Windy & Carl
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions )
Portal, 7/10
Drawing Of Sound, 8/10
Dragonfly, 6/10
Antarctica, 6.5/10
Depths, 7/10
Consciousness , 6/10
The Dream House (2005), 6.5/10
Songs For The Broken Hearted (2008) , 5/10
We Will Always Be (2012), 6/10
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Windy & Carl was the project of Detroit's guitarist Carl Hultgren and vocalist/guitarist Windy Weber. Portal (1994) indulged in the angelic hypnosis of the shoegazers, but the drifting nebulae of Drawing Of Sound (1996) created friendly soundscapes for vocals to roam, despite the monumental spires of guitar distortion and the absence of rhythm. By demoting the guitars to the background and promoting the electronic keyboards to the forefront, the three lengthy tracks of Antarctica (1997) veered towards German "kosmische musik" of the 1970s. The organic and fibrillating Depths (1998) developed that idea into a full-fledged marriage of heaven (the cosmic drones) and hell (the menacing density of the sound).
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Carl Hultgren (da Detroit, Michigan) inizio` nel 1993 a inseguire la trama di gruppi ultra-psichedelici come Spacemen 3 e Flying Saucer Attack. In breve capi` che il segreto stava nel produrre suoni fantagalattici con la sua chitarra elettrica e attorno a questa intuizione costrui` il sound del suo gruppo. A Windy Webber affido` il basso e le (rare) parti canore. Nel 1994 i loro due compagni li lasciarono per andare a formare i Fuxa e il duo si battezzo` semplicemente Windy & Carl.

La cassetta di Portal, autoprodotta nel 1994, viene ristampata su CD con l'aggiunta di tre (lunghi) brani su Portal (Ba Da Bing, 1995). Il mix ha fatto in modo che ogni brano sfumi nel successivo senza discontinuita`. La musica, ipnotica e onirica, deve molto al rock psichedelico degli anni Sessanta e qualcosa al rock tedesco degli anni Settanta.
Preparation ha qualcosa della suspence di Astronomy Domine (Pink Floyd), ma senza mai librarsi in volo lisergico. I feedback si avvitano su se stessi, scanditi da un battito inquietante di chitarra acustica. Ode To Spaceman ha l'intensita` e il passo maestoso di un inno religioso, sospinto questa volta dalle volute spaziali del sintetizzatore, qualcosa a meta` strada fra l'Hosianna Mantra dei Popol Vuh e il teatro elettronico di Laurie Anderson. Firebursts colpisce per il modo in cui la pirotecnica di suoni chitarristici acuti (al limite dei piu` spregiudicati glissando di Hendrix) armonizza in maniera quasi celestiale.
Sound Ignition accentua la cacofonia, trasformando le poesie dei brani precedenti in zolle di disturbi amplificati, terribile colonna sonora della civilta` urbana. Hultgren fa cosi` irruzione nella musica d'avanguardia.
Il tumulto si attenua in Approach/ Descend, ridotto a turbolenza di sottofondo, a magma in ebollizione sul fondo del cratere, mentre Webber prende a declamare con il tono dolce di un Donovan al femminile. In Exploration le chitarre si perdono in vaneggiamenti extra-galattici, in tintinnii che sanno di "om", di nuovo con un afflato quasi new age. Forse per la presenza delle percussioni, Gravital Loft sembra un ritorno a una dimensione piu` umana, quasi etnica.
I quattordici minuti di Glowing, con le sue bordate oceaniche che si innalzano in spire monumentali di feedback, e i dodici di Through The Portal, con il suo calmo sciaquio che si placa in echi soprannaturali, coronano questo lungo, estenuante viaggio al tempo stesso cosmico e psicologico.
Nel frattempo sono usciti i singoli Instrumentals (Burnt Hair, 1994), Water Song/ Dragonfly (Blue Flea, 1994) e Emerald (Enraptured, 1995), sui quali la loro trance quasi mistica risalta ancor meglio.

Su Drawing Of Sound (Icon, 1996), contenente soltanto cinque brani, il duo mette a fuoco la propria arte di trance per chitarre iper-distorte. Hultgren ha grandiosamente raffinato la sua tecnica alla chitarra e ha giudiziosamente imparato a costruire delicati arrangiamenti di elettronica. Il sound e` ancor piu` morbido e subliminale. Su You (l'unico brano breve) l'arrangiamento e` un lungo drone in lieve crescendo.
Awhile (dieci minuti), con il suo torpore allucinogeno di riverberi smussati e il suo finale di minacciose nuvole elettroniche, e` emblematica del loro modo di concepire la canzone come una deriva di melodie lontane, come un eco confuso e appannato di una canzone, cantata milioni d'anni fa su una galassia distante milioni d'anni luce. Le loro non sono canzoni, sono radiazioni cosmiche di fondo. Webber si limita a socchiudere le labbra, facendosi cullare dai timbri ultraterreni della chitarra. Le sue parole durano pochi secondi. Prima e dopo, la voce umana e` silente, regnano sovrane le sensazioni.
I rintocchi che sospingono la fragile zattera armonica di Whisper (gli undici minuti di chiusura) conferiscono al disco un senso epico e patetico, come se uno struggente messaggio universale fosse stato inghiottito da un immane buco nero. Windy & Carl recuperano il senso della canzone rock, ma apportandovi il climax disperatamente eroico del disco precedente. Stanno ai Mazzy Star come i primi Pink Floyd ai Beatles di Sgt Pepper.
Lighthouse (nove minuti) travolge anche quell'argine e scatena uno dei loro maelstrom piu` spettacolari: l'arrangiamento e` levigato e maestoso fino al barocco, il ritmo e` rallentato fino alla narcosi, il canto e` bisbigliato nel registro arcaico di Nico. L'atmosfera epica e le distorsioni di viola danno l'impressione di un'allucinazione dei Velvet Underground al rallentatore.
Lo strumentale Venice (otto minuti) e` uno dei picchi "ambientali" della loro carriera, un fitto tintinnio di accordi su un fastidioso ronzio di sottofondo.
In parallelo e` stata stampata la cassetta Dragonfly (Blue Flea, 1996), contenente cinque lunghe jam dal vivo.

On the three lengthy tracks that form Antarctica (Darla, 1997) Windy & Carl took inspiration from German "kosmische musik" of the 1970s. Demoting the guitars to the background and promoting the electronic keyboards, the duo weaves thin, ethereal, slowly fluctuating texturess.
The 22-minute title-track is the perfect soundtrack for a sea documentary, soothing melodies refracted and dilated with a technique that is not too different from Terry Riley's classic Persian Surgery Dervishes, just a lot slower. After ten minutes, the piece enters a state of frantic resonance and then slowly fades away.
Traveling crowds space with warm harmonics and the effect is even more "cosmic". From the floating debris of sound, a melody materializes in the fog, but then gets stretched in all directions by galactic drifts.
Sunrise is a humbler piece, the intense strumming of the guitars creating the feeling of a hymn or prayer worthy of Popol Vuh's Hosianna Mantra.
Con Antarctica (Darla, 1997) Windy & Carl si convertono alla "kosmische musik" degli anni '70. Questo disco lascia in secondo piano le chitarre e punta soprattutto sulle tastiere elettroniche. La title-track dura ventidue minuti. Traveling e Sunrise si fermano a una decina.
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Il duo del Michigan, consacrato dagli ottimi Portal (Ba Da Bing, 1995) e Drawing Of Sound (Icon, 1996) fra i classici della musica da trance per chitarra ed elettronica, approda a Depths (Kranky, 1998), un album di settanta minuti che vorrebbe esprimere le loro massime ambizioni. Detto che il fatto saliente e` la lunghezza dei brani, e non la svolta stilistica a cui aveva alluso l'Antarctica (Darla, 1997) dell'anno prima, cio` che viene talvolta a mancare e` quel qualcosa di indefinibile che trasforma la monotonia in spettacolo. Hultgren e Webber (adesso co-responsabili della musica e delle parti chitarristiche) hanno certamente profuso forze e pensieri nella composizione e registrazione di questi ammassi organici di rumori chitarristici (mai cosi` fitti e formicolanti), ma hanno forse dimenticato di lasciare qualche traccia per l'ascoltatore circa il significato del tutto e di ciascun brano. Si procede alla cieca in questa selva di feedback lancinanti e di distorsioni da capogiro. Si capisce il suo desiderio di stordire e di stupire facendo musica di tanto caos, ma al di la` delle acrobazie armoniche rimane ben poco. Cosi` Sirens incute rispetto per il mago del suono, ma non fa altro che erigere pareti su pareti dello stesso suono.
In quasi venti minuti Depths dipinge certamente un panorama imponente e minaccioso, non soltanto per i lunghi e chiassosi droni in liberta`, come ombre in espansione di stormi di mostri rapaci, ma anche per i rintocchi spettrali di campane nascosti nel mix, e forse riscatta la monoliticita` dell'architettura con la febbrile stasi del tutto, ma non ne approfitta per articolare un minimo di dramma. Viene in mente il primo Klaus Schulze di Irrlicht, depurato delle scorie wagneriane e rivitalizzato da tonnellate di esplosivo. Il quarto d'ora di Aquatica e` ancora piu` spietato, proteso per meta` del tempo a perforare i timpani alle frequenze piu` impossibili e soltanto verso la fine prostrato in ondulazioni mantriche (ma anche queste diluite in freddi minimalismi).
Surfacing (tredici minuti) chiude il disco all'insegna invece del suono piu` naif ma anche piu` umano del primo disco. Un accordo d'organo lasciato suonare per un'eternita`, mentre la chitarra cincischia poeticamente, poi un riff che apre il salmo di Webber, e tutto sfuma nel nulla. "Hosianna mantra", come dicevano i Popol Vuh.
Gli alveari in moto continuo di Hultgren rappresentano (nel bene e nel male) il barocco di questa musica ambientale per chitarre.

An almost new age feeling has taken over Hultgren's rock symphonies. Consciousness (Kranky, 2001) is not a departure, but a natural continuation, a growing up of a creative spirit who is leveraging on all he has experimented with before. The short The Sun that opens the album is an impressionistic masterpiece: the guitar's frenetic strumming (Windy Webber on guitar) dissects a peaceful melody and bestows deeper meaning to it. Even more paradisiac is The Llama's Dream, a braid of slower tempo melodic figures. Hultgren's kind of counterpoint relies heavily on thick textures achieved by overflowing the sonic space with cascading, twitching tones and interweaving melodic patterns.
The drawback is that sometimes nothing happens: Hultgren does not play music, but merely projects a photograph. The wallpaper of Balance is a multiple refraction of the low-pitch fluttering buzz of a helicopter. The track is eight minutes of fibrillation.
Elevation, that stretches over ten minutes, is a more interesting experiment in classical minimalist. A Terry Riley-like wavering pattern shifts into a Steve Roach-like revolving galactic cloud.
Inevitably, as Windy & Carl's sound cools down and glides towards fabled edens, the compositions transpire more spirituality. The transcendental peak is Consciousness, the longest track, the most relaxed, fluid and free-form. The closing Resolution is basically a coda to Consciousness, an "om"-like instrumental prayer of languid drones that recalls Popol Vuh's Hosianna Mantra. Windy & Carl now share with Flying Saucer Attack a flair for luminous frescos and the limitation of tedious repetition. Add another fault in Hultgren's program: Webber's vocals. Regardless of their technical merit (dubious at best), the vocal parts detract from the atmosphere. They ground songs back in the tradition of rock and roll, but one hopes that this is precisely what Windy & Carl are "not" about. Luckily, Webber sings only two tracks, Consciousness and The Llama's Dream. May instead Elevation and The Sun be the future of the duo.
Un feeling quasi new age ha preso il sopravvento sulle sinfonie rock di Hultgren. Consciousness (Kranky, 2001) non costituisce peraltro un voltafaccia ma una continuazione naturale, la crescita di uno spirito creativo che sfrutta tutto cio` con cui ha sperimentato. La breve "The Sun" e` un piccolo capolavoro impressionista: vivisezionando una melodia pacifica, il frenetico strimpellio della chitarra gli conferisce un significato piu` profondo. Ancor piu` paradisiaca e` "The Llama's Dream". Il contrappunto di Hultgren fa perno su filigrane sempre piu` fitte, spesso ottenute allagando lo spazio sonoro di timbri in cascata e di figure melodiche intrecciate. Il problema e` che a volte non capita nulla: Hultgren non suona musica, si limita a proiettare una fotografia. La carta da parati di "Balance" e` una rifrazione multipla del ronzio di un elicottero: sono otto minuti di fibrillazioni. "Elevation", che allunga a dieci minuti, e` un esperimento piu` interessante perche' prende un cavallone minimalista alla Terry Riley e lo dissolve in una nuvola galattica alla Steve Roach. Invitabilmente, con il congelarsi del sound, le composizioni cominciano a trasudare spiritualita`. Il picco trascendente e` "Consciousness", la traccia piu` lunga, rilassata, fluida e free-form (e l'om strumentale di "Resolution" funge di fatto da sua coda). Windy & Carl adesso condividono con i Flying Saucer Attack due cose: un talento naturale per comporre affreschi luminosi, e il limite della ripetizione fastidiosa. In piu`, Hultgren ha un altro problema da risolvere: il canto di Webber. A prescindere dalle sue doti vocali (quantomeno dubbie), il canto rovina quasi sempre l'atmosfera. Il canto radica il sound nella tradizione del rock and roll, proprio quella da cui Hultgren tenta di districarsi. Non e` un caso che Webber canti soltanto in due canzoni. Forse "Elevation" e "The Sun" sono il vero futuro del duo.

Introspection (Blue Flea, 2002) is a triple disc of singles, EPs, compilation tracks and assorted rarities.

The EP Dedications to Flea (Brainwashed, 2005) contains two lengthy pieces (19' and 18') dedicated to their dead dog. The first part of guitar doodling is a nice simple requiem, while the second part, that uses recordings of the dog, builds up with the apocalyptic intensity of the pipe organ of a cathedral, contrasting the dog when it was alive and the sense of eternal death in an intriguing way. The effect can also be amusing (probably not the musicians' intention!).

The Dream House (Kranky, 2005) contains the two parts of The Dream House, only vaguely related to LaMonte Young's static, droning minimalism of the 1960s, as Windy & Carl's version grows in volume and density to acquire an extragalactic quality more akin to Klaus Schulze's kosmische musik, and then fades away in a gentle tinkling of bells. The shorter second part is even more romantic, revolving around a Tibetan-style melodic languor. The CD version is packaged together with Dedications to Flea.

Songs For The Broken Hearted (Kranky, 2008) was a lame collection of regular songs (with lots of singing, which never was their forte).

Instrumentals For The Broken Hearted (Blue Flea, 2009) collects unreleased instrumental versions of songs from Songs For the Broken Hearted.

Windy Weber debuted solo with I Hate People (2008).

We Will Always Be (2012) is the mere routine of two skilled veterans who can craft classic-sounding music virtually blindfolded: the hypnotic, cathartic, skeletal 19-minute Fainting in the Presence of the Lord, the tender eight-minute The Smell of Old Books and the glacial twelve-minute Looking Glass are technically redundant but physically impeccable; whereas Remember demonstrates their craft in the shorter format.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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