After a number of EPs, Tatsuya Yoshida's Ruins (2) found their true voice in the
versatile and cartoonish improvisations of Stonehenge (1990),
somewhere between Magma's futuristic cabaret and John Zorn's thrash-jazz, while
Hyderomastgroningen (1995) blended Red Crayola's dementia and Art Bears' pomp.
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I Ruins rappresentarono una delle esperienze piu` importanti del
progressive-rock Giapponese degli anni '80.
Gli YBO2 (Yellow Biomechanik Orchestra 2) erano nati intorno al 1984 per
iniziativa di KK Null (chitarra), Masashi Kitamura
(basso e tastiere) e Tatsuya Yoshida (batteria). Con
l'EP Dogla Magla (Trans) e l'album Alienation del 1986 si
erano conquistati un posto di
preminenza assoluta fra gli eredi del progressive rock di King Crimson e Canterbury.
Nei tre album successivi (senza Null),
Kingdom Of Family Dream (1986),
Pale Face Pale Skin (1988) e
Starship (1989),
oltre al live Whole Lotta Live (1987),
e nei vari EPs, fra cui
Dogla-Magla/Ural (1985), Taiyo No Ouji (1986) e Hikari No Kuni (1987),
si spinsero anche oltre,
pervenendo priva alla cacofonia degli
Einsturzende Neubauten e poi
persino a una specie di techno ambientale.
Greatest Hits compiles material from 1985-89.
Yoshida, fra le mille iniziative periferiche, diede vita con Kazuyoshi Kimoto ai
Ruins.
Il primo EP
Ruins (Trans, 1986) conteneva le prime versioni di
Body & Soul, Crisis, Cathastrophe, Epigonen,
Out Burn.
Il mini-album Ruins (Trans, 1987) conteneva altri pezzi entrati in
repertorio: Entropy, Pagoda, Europe, Birth Control,
Essential Logic.
Queste prime registrazioni verranno ristampate sull'album
II & 19 Numbers (SSE Communications, 1993).
Un altro EP preparatorio, Infect
(Trans, 1988 - SSE Communications, 1993),
contiene le prime versioni di Mascari, Fragment,
Ripples, Octopus, Infect.
Il duo debutto` sulla lunga distanza con l'album
Stonehenge (Shimmy Disc, 1990 - Magaibutsu, 1995), forte di
Big Head,
Cathechism,
Kibbutz,
Plexus,
October,
Hexagon,
Anaclasis,
Hail,
Stonehenge,
Thebes.
L'album fa leva sui duetti di basso e batteria.
Le improvvisazioni, lungi dall'essere pedanti, sono improntate a uno humour
surreale, quasi da cartone animato, sulla falsariga di John Zorn.
Oltre al thrash-jazz di costui, i Ruins si rifanno al rock progressivo
di Canterbury, ai Faust e alla new age elettronica, stabilendo poco meno che un primato di versatilita`. Per
completare la somiglianza con i Magma, le liriche sono cantate in una lingua inventata da Yoshida.
Poco dopo usci` il primo album solista di Yoshida,
Magaibutsu (Review, 1991 - Review, 2002), ancor piu` sperimentale
di quelli dei Ruins. Yoshida e` un genio folle dello studio di registrazione,
che viene trasformato in un grande ricettacolo di suoni surreali.
Ogni brano e` uno sconclusionato accumulo di gesti musicali che, a se stanti,
sono peraltro in gran parte davvero "musicali" (persino orecchiabili e
trascinanti).
Per Burning Stone (Shimmy Disc, 1992 - Magaibutsu, 1995)
Yoshida cambia bassista e recluta Ryuichi Masuda.
The mini-album Graviyaunosch (Nipp Guitar, 1993) was produced by Steve
Albini.
Con gli Omoide Hatoba di Seiichi Yamamoto (anche nei Boredoms) i Ruins
hanno anche composto uno dei collage piu` scriteriati della loro carriera,
pubblicato su Ruins-Hatoba (Charnel Music, 1994).
Hundred Sights of Koenji (God Moutain, 1994), or
Koenjihyakkei, is played by the Ruins duo
plus keyboardist Aki of Bondage Fruit and bassist Shigekazu Kuwahara.
The sound is explicitly inspired by Magma.
Devil From the East (Bloody Butterfly, 1994) collects
tracks from records Yoshida has played in.
Nel 1995 Yoshida ha anche registrato due raccolte di improvvisazioni in duo
con il polistrumentista Ron Anderson dei Molecule:
First Meeting (Commercial Failure, 1995)
e
A Is For Accident (FMN, 1997).
Saisoro (Tzadik, 1995) is a collaboration with Derek Bailey.
Another collaboration of Ruins was with
guitarist and trumpet player Jason Willett (Megaphone Records, 1995).
Yoshida also released another solo,
the live Drums, Voices, Keyboards & Guitar (Magaibutsu, 1995).
Zubi Zuva is a "freewheeling acapella vocal trio formed by
Tatsuya Yoshida, Yukifumi Shibasaki and Hideki Takahashi.
Jehovah (Tzadik, 1995) is their first album, full of Gregorian
and Buddhist chants.
Hyderomastgroningen (Tzadik, 1995) e` un altro girotondo di
genialita` sregolata, dalla lunga cacofonia psichedelica di Brixon Varromiks, a meta` strada fra la
demenzialita` dei Red Crayola e la pomposita` degli Art Bears, alle pantomime dadiste strillate in un
registro stridulo da opera "brechtiana" (Memories Of Zworrisdeh, Del Fanci Kant,
Bliezzanning Moltz), dai baccanali da manicomio come Gravestone agli strumentali
"zappiani" come Ordinary People In Idaho. Quando Tatsuya e Ryuichiu si lanciano a corpo morto
sui riff e i ritmi, riescono a lambire l'intensita` dell'heavymetal (Prrifth, Stone Eater,
Speed Ball), ma sempre con il piglio dell'assurdo di una commedia di Beckett.
Masashi Kitamura aveva intanto formato i Differance, con cui ha registrato
All Along The Night (SSE), Night Crash e Affinity (SSE, 1995), evolvendo dal rock
progressivo/psichedelico di King Crimson e Pink Floyd verso un hardrock a meta` strada fra quello
classico dei Led Zeppelin e quello indemoniato degli Hawkwind.
Paolo Palma scrive:
I Koenji Hyakkei sono l’evoluzione di un genere che ha origine dai Magma e contemporaneamente sono la prosecuzione del progetto avviato in maniera estrema dai Ruins, allargando la formazione a quattro componenti ed improntando le composizioni in maniera più classica e completa.
I Koenji Hyakkei riducono le componenti noise-industrial e di improvvisazione dei Ruins a favore di composizioni che risultano più vicini al rock progressivo e continuano cosi come i Ruins, nella scelta eccentricamente espressiva di una lingua inventata, via già tracciata dai Magma, spingendosi oltre e districandosi tra avanguardia e progressive.
Mutuano dai Magma di Christian Vander, anch’egli batterista e mente di una delle formazioni di maggiore personalità e coerenza del rock progressivo dei primi i anni ’70, le influenze classiche prettamente europee-apocalittiche delle sessioni ritmiche e dei vocalizzi che si rifanno a Orff, Bartok, Stokhausen e quelle free-jazz di Coltrane e Coleman, per poi fondere tutto con il punk e la musica d’avanguardia, con una predilezione per i suoni duri, stridenti e potenti, con ritmi ossessivi e riff parossistici che danno come risultato album compulsivi, pervasi di lirica potenza e violenza.
Il primo album, Hudred sights of Koenji, esce nel 1994 e vede nella formazione oltre a Yoshida, la tastierista e vocalist Aki Kubota proveniente da un altro gruppo progressive dell’underground nipponico, i Bondage Fruit (anch’essi aderenti allo stile Zehul), il chitarrista Ryuichi Masuda ed il bassista Shigekazu Kiwahara.
Questo è l’album che segna la linea che verrà portata avanti negli altri due album, rifacendosi allo stile Zehul di Vander che viene reso molto più metallico, furioso, veemente e ossessivo.
In questo album spiccano tra le tracce Doi Doi dalla quieta introduzione e la trascinante Avedumma.
Nel 1997 esce il secondo album Viva! Koenji noto anche solo con la sigla II che vede assieme a Yoshida che scrive tutti i brani, ancora Aki Kubota, il chitarrista Jin Harada e il bassista Kengo Sakamoto.
L’album è molto aggressivo fin dall’inizio, con una prima traccia, Grembo Zavia (parole che vengono ripetute ossessivamente) che non da respiro, martellante, con le 4 voci che si intrecciano e sovrappongo senza sosta, mentre è solenne il secondo pezzo, Graddinoba Revoss, dall’incedere lento.
Il terzo brano si apre su un giro di basso su cui primeggia la tagliente voce da soprano di Aki Kubota per poi sospendersi e lasciare il vuoto riempito da poche note sparse di tastiera che si fanno sempre più insistenti fin quando, sull’ossessivo e ipnotico gorgheggio da soprano, si sovrappongono le voci del coro che si bloccano per dare spazio all’improvvisazione.
Tra il delirio caotico e l’inquietante solennità sono sospese Quidom (bellissima l’interpretazione di Aki Kubota), Cambell Rotta e Quoth Dahha, che risulta di gran lunga la più terrificante in quasi dieci minuti di vocalizzi disperati.
Arammida Horba è frenetica ma sempre intrisa di lirismo, mentre è vagamente etnica Braggho. Molto più fluida degli altri brani è Rissenddo Rraimb con una introduzione che vede soprattutto le tastiere e le chitarre in primo piano in rapidi riff ripetuti fino allo stremo.
Il terzo ed ultimo album è Nyvraim che sembra essere l’album più equilibrato. Le prime tracce sono ossessive, taglienti ed evocatrici. I cori caratteristici, i vocalizzi, le progressioni inquietanti, sono delirio incomprensibile, sono i demoni di Yoshida che si presentano. Si rimane avvolti in nenie incomprensibili che proiettano in ritmi forsennati che abbandonano a rituali oscuri in selve disarmoniche disperate.
La tastiera è ben in evidenza, amalgamata su chitarre distorte. I frenetici assoli e riff della tastiera di Oguchi Kenici vengono interrotti improvvisamente dai vocalizzi taglienti del soprano Samara Name che ha preso il posto di Aki Kubota nella parte vocale. Il basso sempre molto profondo e presente è sempre quello di Sakamoto Kengo che ricopre anche il ruolo di chitarrista in modo egregio affiancandosi alla chitarra di Jin. Come per gli altri due album, anche in questo, tutti e quattro i componenti sono coinvolti nelle parti vocali.
Con l’uscita dal gruppo di Kubota che aveva contribuito a scrivere i pezzi più melodici degli album precedenti, Yoshida sempre più leader della formazione (suona anche le tastiere occasionalmente) da all’album una impronta ancora più personale, cupa e delirante.
Apocalittica su un basso che non da tregua è Nyvraim, la traccia che apre l’album, che ha il sapore di una orda barbarica che avanza, cupa e imperitura finché rimane sospesa tra la distorsione ed il delirio.
Molto più vicina al progressive è Becctem Pott con cambi di tempo disorientanti, stacchi, progressioni e regressioni di tastiera.
Lussesogi Zomn dall’inizio inquietante del freddo vaneggio soprano si spinge in una rabbiosa accelerazione in cui ancora la tastiera ci trascina fino al dialogo tra il coro e la soprano.
In Vissquael il gioco d’equilibrio tra le evoluzioni del coro e del soprano raggiungono l’apogeo, mentre Axall Hasck ricorda i Dream Theater di "When dream and day unite". Anche Gasstrurrumm con una tetra marcia introduttiva prosegue agghiacciante confermando la vena preminentemente progressive dell’album frantumato dai cambi di tempo.
Yoshida definisce il progetto Koenji Hyakkei come la fusione tra il progressive, la musica d’avanguardia ed il punk hardcore e dall’ascolto di Koenji II e Nivraym si può essere d’accordo con lui. Le influenze, oltre a quella palese dei Magma, sono davvero molteplici, dall’avanguardia del John Zorn di "Naked City" (che non ha caso ha prodotto i Ruins e suonato con Yoshida), dai King Crimson di "Red" e "Discipline", dai tedeschi Faust dei primi quattro album o i Can di "Tago Mago" , ai belgi Univers Zero spingendoci fino a "Trout mask replica" di Captain Beefheart.
Fortemente espressivi di non facile ascolto, frammentari decostruttori ruvidi e potenti, i koenji hyakkei con i loro album, seppur nella sperimentazione, rimangono molto omogenei diventando tra i pochissimi gruppi di rock progressivo che oggi hanno qualcosa da dire.
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