressoche' senza precedenti.
Il suo repentino e inopinato declino rimarra' uno dei grandi misteri della
storia del rock.
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