Yo La Tengo, the project of
Ira Kaplan and Georgia Hubley, exploited a more obvious synthesis of
classic styles. Ride The Tiger (1986) "rode"
Television's transcendent guitar trance,
the finger-picking of country music, the tremolo of psychedelic-rock,
the exuberant riffs of instrumental surf bands, and so forth.
New Wave Hot Dogs (1987) and President (1989) failed
to capitalize on that synthesis, but
May I Sing With Me (1992), their boldest sonic experiment,
coined a personal language of abstract ballads and moody textures.
Each song was an exercise in balance: balance between action and meditation,
between rebellion and fatalism, between nonchalance and poignancy.
Painful (1993) formalized the aesthetics
("shoegazing" drones and simple melodies) behind that philosophy.
Despite the lack of novel ideas, the duo could chisel impeccable songs:
the mystical feeling that permeated Electr-O-Pura (1995),
and the intricate and eclectic
I Can Hear The Heart Beating As One (1997), that casually blended
jazz, industrial, dissonant and Indian elements,
led to the
pure abstraction of And Then Nothing Turned Itself Inside Out (2000).
If English is your first language and you could translate the Italian text, please contact me.
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Gli Yo La Tengo sono uno dei complessi piu` importanti degli anni '90,
un'inesauribile sorgente di idee e una garanzia di qualita`.
Sono stati per molti versi il faro del rock alternativo, in quanto gruppo
intellettuale per eccellenza (forse la caratteristica piu` tipica del rock
degli anni '90, in contrapposizione alla musica edonista, da concerto, dei
decenni precedenti) e in quanto gruppo di sintesi, capace di coniare un
linguaggio completamente nuovo dal riciclaccio di stilemi dei decenni
precedenti.
Seppur fra alti e bassi, non hanno mai sbagliato un album e non sono mai
scesi a compromessi commerciali. Ogni loro album, anzi, e` stato un esperimento
(non sempre riuscito, ma pur sempre un esperimento). E` difficile trovare nella
loro opera una canzone che non sia un esperimento, che non dica qualcosa che
le altre canzoni non dicevano. In un certo senso l'opera degli Yo La Tengo e`
stato un intellettuale saggio su come evitare la banalita`.
Talvolta troppo smaliziato per essere davvero artista, o troppo dotto per
essere davvero istintivo, o troppo rumoroso per essere davvero violento,
Ira Kaplan scrive comunque canzoni che si ricorderanno a lungo, per il semplice
fatto che ricordano canzoni che si ricorderanno a lungo.
Kaplan e` un computer progammato per replicare lo stile di quei pochi complessi
che nessuno ha mai messo in discussione, a cominciare dai Velvet Underground.
E` un critico, e sa cosa i critici non potranno mai permettersi di criticare.
Una volta svelato, il trucco puo` mostrare dei limiti, ma rimane sempre un
trucco efficace.
Formati nel New Jersey da Ira Kaplan, cantante
influenzato dal Lou Reed piu` languido e subdolo, e da Georgia Hubley,
batterista. gli Yo La Tengo si presentarono con un
album, Ride The Tiger (Coyote, 1986),
che prendeva lo spunto dai Velvet Underground via i Television e i Feelies,
per comporre il country-rock (molto urbanizzato)
di
River Of Water,
Cone Of Silence e The Way Some People Die.
La forza di Kaplan stava piu` nelle parti strumentali
che in quelle vocali. E` li` che il suo ibrido stilistico trionfa, spingendo
le trascendenti trance chitarristiche dei Television verso nuovi aberranti
orizzonti armonici nella folle galoppata di stonature di The Evil That Men Do,
destinata a rimanere il suo capolavoro.
In ballate astratte come Forest Green le chitarre costruiscono tessiture
intricate che si ispirano liberamente al "fingerpicking" del country,
al tremolo della psichedelia, agli accordi esuberanti del surf strumentale
e pervengono a soluzioni intensamente oniriche.
L'intermezzo di Screaming Dead Balloons e`
un micro-concerto di tam-tam voodoo e sibili sinistri.
Privato del secondo chitarrista Dave Schramm,
il gruppo sembra depurare il sound delle scorie country-rock sul successivo
New Wave Hot Dogs (Coyote, 1987),
a favore di toni piu` duri e melodici.
Da un lato spiccano brani vigorosi come
il boogie frenetico di House Fall Down, il rock and roll (cullato da un
jingle-jangle ipnotico) di Clunk o quel tornado di distorsioni che e`
The Story Of Jazz, tutti stili che sembravano fuori dalla sua portata.
Dall'altro trionfa il tenero ritornello alla Syd Barrett di Did I Tell You,
e l'etereo fluttuare di Three Blocks From Groove St e No Water ricordano
le tenui calligrafie dei dipinti impressionisti.
Il chitarrismo di Kaplan e` migliorato e negli assoli piu` infuocati riesce
a fondere la nevrosi folk di Neil Young al misticismo jazz di Pharoah Sanders.
Pur continuando a galleggiare in una piccola Babele di idiomi rock, Kaplan
riesce a trovare le parole un linguaggio personale di rara efficacia.
President (Coyote, 1989)
conferma pero` la fondamentale confusione del personaggio,
ora immerso fino al collo nell'acidrock piu` onirico e ipnotico
(Barnaby Hardly Working, Drug Test). A parte
la ballata hippie-folk alla It's A Beautiful Day di Alyda, si tratta
di materiale riciclato, di cover, di brani incompiuti.
Il suo canto pigro, languido, dimesso, che continua ad echeggiare quello di
Reed, non contribuisce a tenere con il fiato sospeso l'ascoltatore.
E un'opera che contiene una cover (anzi due) di se stesso costituisce uno
dei piu` subdoli casi di culto della personalita`.
Non a caso Fakebook (Bar None, 1990) e`
soltanto una
raccolta di cover (ma con il rilassato affresco di Summer).
Tardo esponente della new wave newyorkese, Kaplan e` un Verlaine piu` rilassato
e meno nevrotico. Dopo quattro album non era ancora riuscito a forgiare un
linguaggio davvero personale, e che sia un linguaggio, non soltanto un
vocabolario di "maniere" prese a prestito dalla storia del rock. Non era
riuscito, soprattutto, a comporre un altro disco dopo il primo: tutti i
successivi erano stati dei mezzi tentativi, delle mezze idee, dei mezzi passi di
transizione. E il primo disco, a ben guardare, si avvaleva in maniera
determinante dell'apporto di Dave Schramm...
May I Sing With Me (Alias, 1992), con James McNew al basso,
e` il nuovo (vero) album.
Qui Kaplan trova infatti l'equilibrio tanto testardamente cercato
fra la violenza maniacale e la delicatezza contemplativa in cui si dibatte da
sempre la sua musica. Perde l'affettato intellettualismo, l'ostentata
nonchalance dell'erudito rock, e acquista la rabbia spontanea e l'intensita`
disperata del vero rocker proletario.
Il disco trionfa su tutti i fronti. Sul versante melodico
il meglio viene dal folkrock di Upside Down, al tempo stesso
uno dei loro brani piu` grintosi di sempre, che unisce una semplice
e felice melodia a un passo spigliato e a un efficace chiasso chitarristico.
Sono ricche di asprezze sonore anche Out The Window, che trasuda stereotipi
da garage-rock, e Some Kinda Fatigue, imbevuta di isterismo alla Television.
Il fragile soprano di Hubley e` venuto progressivamente in primo piano ed ora
complementa suggestivamente il gracchiante "recitativo" di Kaplan.
Sono affidati a lei i tre brani "dolci" della racconta, sorta di poemi tonali
da bisbigliare come ninnananne piu` che cantare:
Satellite , Always Something e Swing For Life.
Non sono neppure parenti del resto dell'opera.
Sul versante piu` selvaggio troneggia invece la tempestosa esuberanza di
Mushroom Cloud Of Hiss, che unisce tornado dissonanti alla Hendrix con una
trascinante cadenza tribale in crescendo; mentre Five-Cornered Drone
manifesta i soliti limiti dell'effetto cercato a tutti i costi.
Questi brani sono piu` di semplici "canzoni": si insinuano progressivamente
dentro l'inconscio, come in un esercizio di auto-ipnosi.
Anzi, i due brani strumentali, basati sul feedback della chitarra, la sterminata
e allucinogena Sleeping Pill (quanto di piu` sperimentale Kaplan abbia mai
tentato) e la piu` concisa e briosa Detouring America With Horns,
rappresentano il satori della loro reinterpretazione dell'onirismo psichedelico
e delle nevrosi di Neil Young, e sono degne eredi di The Evil That Men Do.
L'album e` il piu` maturo (o perlomeno il piu` vario e completo) della loro
carriera.
Painful (Matador, 1993) apre una nuova stagione.
Le sue
canzoni hanno perso la qualita` psichedelica e conservato quella domestica
e collegiale. Dolcezza e mestizia non sono piu` stati metafisici, ma semplici
emozioni di ragazzi medi. Le lunghe
Big Day Coming (cantata da Kaplan) e Nowhere Near (bisbigliata da Hubley)
pennellano atmosfere magiche, al confine con la new age:
canto, chitarre e organo producono soltanto dei "droni", lasciati fluttuare
fino a rendere la sensazione del silenzio.
Anche le ultime reminescenze di Velvet Underground, come
From A Motel 6, affondano in un pantano di tenui armonie vocali e accordi
dissonanti.
L'organo acidissimo di Sudden Organ e la distorsione mostruosa di
I Was The Fool Beside You, proprio in quanto esagerazione di segni
psichedelici, finiscono per non aver piu` nulla in comune con quella tradizione.
I codici della musica psichedelica sono messi al servizio di una poetica
crepuscolare e realista, a sostituire parole e pensieri.
The romantic seven-minute instrumental closer, I Heard You Looking,
keeps repeating the same simple guitar melody in an ecstatic crescendo.
The single Shaker (1994), whispered over a distorted guitar pattern,
is one of their most hypnotic Velvet Underground-ian feasts.
Lo splendido, mistico onirismo di Painful si estende anche al successivo
Electr-O-Pura (Matador, 1995). Scandito dall'inizio alla fine dal
riverbero ipnotico della chitarra, Decora apre le danze all'insegna di
un motivetto per il contralto sottovoce di Hubley, e quell'ego angelico ritorna
di quando in quando a calmare le torbide acque del disco, prima nel pop
spensierato di Tom Courtenay e poi nella palude di eteree distorsioni
della Ballad Of Red Buckets (simile alla [Lather dei Jefferson
Airplane).
Ma ci si spinge man mano verso lidi sempre piu` foschi, attraverso
il gospel leziosamente dilatato di Hour Grows Late,
la fragile filigrana blues di My Heart's Reflection, il languido
country atmosferico alla Chris Isaak di Pablo And Andrea,
Anche in queste canzoni estatiche le armonie sono angolari e spigolose, ma la
granularita` e` tale da lasciarle fluire come tali.
Con Flying Lesson si entra invece nel vivo della loro alienazione: il
ritornello dimesso canticchiato da Kaplan (liberamente ispirato ai Joy Division)
duetta con uno strimpellio ipnotico di chitarra alla Luna, arricchito da una
parata di eventi collaterali e disturbi cacofonici, comprese schegge di dub e
di twang, ma poi tutto viene travolto da un crescendo incandescente,
rigurgitante di droni alla Velvet Underground.
Al limite della musica industriale, False Alarm si mette in moto con un
singhiozzo di dissonanze e poi procede spedita a ritmo boogie.
La lunga jam finale, Blue Line Swinger, scatena un nubifragio di contrappunti
e discordanze che costituisce il miglior saggio critico sulla loro arte.
Il trio compone un sound estremamente raffinato e complesso, compresso fra le
eccentricita` della chitarra e l'austera precisione dell'organo gospel,
ma al tempo stesso melodico e accessibile.
Genius + Love (Matador, 1996) collects rarities, unreleased tracks, outtakes, and
live performances (one disc is songs, one disc is instrumentals).
Il sound continua a evolvere sul successivo
I Can Hear The Heart Beating As One (Matador, 1997), che dal punto di
vista tecnico rappresenta il loro esperimento piu` ardito.
Lo strimpellio di chitarra che sospinge lievemente la cantilena sonnolenta di
Moby Octopad e` solcato da un rombo continuo di chitarra, da
rumori "industriali" e piccoli "fuzz", e viene sostituito nel ponte strumentale
da scale jazzate e minimaliste del pianoforte.
Solenni accordi d'organo e percussioni indiane trasformano
Autumn Sweater in una specie di messa.
Damage e` un incubo psichedelico di dissonanze e droni e
Green Arrow un miraggio paradisiaco di spiagge hawaiane e campi di
cicale.
Sugarcube e` contrassegnata da un violento jingle-jangle delle
chitarre, al limite del raga psichedelico.
Le melodie sono pero` le piu` scontate della loro carriera.
E il disco e` soprendentemente disomogeneo (per degli intellettuali come loro),
capace di alternare una ballata country (One PM Again) a una bossanova
(Center Of Gravity), dal grunge assordante (Deeper Into Movies)
a un tenero girotondo per bambini (My Little Corner Of The World);
tutti spunti degni di un complesso alle prime armi.
Little Honda mette l'elettricita` al servizio di un boogie alla Velvet
Underground, rendendo in tal modo omaggio ai loro esordi. Anche lo
strumentale cacofonico Spec Bebop che troneggia sul disco (dieci minuti)
si riallaccia a quella tradizione.
On the downside, the brief
Stockholm Syndrome is a sleek pop tune e` la Beatles/Bacharach, replete
with falsetto lead and backup harmonies.
Questo e` l'album "classico" degli Yo La Tengo, non necessariamente il piu`
creativo (anzi) ma probabilmente quello in cui il loro sound e` piu`
personale ed emotivo.
The eight-track EP Little Honda (1998) contains the laid-back
lullaby of By the Time It Gets Dark.
Gli Yo La Tengo hanno poi collaborato al disco di
Jad Fair,
Strange But True (Matador, 1999).
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And Then Nothing Turned Itself Inside Out (Matador, 2000),
the mellowest Yo La Tengo album ever,
for practical purposes devoid of melodic variation (most songs are sung in
a monotonous whisper) and focused on sonic textures,
is a de facto concept album sandwiched between two dreamy and ghostly
interludes.
Kaplan and company sing the melancholy of ordinary lives with the detached tone
and the spiritual weltanschaung of
Nico
(Saturday, with electronic backbeat, and especially
Everyday, a sort of slow-motion version of the Velvet Underground's Venus In Furs)
and with the gloomy nonchalance of Lou Reed
(Our Way To Fall, the jazzy The Last Days of Disco).
On the other hand, the epic-length dirge Night Falls On Hoboken
sis virtually an overdose of claustrophobic
Nick Drake-ian moaning against an
easy-listening backdrop with an eight-minute instrumental psychedelic coda.
That and the tribal bacchanal of Cherry Chapstick,
the celestial shuffle of You Can Have It All,
and the trip-hop instrumental Tired Hippo,
constitute as much innovation as there is here.
The album also contains odd detours into "retro" music such as
the old-fashioned late-night dance The Crying of Lot G and
the Caribbean lounge shuffle Let's Save Tony Orlando's House.
This album is more of a classical balance of dejavu and re-elaboration.
Three instrumentals from these sessions (and some remixes) will surface on the
mini-album Danelectro (Matador, 2000).
This all-instrumental work is more ambitious in scope
and may be remembered as a transitional (eg, failed) work, but it may also
be the beginning of a career as avantgarde composers.
The all-instrumental album
The Sounds Of The Sounds Of Science (Egon, 2002) contains
the soundtrack to a Jean Painleve film. In the all-instrumental
format, Yo La Tengo always sounds intriguing and visionary.
Their eerie scores (Sea Urchins, Liquid Crystals) are new-age
music for the literate.
The EP Nuclear War (Matador, 2002) contains four different versions of
Sun Ra's masterpiece.
While not as experimental as its predecessor, Summer Sun (Matador, 2003)
tries to be, on the other hand, atmospheric where it used to be merely languid.
The experiments, in other words, have been useful to renovate a sound that was becoming a cliche`.
There are the pop song (James McNew's Tiny Birds and Little Eyes, both replete
with classic refrains), and there are the fragile folk elegies
(How to Make a Baby Elephant Float and especially Georgia Hubley's Today Is the Day).
But the real delights of the album are the mostly-instrumental pieces: the
the ambient, tidal lullaby Beach Party Tonight,
the surreal funk of Georgia Vs Yo La Tengo,
and the chamber (flute, trumpet, saxophone, piano) free-jazz cantata Let's Be Still.
There are also novelty numbers (the charming, bossanova-like Season of the Shark, the waltzing Winter A-Go-Go, the beat-poetry rapping of Moonrock Mambo) that don't always work, but show dexterity at assimilating
new ideas, and there are nods at a new form of dance-jazz (Nothing But You and Me and Don't Have to Be So Sad) that could be their next phase.
The six-song EP Today Is The Day (Matador, 2003) includes three
songs that did not fit on the album:
Styles of the Times, a hard-rocking Lou Reed imitation,
Outsmarter, a solemn Velvet Underground-ian boogie sung in a cavernous tone, and the brief instrumental Dr Crash.
Prisoners of Love (Matador, 2005) is a triple-disc career retrospective
that offers way too many "rarities" (i.e., junk).
Is Murdering The Classics (Egon, 2006) is a terrible collection of
live covers.
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(Translation by/ Tradotto da Luca Battistini)
And Then Nothing Turned Itself Inside Out (Matador, 2000), il disco piu' maturo di sempre
degli Yo La Tengo, privo a tutti gli effetti di melodia e limitato a tessiture soniche, e' di fatto un
concept-album compresso tra gli interludi trasognati e spettrali di Everyday e Night Falls
On Hoboken.
Kaplan e compagni cantano la malinconia di vite qualunque con il tono distaccato e la weltanschaung
spirituale di Nico
(Saturday, The Crying Of Lot G,
Our Way To Fall, Last Days Of Disco).
Ad eccezione di Cherry Chapstick, della lunga, funerea nenia Night Falls On
Hoboken, e del
trip-hop strumentale Tired Hippo,
c'e' ben poca innovazione in questo disco, in equilibrio tra dejavu e rielaborazione.
Tre brani strumentali di queste se! ssioni (e alcuni remix) saranno pubblicati sul mini-album
Danelectro (Matador, 2000).
Il lavoro, completamente strumentale, si propone scopi piu' ambiziosi e potrebbe essere ricordato
come un'opera di transizione (non riuscita) oppure come l'inizio di una carriera da compositori di
musica d'avanguardia.
L'album
The Sounds Of The Sounds Of Science (Egon, 2002) contiene
la colonna sonora composta per un film di Jean Painleve film. Nel formato strumentale, gli Yo La
Tengo suonano sempre intriganti e visionari.
Le loro strane partiture (Sea Urchins, Liquid Crystals) sono musica new-age per
ascoltatori eruditi.
L'EP Nuclear War (Matador, 2002) contiene quattro versioni differenti del capolavoro di
Sun Ra.
Per quanto meno sperimentale, Summer Sun (Matador, 2003) tenta d'altra parte di sostituire
atmosfera al mero languore del suo predecessore.
In altre parole, gli esperimenti sono risultati utili per rinnovare un suono che stava diventando un
cliche'.
Ci sono canzoni pop (Tiny Birds e Little Eyes, di James McNew, sature entrambe di
ritornelli classici) e fragili elegie folk (How to Make a Baby Elephant Float e specialmente
Today Is the Day, di Georgia Hubley), ma le vere delizie dell'album sono i brani
prevalentemente strumentali: la fluttuante ninna-nanna ambient
Beach Party Tonight,
il funk surreale di Georgia Vs Yo La Tengo, e la cantata free-jazz da camera (flauto, tromba,
sassofono, piano) Let's Be Still.
Ci sono anche numeri nuovi (l'affascinante ! Season of the Shark, vicina a una bossanova, il
valzer di Winter A-Go-Go, il rap da poeta beat di Moonrock Mambo), che
non sempre funzionano, ma testimoniano della destrezza nell'assimilare idee nuove; e ci sono cenni ad
una nuova forma di dance-jazz (Nothing But You and Me e Don't Have to Be So
Sad), che potrebbe essere la loro prossima fase.
Le sei canzoni dell'EP Today Is The Day (Matador, 2003) includono tre pezzi rimasti fuori
dall'album:
Styles of the Times, un'imitazione hard-rock di Lou Reed,
Outsmarter, un solenne boogie Velvet Underground-iano cantato con un registro cavernoso, e
il breve strumentale Dr Crash.
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Most likely,
I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass (Matador, 2006)
is the work of consummate musicians who have precious little left to say,
but they can say it very well. There is also precious little here that they
have not done before (and better).
It is their most eclectic and varied collection yet. On the other hand,
most of the songs sound insincere, paying tribute to this or that phase of the
group and to this or that period of rock music:
piano-paced folk-rock ditties such as Beanbag,
lilting soul ballads such as Sometimes I Don't Get You,
Latin-jazz falsetto novelties such as Mr Tough,
chamber-pop elegies such as Black Flowers,
guitar-driven soft-pop lullabies such as The Race Is On Again,
spare alt-country yarns such as I Feel Like Going Home and Song For Mahlia,
breezy country-rock singalongs such as The Weakest Part,
Mersey-beat ditties such as I Should Have Known Better,
Cramps-ian rockabilly romp such as Watch Out for Me Ronnie (perhaps the best of this parade of imitations).
The emotional and musical core of the album remains (like for most of their
career) the Velvet Underground-inspired numbers: the eleven-minute instrumental
Pass the Hatchet (distorted organ drones, insistent rhythm, bacchanal-like crescendo),
and
especially the twelve-minute guitar noisefest of The Story of Yo La Tango.
Perhaps these are also a lot less sincere than they used
to be, but Yo La Tengo have perfected the art of appropriating the vocabulary
of Lou Reed and John Cale.
The lengthy ghostly instrumental Daphnia is another
highlight, a wavering stream of piano and guitar notes far from the limelight of rock cliches.
And the manic surf-jazz dance of Point and Shoot and
the surreal Caribbean shuffle The Room Got Heavy,
are the real alerts that these are musicians capable of more than merely
rehashing their (and the others') musical history.
Hubley and Kaplan are also smart enough to downplay their vocal harmonies.
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(Translation by/ Tradotto da Luca Criscuoli)
La cosa più verosimile è che, I Am Not Afraid Of You And I Will Beat Your Ass (Matador, 2006) sia il lavoro di musicisti consumati a cui è rimasto ben poco da dire, ma che sanno dirlo molto bene. Contiene anche molto poco che essi non abbiamo già detto (e meglio). La maggior parte delle canzoni suona poco sincera, pagando il tributo a questa o quella fase del gruppo ed a questo o quel periodo della musica rock: pezzi folk-rock come Beanbag, Black Flowers e The Weakest Part, elegie pop da camera come Black Flowers, ballate alt-country come I Feel Like Going Home e Song For Mahlia, e selvagge garage-rock rumorose come I Should Have Known Better e Watch Out for Me Ronnie. Il nucleo emozionale e musicale dell’album rimangono (come per gran parte della loro carriera) i brani ispirati ai Velvet Underground: Pass the Hatchet, The Race Is On e specialmente i dodici minuti di festa di rumori di The Story of Yo La Tango. Forse queste sono molto meno sincere di una volta, ma Yo La Tengo hanno perfezionato l’arte di far proprio il vocabolario di Lou Reed e Nico. Un altro momento saliente è la lunga e spettrale Daphnia, lontana dalla luce della ribalta degli stereotipi del rock. E le deviazioni jazzistiche di Point and Shoot, The Room Got Heavy e Sometimes I Don't Get You sono gli effettivi segnali che sono musicisti capaci di meglio che non un mero rimaneggiamento della loro storia musicale. Hubley e Kaplan sono anche sufficientemente intelligenti da minimizzare le loro armonie vocali.
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