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Gli 808 State furono protagonisti della
musica elettronica da ballo di Manchester a cavallo fra gli anni '80 e gli
anni '90, in quanto
innestarono tecniche minimaliste e ambientali sul genere,
e in tal modo funsero da ponte fra la disco-music romantica
dei New Order e l'arido techno
degli anni '90.
Gli 808 State furono influenti su un'intera generazione di musicisti
house, techno e industriali, benche', come spesso capita per i fenomeni di
transizione, non raggiunsero forse grandi vette artistiche.
All'inizio erano soltanto il trio di
Martin Price, da Graham Massey e Gerald Simpson
(sostanzialmente un team di produttori). Poi
Gerald Simpson varo` una carriera solista sotto lo pseudonimo di
A Guy Called Gerald,
mentre agli 808 State si aggiunsero i disc-jockey
Darren Partington e Andy Barker.
L'EP Newbuild (Creed, 1988 - Rephlex, 1999) fu il loro manifesto
programmatico, influenzato dai Kraftwerk e suggestionato dal
basso-sintetizzatore Roland e dalla drum-machine da cui avevano preso il nome,
forte di un sound al confine
fra techno, pop e psichedelia
(Dr Lowfruit, Flow Coma, Narcossa) che trasformava il
techno di Detroit in un incubo espressionista.
L'arsenale del gruppo continuo` ad arricchirsi di strumenti elettronici
fino a comporre una sorta di "vetrina" dell'elettronica degli anni '80.
Grazie a quello spiegamento di mezzi, il brano
Pacific State, sull'EP Quadrastate (1989),
applicando le idee di Brian Eno
al "beat" da discoteca, contribui` a lanciare l'"ambient house".
A differenza dei loro colleghi, pero`, gli 808 State divennero subito un
gruppo da album, nella tradizione del progressive-rock degli anni '70
invece che della musica da ballo.
808:90 (ZTT, 1989) contiene altri esemplari di quella musica
atmosferica, anche vagamente jazzata (Jon Hassell piu` che Weather Report),
come Sunrise, mescolati a piu` convenzionali elaborazioni del vecchio
suono funk-soul (Cobra Bora, 808080808).
Gli 808 State continueranno a girare attorno a quell'idea nel successivo
Ex:el (ZTT, 1991), un grande successo commerciale, i cui esuberanti
balletti elettronici spalmano melodie sintetiche su diabolici intrecci di
drum'n'bass (San Francisco), tribalismo caraibico (Leo Leo,
In Yer Face), disco music (la lunga Cubik), samba
(Techno Bell),
per culminare forse nell'infernale pandemonio di Lambrusco Cowboy.
Gli spunti di ethno-funk (Qmart,
Empire) non introducono molto di nuovo (il primo ha un "fischio"
elettronico che ricorda le colonne sonore degli anni '60 e un ritmo jazz/samba,
il secondo ha un piglio quasi satirico, come quando Frank Zappa suona
lounge-music).
Alcuni brani provano persino a portare in pista il jazz-rock e la musica new
age (Lift).
Bisogna dar atto al gruppo di non lesinare sforzi e idee.
Lo spirito ridanciano di quell'album celava in realta` una prodigiosa
abilita` nell'arrangiare e produrre il sound. E` quell'arte dell'artificiosita`
a dominare Gorgeous (ZTT, 1993), album registrato dal trio di Massey
Partington e Barker dopo la partenza di Price.
Il carillon malinconico di Colony sfrutta uno dei loro trucchi
canonici (una melodia da colonna sonora su un frenetico ritmo pseudo-caraibico),
ed Europa fa lo stesso ma mettendo in prima fila i gorgheggi astratti
della cantante Caroline Seaman,
ma il gruppo affina soprattutto l'abilita` nello
sfruttare i piu` banali campionamenti (le campane di Contrique,
il coro gospel di 10x10, la chitarra spagnoleggiante di Plan 9,
il metallofono di Orbit) per costruire avvincenti balli alla moda.
Ma questo modo di speculare con infinito cinismo su minuscole idee melodiche
comincia a mostrare la corda.
Timebomb e` il brano piu` esuberante, l'unico a ricordare i pandemoni
techno di un tempo.
Black Morpheus e` comunque un suggestivo pezzo di jazz-rock alla Weather
Report (con tanto di sassofono e di vibrafono) e Southern Cross
(con tanto di coro tibetano e di campanelli cinesi) potrebbe figurare in un
album di Kitaro.
808:88:98 (ZTT, 1998) e` un'antologia.
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