Gallon Drunk
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
You, The Night And The Music , 8/10
From The Heart Of Town , 7/10
In The Long Still Night, 5/10
Black Milk , 6/10
Fire Music , 6.5/10
Bender (2005), 6.5/10
Rotten Mile (2008), 5.5/10
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I Gallon Drunk sono una delle formazioni piu` creative e al tempo stesso assatanate della storia del rock britannico. James Johnston (canto, chitarra, organo), Mike Delanian (basso), Joe Byfield (maracas) e Nick Coombes (batteria) compongono una formazione micidiale che inveisce sul corpo del rock'n'roll con la foga di un branco di lupi mannari.

Nei singoli Snakepit (Crawfish) e Rolling Home risalta soprattutto una ritmica sgangheratamente tribale, una variante di quella di Bo Diddley che pero` si lancia anche in galoppi quasi charleston. Su quel corposo tessuto Snakepit inanella una serie di contorsioni/distorsioni senza capo ne` coda, mentre Rolling Home indulge soltanto nel timbro cupo dell'orgia percussiva. May The Earth Open Here, il retro del secondo, e` una sinistra ballata alla Jim Morrison. Whirlpool (rimasto inedito per tre anni) e` la quintessenza del loro tribalismo. Questi brani, registrati nelle stesse sessioni dell'ottobre del 1988, saranno successivamente raccolti su Tonite The Singles Bar (Clawfist, 1991 - Rykodisc, 1992).

Il singolo Ruby (1990), sospinto dalla cadenza di palude dei Creedence Clearwater Revival, e il rockabilly rantolante del suo retro, Gallon Drunk, appartengono invece al dilettantismo infuocato del garage-rock.

Se Draggin` Along (1991) attenua l'impeto di quei brani, The Last Gasp lo supera: su un battito sinistro da jungla tenuto dal basso e dalla batteria alterna una litania sofferta degna dello spiritual, un organo orrendamente distorto e distorsioni scalmanate della chitarra.

I Gallon Drunk si ispirano liberamente a tanti gruppi Americani e Australiani degli anni '80, in particolare a Birthday Party, Cramps e Scientists, tutti accomunati da una qualita` turpe e sacrilega, e da un fanatismo primitivista.

Inevitabilmente You The Night And The Music (Clawfist, 1992), con Max Decharne` alla batteria, si afferma come uno dei capolavori di quegli anni. E` un disco quasi eretico al confronto delle nenie del Brit-pop che dilaga nelle classifiche britanniche.
Il registro in cui Johnston canta litanie come quella di Some Fool's Mess e` una sorta di bisbiglio arrabbiato, fremente e libidinoso, qualcosa che sta fra rockabilly, shout e scat. Nel frattempo sotto quella voce si scatena un ritmo swingante tenuto a tutto volume da batteria, maracas e basso, che acquista una qualita` demoniaca per le monumentali distorsioni d'organo (alla Keith Emerson del periodo Nice). Just One More spinge agli estremi quella tecnica drammatica: mentre Johnston bisbiglia la sua preghiera, il suo organo intona quella che sembra quasi una messa, la chitarra emette uno stacco da film western, il pianoforte imbastisce una sonata romantica e infine le percussioni si lanciano in un tip tap...
Lo swing che permea quasi tutti i loro brani, a partire dal piu` swing di tutti, Rev Up TPA, e` una miscela fatta di un basso che danza in primo piano, di un organo che ogni tanto singhiozza, dei vagiti blues della chitarra, e di un caos di rumori o diversivi in crescendo. Night Tide indulge in una possente cadenza da jump blues, ma rispetta la stessa sceneggiatura, con un assolo di dissonanze e un pittoresco intervento di organetto surf.
La tecnica strumentale e la tecnica di arrangiamento del gruppo sono di grande effetto. La partitura soltanto strumentale della title-track ha un sapore da "cocktail lounge", ma presto ricorda le suite di bluesjazz "progressivo" dei primi anni '60. La tecnica vocale di Johnston non e` da meno, come si verifica nel crooning romantico/spettrale alla Presley di Eye Of The Storm. Il loro obiettivo di realizzare una forma di blues a ritmo tribale di pow-wow, una sorta di esasperazione del concetto dei Gun Club, origina The Tornado, fra contrappunti "hawaiani" di chitarra, rullo frenetico di tam-tam, organo "acido" che danza calypso e jazz, fischiettio atmosferico e cosi` via. Se i singoli elementi sono di gran classe, l'insieme ha pochi rivali per capacita` di costruire atmosfere.
Piano piano la musica palesa la sua indole cerimoniale. Gallon Drunk e` voodoobilly che tira fuori gli artigli piu` affilati di Creedence Clearwater Revival (Run Thru The Jungle), Bo Diddley (la sua Who Do You Love sempre in agguato) e Cramps. La fibra di Two Wings Mambo, che inizia su un tono esotico ma presto degenera in un jump blues travolgente, e` scossa contemporaneamente dai brividi psicotici di Nick Cave, da ancor piu` forti brividi lascivi dei Cramps e da ancor piu` forti brividi alienati dei Suicide, e infine sfocia in un tribalismo sfrenato e sinistro alla Diddley. E queste sono in definitiva le coordinate del loro universo musicale.

La produzione e` ancor piu` assordante e rimbombante su From The Heart Of Town (Sire, 1993), con Terry Edwards ai fiati. Gli strumenti sembrano fare a gara nel dilaniare le canzoni. Gli arrangiamenti sono ancor piu` caotici, ma nel caos trovano un ordine perfettamente razionale, un ruolo calcolatissimo. Johnston, maestro di recitazione nel registro piu` suadente e invasato di Nick Cave, trasforma ogni canzone in un duello all'ultimo sangue con le parti strumentali.
Le inflessioni jazz sono piu` pronunciate in Jake On The Make (fiati e tastiere scandiscono in staccato il tempo swingante, il riverbero della chitarra in lontananza). Il blues piu` epico dilaga in Arlington Road, che dopo le sofferte frasi chitarristiche di rito si lancia in un chiassoso intermezzo strumentale (durante una pausa affiorano ancora note jazz di pianoforte e sassofono). E se fallisce il tentativo (in Bedlam) di rifondare il vetusto hardrock psichedelico su una base piu` assatanata, trionfa invece il brano piu` travolgente, quello di Not Before Time, che ai singhiozzi rockabilly del canto accoppia un ritmo "ferroviario" a tutta birra. Il gruppo si puo` permettere persino atmosfere spettrali come quella di Push The Boat Out, che pochi, cesellati interventi strumentali riescono comunque a tenere sul filo del rasoio, e momenti di panico assoluto, come Playing For Pleasure, per radiazione elettronica di sottofondo, accordi sparsi di chitarra e assolo accorato di armonica.
Nonostante le continue metamorfosi, la musica dei Gallon Drunk conserva una coerenza e una coesivita` quasi efferate. Il disco e` penalizzato soltanto da qualche caduta di tono (i primi tre brani svettano nettamente su tutto il resto.

Johnston e Edwards mettono poi in musica una novella dello scrittore Derek Raymond nell'album Dora Suarez (Clawfist).

I Gallon Drunk ritornano sulle scene dopo un lungo iato con il singolo Traitor's Gates (Gallon Drunk, 1996). In The Long Still Night (City Slang, 1996) capovolge un po' le qualita` del gruppo: riesce male la` dove i precedenti eccellevano, ovvero nelle prediche alla Cave (Take This Poison) e nelle parabole alla Gun Club (The Road Ahead), mentre canzoni convenzionali come Eternal e Two Clear Eyes potrebbero fare bella figura nel canzoniere dei Tindersticks. Le tastiere dominano lo strumentale The Big Payoff e il surf Get Ready, e forse contribuiscono ad alterare gli equilibri della formazione.

I Gallon Drunk mettono in scena un thriller che non ha un finale. La trama si svolge in scenari notturni desolati e maledetti, in discoteche deserte, in pub scalcinati, in vicoli bui, in quartieri equivoci. Tutto e` in rovina. L'apocalisse dei Gallon Drank ha molte facce, un solo destino: alimentare se stessa.

Gallon Drunk was one of the most aggressive and intimidating outfits of its time. You The Night And The Music (1992) served rock'n'roll and rhythm'n'blues played by a pack of rabid wolves, skewed tribal dances derailed by awkwardly distorted guitar and organ and by demonic changes of tempo and mood. The album revived the lascivious and sinister musical universe of Birthday Party, the Cramps and the Scientists, but in a more catastrophic setting, and amid mutant echoes of Creedence Clearwater Revival and Bo Diddley. The slightly jazzier and more rational From The Heart Of Town (1993), featuring reed player Terry Edwards, turned that wild flight of the imagination into a style.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
After three experimental albums that failed to win them the crowds, with Black Milk (FM, 2000) the Gallon Drunk resort to the technique of selling their soul to whatever the market wants and deliver a collection of eccentric techno-soul a` la Bjork (Every Second Of Time, One More Time). The demonic voodoobilly Hurricane is left alone to remind us of their devilish beginnings. This is supposed to be a film soundtrack, and at least the jazzy instrumentals Blood Is Red and Lament as well as the lengthy, melancholy and disorganic ballad Can You Feel It are brilliant cinematic moments. (Translation by/ Tradotto da xxx)

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Fire Music (Sweet Nothing, 2002), Gallon Drunk's first proper studio album in six years, is their most studied yet, in terms of both melody and arrangements.
The album is schizophrenic in that most of the songs are moody, noir and unnerving, but a new funk-soul element injects party-grade enthusiasm.
Their favorite compromise between soft and hard vibrations permeates the melodrama of Outside Of Love with its blend of ominous bass lines, desolate piano chords, majestic choir and organ, tender sax solo and granitic riff. The result is part Nick Cave and part Morphine. The country-soul lullaby Just One Word (male and female duet, quivering organ chords) and the mid-tempo gospel ballad Things Will Change trod along the same path.
Gallon Drunk's acquired subtlety is evident in the seven-minute psychodrama In This Moment, that relies on whispered vocals, steady drumming and a backdrop of piano, horns, harmonica and choir to deliver the tension they had once generated through savage noise, and in the eight-minute jazzy bolero Forget All That You Know, first its lengthy instrumental overture (romantic piano theme, ghostly harmonica, fluid bass lines, solid drumming) and then its morbid, almost funereal dirge, squeezed between evocative piano figures, prog-rock rhythm, flamenco steps and sensual clarinet. Fire Music - Part One elaborates on the structure of the melancholy piano-driven instrumental jam, placing Gallon Drunk firmly in the progressive-rock camp.
On the other hand, the band's repertory is now augmented with a festive brew of funk, jazz and rhythm and blues, a fusiion of Curtis Mayfield and James Brown replete with psychedelic guitar and tribal beats (Out Of Sight, Everything's Alright).
James Johnston has become a less threatening singer, but also a more versatile story-teller. He is often out-staged by Terry Edwards' brass instruments, that can better leverage Jeremy Cottingham's dancing bass and Ian White's monolithic drumming.

Bender (2005) is a side-project by James Johnston, a trio with photographer Steve Gullick and film-maker Geraldine Swayne that specializes in nightmarish post-gothic soundscapes.

Gallon Drunk's Rotten Mile (Fred, 2008) is mere routine of their noise-punk-blues-rock.

(Translation by/ Tradotto da Nicolo` P)

Dopo tre album sperimentali che fallirono nel conquistare il grande pubblico, con BLACK MILK (FM, 2000) i Gallon Drunk ricorsero alla tecnica di vendere la loro anima a qualunque cosa voglia il mercato e consegnano una collezione di eccentrici techno-soul alla maniera di Bjork (‘Every Second Of Time’, ‘One More Time’). Il demoniaco pezzo con cadenze voodoo ‘Hurricane’ è un monito per ricordare agli ascoltatori dei loro inizi diabolici. Se questo brano fu pensato per essere la colonna sonora di un film, per lo meno gli strumentali jazzy ‘Blood Is Red’ e ‘Lament’ come pure la sperticata, malinconica e disorganica ballata ‘Can You Feel It’ sono brillanti momenti cinematici.

FIRE MUSIC (SWEET NOTHING, 2002), il primo vero e proprio album dei Gallon Drunk in studio da sei anni, è finora il loro lavoro più studiato, in termini sia di melodia che di arrangiamento. L’album è schizofrenico poiché molte canzoni sono atmosferiche, noir e snervanti, ma un nuovo elemento funk soul inietta entusiasmo festaiolo.

Il loro felice compromesso tra momenti soffici e rudi permea il melodramma di ‘Outside Of Love’ con il suo miscuglio di sinistre linee di basso, desolanti accordi di piano, maestosi coro e organo, tenero sax solista e riff granitico. Il risultato è in parte Nick Cave  e in parte Morphine. La ninnananna country-soul ‘Just One Word’ (duetto maschile e femminile, accordi tremolanti di organo) e la ballata gospel di mezzo tempo  ‘Things Will Change’ hanno calcato lo stesso sentiero.

La sottigliezza che i Gallon Drunk hanno acquisito è evidente nello psico-dramma ‘In This Moment’, che soggiace su voci sussurrate, percussioni adamantine e un ondale di pianoforte, corni, armonica e coro per consegnare la tensione che avevano generato già attraverso il rumore selvaggio, nel jazzy-bolero ‘Forget All That You Know’, all’inizio è una lunga overture strumentale (tema pianistico romantico, fantasmagorica armonica, linee di basso fluide, percussioni solide)  e poi si trasforma in un brano soffice, quasi un canto funereo, strizzato fra evocative figure di piano, ritmo prog-rock, passi di flamenco e clarinetto sensuale. ‘Fire Music-Part One’ elabora sulla struttura della melanconica jam strumentale guidata dal piano, posizionando i Gallon Drunk saldamente  nel campo del progressive rock.

D’altro canto, al repertorio della band viene aggiunto una mistura festiva di funk, jazz, e rhythm & Blues, una fusione di Curtis Mayfiels e James Brown condito con una chitarra psichedelica e ritmi tribali (‘Out Of Sight’, ‘Everything’s Alright’).

James Johnston sta diventando un cantante meno minaccioso, ma un cantastorie più versatile.

Egli è spesso messo da parte dagli ottoni di Terry Edwards, che possono fare meglio leva sul basso danzante di Jeremy Cottingham e le percussioni monolitiche di Ian White.

 

BENDER (2005) è un progetto solista di James Johnston, un trio con il fotografo e il produttore cinematografico Geraldine Swayne che si specializza in ossessionanti sonorità post-gotiche.

 

ROTTEN MILE (Fred, 2008) è una mera routine del loro noise-punk-blues-rock.

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