Peter Jefferies
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This Kind Of Punishment
At Swim Two Birds, 7.5/10
Cyclops: Goat Volume , 6/10
The Last Great Challenge In A Dull World, 7.5/10
Electricity, 6/10
2 Foot Flame , 6/10
2 Foot Flame: Ultra Drowning , 5/10
Elevator Madness , 6/10
Substatic , 8/10
Closed Circuit , 6/10
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In una cittadina di New Plymouth, in New Zealand, ebbe origine nel 1981 una delle esperienze piu` importanti del decennio: i fratelli Peter e Graeme Jefferies, l'uno batterista e cantante e l'altro chitarrista, diedero vita ai Nocturnal Projections. Dopo tre EP e il singolo Out Of Our Hands, raccolti su Nerve Ends In Power Lines (Raffmond, 1995), il gruppo muto` nome in This Kind Of Punishment.

Con This Kind Of Punishment (Xpressway) i TKOP stabilirono un nuovo standard di new wave sperimentale, in cui tanto le ballate folkrock quanto i pezzi d'avanguardia erano composti ed eseguiti con intensita` e coscienziosita` da musica classica (per quanto registrati, come tradizione locale, in maniera amatoriale). Beard Of Bees (TKP, 1984) (Xpressway, 1990) fece anche meglio: le tipiche canzoni oblique di Peter (Open Denial) coesistono con le prime composizioni kafkiane di Graeme (From The Diary Of Herman Doubt) e i primi pastiche dadaisti (East Meet West).
Peter Jefferies, benche' piu` anziano, era in realta` asservito al genio del fratello Graeme, che verso la fine si cimentava anche alle tastiere e agli strumenti ad arco (la viola in particolare).
Si sciolsero dopo la pubblicazione dell'EP 5 By Four (Flying Nun, 1985), il loro lavoro piu` audace, con puzzle postmoderni come North Head.
Postumo usci` il terzo album, In The Same Room (Flying Nun, 1987) (Ajax, 1993), con canzoni molto piu` regolari come Don't Go e Left Turns Right e una nevrotica Words Fail Me.
Il bassista Johnny Pierce e il chitarrista Chris Matthews avevano gia` formato gli Headless Chicken.

A differenza del fratello, emigrato in Gran Bretagna alla testa dei Cakekitchen, Peter e` invece rimasto a Dunedin.

Nello stesso anno in cui si spegneva il progetto TKOP, Jefferies registro` At Swim Two Birds (Flying Nun, 1987) (Xpressway, 1989) (Drunken Fish, 1997), del quale vennero originariamente stampate soltanto trecento copie. Il disco, registrato in due sole settimane e interamente suonato da Jefferies (percussioni, chitarra, pianoforte elettrico) e dall'amico Jono Lonie (chitarra e violino), e` rigorosamente strumentale, e ogni brano e` rigorosamente diverso dagli altri. Il tono austero con cui sono eseguiti fanno pensare ad altrettanti mini-concerti d'avanguardia. Salvo rari excursus dissonanti (Interalia il piu` cacofonico e creativo), la musica e` comunque tonale. Le melodie sono pero` spaesate al limite del minimalismo. Sul tribalismo surreale di Thief With The Silver (per pianoforte picchiato selvaggiamente, violino distorto alla John Cale e percussioni africane) si leva un tema da film di pellerosse. Piano comincia con un duetto fra una figura meccanica del pianoforte e i gemiti del violino, poi si libra in un carillon propulso dalle percussioni. At Swim Two Birds e la sua nebulosa di vagiti di violino ed elettronica, la zoppicante Tarantella mandata in loop su un nugolo di percussioni, il riff distorto e i nastri petulanti in crescendo marziale di The Standing Stone, sono altrettanti sketch dell'assurdo, quasi delle parodie dei capolavori minimalisti di Riley e Reich. L'assolo di chitarra di Short Was Fast e` tipico del modo in cui Jefferies sa tenere un discorso filosofico con i mezzi piu` strampalati. Il disco si chiude con un'altra romanza per Piano, tanto astratta quanto tenera.

Peter Jefferies formo` prima i Plagal Grind in duo con Galbraith (due EP, Catapult e Swerve su Xpressway) e poi i Cyclops (nell'estate del 1989) con Bruce Blucher (ex chitarrista degli Alpaca Brothers), Kathy Bull (ex bassista dei Look Blue Go Purple), Andre Richardson al canto e se stesso alla batteria. Simpleton (Feel Good All Over), il singolo d'esordio, e l'EP Goat Volume, con Infinite Tick e Gurgle Throat, devono molto al sound degli Alpaca Brothers. Le registrazioni dei Cyclops Goat Volume (IMD, 1995) raccoglie tutto il materiale precedente e qualche nuova registrazione.

Peter ha espresso la sua contorta personalita` soprattutto nell'album solista The Last Great Challenge In A Dull World (Xpressway, 1991 - Ajax, 1992), un'opera criptica che alterna strumentali alla Satie, ballate surreali alla Brian Eno e declamazioni quantomeno bizzarre.

Peter Jefferies' tormented personality is best documented by his solo album The Last Great Challenge In A Dull World (Xpressway, 1991 - Ajax, 1992), a cryptic work that alternates between mad rants like Domesticia (for kitchen noises and solo voice) or While I've Been Waiting (drowned in a haze of guitar noises), and Satie-inspired piano vignettes like The House Of Weariness or Likewise (the piano having become Peter's favorite obsession).
Jefferies' specialty are humorous sermons like Chain Or Reaction (with a guitar progression that sounds almost like a revision of the Rolling Stones' Satisfaction), Guided Tour Of A Well Known Street (a grotesque take on the Velvet Underground's raga-boogie), The Other Side Of Reason (a demented Stooges ripoff that relapses into an epileptyc pow-wow dance), and Catapult (distorted guitars beating an epic tempo). These are delivered in a haughty, stiff tone that contrasts with the shabby, graceless playing.
The most "musical" tracks are atmospheric ballads like On An Unknown Beach, Neither Do I and Listening In, sung in a suicidal tone halfway between Leonard Cohen and Ian Curtis (Joy Division) and accompanied by a dreadfully out of tune piano. Two of the best stories, The Fate Of The Human Carbine and The Last Great Challenge In A Dull World, are instead dominated by the guitar and reassuringly intoned a somewhat more lively manner.
The album is a fantastic cauldron of eccentric ideas, not unlike the most extreme works by Julian Cope. Just like Cope, Jefferies comes through as a schizophrenic case, capable of mutating at every song into a different persona. Jefferies devotes little or no time to musical details: songs are largely improvised and performed with whatever means available.

Electricity (Ajax, 1994) contiene 17 brevi canzoni sulla stessa falsariga. L'umore e` in realta` ben diverso: Jefferies sembra attraversare una profonda crisi esistenziale, che si traduce in liriche durissime e tristissime.

A Chorus Of Interludes (Ajax, 1996) raccoglie materiale dei primi tempi e rarita`.

Peter ha anche registrato diversi singoli in duo con altri musicisti e ha collaborato al progetto 2 Foot Flame (Matador, 1996) con Michael Morley (Dead C) e Jean Smith (Mecca Normal). Il risultato e` molto pretenzioso e assomiglia a Patti Smith in delirio su un sottofondo degli Half Japanese (la lunga Cordoned Off) o a Patti Smith che declama con accompagnamento di Jimi Hendrix (Already Waiting). Ultra Drowning (Matador, 1997) e` altrettanto difficile, ma sembra raccogliere piu` che altro scarti del precedente.

Elevator Madness (Emperor Jones, 1997) is an accomplished but somewhat timid summary of Jefferies' stylistic prowess, from the dissonant music of Elevator Madness to the superb fairy tale Satellites And Sparks. Pieces like Loop and 28 Years highlight the post-ambient experiments, while World In A Blanket shows Jefferies unusually comfortable with melodrama. Best are the melancholy piano ballads, turned into ghostly exercises, like The Strange Case Of Stuart Townshend and Echoes.

Substatic (Trance Syndicate, 1998) e` un lavoro (puramente strumentale) piu` ambizioso, che richiama persino i sound apocalittici di Faust e Neu Le cinque lunghe composizioni sono minimaliste in spirito: lo schema armonico si protrae con minime variazioni. Ma lo schema e` complesso, ed e` suonato con la foga della musica rock, non con l'austerita` della musica d'avanguardia. Index e` propulso da un semplice riff di chitarra, un carillon frenetico di pianoforte e una cadenza tribale di batteria; dopo una violenta distorsione di chitarra, il brano perde il pianoforte e acquista maggior tribalismo; il pianoforte ritorna per suonare una delicata romanza su uno sfondo di droni elettronici. Il riff angoscioso di Signal viene doppiato dal basso e dal pianoforte su un battito ancora selvaggio di batteria; la scansione diventa sempre piu` maniacale finche' gli strumenti picchiano semplicemente all'unisono. Il loop elementare di Kitty Loop ha l'impeto del punk-rock per via del timbro asprissimo della chitarra e della cadenza martellante della batteria. Damage e` una nebulosa di rumori manipolati in studio. Three Movements (sedici minuti), sempre all'insegna di un ritmo febbrile, sviluppa un tema cantabile della chitarra e del piano in uno stile a meta` strada fra il Peter Green di End Of The Game e un complesso di jazz-rock; il tema si spegne poi a passo sempre piu` lento, relegato al pianoforte, per morire in un un'atmosfera da incubo in cui sembra di sentire cannonate e tamburi marziali. Jefferies suona praticamente tutti gli strumenti da soli (dimostrandosi anche prodigioso batterista ed esperto pianista).
Come spesso capita a Jefferies, e` una di quelle opere in anticipo sui tempi che richiedera` qualche generazione di esegeti per decifrarla del tutto.

I suoi dischi solisti sono gemme di eccentricita` incontrollata. La sua personalita` e` sfuggente e squilibrata. Jefferies lascia sempre l'impressione di un genio alla Beethoven, in gran parte incompreso dai contemporanei, che sfoga la sua frustrazione in opere monumentali, alla ricerca del senso ultimo della condizione umana, e trattando il resto della razza umana come un mero rumore di fondo.

The towering personality of New Zealand's scene in the second half of the decade was Peter Jefferies. The surreal all-instrumental pieces of At Swim Two Birds (1987) and the cryptic The Last Great Challenge In A Dull World (1991), which alternates between Satie-inspired piano vignettes and atmospheric, depressed ballads a` la Julian Cope, documented the artist's tormented personality. After indulging in more undecipherable unhappiness on Electricity (1994) and Elevator Madness (1997), Jefferies crafted his masterpiece (returing to the purely instrumental format), Substatic (1998), five nightmarish compositions that mix Steve Reich's minimalism, Faust and Peter Green's End Of The Game with his downcast folly.
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(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Closed Circuit (Emperor Jones, 2001) offers more oddly surreal soundscapes, the epitome of creative lo-fi.
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