David Sylvian
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
Brilliant Trees (1984) , 7/10
Words With The Shaman , 7/10 (EP)
Gone To Earth (1986) , 6.5/10
Secrets Of The Beehive (1987) , 7/10
Plight And Premonition (1988) , 7/10 (with Czukay)
Flux + Mutability (1989) , 6/10 (with Czukay)
Rain Tree Crow , 5/10
The Beekeeper's Apprentice , 5/10
The First Day , 7/10 (with Fripp)
Dead Bees On A Cake, 5/10
Approaching Silence, 7/10 (comp)
Blemish (2003), 5.5/10
The Good Son Vs The Only Daughter - The Blemish Remixes (2005), 3/10
When Loud Weather Buffeted Naoshima (2007), 6.5/10
Manafon (2009), 5/10
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Summary.
David Sylvian may have been the most ambitious of the new-wave veterans. A clever and sensitive student of Riuychi Sakamoto, Brian Eno, Robert Fripp, Peter Gabriel and, last but not least, Holger Czukay, Sylvian coined a form of "exotic ambient dance ballad" that bordered on the avantgarde and on progressive-rock. Brilliant Trees (1984), featuring trumpet players Jon Hassell, Mark Isham and Kenny Wheeler, besides Czukay and bassist Danny Thompson, wed romantic crooning and eastern spirituality in a new form of avantgarde ballad. Minimalist, ambient and psychedelic ingredients were mixed in a smooth and fluid substance that recalled both jazz-rock and new-age music. The suites Words With The Shaman (1985) and Steel Cathedrals (1985) were even more effective in harmonizing atmospheric timbres, hypnotic beats and aquatic keyboards, and in evoking tribal ceremonies deep into the jungle. The fusion of archaic folklore and futuristic technology, which had been a dominant theme since the early Jon Hassell records, was transported into a new dimension. The ambitious Gone To Earth (1986) offered lengthy, sleepy compositions of that ambient psychedelic funk-jazz-rock that occasionally suggested Van Morrison's Astral Weeks and Robert Wyatt's Rock Bottom (albeit without an appropriate cast of players). The humbler, acoustic-based Secrets Of The Beehive (1987), arranged by Sakamoto and featuring Mark Isham and David Torn, was a more lyrical and personal work. The static patterns of The Beekeeper's Apprentice (1991) and the "symphonic poem" Approaching Silence (1994), devoured by metallic timbres that drive sudden bursts of electronic clusters, proved Sylvian's semi-classical aspirations.
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Gli ultimi dischi dei Japan erano stati singolari esperimenti di rock esotico e sinfonico. Il cantante David Sylvian ha proseguito lungo quella strada con una carriera solista estremamente ambiziosa, che l'ha portato a collaborare con alcuni degli intellettuali piu` profondi della musica rock.

Sylvian e` cosi` cresciuto rapidamente, passando da futile dandy elettronico, non molto piu` serio di David Bowie, a ragioniere della world-music, e infine a portavoce di una simbiosi fra generi elettronici e generi acustici. Il suo limite e` sempre stato di non riuscire sempre a tener fede alle premesse (spesso presuntuose) dei suoi dischi. Nei momenti migliori Sylvian e` appena un diligente studente di Sakamoto, Robert Fripp e Holger Czukay. Nei momenti peggiori e` semplicemente un artista di dubbio talento e di idee alquanto limitate (peraltro ripetute testardamente fino alla nausea).

Il padrino della sua carriera solista fu Riuychi Sakamoto, con il quale Sylvian registro` nel luglio del 1982 il singolo Bamboo Houses/ Bamboo Music, seguito poi dal tema per film di Forbidden Colours. Si trattava di composizioni languide e atmosferiche che facevano ricorso alle tastiere elettroniche e a ritmi esotici. L'effetto non era troppo lontano dalla musica new age.

Incoraggiato dal successo di quei brani, Sylvian pubblico` il suo primo album solista, Brilliant Trees (Virgin, 1984), le cui tracce continuano semplicemente il programma di questi singoli. Grazie anche alla presenza di collaboratori d'eccezione come Jon Hassell, Mark Isham e Kenny Wheeler (tre trombe d'avanguardia), Holger Czukay e Danny Thompson (basso), Sylvian conia un sound che parte si` dalla musica popolare dei Japan (in pratica, il suo "crooning" da anni '50 e la spiritualita` orientale) ma approda a una forma di ballata d'avanguardia rigurgitante di tecniche minimaliste, ambientali e psichedeliche. Weathered Wall, Backwaters e Brilliant Trees affondano progressivamente in questa schizofrenia, in queste melme strumentali sempre piu` lente e depresse che dovrebbero essere musica da camera per i lieder di un compositore romantico, ma fungono invece da accompagnamenti di lusso per un tenore soul-jazz di serie B. Sylvian annaspa senza sapere bene in che direzione procedere, piu` spesso rifugiandosi in un jazzrock da salotto (The Ink In The Well) o in ballate da nightclub (Nostalgia) o nel rhythm and blues tecnologico di Madonna (Pulling Punches); raramente trovando (Red Guitar) una combinazione valida di ritmo e melodia, raramente riuscendo a mettere il canto nel posto giusto (sembra quasi sempre "forzato", cacciato dentro l'armonia a viva forza, e quasi sempre finisce per rovinarla piu` che cementarla). L'album e` eseguito in maniera impeccabile (merito dei collaboratori) ma non vanta materiale adeguato (demerito del compositore). Sylvian e` piu` bravo a stilare manifesti che a creare arte.

L'EP Words With The Shaman (Virgin, 1985), estratto da un suo spettacolo multimediale presentato con pompa magna in giro per il mondo, giustifico` le sue velleita` sperimentali con una suite strumentale in tre movimenti, eseguita con l'aiuto di Jon Hassell, Holger Czukay e il fido Jansen. Nel suo impasto di timbri atmosferici, richiami tribali, battiti lapidari, tastiere acquatiche, echi di giungla e di pagoda e ritualismi assortiti, l'ambizione spregiudicata di Sylvian trovo` finalmente un senso d'essere. Il terzo movimento, in particolare, Awakening, che propelle con un epilettico tribalismo il delirio organico della tromba, costituisce uno degli apici della sua fusion di folklore arcaico e tecnologia moderna.

Dello stesso spettacolo faceva parte l'ancor piu` ambiziosa suite Steel Cathedrals (pubblicata sulla cassetta Alchemy nel 1985), che anticipava i lavori piu` sperimentali con Czukay.

Il doppio Gone To Earth (Virgin, 1986) riprende invece dalla ballad sofisticata di Brilliant Trees. Persi i collaboratori, Sylvian suona mediocre e pedante. Un disco e` composto di lunghe, involute, soporifere composizioni cantate e l'altro di musica ambientale. Sul primo svettano, accanto allo strumentale funk Taking The Veil che funge da ouverture, e alla collaborazione con Robert Fripp di Wave, i due brani in cui musica e canto sono meglio coordinati, la serenata jazz-rock di Silver Moon e la ballata psichedelica e onirica di Before The Bullfight, nei quali sembra di ascoltare un incrocio fra Van Morrison e Robert Wyatt, ma, naturalmente, senza la grinta del primo e senza il lirismo del secondo. Nel secondo disco Sylvian si circonda, come sua abitudine, di musicisti che quella musica la sanno fare davvero (fra cui anche Bill Nelson e Robert Fripp), e lascia che l'ensemble pennelli piece intrise di religiosita` new age (Healing Place e Wooden Cross) oppure bozzetti impressionisti intrisi di nostalgia domestica (belle melodie in Camp Fire, Upon This Earth, Home).

Il bagno di umilta` di Secrets Of The Beehive (Virgin, 1987) gli giovo`. L'album, quasi interamente acustico, con arrangiamenti di Sakamoto ed esecuzione di (fra gli altri) Sakamoto, Mark Isham e David Torn, si limita al formato conciso della canzone e in questo formato la voce di Sylvian trova finalmente il proprio posto. Gli arrangiamenti sono, di nuovo, impeccabili ed esaltano le sue canzoni. Le frasi di sintetizzatore sono discrete, le interazioni fra gli strumenti sono timide. Ma ogni accordo e` un tesoro di emozioni, perfettamente incastonato nell'insieme. Anche il canto e` diventato piu` umano, colloquiale, intimo. Sylvian canta come un crooner da nightclub alle ore piccole che sfoghi in solitudine la sua malinconia. Abbandonate le ottave piu` alte, Sylvian ha scoperto il potere suggestionante del recitato. Abbandonato il melodismo operatico, Sylvia ripiega sulla dizione, lasciando spesso l'impressione che stia farfugliando tra il sogno e la veglia, o che stia pensando ad alta voce. Messe da parte le velleita` mistiche, etniche ed elettroniche, in queste ballate sottotono, che lambiscono ora la tenera claustrofobia di Nick Drake e ora la fiabesca weltanschauung di Kevin Ayers, Sylvian (non dimentico di Nightporter e Ghosts) scopre la sua vera vocazione: quella di modesto cantautore con un debole per le atmosfere jazzate e orchestrali gli anni '50 (The Boy With The Gun, Let The Happiness In). E in questi panni scrive, per le delicate tessiture melodrammatiche, una delle canzoni piu` felici della sua carriera, Orpheus (il suo primo hit in cinque anni). Fra poemi cupi, spettrali, funerei, alla Leonard Cohen (The Devil's Own) e ballate folk venate di passi di flamenco (When Poets Dreamed Of Angels), ninnananne in punta di piedi (Mother And Child) e incubi di una disperazione insondabile (Maria), Sylvian crea l'album migliore della sua carriera. L'impronta di Sakamoto su queste composizioni e` fortissima.
Dove non era riuscito con i piu` imponenti spiegamenti di mezzi, e all'apice delle sue pose intellettuali, Sylvian riesce nell'umilta` e nella semplicita`.

Un posto di riguardo nella sua discografia occupano anche le due collaborazioni con Czukay, Plight And Premonition (Venture, 1988) e Flux + Mutability (Venture, 1989), comprendenti ciascuna due lunghe suite. Succube, inevitabilmente, del compagno e dei Can in generale (anche Liebezeit e Karoli fanno la loro comparsa), e pertanto della musica elettronica di Stockhausen e della musica cosmica di Schulze, Sylvian compie un diligente saggio sul rapporto fra suoni acustici e suoni sintetici. Ottima musica, ma probabilmente Sylvian c'entra poco.

Nel 1989 Sylvian organizza poi una "reunion" dei Japan, sotto lo pseudonimo Rain Tree Crow (Virgin, 1991). Il risultato (pubblicato due anni dopo) e` in gran parte un'improvvisazione di gruppo che recupera il sound esotico e tribale di Tin Drum: brani atmosferici come l'etereo blues di Every Colour You Are, il country radioso di Blackwater e la poetica Pocketful Of Change prevalgono su esperimenti tecno-tribali (Big Wheels In Shanty Town) e fusion (Blackcrow Hits Shoe Shine City). Come per tutta l'opera dei Japan e gran parte di quella solista di Sylvian, si tratta di una musica suggestiva, ma priva dello slancio che potrebbe renderla anche memorabile. Sylvian e` il catalizzatore dell'operazione, ma in realta` il disco e` soprattutto una jam fra gli altri Japan. Sylvian scrive piu` che altro le liriche delle canzoni, e, naturalmente, le canta.

Nel 1991 viene pubblicata anche la suite di trentadue minuti The Beekeeper's Apprentice, parte integrale di un CD/libro di Russell Mills, Ember Glance (il CD verra` ristampato nove anni dopo come Approaching Silence). Aiutato dai campanelli e dai gong di Frank Perry, Sylvian compone un'altra delle sue lunghe escursioni "ambientali", questa volta molto piu` influenzata dalla musica del Tibet e con un maggior ricorso all'atonalita`. Il risultato e` indulgente e confuso come lo era stata Premonition.

Nel 1992 Gabriel sposa la cantante Ingrid Chavez e si trasferisce negli USA, a Minneapolis.

E` poi la volta di una collaborazione con Robert Fripp, The First Day (Virgin, 1993), opera austera ma non ardua che appartiene forse piu` a Fripp (ai secondi King Crimson) che a Sylvian. Il pop esotico dei Japan (God's Monkey) e` tutto sommato soltanto un diversivo (che ripete gli sbagli di sempre). Come nel caso delle opere con Czukay, Sylvian fa la parte del ragazzino apprendista, anche se e` bravissimo a mettere la sua firma davanti a quella del maestro.

Il sodalizio fruttera` comunque anche un inutile album dal vivo, Damage (1994 - Virgin, 2002).

In 1996, Sylvian relocated to California. It took Sylvian four years to come up with the music for a new album, Dead Bees On A Cake (Virgin, 1999), which turned out to be essentially a collection of ballads (I Surrender, Midnight Sun, Darkest Dreaming), occasionally influenced by Indian music and by trip-hop. The music, performed by a stellar cast of Kenny Wheeler, Bill Frisell, Steve Jansen, Marc Ribot, and Talvin Singh, owes quite a bit to co-producers Sakamoto and Gabriel, particularly the compex arrangements of All Of My Mother Names and The Shining Of Things. The album shows a dedication to achieve the grandest sound, but betrays a general lack of inspiration. Sylvian's songs can be very seductive for a few seconds, but, over the course of such a long album, they prove the singer's chronic artistic limits more than his occasional artistic merits.

Approaching Silence (Shakti, 2000) is a long-overdue reissue of what could be Sylvian's most ambitious compositions, both over half an hour long and performed on electronic keyboards: The Beekeeper's Apprentice (the 1991 piece), a 32-minute ambient suite in the style of Brian Eno's Discreet Music; and Approaching Silence, a 38-minute "symphonic poem" which dates back to 1994. Little of notice happens during the former: melodic fragments float in the current of drones, continuously dissolving and recreating the same surface of patterns. The latter is a much more dramatic affair, with metallic timbres driving sudden bursts of electronic clusters.

(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni)

Nel frattempo, Sylvian ha sposato la cantante e poetessa Ingrid Chavez e si è trasferito a Minneapolis. Nel 1996, si sono spostati in California. Tutto ciò ha fatto si che a Sylvian servissero quattro anni per essero pronto con la musica per un nuovo album, Dead Bees On A Cake (Virgin, 1999), che si presenta essenzialmente come una raccolta di ballads (I Surrender, Midnight Sun, Darkest Dreaming). La musica, eseguita da un cast stellare di ospiti come Kenny Wheeler, Bill Frisell, Steve Jansen, Marc Ribot, e Talvin Singh, deve molto ai co-produttori Sakamoto e Gabriel, specialmente i complessi arrangiamenti di All Of My Mother Names e The Shining Of Things. L'album evidenzia l'impegno profuso per realizzare un sound grandioso, ma tradisce una generale carenza di ispirazione. Le canzoni di Sylvian possono essere molto seducenti per pochi secondi, ma, nel corso di un album così lungo, evidenziano i limiti artistici cronici del cantante più che i suoi occasionali meriti artistici.

Approaching Silence (Shakti, 2000) è una riproposta, in grave ritardo, di quello che potrebbero essere le più ambiziose composizioni di Sylvian, entrambe lunghe oltre mezz'ora ed eseguite con le tastiere elettroniche: The Beekeeper's Apprentice (la piece del 1991), una suite ambient di 32 minuti alla maniera del Brian Eno di Discreet Music; e Approaching Silence, un "poema sinfonico" di 38 minuti datato 1994. Nel corso della prima composizione succede poco degno essere annotato: frammenti melodici fluttuano nella corrente dei suoni ronzanti, dissolvendo e ricreando continuamente la stessa apparenza delle trame sonore. Il secondo brano è molto più drammatico, con timbri metallici che conducono ad improvvise esplosioni di grappoli elettronici.

Camphor (Virgin, 2002) collects his ambient works.

Blemish (Samadhi Sound, 2003), Sylvian's first album in four years, blends the ambient and vocal strains of his career. Ostensibly "an impromptu suite of songs for guitar, electronics and voice", featuring guitarists Derek Bailey and Christian Fennesz on a handful of tracks (A Fire In The Forest), but mostly improvised solo.
It employs vocals in a relatively straightforward way, but they are metabolized by the slowly engulfing instrumental sounds. In the 13-minute ritual of anguish Blemish his slow and plain croon is lulled in waves of reverb. The problem is precisely that tedious singing. The song with the most inviting melody is the eight-minute The Heart Knows Better, that also benefits from a tinkling guitar pattern. A Fire In The Forest too boasts a charming tune and adequate electronic counterpoint. Other than that, the songs sound like the work of an amateur who is trying to imitate his favorite pop, soul and rock singers and doesn't know how to play the guitar.

The Good Son Vs The Only Daughter - The Blemish Remixes (Samadhisound, 2005) is an album of remixes.

When Loud Weather Buffeted Naoshima (Samadhisound, 2007) documented an installation and continued Sylvian's exploration of dissonant electroacoustic chamber music. The ensemble itself (shakuhachi player Clive Bell, guitarist Christian Fennesz, keyboardist Akira Rabelais, Norwegian trumpeter Arve Henriksen) embodied Sylvian's blend of of free jazz, musique concrete, glitch music and Far Eastern music. The setting is spare: the instruments respectfully bend to each other, rarely engaging in any kind of significant counterpoint. The shrill shamanic chants that take centerstage are followed by bubbling, gurgling, rumbling and hissing electronics, by random guitar and skakuhachi noise, by untidy sighs of various wind instruments. In the second half the singing often mimics Christian hymnody, and the instruments become more eloquent, engaging in a more complex dialogue.

Manafon (Samadhi Sound, 2009), recorded in 2004-2007, is a collection of chamber lieder for a small ensemble featuring Christian Fennesz on computer and guitar, Werner Dafeldecker on double bass, Burkhard Stangl and Keith Rowe on guitars, John Tilbury on piano, Evan Parker on saxophone, etc. It's the idea of Blemish updated to the electroacoustic soundscape When Loud Weather Buffeted Naoshima. Sylvian croons his solemn ballads in a monotonous tone that makes Sting sound punk, so the relevance of a piece is determined by the instrumental backing. It is barely audible in opener Small Metal Gods. It is eerily dissonant, free-form and expressionist in The Rabbit Skinner. It borders on anemic jazz improvisation in Random Acts Of Senseless Violence. However, none of these methods is enough to sustain interest throughout the eleven minutes of The Greatest Living Englishman. This is basically the soliloquy of a man who can waste the company of excellent musicians. They seem to deliberately minimize their contributions, like when an electronic rattle surfaces in Snow White In Appalachia, but then refuses to stand up against the bloodless crooning. A similar background of electric discharges haunts Emily Dickinson, thankfully redeemed by Parker's passionate improvisation. Being the least "sung" of the pieces, this is also the most interesting.

Died In The Wool collects Manafon and the 18-minute When We Return You Won't Recognise Us (2009) for small ensemble (including a string quartet), iPod and no-input mixing board (Toshimaru Nakamura).

A Victim of Stars (2012) is a mediocre two-disc retrospective of his solo career.

(Translation by/ Tradotto da Massimo Mascia)

Camphor (Virgin, 2002) raccoglie i suoi lavori di musica ambient.

Blemish (Samadhi Sound, 2003), primo album dopo quattro anni di pausa, miscela le inclinazioni vocali e ambient presenti nel suo curriculum. All'apparenza è una "suite improvvisata di canzoni per chitarra, strumenti elettronici e voce", con la partecipazione dei chitarristi Derek Bailey e Christian Fennesz su una manciata di tracce (A Fire In The Forest), ma perlopiù basato su improvvisazioni solistiche di Sylvian. L'uso della voce è relativamente diretto, ma questa viene "metabolizzata" dalle parti strumentali che lentamente la avviluppano. Nei tredici minuti del rituale angoscioso di Blemish il suo semplice e lento cantilenare viene cullato da onde di riverberi. Il problema è esattamente questo suo tipo di cantato monocorde. Il pezzo con la melodia più invitante è The Heart Knows Better, che trae beneficio da un ordito sonoro di tintinnii chitarristici. Anche A Fire In The Forest può vantare un motivo affascinante e un contrappunto elettronico all'altezza. Nel resto del disco, le canzoni suonano come l'opera amatoriale di qualcuno che cerca di imitare i propri cantanti rock, pop e soul preferiti, e che non sa suonare la chitarra.

The Good Son Vs The Only Daughter - The Blemish Remixes (Samadhisound, 2005) è un album di remix. 

When Loud Weather Buffeted Naoshima (Samadhisound, 2007) documenta un'installazione artistica e continua l'esplorazione di Sylvian della musica da camera elettroacustica dissonante. Lo stesso ensemble (il suonatore di shakuhachi Clive Bell, il chitarrista Christian Fennesz, il tastierista Akira Rabelais, il trombettista norvegese Arve Henriksen) incarna il gusto di Sylvian nel mischiare free jazz, musica concreta, glitch-music e musiche dell'Estremo Oriente. L'impianto sonoro è sobrio: gli strumenti cedono rispettosamente il passo l'un l'altro, ingaggiando di rado un contrappunto di qualche rilevanza. Le stridule litanie sciamaniche al centro della scena sono seguite da borbottii, gorgoglii, sibili e rimbombi elettronici, da rumori casuali di chitarra e shakuhachi, da caotici singulti di strumenti a fiato vari. Nella seconda parte il cantato imita spesso le salmodie di matrice Cristiana, mentre gli strumenti si fanno più espressivi e intrecciano un dialogo più complesso.

Manafon (Samadhi Sound, 2009), registrato tra il 2004 e il 2007, è una raccolta di lieder da camera per un piccolo ensemble, composto da Christian Fennesz al computer e chitarra, Werner Dafeldecker al contrabbasso, Burkhard Stangl e Keith Rowe alle chitarre, John Tilbury al pianoforte, Evan Parker al sassofono, etc. Si tratta delle idee di Blemish aggiornate al paesaggio sonoro elettroacustico di When Loud Weather Buffeted Naoshima. Sylvian canta da crooner le sue solenni ballate, con un tono talmente piatto da far sembrare Sting punk, cosicché la rilevanza di un brano è determinata dall'accompagnamento strumentale; appena udibile nel pezzo di apertura Small Metal Gods; sinistro e dissonante, in forma libera ed espressionista in The Rabbit Skinner; quasi un'anemica improvvisazione jazz in Random Acts Of Senseless Violence. In ogni caso, nessuno di questi metodi riesce a mantenere vivo l'interesse durante gli undici minuti di The Greatest Living Englishman. In sintesi è il soliloquio di un uomo che può permettersi di sprecare il contributo di brillanti musicisti. Sembrano deliberatamente ridurre al minimo il proprio apporto, come quando un sonaglio elettronico affiora in Snow White In Appalachia ma poi rinuncia ad ergersi di fronte al crooning esangue. Un simile sfondo di scariche elettriche permea minaccioso Emily Dickinson, brano riscattato per fortuna dalla appassionata improvvisazione di Parker. Essendo il pezzo meno "cantato" risulta per questo motivo il più interessante.

Died In The Wool raccoglie Manafon e When We Return You Won't Recognise Us (2009), composizione lunga 18 minuti per un piccolo ensemble (incluso un quartetto d'archi), iPod e mixer modificato (Toshimaru Nakamura).

A Victim of Stars (2012) è una mediocre retrospettiva in due album della sua carriera solistica.

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