|
I Gallon Drunk sono una delle formazioni piu`
creative e al tempo stesso assatanate della storia del rock britannico.
James Johnston (canto, chitarra, organo), Mike Delanian (basso), Joe Byfield
(maracas) e Nick Coombes (batteria) compongono una formazione micidiale
che inveisce sul corpo del rock'n'roll con la foga di un branco di lupi
mannari.
Nei singoli Snakepit (Crawfish) e Rolling Home risalta
soprattutto una ritmica sgangheratamente tribale, una variante di quella
di Bo Diddley che pero` si lancia anche in galoppi quasi charleston.
Su quel corposo tessuto Snakepit inanella una serie di
contorsioni/distorsioni senza capo ne` coda, mentre Rolling Home indulge
soltanto nel timbro cupo dell'orgia percussiva.
May The Earth Open Here, il retro del secondo, e` una sinistra ballata
alla Jim Morrison.
Whirlpool (rimasto inedito per tre anni) e` la quintessenza del loro
tribalismo.
Questi brani, registrati nelle stesse sessioni
dell'ottobre del 1988, saranno successivamente raccolti su
Tonite The Singles Bar (Clawfist, 1991 - Rykodisc, 1992).
Il singolo Ruby (1990), sospinto dalla
cadenza di palude dei Creedence Clearwater Revival,
e il rockabilly rantolante del suo retro, Gallon Drunk, appartengono
invece al dilettantismo infuocato del garage-rock.
Se Draggin` Along (1991) attenua l'impeto di quei brani,
The Last Gasp lo supera: su un
battito sinistro da jungla tenuto dal basso e dalla batteria alterna una
litania sofferta degna dello spiritual, un organo orrendamente
distorto e distorsioni scalmanate della chitarra.
I Gallon Drunk si ispirano liberamente a tanti gruppi Americani e Australiani
degli anni '80, in particolare a
Birthday Party,
Cramps e Scientists,
tutti accomunati da una qualita` turpe e sacrilega, e da un
fanatismo primitivista.
Inevitabilmente You The Night And The Music (Clawfist, 1992),
con Max Decharne` alla batteria, si afferma come uno dei capolavori di quegli
anni. E` un disco quasi eretico al confronto delle nenie del Brit-pop che
dilaga nelle classifiche britanniche.
Il registro in cui Johnston canta litanie come quella di Some Fool's Mess
e` una sorta di bisbiglio arrabbiato, fremente e libidinoso, qualcosa che sta fra rockabilly, shout e scat. Nel
frattempo sotto quella voce si scatena un ritmo swingante tenuto a tutto volume da batteria, maracas e
basso, che acquista una qualita` demoniaca per le monumentali distorsioni d'organo (alla Keith Emerson
del periodo Nice). Just One More spinge agli estremi quella tecnica drammatica: mentre Johnston
bisbiglia la sua preghiera, il suo organo intona quella che sembra quasi una messa, la chitarra emette uno
stacco da film western, il pianoforte imbastisce una sonata romantica e infine le percussioni si lanciano in
un tip tap...
Lo swing che permea quasi tutti i loro brani, a partire dal piu` swing di tutti,
Rev Up TPA, e` una miscela fatta di un basso che danza in primo piano, di un organo che ogni
tanto singhiozza, dei vagiti blues della chitarra, e di un caos di rumori o diversivi in crescendo. Night
Tide indulge in una possente cadenza da jump blues, ma rispetta la stessa sceneggiatura, con un
assolo di dissonanze e un pittoresco intervento di organetto surf.
La tecnica strumentale e la tecnica di arrangiamento del gruppo sono di grande
effetto. La partitura soltanto strumentale della title-track ha un sapore da "cocktail lounge", ma presto
ricorda le suite di bluesjazz "progressivo" dei primi anni '60. La tecnica vocale di Johnston non e` da
meno, come si verifica nel crooning romantico/spettrale alla Presley di Eye Of The Storm. Il loro
obiettivo di realizzare una forma di blues a ritmo tribale di pow-wow, una sorta di esasperazione del
concetto dei Gun Club, origina The Tornado, fra contrappunti "hawaiani" di chitarra, rullo
frenetico di tam-tam, organo "acido" che danza calypso e jazz, fischiettio atmosferico e cosi` via. Se i
singoli elementi sono di gran classe, l'insieme ha pochi rivali per capacita` di costruire atmosfere.
Piano piano la musica palesa la sua indole cerimoniale. Gallon Drunk
e` voodoobilly che tira fuori gli artigli piu` affilati di Creedence Clearwater Revival (Run Thru The
Jungle), Bo Diddley (la sua Who Do You Love sempre in agguato) e Cramps. La fibra di
Two Wings Mambo, che inizia su un tono esotico ma presto degenera in un jump blues
travolgente, e` scossa contemporaneamente dai brividi psicotici di Nick Cave, da ancor piu` forti brividi
lascivi dei Cramps e da ancor piu` forti brividi alienati dei Suicide, e infine sfocia in un tribalismo
sfrenato e sinistro alla Diddley. E queste sono in definitiva le coordinate del loro universo musicale.
La produzione e` ancor piu` assordante e rimbombante su
From The Heart Of Town (Sire, 1993), con Terry Edwards ai fiati.
Gli strumenti sembrano fare a gara nel dilaniare le canzoni.
Gli arrangiamenti sono ancor piu` caotici, ma nel caos
trovano un ordine perfettamente razionale, un ruolo calcolatissimo.
Johnston, maestro di
recitazione nel registro piu` suadente e invasato di Nick Cave, trasforma
ogni canzone in un
duello all'ultimo sangue con le parti strumentali.
Le inflessioni jazz sono piu` pronunciate in Jake On The Make (fiati e
tastiere scandiscono in staccato il tempo swingante, il riverbero della chitarra in lontananza). Il blues piu`
epico dilaga in Arlington Road, che dopo le sofferte frasi chitarristiche di rito si lancia in un
chiassoso intermezzo strumentale (durante una pausa affiorano ancora note jazz di pianoforte e
sassofono). E se fallisce il tentativo (in Bedlam) di rifondare il vetusto hardrock psichedelico su
una base piu` assatanata, trionfa invece il brano piu` travolgente, quello di Not Before Time, che
ai singhiozzi rockabilly del canto accoppia un ritmo "ferroviario" a tutta birra. Il gruppo si puo`
permettere persino atmosfere spettrali come quella di Push The Boat Out, che pochi, cesellati
interventi strumentali riescono comunque a tenere sul filo del rasoio, e momenti di panico assoluto, come
Playing For Pleasure, per radiazione elettronica di sottofondo, accordi sparsi di chitarra e assolo
accorato di armonica.
Nonostante le continue metamorfosi, la musica dei Gallon Drunk
conserva una coerenza e una coesivita` quasi efferate.
Il disco e` penalizzato soltanto da qualche caduta di tono (i primi tre brani
svettano nettamente su tutto il resto.
Johnston e Edwards mettono poi in musica una novella dello scrittore Derek
Raymond nell'album Dora Suarez (Clawfist).
I Gallon Drunk ritornano sulle scene dopo un lungo iato con il singolo
Traitor's Gates (Gallon Drunk, 1996).
In The Long Still Night (City Slang, 1996) capovolge un po' le
qualita` del gruppo: riesce male la` dove i precedenti eccellevano, ovvero
nelle prediche alla Cave (Take This Poison) e nelle parabole alla
Gun Club (The Road Ahead), mentre canzoni convenzionali come
Eternal e Two Clear Eyes potrebbero fare bella figura nel
canzoniere dei Tindersticks. Le tastiere dominano lo strumentale
The Big Payoff e il surf Get Ready, e forse contribuiscono
ad alterare gli equilibri della formazione.
I Gallon Drunk mettono in scena un thriller che non ha un finale.
La trama si svolge in scenari notturni desolati e maledetti, in discoteche
deserte, in pub scalcinati, in vicoli bui, in quartieri equivoci. Tutto e` in
rovina.
L'apocalisse dei Gallon Drank ha molte facce, un solo destino: alimentare se stessa.
|
Gallon Drunk was one of the most aggressive and intimidating outfits of its time. You The Night And The Music (1992) served rock'n'roll and rhythm'n'blues played by a pack of rabid wolves,
skewed tribal dances derailed by awkwardly distorted guitar and organ and
by demonic changes of tempo and mood. The album revived the lascivious and
sinister musical universe of Birthday Party, the Cramps and the
Scientists, but in a more catastrophic setting, and amid mutant echoes of
Creedence Clearwater Revival and Bo Diddley.
The slightly jazzier and more rational From The Heart Of Town (1993),
featuring reed player Terry Edwards, turned that wild flight of the imagination
into a style.
If English is your first language and you could translate this text, please contact me.
|