|
Philosopher's Stone e` Gareth Mitchell, un manipolatore del suono (attivo anche
negli Amp) che usa
pochi strumenti (di fatto, soltanto la chitarra) ma molti marchingegni
elettronici per trasformare i suoni di quegli strumenti in sinfonie di
timbriche insolite.
Su Preparation (Kranky, 1997) Mitchell predilige i suoni fastidiosi e
ostici.
Il minimalismo ostentato di Through Palisade Trees ricicla biecamente
una sequenza di accordi rozzi, sporchi, cafoni.
Cathode Cataract mette in loop le piu` ardue sonorita` industriale.
Places Where The Mind Dies sevizia un flusso monotono di accordi di chitarra
con scosse di distorsioni apocalittiche.
Stormi di rumori indecifrabili si affollano nelle strutture freddamente
matematiche di Building a Mirror Of Stars.
Sono esperimenti di musica da camera per la fine dei tempi (rubando
l'espressione a Messiaen), talvota all'insegna di una violenza estrema che
prende il sopravvento su stati d'animo apparentemente sereni. La dialettica
fra bello e brutto che sta alla base di questa musica e` originata da psicosi
spaventose.
Nel groviglio di suoni artificiali e di allucinazioni claustrofobiche, si fa
pero` alla fine largo una personale e molto poetica filosofia di vita, ben
riassunta forse nella cantilena mediorientale della lunga Where Regrets End,
sospesa a rombi sordi che fluttuano senza peso, e nel salmo psichedelico di
The Circular Ruins, rallentata fino all'evanescenza su un paesaggio di
sibili raccapriccianti.
Come se non restasse che piangere sulle rovine.
|
Lasciati gli Amp, Mitchell compone Apparatus (Kranky, 1999), altro
lavoro austero di musica strumentale. I suoni sono in gran parte ottenuti
elaborando quelli della chitarra, anche se alla fine si sentono soprattutto
droni stridenti e timbri metallici. L'ira di Mitchell si e` molto placata:
le frequenze in lento movimento di Descent,
i disturbi metallici di Komposition,
le fluttuazioni galattiche di Snake
presentano un artista da laboratorio, un osservatore attento delle proprieta`
acustiche, uno scienziato pignolo e financo pedante.
L'intenzione e` lodevole e maniacale, ma
i rumori subsonici di Filament e la nebulosa di Confluence (i due brani di dieci minuti) sono tanto auto-indulgenti quanto certa musica
ambientale dell'ultima ora.
I campi sonori alla LaMonte Young di Lost e
i borboglii alla Subotnick di Valetta li avevamo gia` sentiti
trent'anni fa.
Sembra di ascoltare il Brian Eno di Before And After Science,
senza il minimo talento melodico anche se con una maggior passione per gli
aspetti puramente acustici del suono.
|
After severing ties with Amp, Mitchell started working on
Apparatus (Kranky, 1999), another austere work of instrumental music.
Its sounds have been largely obtained by processing guitar sounds, even if
we hear mainly abrasive drones and metallic timbres. Mitchell's fury is
gone: the slow-motion frequencies of Descent, the metallic perturbations
of Komposition, the galactic fluctuations of Snake present a
laboratory artist, a careful observer of acoustic properties, a scientist
and a pundit. The intention is worthy and manic, but the subsonic noises of
Filament and Confluence's nebula (the two extended tracks)
are more self-indulging than creative.
LaMonte Young's sonic fields return for Lost and Morton Subotnick's
electronic bubbles resurface in Valetta, but we heard them thirty
years ago.
In the end, it feels like Brian Eno's Before And After Science without
the melodic talent and with an uncontrolled urge for the purely acoustic
aspects of music.
|
|