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Martin Atkins e` stato per tutti gli anni '90 uno degli animatori della
scena industriale, tanto in UK quanto in USA.
Quando lascio` il posto di batterista nei
Public Image Ltd, Martin Atkins
assunse lo
pseudonimo di Brian Brain e registro`
l'album Unexpected Noises (Secret, 1980).
Qualche anno dopo Atkins riprese l'idea per l'EP
Fun With Music (Plaid, 1985), e soprattutto per l'album
Time Flies When You're Having Toast (Moving Target, 1987), introduzione
ufficiale al suo universo di rumore ballabile (esperimenti sonori su un tappeto
ritmico fortemente propulsivo, quasi da hip hop). Atkins si ispira in
realta` a Peter Gabriel, alla fusione di funk, elettronica e world music, come
dimostra Who Hung The Monkey; anche se e` abbastanza furbo da assimilare
la demenzialita` nera (Sex For The Sake Of Sex).
Dopo i fasti nei Killing Joke e
una breve convivenza con Jourgensen nei Ministry
(intorno al 1989), Atkins, ormai trasferitosi a Chicago,
diede vita ai Pigface, sorta di supergruppo della
musica industriale che fa perno su alcuni dei protagonisti del genere:
il batterista Bill Rieflin (Ministry), il tastierista William Tucker
(Thrill Kill Kult),
il bassista Paul Raven (Killing Joke), il chitarrista Matt Schultz,
il bassista Andrew Weiss, e un nugolo di cantanti, fra cui
Chris Connelly (Revolting Cocks), Lesley Rankine
(Silverfish), Trent Reznor (Nine Inch Nails), Nivek Ogre (Skinny Puppy),
Mary Byker (Gaye Bykers On Acid), En Esch (KMFDM).
L'aspetto piu` gradevole di Gub (Cherry Red, 1991)
e` proprio l'alternarsi delle "voci". Se le musiche non sono il massimo ne` dell'originalita` ne` della
varieta`, il fatto che ogni pezzo abbia una voce diversa fa si` che nessuno suoni particolarmente noioso.
Nella folla spiccano Connelly (soprattutto nel raga dissonante di Point Blank, ma anche nel
minimalismo hardrock di Little Sisters), Ogre (nella cacofonia di Tapeworm), David Yow
dei Jesus Lizard (nella selvaggia Bushmaster), Esch (nell'incubo elettronico di War Ich
Nicht) e Reznor (in Suck, un soul psicotico su uno scarno sfondo strumentale). L'elemento
unitario e` il "drumming" convulso, ma non propriamente tribale, di Atkins e Rieflin.
L'elettronica ha il ruolo di puro rumore.
L'album e` comunque troppo velleitario per risultare anche musicale.
Welcome To Mexico Asshole (Invisible, 1991) e` invece un live
registrato in maniera approssimativa, forte di
un altro esperimento auto-indulgente e pedante (Love Serenade, dodici minuti di rumori) e di una
nostalgica imitazione dei Killing Joke, TFWO.
I Pigface diventano un vero complesso, e non soltanto un artificio di studio,
per Fook (Invisible, 1992).
L'album elimina tutte le asprezze e le pretenziosita` del precedente e adotta un
formato piu` rock.
Al gruppo di base (Atkins, Schultz, Tucker, Raven, Weiss) si e` aggiunta
Barbara Hunter (Roundhead) al violoncello,
ma a dominare sono ancora gli ospiti cantanti, che nobilitano le
affannate partiture strumentali: Esch (Alles Ist Mine), Byker (Seven Words e
Satellite), Esch e Ogre (Go e I'm Still Alive).
I capolavori del disco sono peraltro Hips Tits Lips Power, infernale
sarabanda di musica industriale e thrash-metal che prende lo spunto
da Big Bad Baby Pig Squea dei Silverfish),
e I Can Do No Wrong, uno sguaiato sabba
valpurgico. E` comunque un disco da produttore, che vale piu` per il sound che per gli specifici brani; i
quali brani sono per lo piu` accumuli disordinati di sensazionalismi scontati, da una sirena alla Edgar
Varese ai bisbigli sensuali di una donna, dai tribalismi dei cerimoniali occulti all'elettronica cosmica, tutto
rimescolato con il mestiere acquisito in tanti anni passati a manipolare dischi in studio.
Washingmachine Mouth (Invisible, 1992) e` il suo alter-ego, un disco di
remix dei brani di Fook, salvo l'inedito di Cutting Face.
La formazione del 1992, immortalata sul live Truth Will Out
(Invisible, 1993),
che si fregia della presenza di Jim Marcus (Die Warzau),
di Genesis P-Orridge (Psychic TV) e
soprattutto di Hope Nicholls (Fetchin Bones),
e` forse la migliore che Atkins abbia mai messo assieme.
Atkins registra anche con lo pseudonimo Bizarr Sex Trio due EP di musica
elettronica.
Atkins organizza poi i Love Interest, con Chris Connelly (canto e tastiere),
Mary Lynn Bowling (canto) e David Simms (basso, quello dei Jesus Lizard).
Il loro disco,
Bedazzled (Invisible, 1993), e` semplicemente una serie di mix della colonna sonora dell'omonimo
film di Dudley Moore; ed e` uno dei dischi piu` noiosi e banali del genere.
Pigface e` sempre piu` un nome generico per gli esperimenti di studio di
Atkins.
A Notes From The Underground (Invisible, 1994) collaborano
Flea ( Red Hot Chili Peppers),
Jello Biafra,
Mike Gira (Swans),
Duane Dennison (Jesus Lizard),
Alex
Patterson (Orb) e altri ventiquattro musicisti.
Lo sforzo, che flirti con il raga (in Empathy) o
il country and western (l'incalzante Divebomber, con Rankine in forma smagliante), e` ancora
sproporzionato ai risultati, anche se qua e la` (il riff violentissimo di Steamroller, il languido
svenimento "hendrixiano" di Chickasaw) non mancano le idee brillanti. L'idea piu` felice e` forse
quella di Fuck It Up, in cui convergono l'hip hop, il tribalismo africano e le colonne sonore dei
film noir.
L'unico segno di vita lo da` Magazine, quando Hope Nicholls si scatena in una delle
sue quadriglie assatanate.
Anche questa volta esce un album di remix, Feels Like Heaven (Invisible, 1995), e,
come la volta precedente, spesso i remix valgono piu` degli originali,
soprattutto Think, con il suo riff
galattico e il suo ritornello alla Clash, e Asphole, un turbolento techno con gorgheggi arabici.
Schultz ha nel frattempo dato vita ai Lab Report.
Detto che i Pigface sono Atkins cosi` come i Golden Palominos sono Anton Fier,
essi hanno avuto il merito di cementare un cenacolo di musicisti accomunati
da un'idea del far musica, ma hanno anche incappato nei peggiori difetti della
musica industriale: auto-indulgenza e pretenziosita`. A salvare i progetti di
Atkins sono quasi sempre gli ospiti di grido, in particolare i cantanti.
Atkins, piccolo ras della scena industriale, e` un ottimo batterista, un
ottimo produttore e un ottimo animatore; ma, carente di idee, troppo spesso
non propone ne` problemi ne` soluzioni, vegeta soltanto nel proprio stile.
Come intellettuale,
Atkins ha testardamente cercato di esprimere angoscia e psicosi
attraverso una musica che venga dal cervello e non dal cuore, ma il problema
e` quello tipico dei produttori: il loro cervello e`
ben pasciuto e tutt'altro che sottoposto a stress nervosi.
The Best Of (Invisible, 2001) raccoglie il meglio dei Pigface.
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