Porcupine Tree, the project of guitarist Steven Wilson, went through three stages. Initially, On The Sunday Of Life (1992), sounded like a compendium of Pink Floyd-ian sounds, from Syd Barrett's oblique ballads to Ummagumma's symphonic pieces. Then Japan's keyboardist Richard Barbieri helped fine-tune th languid, fluid, transcendental mini-concertos of The Sky Moves Sideways (1994). And, finally, a cohesive combo crafted Signify (1996) and Stupid Dream (1999) in a fashion reminiscent of early King Crimson's majestic ambience, an idea that eventually led to the slick production of In Absentia (2002).
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Steven Wilson (in arte Porcupine Tree) e` negli anni '90 uno dei massimi
massimi discepoli della psichedelia dei primi Pink Floyd.
Dopo due cassette
autoprodotte, composte fra il 1988 e il 1991, che verrano raccolte nel 1994 su
Yellow Hedgerow Dreamscape (Magic Gnome), Wilson scodello` quello che
rimane
il suo capolavoro, il doppio
On The Sunday Of Life (Delerium, 1992), un summa di musica psichedelica
d'avanguardia che spazia dalle bizzarrie armoniche del primo Syd Barrett alle
piece sinfoniche di Ummagumma.
Wilson passa quasi tutto il tempo a celebrare
i suoi idoli: la filastrocca di Jupiter Island sa di Piper At The Gates Of Dawn;
il pop atmosferico di Radioactive Toy rende omaggio a Dark Side Of The Moon;
la melodia cadenzata di Nine Cats avrebbe ben figurato su More; e cosi` via.
La canzone piu` avvincente, invece, e` quell'incalzante novelty di
Linton Samuel Dawson, che non c'entra nulla.
Wilson dimostra anche un talento per il progressive-rock in composizioni di
largo respiro. La jam strumentale Third Eye Surfer ricorda i Soft Machine,
per via degli sfarfallii quasi "dervish" delle tastiere e della batteria
freneticamente free-jazz. The Nostalgia Factory fa leva su
progressioni d'organo e glissando di chitarra alla Yes.
It Will Rain For A Million Years e` un ibrido di
colonna sonora western e Carlos Santana.
Gran parte del disco e` composto di materiale di seconda mano, che Wilson poteva
benissimo potare via, ma i brani che contano testimoniano di un orecchio
raffinato, che forse si esprimerebbe meglio nel campo della musica strumentale
elettronica (ascoltare l'ouverture strumentale, Music For The Head, che e`
musica new age per flauto ed elettronica, o il
lamento del flauto, degno di un adagio barocco, in On The Sunday Of Life).
Il punto debole, infatti, sono le parti cantate, quasi sempre superflue,
quasi sempre amatoriali, quasi sempre insignificanti.
Le quattro fasi di Voyage 34 (su due singoli omonimi del 1992 e 1993)
costituiscono un caso quasi clinico di
ossessione nei confronti del sound dei Pink Floyd.
Up The Downstairs (1993)
comincia a sofisticare il sound oltre la semplice imitazione con brani come
Synesthesia e Burning Sky.
I mini-concerti di The Sky Moves Sideways (Delerium, 1994), con
Richard Barbieri (ex Japan) alle tastiere,
decretano la conquista di uno stile
del tutto personale, che si riallaccia soltanto di sfuggita ai Pink Floyd
pastorali e sereni del secondo periodo, ma che in realta` appartiene in tutto
e per tutto all'era ambientale. Rispetto ai suoi contemporanei elettronici,
pero`, Wilson ha il merito di cercare la trance e il continuum con strumenti
dal vivo, senza ricorrere a trucchi digitali e campionamenti.
Il fronte stilistico e` ampio, dalla quiete leziosa dell'ouverture strumentale
The Colour Of Air all'ibrido di techno e raga di Wire The Drum
(forse l'intuizione piu` importante del disco). Apice della prassi di
dilatare i brani a dismisura, di amplificarne ogni minimo aspetto, e` forse
il surreale, liquido, stratosferico Moonloop, in cui si accavallano al
rallentatore suoni dolcissimi di chitarre, organi e percussioni prima che
il tutto prenda corpo e ritmo e si trasformi in una jam infuocata di bluesrock.
Cosi` la lunga Is Not alterna
fasi di musica cosmica estremamente disgregata a fasi di rock incalzante.
I brani cantati sono anemici fino alla sonnolenza. Il salmo lento e solenne di
I Find The I'm Not There, la nenia persiana di
Dislocated Day e il tenue vagito di
The Moon Touches Your Shoulder poggiano su
melodie bisbigliate senza forza, lasciate vorticare nell'aria, circondate da accordi languidi ed estatici.
Nella musica di Wilson chitarra e organo imbastiscono duetti metafisici,
spesso improvvisati come nel jazz, su un tappeto sensuale di percussioni.
L'effetto non potrebbe essere piu` trascendente.
Wilson e` anche attivo nel duo dei No-Man, con il cantante Tim Bowness,
e negli Incredible Expanding Mindfuck. No-Man e` un progetto che data dai
primi anni '90, quando uscirono Lovesighs (One Little Indian, 1992) e
Loveblows And Lovecries (One Little Indian, 1993).
La notorieta` arrivo` con
Flowermouth (One Little Indian, 1994), le cui canzoni sono rielaborate da
maestri dello studio come Robert Fripp, e con il suo remix Flowermix
(Resurgence). L'EP di Housewife Hooked In Heroin (3rd Stone, 1995) ha
aumentato l'attesa per Wild Opera (3rd Stone, 1996), che e` invece stato
alquanto deludente.
Su Dry Cleaning Ray (3rd Stone, 1997)
la musica si allontana sempre piu` dal formato canzonettistico degli esordi.
A partire dall'EP Waiting (Delerium, 1996), i Porcupine Tree diventano
davvero un complesso: Wilson non e` piu` il deus ex machina, accompagnato da un
tastierista d'eccezione e da sua moglie, ma semplicemente il cantante e
principale compositore di un quartetto di chitarra, tastiere, basso e batteria.
E l'effetto e` di virare verso i primi King Crimson, verso atmosfere
fiabesche e magiche, come dimostrano le due lunghe ballate e colonne portanti
di Signify (Delerium, 1996):
Dark Matter e Sleep Of No Dreaming,
Indubbiamente dotate di melodie appassionate e di arrangiamenti eroici,
sfiorano i climi di Moonchild e quelli dei melodrammi dei primi Genesis.
Ma Waiting, che ne e` l'esagerazione, veleggia verso il piu` bieco
pop-jazz orchestrale.
Le sincopi funky, i riff azzannanti, le tastiere spaziali, gli assoli
epici, dello strumentale Signify rimandano persino al techno-rock
dei Rush.
I sintetizzatori di Barbieri e il mellotron di Wilson dilagano senza freni,
coloratissimi, incastonando gli accordi atmosferici delle chitarre.
Gli stacchetti strumentali che separano le ballate confermano lo stato di
grazia della formazione, capace di cesellare la piece
Waiting Phase 2, una variazione strumentale sulla canzone omonima,
e soprattutto l'indiavolata danza pan-araba di Idiot Prayer.
Il live Coma Divine (Delerium, 1997) dimostra l'affiatamento
raggiunto dalla formazione.
Staircase Infinite rispolvera inediti registrati fra il 1992 e il 1993.
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Stupid Dream (K-Scope, 1999) veers towards a shimmering professional
sound, halfway between early Genesis and late Pink Floyd
( Even Less, Piano Lessons, Don't Hate Me), a sound
that yields a completely new group in the grandiose melody of
Stop Swimming.
Incredible Expanding Mindfuck is far more "progressive" and free-form on
IEM (Delerium, 1999), whose five lengthy tracks are far more creative
than the Porcupine Tree albums
(The Gospel According to the IEM,
Fie Kesh and
The Last Will And Testament Of Emma Peel).
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(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)
Stupid Dream (K-Scope, 1999) devia verso un suono patinato e professionale
a mezza via fra i primi Genesis e i tardi Pink Floyd (Even Less, Piano
Lessons, Don't Hate Me), suono che presenta un gruppo totalmente nuovo nella
magniloquente melodia di Stop Swimming.
Incredible Expanding Mindfuck e' ben piu' "progressive" e free-form su IEM
(Delerium, 1999), i cui cinque lunghi pezzi sono molto piu' creativi di
quanto siano gli album dei Porcupine Tree (The Gospel According to the IEM,
Fie Kesh e The Last Will And Testament Of Emma Peel).
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Lightbulb Sun (K-Scope, 2000) is a mixed bag.
While continuing the poppier direction of the previous album with The Rest Will Follow, the band reinvents its progressive-rock with a smoother production (Russia On Ice) and lush arrangements
(guitars, piano, hammered dulcimer, mellotron, banjo, harp, percussions, synths, organ, bass, drums, strings).
The intent is clearly commercial, as proven by the singles 4 Chords That Made A Million and Shesmovedon.
In Absentia (Lava, 2002) is one of their most accomplished albums.
Enhanced by a superb performance of veteran keyboardist
Richard Barbieri and
by the solid work of new drummer Gavin Harrison, Porcupine Tree can play
just about everything and turn it into a formidable concentrate of sonic power.
Opener Blackest Eyes attacks with a prog-metal concentrate of guitar and drums only to settle for an evocative melody over acoustic guitar and atmospheric keyboards.
The production is loud, thick and sleek, more reminiscent of
Church than of British prog-rock,
with guitars both helping set the majestic pace and weaving the elaborate
texture for the soaring refrains, as the relatively subdued
Trains masterly displays, despite echoes of
Cat Stevens and
Jethro Tull in the melody.
The guitars are revved up even in the mellower songs, and reach an apex of
fury with the explosive The Creator Has A Mastertape.
Thus there is almost no gap between the lighter, simpler material
(The Sound Of Muzak, boasting the most deceptive melody,
the piano-based elegy Collapse the Light Into Earth,
the mostly instrumental 3,
the soft, soothing harmonies of Prodigal)
and the pieces that retain the turbulent undercurrents of brainy and muscular prog-metal
(the eight-minute Gravity Eyelids, structured in three parts, first a
texture of nebulae-like keyboards and syncopated beats, then a romantic lament, and finally a guitar-dominated coda,
Strip The Soul, the best folk-blues-jazz-rock jam on the album,
Wedding Nails, mostly instrumental and the most metal-like of the batch).
The impeccable execution, the catchy themes and the glossy arrangements
blur the line between the two camps.
The quartet of
Steven Wilson (vocals, guitar, keyboards),
Richard Barbieri (keyboards),
Colin Edwin (bass) and
Gavin Harrison (percussion), augmented with
guitarists Mikael kerfeldt and Adrian Belew,
was in splendid form on Deadwing (2005), but the music was fundamentally
a version of early Genesis' progressive ballads
adapted to Soundgarden's grunge (Shallow) with
King Crimson-ian mellotron spread all over
the album.
Only
the ten-minute Deadwing and the 12-minute Arriving Somewhere But Not Here show a bit of ambition.
Fear of a Blank Planet (2007), possibly a pun to
Public Enemy's Fear of a Black Planet (1990) but more likely inspired
by the Pink Floyd's numerous alienation-based concepts,
is structured in six long songs that explore the depressed mood of the turn
of the century. They do so in a rather odd manner, as they rely on
operatic melodies and lush orchestrations that would better suit a war epic.
Nonetheless there is certainly much to appreciate in the way these musicians
articulate complex and unstable
musical architectures such as
My AShes and the 17-minute Anesthetize
into mellow and smooth flows of sounds.
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(Translation by/ Tradotto da Alessandra DeAngelis)
Lightbulb Sun (K-Scope, 2000) e` un disco confuso.
Mentre con The Rest Will Follow prosegue nella direzione poppeggiante dell'album precedente, con una produzione piu' levigata (Russia On Ice), la band reinventa il suo progressive-rock . L'intento e' chiaramente commerciale, come dimostrato dai singoli4 Chords That Made A Million e Shesmovedon.
(Translation by/ Tradotto da Gianluca Mantovan)
In Absentia (Lava, 2002) e' fra i loro album piu' riusciti.
Arricchiti da una superba performance del veterano delle tastiere
Richard Barbieri
e dal solido lavoro del nuovo batterista Gavin Harrison, i Porcupine
Tree possono ora
suonare quasi tutto con eccellente concentrazione di potenza sonora.
Blackest Eyes inizia con un concentrato prog-metal
di chitarra e batteria per raggiungere poi una melodia evocativa di
chitarra acustica
e tastiere atmosferiche. La produzione e' forte, densa e strisciante,
piu' vicina ai Church che al prog-rock britannico, con chitarre in
grado
sia di dettare il passo che di intessere elaborati e
sublimi refrain, come avviene egregiamente pure nella in parte
sottomessa Trains,
malgrado echi di Cat Stevens e Jethro Tull nella melodia. Le chitarre
sono su di giri perfino nei pezzi piu' melliflui, e arrivano al
culmine della furia con
l'esplosiva The Creator Has A Mastertape. In questo modo e' pressoche'
annullata la
differenza tra il materiale leggero e semplice (The Sound Of Muzak,
con melodia deludente,
l'elegia pianistica Collapse the Light Into Earth,
la quasi interamente strumentale 3, le armonie soft e rilassanti di
Prodigal) e il
materiale che verte sulle turbolenti sottocorrenti del cervellotico e
muscolare
prog-metal (Gravity Eyelids: otto minuti strutturati in tre parti,
dapprima un tessuto di tastiere nebulose e battiti sincopati, poi un
romantico lamento, e infine una coda chitarristica; Strip The Soul,
la miglior jam folk-blues-jazz-rock dell'album; Wedding Nails,
perlopiu'
strumentale e la piu' metal del lotto). Esecuzione impeccabile,
temi attraenti e arrangiamenti speciosi avvicinano i due opposti.
Il quartetto Steven Wilson (voce, chitarra, tastiere), Richard
Barbieri (tastiere), Colin Edwin (basso) e Gavin Harrison
(percussioni), coadiuvati dai chitarristi Mikael Kerfeldt e Adrian
Belew, mostro' splendida forma su Deadwing (2005), laddove la musica
era sostanzialmente una versione delle ballate progressive dei Genesis
primigeni, adattata al grunge dei Soundgarden (Shallow) con mellotron
crimsoniano su tutto l'album. Poco piu' ambiziose Deadwing (10 minuti)
e Arriving Somewhere But Not Here (12 minuti).
Fear of a Blank Planet (2007), ispirata a Fear of a Black Planet dei
Public Enemy (1990) ed ancor piu' ai tanti concept dei Pink Floyd
sull'alienazione, e' strutturata in sei lunghi pezzi che esplorano
l'umore depresso d'inizio secolo. Il modo e' strano, dato l'uso di
melodie operistiche e orchestrazioni pesanti piu' consone all'epica.
Ciononostante e' molto apprezzabile come architetture complesse ed
instabili quali My Ashes e Anesthetize (17 minuti) vengano articolate
in flussi di suoni lisci e lievi.
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