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Starfuckers
are an Italian post-rock outfit
(eventually reduced to the trio of Manuele Giannini on vocals, electronics and guitars, Alessandro Bocci on sampler, Roberto Bertacchini on drums)
that staged one of the most impressive mutations in memory.
They debuted in the vein of
Royal Trux's retro'-brainy garage-blues with
Metallic Diseases (Electric Eye, 1990).
Then they forged an original blend of jazzy noise-rock on the
mini-album Brodo di Cagne Strategico (Electric Eye, 1991).
Their true aesthetic manifesto was Sinistri (Underground, 1994), a
tribute to the compositional techniques of the 20th century.
Those principles shaped the more organic and expressive
Infrantumi (Lessness, 1997 - Drunken Fish, 1998), one of post-rock's
most cryptic and futuristic works, mixing free-jazz, cubism, dissonant avantgarde, musique concrete, Faust.
To cap the Starfuckers' career, the all-instrumental Infinitive Sessions (Dbk works, 2002) ran the gamut from funk-jazz to sheer noise.
Adding electronic/digital technician Dino Bramanti to the line-up, the
Starfuckers changed name into Sinistri and began a new career with
the dark and unstable Free Pulse (2005).
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(Translation by/ Tradotto da xxx) Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami
Starfuckers: Sinistri (Audioglobe, 1995)
Gli Starfuckers sono uno dei gruppi piu' importanti ed allo stesso tempo
inafferrabili del panorama italiano. Degli sperimentatori piu' che
innovatori, degli sperimentatori integralisti e terroristi. La loro e' una
musica imprendibile, incatalogabile, inascoltabile. Il loro e' un lavoro
d'avanguardia anarchica, viscerale, demoniaca ed oscura che non ha
precedenti in Italia. Quello che producono sono grumi di citazioni colte,
molliche di jazz ed elettronica (analogica), ombre di post-rock disidratato
e scheletrico, accenni di niente e reiterazioni di silenzi e spazi vuoti.
"derivazione/attesa": aritmiche frasi di chitarra e battute di batteria che
imitano un lugubre rito funebre; e' il preludio al funerale del rock che
seguira', come in "251. Infinito" che sembra reinventare il concetto di
isolazionismo per portarlo ai limiti della disumanita': e' l'anticristo
della musica, la trasfigurazione di tutto cio' che e' corrotto e decadente.
Ogni canzone e' una secchiata di acido solforico in testa ai piu' grandi
musicisti e compositori contemporanei. Basti solo sentire come distruggono
il suono slintiano in "mutilati": ridicolizzato e ridotto a livello di un
semplice esercizio accademico. Loop infiniti sconcertanti ed assenze
agghiaccianti, un disco di vuoti prima che di pieni, come in "zentropia"
dove l'atmosfera e' claustrofobica, irrespirabile e marcescente, otto minuti
in cui non succede praticamente niente. L'unico sussulto si trova in "ordine
pubblico" dove finalmente si sente qualche rumore tangibile, ma e' solo un
caso, un breve sfogo si potrebbe dire, per poi tuffarsi di nuovo nel buco
nero della seguente "macrofonie la" e nei 15 minuti di registrazioni dal
vivo che praticamente chiudono il disco.
Devo essere sincero: riuscire ad ascoltare tutto il disco dall'inizio alla
fine e' per me ancora un impresa troppo ardua: sono sempre sopraffato dalla
voglia di gettare tutto lo stereo, CD compreso, dalla finestra e dargli
fuoco, un fuoco purificatore per le continue eresie ascoltate. Perche'
questo e' un disco da eretici, da assassini e da figli di puttana, colto ed
allo stesso tempo viscerale, pieno di idee ma altrettanto vuoto ed empio,
osceno, irrinunciabile ed odiatissimo. Non discuto il metodo ne' il merito
ne' il risultato finale. Pero' c'e' da chiedersi una semplice cosa: ma che
cosa comunica un disco del genere? La musica e' prima di tutto una forma di
comunicazione, voi usereste mai un telefonino che non riceve segnale? O
leggereste mai un giornale di pagine completamente bianche o nere?
Guardereste per ore una televisione spenta? Se no, allora non comperato
questo disco: e' la quintessenza dell'anti-musica, una bomba sotto il culo
di tutti i canoni e scale armoniche di questo mondo. Assurdo.
6/10.
Fabio Tonti
Starfuckers: Infrantumi (1997)
Gruppo incredibile questi Starfuckers, alienato, contorto, senza regole.
Infrantumi, uscito nel '97, non e' un disco di musica: quello che si ascolta
e' principalmente silenzio, silenzio interrotto frammentariamente da
percussioni aritmiche, distorsioni anomale, note spezzate e volontariamente
stonate, sussurri di voci cadaveriche e moribonde. Stupore, confusione e
stordimento le prime impressioni: "ma 'sti qua ci sono rimasti, lo fanno o
lo sono?". Dopo alcuni ascolti si capisce che non c'e' speranza, che sono
irrimediabilmente persi. Persi nelle loro involuzioni, nelle loro
depravazioni e autoindulgenze. Il concetto di musica non esiste piu'; l'ho
detto e lo ripeto: il suono portante dell'intero album e' paradossalmente il
silenzio, va da se' che pure quello di brano musicale e' scardinato, anzi
ignorato e' la parola giusta. E allora cosa rimane? Rimane il vuoto, un
enorme buco nero che risucchia a se' suoni di ogni tipo, prodotti da un
qualsiasi arnese da lavoro - gli strumenti stessi sono usati come arnesi - ,
suoni scellerati, eretici, che delineano i contorni di un inferno senza
confini, di un deserto di demoni fracassoni che si avvicinano lentamente a
noi ma non ci toccano, godendo nel vederci sbiancare di paura perche'
nemmeno urlare possiamo.
Questa indefinibile opera d'arte si consegna direttamente ai posteri, solo
loro potranno giudicare appieno le reali valenza, a me non resta che
decantarne la corruzione ed il senso di smarrimento che provoca. E' un disco
senza anima, ma non fraintendetemi: quello che voglio dire e' che tutto
quello che ne esce pare essere la negazione, il soverchiamento di qualsiasi
ordine, per pazzia o genio questo non ci e' dato sapere. Manca la materia,
l'essenza, qualcosa di tangibile. Facendo un paragone (l'unico possibile che
mi viene in mente) assurdo, se produrre musica e' come scolpire un blocco
cubico di roccia per ricavarne la forma desiderata, quello che fanno loro e'
questo: dentro il blocco c'e' una forma vuota pre-modellata (chissa' da chi)
che bisogna scoprire, rivelare, ma come? Sfasciando la pietra che vi e'
intorno, martellandola, corrodendola, segandola, perforandola fino a mettere
a nudo il vuoto interno. Ma proprio qui sta il paradosso: una volta
polverizzata la materia musicale, quello che rimane non e' forma, poiche'
essa esiste solo con la materia, ma e', appunto, vuoto, niente, silenzio,
assenza ingiustificata, no-soul, no-blues, no-rock, no-post.
Quello che rimane e' solo l'apoteosi della anarchia.
8/10
Fabio Tonti
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