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I Menswear furono l'ennesimo gruppo britannico degli anni '90 a balzare in
prima pagina prima ancora di aver firmato un contratto discografico.
Questa volta la novita` stava nel rispolverare (per la millesima volta)
la civilta` mod, e nelle pose (ancor meno originali) del leader Johnny Dean.
I singoli I'll Manage Somehow (Laurel), un'indegna scopiazzatura di
Backwater dei Meat Puppets, e Daydreamer, una versione per scolaretti dell'idea di
Line Up degli Elastica che era a sua volta rubata ai Wire, si dimenticano
dopo cinque minuti,
tanto sono familiari i riff e i ritornelli su cui poggiano, e l'album
Nuisance (Laurel, 1995) fa acqua da tutte le parti, sia
che imiti i Monkees (Little Miss Pinpoint Eyes) sia che imiti gli Small Faces
(Around You Again).
Tracce dei Cream in 125 West 3rd Street, di David Bowie in Stardust e del
soul "bianco" in Hollywood Girl non bastano a trasformare un pezzo inerte
di materia in arte.
We Love You (Laurel, 1996)
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