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La triade del doom metal Britannico, capitanato da
My Dying Bride e Cathedral,
venne completata dai Paradise Lost.
La voce di Nick Holmes e` l'elemento che nobilita
Paradise Lost (Peaceville, 1990), un album che per il resto si ispira
troppo esplicitamente
ai Black Sabbath (via Trouble e Candlemass) anche se con brani relativamente
sperimentali come Rotting Misery, che, riallacciandosi ai Celtic Frost,
cercano una via all'horror meno scontata del death metal.
Il sound di fattura orchestrale che prende il sopravvento sul successivo Gothic si riallaccia al rock
progressivo e a quello classicheggiante di vent'anni prima, dall'ouverture
sinfonica della title-track alla coda strumentale di Desolate.
Stabilito in tal modo un nuovo standard di doom metal, i Paradise Lost tornano a
cercare nuove strade espressive con l'hardrock raffinato di
Shades Of God (Music For Nations, 1992),
con canzoni piu` melodiche e curate (Mortals Watch The Day e As I Die).
Il successivo Icon (1993), con Shallow
Seasons, sancisce la svolta commerciale,
una direzione confermata su Draconian Times (Music For Nations, 1995) da
brani come Enchantment e Last Time. Il formato si e` ridotto
alle canzoni di tre minuti, la rabbia si e` attenuata in strutture piu`
composite e il posto delle maledizioni infernali e` stato preso dal sogno
di diventare i nuovi Metallica.
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