Lamb
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )

Lamb , 7/10
Fear Of Fours , 6/10
What Sound , 5/10
Between Darkness and Wonder (2003), 5/10
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Lamb is the duo of Louise Rhodes and Andrew Barlow. Rhodes (ten years older than Barlow) is not much of a singer, her style being located halfway between Suzanne Vega's whispering contralto and Alanis Morissette's childish moaning. But Barlow's music turns it into a devastating psychological weapon. Barlow's scores employ a wealth of instruments but remain minimal and subdued. There lies the trick: the multitude of voices create a varied soundscape, and Rhodes' human voice is but the dominant one, while the low intensity of each, the collective hushing of them, sets a mood of dejection, decadence and existential spleen. Barlow's stark, icy, spare instrumentation (double bass, horns, piano, flute, strings, ...) paints a huge fresco of emotions.

Look close enough and Lamb's music is the intellectual descendant of synth-pop. By emphasizing the moody aspects of that genre, and liberating it from the rigid stereotypes of disco beats, the schema of a "pop melody over electronic sounds" is elevated to abstract art. The psychodrama that had begun to emerge in late synth-pop acts like Pet Shop Boys becomes Lamb's core. What changes dramatically is the "groove": swinging, mellow, aware of drum'n'bass but also restrained. Barlow's work on rhythms is even more imaginative than his arrangements.

Their first two singles were complex, mesmerizing tapestries. Standup bass lines and wavering scat introduce Cottonwool (1996) as an exercise in chamber jazz, but soon the surreal stasis is broken by a drilling rhythm. Oniric waves of electronics, refracted vocals and fractured beats further deconstruct the song. Gold is an even jazzier composition, this time animated by a duo of trumpets over tribal percussions.
Lamb (Mercury, 1996) will remain a classic of trip-hop. The constants of Lusty are the senuous litany of the singer and a distorted musicbox that comes alive intermittently. Around the two poles a population of sounds floats freely, lazily. The rhythm and the singing pick up strength for God Bless, the bold ecstatic lust of the singer pinned against frenetic beats, mournful strings and fluttering flute.
Far from being slave to dance-music, Barlow sets Rhodes'rant in Merge to the sole accompaniment of a string quartet, with disturbing effects.
The lengthy Trans Fatty Acid is a psychedelic soul shuffle on a desolate soundscape that is bursting with dissonances. The singer's neurosis is magnified by a hypnotic instrumental section (whose groove is extremely sophisticated, overlaying a distorted drone, a metallic jet-like buzz and a hip-hop beat). The singer's dilated vocals then sink in a lake of liquid guitar chords.
Gorecki

Overall, Fear Of Fours (Fontana, 1999) is a disappointment. The instrumental Ear Parcel is the track that comes closer to repeating the debut's magic. B-Line, Bonfire and Alien are intriguing songs, but hardly intrepid.

The border between art and easy-listening is not all that fuzzy and What Sound (Mercury, 2001) falls mostly within the latter's territory, its smooth, yawn-inspiring, Prefab Sprout-esque ballads rarely displaying any artistic ambition (certainly Gabriel and What Sound, possibly also Sweet, Small, This Could Be Heaven).

Between Darkness and Wonder (Mercury, 2003 - Koch, 2004) is a routine work that recycles Lamb cliches and tries to sound more melodic than they can. Louise Rhodes' vocals are becoming more and more sophisticated, but the music is more and more predictable, and most songs feel like filler for an album that could have been an EP with just Darkness, Angelica, Till the Clouds Clear and maybe the lighter Wonder.

Best Kept Secrets (Koch, 2004) is a career retrospective.

(Translation by/ Tradotto da Stefano Pertile)

I Lamb sono il duo di Louise Rhodes ed Andrew Barlow. La Rhodes (più vecchia di Barlow di dieci anni) non è una grande cantante, il suo stile si colloca a metà tra il sussurrare in contralto di Suzanne Vega ed il lamento infantile di Alanis Morrissette.Ma la musica di Barlow lo trasforma in una devastante arma psicologica. Le partiture di Barlow impiegano un’abbondanza di strumenti ma rimangono minimali e sommesse. Qui sta il trucco: la moltitudine di voci crea un panorama sonoro variegato, e la voce umana della Rhodes è solo quella dominante, mentre la bassa intensità di ciascuna voce, il loro zittirsi collettivo,crea uno stato d’animo di abbattimento,di decadenza e di malinconia esistenziale.La strumentazione semplice,gelida e spartana di Barlow (doppio basso,corni,piano,flauto,corde…) dipinge un immenso affresco di emozioni.Vista da vicino la musica dei Lamb è la discendente intellettuale del synth-pop.Enfatizzando gli aspetti lunatici di questo genere e liberandolo dai rigidi stereotipi della disco-beat, lo schema di "melodia pop su suoni elettronici" è elevato ad arte astratta. Lo psicodramma che era iniziato ad emergere coi Pet Shop Boys diventa il nucleo dei Lamb.Ciò che cambia significativamente è il "groove":oscillante,suadente,con la conoscenza del drum’n’bass ma anche contenuto.Il lavoro di Barlow sui ritmi è anche più fantasioso dei suoi arrangiamenti.

I loro primi due singoli erano degli arazzi complessi ed ipnotizzanti. Emergenti linee di basso e scat oscillanti introducono Cottonwool (1996) come un esercizio di jazz da camera, ma presto la stasi surreale è rotta da un ritmo trivellante.Onde oniriche di elettronica, voci che si rifrangono e battiti spezzati decostruiscono ulteriormente la canzone. Gold è anche più jazz, stavolta animato da un duo di trombe su percussioni tribali.

Lamb (Mercury,1996) rimarrà un classico del trip-hop. Le costanti di Lusty sono le sinuose litanie della cantante ed un carillon distorto che si ravviva ad intermittenza.Attorno ai due poli una popolazione di suoni fluttua liberamente,pigramente. Il ritmo ed il cantato danno forza a God Bless, con la lussuria audace ed estatica della cantante affitta contro battiti frenetici,corde dolorose ed un flauto fluttuante.

Lungi dall’essere schiavo della dance-music, Barlow pone la declamazione della Rhodes di fronte al solo accompagnamento di un quartetto di corde, con effetti disturbanti. La lunga Trans Fatty Acid è uno psichedelico strascichìo dell’anima su un desolato panorama sonoro che trabocca di dissonanze. La nevrosi della cantante è magnificata da un’ipnotica sezione strumentale (il cui groove è estremamente sofisticato, stendendosi su un brusìo distorto, un ronzio metallico ed un battito hip-hop. I vocals dilatati della cantante affondano in un lago di liquidi accordi di chitarra.

Tutto sommato Fear Of Fours (Fontana,1999) è una delusione.La strumentale Ear Parcel è la traccia che si avvicina di più al ripetere la magia del debutto. B-Line, Bonfire ed Alien sono canzoni intriganti, ma che stentano.

Il confine tra arte ed easy-listening non è così sfumato e What Sound (Mercury, 2001) cade principalmente all’interno del secondo, con le sue ballate alla Prefab Sprout, calme e che fanno sbadigliare, che raramente mostrano qualche ambizione artistica (senza dubbio Gabriel e What Sound, probabilmente anche Sweet,Small,This Could Be Heaven).

Between Darkness and Wonder (Mercury,2003 – Koch,2004) è un lavoro di routine che ricicla i cliché dei Lamb cercando di suonare più melodico. I vocals di Louise Rhodes stanno diventando ancora ed ancora più sofisticati, ma la musica è ancora ed ancora più prevedibile, e la maggiorparte delle canzoni sembra riempitivo per un album che avrebbe potuto benissimo essere un EP con solo Darkness, Angelica, Till The Clouds Clear e forse la più leggera Wonder.

Best Kept Secrets (Koch, 2004) è una retrospettiva sulla loro carriera.

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