Starfuckers
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Metallic Diseases (1990), 5.5/10
Brodo di Cagne Strategico (1991), 6/10 (mini)
Sinistri (1994), 6.5/10
Infrantumi (1997), 7/10
Infinitive Sessions (2002), 6/10
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Starfuckers are an Italian post-rock outfit (eventually reduced to the trio of Manuele Giannini on vocals, electronics and guitars, Alessandro Bocci on sampler, Roberto Bertacchini on drums) that staged one of the most impressive mutations in memory. They debuted in the vein of Royal Trux's retro'-brainy garage-blues with Metallic Diseases (Electric Eye, 1990). Then they forged an original blend of jazzy noise-rock on the mini-album Brodo di Cagne Strategico (Electric Eye, 1991). Their true aesthetic manifesto was Sinistri (Underground, 1994), a tribute to the compositional techniques of the 20th century. Those principles shaped the more organic and expressive Infrantumi (Lessness, 1997 - Drunken Fish, 1998), one of post-rock's most cryptic and futuristic works, mixing free-jazz, cubism, dissonant avantgarde, musique concrete, Faust.

To cap the Starfuckers' career, the all-instrumental Infinitive Sessions (Dbk works, 2002) ran the gamut from funk-jazz to sheer noise.

Adding electronic/digital technician Dino Bramanti to the line-up, the Starfuckers changed name into Sinistri and began a new career with the dark and unstable Free Pulse (2005).

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Starfuckers: Sinistri (Audioglobe, 1995)
Gli Starfuckers sono uno dei gruppi piu' importanti ed allo stesso tempo inafferrabili del panorama italiano. Degli sperimentatori piu' che innovatori, degli sperimentatori integralisti e terroristi. La loro e' una musica imprendibile, incatalogabile, inascoltabile. Il loro e' un lavoro d'avanguardia anarchica, viscerale, demoniaca ed oscura che non ha precedenti in Italia. Quello che producono sono grumi di citazioni colte, molliche di jazz ed elettronica (analogica), ombre di post-rock disidratato e scheletrico, accenni di niente e reiterazioni di silenzi e spazi vuoti. "derivazione/attesa": aritmiche frasi di chitarra e battute di batteria che imitano un lugubre rito funebre; e' il preludio al funerale del rock che seguira', come in "251. Infinito" che sembra reinventare il concetto di isolazionismo per portarlo ai limiti della disumanita': e' l'anticristo della musica, la trasfigurazione di tutto cio' che e' corrotto e decadente. Ogni canzone e' una secchiata di acido solforico in testa ai piu' grandi musicisti e compositori contemporanei. Basti solo sentire come distruggono il suono slintiano in "mutilati": ridicolizzato e ridotto a livello di un semplice esercizio accademico. Loop infiniti sconcertanti ed assenze agghiaccianti, un disco di vuoti prima che di pieni, come in "zentropia" dove l'atmosfera e' claustrofobica, irrespirabile e marcescente, otto minuti in cui non succede praticamente niente. L'unico sussulto si trova in "ordine pubblico" dove finalmente si sente qualche rumore tangibile, ma e' solo un caso, un breve sfogo si potrebbe dire, per poi tuffarsi di nuovo nel buco nero della seguente "macrofonie la" e nei 15 minuti di registrazioni dal vivo che praticamente chiudono il disco. Devo essere sincero: riuscire ad ascoltare tutto il disco dall'inizio alla fine e' per me ancora un impresa troppo ardua: sono sempre sopraffato dalla voglia di gettare tutto lo stereo, CD compreso, dalla finestra e dargli fuoco, un fuoco purificatore per le continue eresie ascoltate. Perche' questo e' un disco da eretici, da assassini e da figli di puttana, colto ed allo stesso tempo viscerale, pieno di idee ma altrettanto vuoto ed empio, osceno, irrinunciabile ed odiatissimo. Non discuto il metodo ne' il merito ne' il risultato finale. Pero' c'e' da chiedersi una semplice cosa: ma che cosa comunica un disco del genere? La musica e' prima di tutto una forma di comunicazione, voi usereste mai un telefonino che non riceve segnale? O leggereste mai un giornale di pagine completamente bianche o nere? Guardereste per ore una televisione spenta? Se no, allora non comperato questo disco: e' la quintessenza dell'anti-musica, una bomba sotto il culo di tutti i canoni e scale armoniche di questo mondo. Assurdo. 6/10.
Fabio Tonti
Starfuckers: Infrantumi (1997)
Gruppo incredibile questi Starfuckers, alienato, contorto, senza regole. Infrantumi, uscito nel '97, non e' un disco di musica: quello che si ascolta e' principalmente silenzio, silenzio interrotto frammentariamente da percussioni aritmiche, distorsioni anomale, note spezzate e volontariamente stonate, sussurri di voci cadaveriche e moribonde. Stupore, confusione e stordimento le prime impressioni: "ma 'sti qua ci sono rimasti, lo fanno o lo sono?". Dopo alcuni ascolti si capisce che non c'e' speranza, che sono irrimediabilmente persi. Persi nelle loro involuzioni, nelle loro depravazioni e autoindulgenze. Il concetto di musica non esiste piu'; l'ho detto e lo ripeto: il suono portante dell'intero album e' paradossalmente il silenzio, va da se' che pure quello di brano musicale e' scardinato, anzi ignorato e' la parola giusta. E allora cosa rimane? Rimane il vuoto, un enorme buco nero che risucchia a se' suoni di ogni tipo, prodotti da un qualsiasi arnese da lavoro - gli strumenti stessi sono usati come arnesi - , suoni scellerati, eretici, che delineano i contorni di un inferno senza confini, di un deserto di demoni fracassoni che si avvicinano lentamente a noi ma non ci toccano, godendo nel vederci sbiancare di paura perche' nemmeno urlare possiamo. Questa indefinibile opera d'arte si consegna direttamente ai posteri, solo loro potranno giudicare appieno le reali valenza, a me non resta che decantarne la corruzione ed il senso di smarrimento che provoca. E' un disco senza anima, ma non fraintendetemi: quello che voglio dire e' che tutto quello che ne esce pare essere la negazione, il soverchiamento di qualsiasi ordine, per pazzia o genio questo non ci e' dato sapere. Manca la materia, l'essenza, qualcosa di tangibile. Facendo un paragone (l'unico possibile che mi viene in mente) assurdo, se produrre musica e' come scolpire un blocco cubico di roccia per ricavarne la forma desiderata, quello che fanno loro e' questo: dentro il blocco c'e' una forma vuota pre-modellata (chissa' da chi) che bisogna scoprire, rivelare, ma come? Sfasciando la pietra che vi e' intorno, martellandola, corrodendola, segandola, perforandola fino a mettere a nudo il vuoto interno. Ma proprio qui sta il paradosso: una volta polverizzata la materia musicale, quello che rimane non e' forma, poiche' essa esiste solo con la materia, ma e', appunto, vuoto, niente, silenzio, assenza ingiustificata, no-soul, no-blues, no-rock, no-post. Quello che rimane e' solo l'apoteosi della anarchia. 8/10
Fabio Tonti
(Copyright © 2003 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
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