Onna-Kodomo
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Syuuka, 6.5/10
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Syuuka (Charnel, 1997) rivela gli Onna-Kodomo, un trio Giapponese che ha trovato un modo elegante ed elementare di fondere musica classica Giapponese e musica classica Occidentale. C'erano gia` riusciti, a ben guardare, i Popol Vuh. E non a caso, fin dall'iniziale Echo, il soave contralto di Yuko Hasegawa e i tenui accordi del violino elettrico di Shinmei Suzuki fanno tornare in mente i momenti piu` rarefatti di quell'Hosianna Mantra. Driftin' e` pero` soltanto una nebulosa di accordi e gorgheggi liberi. La cantante emette sillabe celestiali e le lascia morire lentamente, mentre chitarra (Shizuo Uchida) e violino salutano ogni nuova sillaba con un breve e distaccato flusso di accordi. Il legame con la psichedelia diventa esplicito su Phantom Pain, per via di un drone di sottofondo e di vocalizzi piu` spaziali. Black Forest, quando la cantante modula finalmente il suo registro e gli strumenti lanciano vagiti finalmente polifonici, potrebbe essere una delle fiabe di Meredith Monk. Stray Sheep e` di nuovo un'accorata preghiera, che si ripiega in un vuoto di pochi accordi frammentati. Le caratteristiche comuni a questi brani sono la lentezza esasperante, l'arrangiamento minimale e i volteggi del canto. When She Ascends For Steps ha una melodia, ma per rendersene conto uno dovrebbe accelerarla dieci o venti volte.
Corona il disco Syuuka, che dura venti minuti e lascia capire come queste improvvisazioni al ralenti`, questi scambi fievolissimi di emozioni fra i tre strumenti, potrebbero continuare all'infinito.
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